Partito Comunista Internazionale

[RG144] Origini del Partito Comunista di Cina: Le direttive dell’ECCI e il Plenum di agosto 1922

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Il secondo congresso del Partito Comunista di Cina nel luglio del 1922 aveva recepito quanto stabilito al Secondo Congresso dell’Internazionale sulla tattica da adottare nella questione nazionale e coloniale, con la quale i comunisti cinesi avevano potuto familiarizzare soltanto con la partecipazione di propri delegati al Congresso dei comunisti e delle organizzazioni rivoluzionarie dell’Estremo Oriente di inizio 1922.

Tuttavia, non mancavano ancora pro­fonde divisioni sulla questione della tattica da seguire rispetto al movimento nazional-rivoluzionario, in particolare sulla questione della collaborazione con il Kuomintang. Il Partito prevedeva di marciare a fianco del Kuomintang, ritenuto comunque un partito nazional-rivoluzionario. Ma al suo secondo congresso non discusse della formula proposta da Maring di un “blocco interno” al Kuomintang, con i comunisti che sarebbero dovuti entrare nel partito nazionalista per svolgervi il lavoro rivoluzionario dall’interno, andando, nell’idea di Maring – che si rifaceva evidentemente all’esperienza che aveva maturato in Indonesia – di formarvi un’ala di sinistra.

Quindi, nonostante la questione della tattica rispetto al movimento nazional-rivoluzionario fosse tutt’altro che definitivamente stabilita, la conclusione del secondo congresso non lasciava dubbi sulla proposta caldeggiata da Maring, che semplicemente non fu adottata.

Maring aveva, però, ottenuto a Mosca dall’ECCI una sorta di via libera alla sua linea. Il 18 luglio 1922, infatti, l’ECCI aveva formalmente fatto proprie alcune raccomandazioni di Maring sulla Cina in un documento, probabilmente redatto da Radek, col quale i comunisti cinesi furono incaricati di spostare la loro sede a Canton e di svolgere il loro lavoro a stretto contatto con Maring, mentre un altro documento individuava Maring come il rappresentante del Comintern e del Profintern nella Cina meridionale, con validità fino a settembre del 1923.

Lo spostamento della sede del Partito a Canton, se poteva trovare a fondamento il fatto che nella Cina meridionale vi era una minore repressione, andava sicuramente incontro alle dichiarazioni di Maring, che nel rapporto presentato all’Internazionale sulla situazione in Cina aveva indicato nell’area cantonese un ambiente più favorevole per lo sviluppo del movimento rivoluzionario data la presenza e la forza che vi esercitava il Kuomintang. Per cui tale decisione assumeva anche il significato di una scelta politica a favore di una più stretta collaborazione con il Kuomintang.

Tuttavia non ci fu una dichiarazione scritta nella quale l’Internazionale accettasse e indicasse alla Cina la tattica dell’ingresso dei militanti comunisti nel Kuomintang.

L’ECCI però, produsse un ulteriore documento, le “Istruzioni per il rappresentante dell’ECCI nella Cina meridionale”, col quale stabiliva la linea che i comunisti cinesi avrebbero dovuto adottare. Il documento contiene anche le seguenti indicazioni:

«II) Il Comitato Esecutivo vede il partito del Kuomintang come un’organizzazione rivoluzionaria, che mantiene il carattere della rivoluzione del 1912 e che cerca di creare una repubblica cinese indipendente. Pertanto il compito degli elementi comunisti in Cina deve essere il seguente: a) l’educazione di elementi ideologicamente indipendenti, che dovrebbero costituire il nucleo del Partito Comunista cinese in futuro; b) Questo partito crescerà in accordo con la crescente divisione tra borghesi- piccolo borghesi e elementi proletari. Fino a quel momento i comunisti sono obbligati a sostenere il partito Kuomintang e specialmente questa ala del partito che rappresenta gli elementi proletari e i lavoratori manuali.

«III) Per l’adempimento di questi compiti i comunisti devono organizzare gruppi comunisti di seguaci nel Kuomintang e anche nei sindacati».

Le indicazioni dei vertici dell’Internazionale, se non un esplicito avallo alla linea di Maring, contengono non pochi elementi di ambiguità rispetto alla corretta impostazione rivoluzionaria che era stata stabilita al Secondo Congresso dell’Internazionale, e­le­menti che, però, una volta sviluppati aprivano la strada all’opportunismo.

Addirittura dal documento dell’ECCI sembrava emergere la convinzione dei vertici dell’Internazionale della inconsistenza del giovane Partito cinese, tanto che era individuato tra i principali compiti dei comunisti in Cina quello di educare degli elementi che in futuro avrebbero costituito il nucleo del PCdC, praticamente come se il Partito fosse ancora da formare. Da ciò si arrivava alla decisione di obbligare i comunisti a sostenere il Kuomintang, e si introduceva una formula che nel corso degli eventi successivi sarà in più circostanze nefasta per le sorti della rivoluzione in Cina che consisteva nel sostenere quella “ala” del Kuomintang che si riteneva rappresentasse gli “elementi proletari”. Per la prima volta si faceva strada la teoria per cui all’interno del partito della borghesia cinese potesse essere individuata una “sinistra”, una fazione disposta a rappresentare le aspirazioni del proletariato, che andava sostenuta e rafforzata con il lavoro dei comunisti.

In ogni caso, già a metà del 1922 l’Internazionale dava ai comunisti cinesi l’indicazione di “organizzare gruppi comunisti di seguaci nel Kuomintang”, che in sostanza era quanto proposto da Maring e rifiutato dai comunisti cinesi, in quanto poteva essere portata avanti solo con un lavoro dei militanti comunisti nel partito nazionalista.

Per superare le resistenze all’interno del Partito Comunista di Cina Maring convocò il Plenum di Hangzhou, probabilmente tra il 28 e il 30 agosto 1922.

Su questa importante riunione alcuni dei partecipanti hanno fornito ricostruzioni diverse. Con molta probabilità Maring avrebbe utilizzato le “Istruzioni per il rappresentante dell’ECCI nella Cina meridionale” come un avallo da parte dell’Internazionale alla sua tattica. Per schiacciare l’opposizione, Maring avrebbe invocato l’autorità dell’Internazionale Comunista, esortando i partecipanti a sottomettersi alla sua disciplina. Sotto tale pressione i dirigenti del PCC votarono all’unanimità per la tattica di entrare nel Kuomintang.

Solo imponendo la disciplina dell’Internazionale Maring riuscì a far cambiare la posizione precedentemente assunta dal PCdC e a far loro abbracciare la borghesia in un’alleanza tattica che si realizzava con la formazione di un “blocco interno” comunista nel Kuomintang.

Il Plenum di Hangzhou segna quindi l’avvio di quel periodo decisivo per le relazioni tra il Partito Comunista di Cina e il Kuomintang, al termine del quale, al terzo congresso del partito, i comunisti cinesi cederanno definitivamente la bandiera della rivoluzione in Cina al Kuomintang, che diventerà quindi la forza centrale della rivoluzione nazionale. I comunisti andranno a lavorare per il partito della borghesia cinese, rinunciando all’indipendenza politica e organizzativa del Partito, e finendo legati alla direzione e alla disciplina borghese del Kuomintang.

Questo, che dopo averli utilizzati, passerà alla brutale liquidazione delle forze proletarie e comuniste.