Per una guida rivoluzionaria comunista del sindacato
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L’anno che incomincia apre il corso ad una serie di ”innovazioni” di partiti e sindacati, da tempo impegnati a portare elle estreme conseguenze la loro politica controrivoluzionaria.
Il famigerato ”benessere” è il terreno favorevole, non solo in Italia, all’opera di sgretolamento, che l’opportunismo conduce contro il movimento operaio. Le grandi agitazioni dei lavoratori, nell’anno decorso, hanno servito a sindacati e partiti sedicenti operai al duplice fine di controllare, svirilizzare, spezzare l’ansia unitaria e le lotte radicali delle varie categorie di salariati, e, nel contempo, di mantenere il controllo delle calde poltrone degli innumerevoli uffici parlamentari, para governativi, provinciali, comunali e degli apparati burocratici periferici.
All’azione di partiti, che purtroppo portano ancora (sino a quando?) il nome glorioso di comunista, che riducono anche ufficialmente le loro organizzazioni politiche a strumenti corporativi di stato, sulla falsa riga dell’esperienza fascista fa riscontro quelle di sindacati, che osano ancora distinguersi con la sigla della tradizionale Cgil, i quali si ripromettono di eliminare le correnti politiche dal loro seno, per rendere cosi le leghe di mestiere una prigione inaccessibile secondo il loro disegno nefasto alla futura ondata di rinnovamento rivoluzionario. Le intenzioni dell’ opportunismo, di prevenire la ripresa del moto di classe, che il nostro partito denunciò da vari anni, assumono ogni giorno aspetti più marcati e visibili. A questo sono serviti servono gli scioperi articolati per settore, per azienda in rifiuto ad allargare il fronte delle lotte rivendicative porre obiettivi di lotta unitari e radicali, indiscriminati e tendenti a superare gli angusti limiti di categoria, per questo si sono soffocati, anche violentemente, i tentativi di alcuni settori operai ad imprimere alle lotte un autentico carattere di classe, al compiere ogni sforzo per impedire che la parola del riscatto rivoluzionario comunista penetri tra le masse proletarie. Un mondo che deve difendersi ogni minuto e che per difendersi è costretto a costruire mostruose galere politiche, sociali, produttive, nelle quali spingere le crescenti milizie del diseredati; un tale mondo, anche se si ammanta di ”democratico”, ”progressista”, ”benesserista”, ”popolare”, a un mondo in decomposizione, che si distrugge con le sue stesse mani, è un mondo impossibile che la storia ha già DECISO da oltre un secolo di distrugge.
Verso una società siffatta, fondata sul lavoro salariato, non è sufficiente la mera lotta economica, perché non scalfisce neppure il potere del capitalismo. È indispensabile che questa lotta si elevi al livello politico, ed ad un livello politico genuinamente comunista. La presenza dei nostri gruppi, compagni, garantisce quindi, che il sindacato sia restituito al suo compito essenziale formulato in maniera lapidaria e chiara al 1º Congresso Internazionale dei Sindacati Rossi a Mosca nel 1921: UNIRE E DISCIPLINARE LE MASSE PER IL ROVESCIAMENTO VIOLENTO DEL CAPITALISMO. E’ questo il programma che noi non abbiamo mai abbandonato e che riproponiamo al proletariato tutto, come il solo possibile ad assicurare la vittoria delle masse salariate; ed è il solo che unisce con un filo rosso le rivendicazioni economiche di oggi alla totale rivendicazione di tutto il potere politico di domani. Di conseguenza, lottare per le 36 ore per tutti, sventare ogni compromesso subdolo, richiedere un sostanziale aumento dei salari in misura indifferenziata, lottare contro i bonzi che si oppongono, come contro le direzioni che lo negano significa attuare questo programma, porre le premesse per lotte più vaste, per condizioni di lotta più vantaggiose, per obiettivi decisivi del cammino doloroso ma glorioso dell’ emancipazione rivoluzionaria del proletariato.