Internationella Kommunistiska Partiet

Dio li ha fatti ed ora li riaccoppia

Kategorier: Jugoslavia, Opportunism, Partito Comunista Italiano, Titoism, USSR

Denna artikel publicerades i:

Lasciando ai neo-eletti consiglieri comunali e provinciali e ai rispettivi partiti la non ingrata bisogna di dividersi il posto alla greppia, volgiamo lo sguardo ai fatti internazionali, in cui si esprimono forze del sottosuolo economico ben più imperiose che le volontà e i pruriti degli aspiranti-amministratori delle città e dei villaggi natii. Che cosa c’è. nella girandola settimanale dei « colpi di scena » che fa scorrere fiumi d’inchiostro ai gazzettieri e che è per noi il regolare snodarsi di un film di cui abbiamo chiaramente previsto le tappe e la conclusione? C’è questo (e ci sarà fra poco anche in campo nazionale): che il trionfale ingresso della coe- sistenza e della collaborazione fra i due campi mondiali dell’imperialismo ha come necessario presupposto l’allineamento su un unico fronte programmatico e – domani forse anche organizzativo – delle mille varianti del riformismo mondiale, da Kruscev a Tito, da Togliatti a Saragat, da Nenni a Gaitskell o a Mollet: insomma, un altro passo avanti nel ciclo ormai trentennale (a dir poco) della conversione alla socialdemocrazia e al riformismo più smaccato di coloro che, nel 1920-21, si accodarono al movimento rivoluzionario della III Internazionale. Hanno ragione tanto Tito quanto Nenni, ad esultare della situazione d’oggi: non essi hanno cambiato, opportunisti e patrioti in finto rosso da sempre: essi hanno lavorato ed atteso che «venisse questo giorno», come ha detto il maresciallo jugoslavo arrivando a Mosca, il giorno – precisiamo noi – in cui anche l’ultima foglia di fico cada dalle statue di quelli che furono i partiti dell’Internazionale Comunista e sarà possibile senza riserve l’abbraccio fra tutti i traditori della rivoluzione proletaria. Stalin fu abbattuto dagli altari perchè, dicemmo, « non aveva bestemmiato abbastanza »: più blandamente, tanto è divenuto innocuo dopo il crollo dell’ex padrone, si liquida Molotov: tutti due lavorarono egregiamente a distruggere il movimento comunista, internazionalista e rivoluzionario; è ora tempo di passarli tra i ferrivecchi, insieme col linguaggio vagamente legato ai tempi d’oro che ogni tanto – sempre più raramente e sempre più in contraddizione coi fatti – si degnavano di usare. E, aperta la via dal riformismo, passeranno trionfalmente i magnati degli affari.

Sotto questo aspetto, la visita di Togliatti a Belgrado è davvero la « posa della prima pietra » del postribolo riformista internazionale. Era un fascista, il maresciallo Tito, fino a pochi giorni fa: ora Togliatti si scomoda per andare ad imparare a Belgrado « quello che fanno i compagni jugoslavi per l’edificazione del socialismo ». Già, già: per quanto possa sembrare stupefacente agli operai che erano stati abituati a proclamare il contrario (e guai a chi fiatava) in Jugoslavia si edifica il socialismo. E come? Ce lo dice Togliatti nell’intervista gentilmente concessa al suo ritorno (Unità del 3 giugno): nazionalizzazione dell’industria e del commercio (su quest’ultimo punto il Migliore è, come vedrete più sotto, contraddittorio); artigianato « protetto e favorito dallo Stato »; nelle campagne, proprietà della terra non oltre il limite di dieci ettari (che peraltro è discreto, che ne dite, piccoli proprietari italiani?), entro il quale « vi è libera compra e vendita ed eredità del suolo »; cooperative agricole; ancora nelle industrie, gestione aziendale affidata agli operai e con « pianificazione propria »; sul mercato, « la legge del valore continua ad operare … in modo diretto » e l’autonomia aziendale garantisce … dalla burocratizzazione. Che volete di più? Un programma simile lo firmerebbero a due mani Gaitskell o Saragat, Mollet o Nenni; per Togliatti invece, è « l’edificazione politica ed economica del socialismo » in edizione jugoslava da studiare attentamente e, se occorre, da imparare a memoria. Che diamine: « La marcia verso il socialismo richiede… spirito di iniziativa e originalità nella ricerca di forme nuove e nella elaborazione di nuove esperienze », quell’iniziativa ed originalità nel trasformare in programma socialista un programma apertamente borghese, che già ebbero prima di Togliatti Kautsky e Macdonald, Turati e Longuet e che il Palmiro-nazionale ha ereditato con la sola aggiunta in proprio di una più colossale sfacciataggine.

Dopo di che, esistono le condizioni di un fraterno abbraccio fra tutti i grandi liquidatori del movimento rivoluzionario proletario, e non ci saranno nemmeno più, a guastare la festa, i soprassalti sonnambolici di un Molotov. Andate e rimanete a nozze, o gaglioffi! Sarà un contributo (certo involontario per voi, ed è questo che ci fa temere in un successivo divorzio per gettar fumo negli occhi della veneratissima « base ») alla chiarificazione nei rapporti fra le classi. Sarete, non solo di fatto come oggi ma ufficialmente e di diritto, tutti dall’altra sponda: e i proletari vi vedranno chiaramente fuori e contro la loro strada. E vi metteranno, come da tempo meritereste, nello stesso fascio.