Partito Comunista Internazionale

Farse o “Colpi di Stato”?

Categorie: Antifascism, Fascism, Italy

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Quando Mussolini andò al potere pretese di aver fatto una « rivoluzione », come Lenin aveva fatto in Russia. I soliti barboni della democrazia giolittiana e liberale, confortati dal coro nauseante della accozzaglia miniborghese, radicale, antiviolenta, legalitaria, parlarono di « colpo di Stato ». A tutti la Sinistra oppose, con lucida visione ed analisi, il suo giudizio, che si era trattato di una « commedia », di una messa in scena, la cui regia era diretta proprio dalle forze statali che si pretendeva di aver violentate: dal vagone letto, alla protezione dei manipoli fascisti da parte della polizia e dell’esercito.

Il 2 luglio 1924, dalla tribuna del V Congresso dell’Internazionale Comunista, il rappresentante della Sinistra, incaricato di redigere un rapporto sul fascismo, così definì le questioni: « Nel suo discorso Mussolini dice: noi abbiamo compiuto una rivoluzione. Noi replichiamo: non c’è stata nessuna rivoluzione, nessuna lotta, nessun terrore rivoluzionario, perché non c’è stata ” conquista del potere ” in senso stretto, né di vero annientamento del nemico. Allora Mussolini risponde con un argomento che, dal punto di vista storico, è assai ridicolo: per questo noi abbiamo ancora tempo, noi possiamo sempre completare la nostra rivoluzione. Solo che la rivoluzione non può essere messa in frigorifero, nemmeno dal più potente e dal più audace dei capi. Non è con questi argomenti che si può respingere la nostra critica. Non si può dire: è vero, questi fatti sono esatti, ma vi si può rimediare in qualunque momento. Naturalmente è possibile che scoppino nuove lotte. Ma la marcia su Roma non è stata né una battaglia né una rivoluzione. E se si obietta che vi è stato tuttavia un insolito cambiamento nel governo, un colpo di Stato, io non mi dilungherei troppo su questo punto, perché la questione si riduce in ultima analisi ad un gioco di parole. Anche quando noi parliamo semplicemente di un colpo di Stato, noi indichiamo un cambiamento di governo che non si limita ad un cambiamento puro e semplice di persone, a una semplice sostituzione dello stato maggiore al potere, ma che elimina in maniera violenta il tipo di governo esistente. Ora il fascismo questo non l’ha fatto. Ha parlato molto contro il parlamentarismo; la sua teoria era antidemocratica e antiparlamentare. Ma nell’insieme il suo programma sociale non è altro che il vecchio programma democratico menzognero, vale a dire una semplice arma ideologica per il mantenimento del dominio della borghesia. Il fascismo è divenuto molto rapidamente parlamentare; anche prima della presa del potere. Ha governato per un anno e mezzo senza sciogliere la vecchia camera che era composta in grande maggioranza da non fascisti e per il resto da antifascisti ».

Ricordiamo questo, non perché noi temiamo un « colpo di Stato », di cui proprio nulla c’importa, nel senso che non piangeremo per la violentata democrazia, ma anzi ne saremmo lietissimi e rappresenterebbe un ottimo servizio involontario reso dal nemico alla rivoluzione comunista, perché sbarazzerebbe il campo dello scontro tra le classi di tutto il ciarpame menzognero delle molteplici finzioni democratiche, con cui la borghesia da sempre invischia la classe operaia.

Non crediamo alla serietà degli scoperti, preannunciati, programmati « colpi di Stato » o « golpes », come si civetta oggi con la moda letteraria, che poche centinaia o alcune migliaia di disadattati sociali e di un pugno di avventurieri avrebbero preparato e tentato. Perché, i sommovimenti politici, anche quello che porta il nome di Mussolini, nei paesi altamente industrializzati o « civili », sono possibili soltanto con una mobilitazione « popolare », cioè sulla base di un movimento politico e sociale ad ampio respiro, « parallelo e complementare » allo Stato politico centrale.

Neghiamo che nel « senso stretto del termine » possa esserci un vero e proprio « colpo di Stato », quando il partito fascista odierno, che dovrebbe vararlo, proclama a tutti i venti di voler « temperare l’autorità con la libertà », di non voler sopprimere le garanzie costituzionali, di voler andare al potere con i mezzi legali e di mantenerlo nel rispetto della libertà. Non a caso lo stesso dicono e proclamano i falsi partiti operai, sostenendo di voler conquistare il governo dello Stato nella democrazia e nella democrazia di volerlo gestire, nello ossequioso rispetto della « pluralità dei partiti ». Ben si vede che la preoccupazione massima di tutti, a « sinistra » e a « destra », è quella di non violentare la democrazia, cioè di non colpire lo Stato nella sua essenza di classe, in quanto Stato del regime capitalistico. Così pure da ambo i lati si scambiano l’accusa di organizzare il « colpo di Stato »: accusa bruciante e infamante.

Eppure non c’è dubbio che Piazza Fontana, Brescia, il treno Italicus significano terrorismo, che spinge tutti i partiti ad atti di fede verso la Repubblica e la democrazia, a non accettare le provocazioni « da qualunque parte provengano », e via dicendo. Ed allora, se terrorismo è, non si vede perché la parte che lo subisce non organizzi il controterrorismo, l’anticolpo di Stato, consapevoli che alle armi si risponde con le armi, alla violenza con la violenza. La risposta esiste ed è un ennesimo atto di accusa contro la comunedemocrazia, i partiti traditori che da mezzo secolo soffocano le aspirazioni rivoluzionarie del proletariato. Il terrorismo, quello illegale e quello legale, è rivolto unicamente contro la classe operaia e non contro lo Stato. Tutte le armi del presente regime sono rivolte contro il proletariato rivoluzionario e il suo partito. Quando si arrestano e si condannano, con processi rari e a pene ridicole, i dinamitardi, che formalmente dinamitardi non appaiono mai, si esalta lo Stato, le sue forze repressive, si vanta la funzionalità della democrazia. Quando non si arresta non si condanna, perché sconosciuti i colpevoli, si accusa il governo di insufficienza democratica, e si è pronti ad una trasfusione di energia, a prestare soccorso politico, che si sostanzia immancabilmente in cerimonia di ulteriore resa incondizionata allo Stato borghese delle organizzazioni sindacali, dei falsi partiti operai. Tutto questo ributtare il proletariato nella rete democratica nella quale è avvolto, facendogli credere che è l’unica salvezza dal terrorismo, dal fascismo, dal « colpo di Stato », è anch’esso, terrorismo sottile, coartazione subdola, inganno che nascondono la mancanza di volontà di armare la classe operaia, unica classe che possa sradicare il fascismo demolendo lo Stato borghese da cui trae forza, uccidendo la borghesia da cui trae origine, distruggendo la democrazia da cui trae alimento.

Il pericolo è sempre lo stesso e proviene sempre dai partiti del tradimento. La borghesia ricerca costantemente un terreno « comune » alle classi per irretire il proletariato e confonderlo, distrarlo dai suoi compiti specifici, il primo dei quali è quello di differenziarsi nettamente dalle altre classi che compongono il « popolo ». Ieri fu trascinato nell’anticlericalismo dal radicalismo massonico e socialisteggiante in combutta con i socialisti di destra; poi nel patriottismo nazionale antibarbaro e antitedesco; infine nell’antifascismo sempre ad opera di falsi socialisti e falsi comunisti. Ha giocato sempre in queste campagne bloccarde e alleanziste la suggestione dello Stato in pericolo, da salvare, ovvero da riconquistare. Non sarebbe possibile immobilizzare il proletariato in modo diverso da quello democratico, interessandolo al mantenimento di una comunità falsa, se non con il terrore in permanenza, lo stato d’assedio civile e militare attorno alla classe operaia.

Se, dunque, da una parte la borghesia arma la sua mano « destra » per l’atto violento, illegale sempre in direzione del proletariato, non dello Stato, non capitalismo, dall’altro tiene viva ed alimenta l’azione della sua mano « sinistra », della suggestione « antifascista », sempre in funzione antiproletaria.

Gira e rigira non si esce dalla considerazione che chiunque non si propone di distruggere lo Stato capitalista, rafforza lo stato di soggezione del proletariato alla borghesia, lascia che la borghesia esperimenti tutte le forme possibili per lo sfruttamento dei lavoratori, compresa quella di una terza guerra, ed impedisce che la classe operaia ritrovi la sua azione storica che consiste nell’arrovesciamento del regime presente. Dal momento che per noi comunisti veri « Nel fascismo non vediamo un cambiamento della politica dello Stato … ma la continuazione naturale del metodo impiegato prima e dopo la guerra dalla ‘democrazia’ », ogni suggestione particolare per dirottare le forze proletarie dall’attacco al capitalismo alla difesa di una forma di dominio sulla classe, che si pretende meno pesante, ma che in realtà è dello stesso segno capitalista, è inganno, alto tradimento. Sarebbe come prospettare al condannato di morire nella camera a gas piuttosto che sulla sedia elettrica.

Sinora si è trattato di una commedia. Se il fascismo vorrà abbattere il governo, che è altra cosa dallo Stato, in modo violento, si accomodi. Significherà che la borghesia non è più in grado di regnare in paramenti democratici e sarà costretta ad uscire dalla sua legalità. Con Engels ripeteremo: uscite dalla legalità se vi è stretta. Noi vi seguiremo non per ricacciarvici ma per abbattervi una volta per tutte.