L’Ufficio internazionale delle frazioni della Sinistra Comunista
Kategorier: Anti-japanese war, China, Communist Left, Life of the Party, Spain, Spanish Civil War, Trotskyism
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Due sono le idee che hanno presieduto alla costituzione dell’Ufficio Internazionale delle frazioni di sinistra che è sorto in questi giorni ad iniziativa delle due frazioni esistenti attualmente quella belga e la nostra. La prima, relativa alla natura della situazione internazionale attuale, l’altra che si riferisce al processo stesso dell’evoluzione delle frazioni di sinistra.
Quanto alla situazione internazionale, è innegabile che, sia dal punto di vista economico che politico, la situazione in ogni paese è dominata dagli avvenimenti spagnoli e cinesi. La guerra militare esiste in due settori solamente, ma è tutto il mondo capitalista che è in convulsione e, soprattutto nel seno del movimento operaio, non vi è più nessun problema politico che sorga o possa sorgere senza essere ricollegato direttamente con gli avvenimenti di Spagna e di Cina. Il capitalismo riuscirà o no a localizzare le guerre e ad evitare la conflagrazione mondiale? Si tratta qui di un problema di ipotesi, che ha evidentemente una grande importanza, ma l’essenziale è di avere sin d’ora una politica che risponda all’eventualità della guerra militare mondiale, come a quella della localizzazione dei conflitti militari. E questa politica non può essere stabilita che alla condizione di riconoscere la realtà della situazione in ogni paese, realtà che è caratterizzata dal punto di vista economico dall’egemonia dell’industria di guerra nell’economia generale, e dal punto di vista politico dall’esistenza di governi di Unione Sacra (i traditori essendo riusciti a trascinare le masse e dare il loro appoggio entusiasta alla guerra imperialista di Spagna e di Cina).
Quanto al processo di formazione e di sviluppo delle frazioni di sinistra, occorre cominciare con il mettere in evidenza che se è vero che le basi internazionaliste della dottrina marxista del proletariato non si oppongono, anzi permettono la costituzione di gruppi e frazioni confinate nei quadri nazionali, è altresì vero che, quando la situazione precipita, e che tutti i paesi rivelano un corso analogo di estrema tensione sociale, i gruppi e frazioni nazionali non possono più restare isolati senza compromettere la loro stessa natura giacché altrimenti non si adatterebbero all’evoluzione avvenuta nella situazione internazionale. La riprova di questa considerazione generale la si ha d’altronde nel fatto che il procedimento classico di sviluppo degli organismi incarnanti il proletariato (nella situazione attuale le frazioni di sinistra) non è più di possibile attuazione. Come concepire oggi una tattica di fronte unico, nel campo sindacale – per limitare l’esame della nostra frazione – con centristi, socialisti o persino «comunisti di sinistra» che sono legati al carro della guerra imperialista in Spagna od in Cina? D’altra parte come poter considerare che le rivendicazioni parziali possano oggi, senza essere ricollegate al postulato della lotta per la trasformazione in guerra civile contro il capitalismo dei conflitti spagnuoli e cinesi, rappresentare una base di classe suscettibile da sconvolgere le fondamenta del regime capitalista le cui situazioni attuali si imperniano giustamente intorno a queste guerre militari in atto. Che invece di essere in Spagna od in Cina, o Giappone, i proletari si trovino in Francia od in Inghilterra, la situazione – quanto al processo di sviluppo dell’organismo proletario – è identica: non è più né attraverso le rivendicazioni parziali, né attraverso il fronte unico, che può evolvere la frazione di sinistra, ma unicamente attraverso la lotta senza quartiere contro TUTTE le formazioni politiche, e l’assimilazione, da parte della frazione, delle individualità che rompono con il programma dell’Unione Sacra e passano alla lotta per la trasformazione in guerra civile contro il capitalismo dei conflitti attuali e di quegli altri che dovessero sorgere.
A queste due considerazioni se ne aggiunge un’altra che ne è d’altronde il corollario. La tendenza politica sulla quale sono attualmente orientate le reazioni proletarie è quella specifica della lotta contro la guerra imperialista. È evidente che noi possiamo ancora assistere al fatto che il centrista passi al confusionismo trotskista, od a quello del «comunismo di sinistra». Ma poiché l’uno e l’altro sono in definitiva due altri bastioni di sostegno della guerra imperialista, l’uno in Cina ed in Spagna, l’altro in Spagna, noi avremo allora un fenomeno di natura individuale senza alcuna portata politica, mentre, per quanto concerne la tendenza della reazione proletaria, essa non può affermarsi concretamente che sulla base della lotta per la trasformazione, in guerre civili, delle guerre imperialiste e delle situazioni degli altri paesi che vi si collegano. In definitiva, dunque, le reazioni proletarie sono oggi portate, dalla logica stessa degli avvenimenti a riflettersi direttamente sul processo di formazione del partito di domani, in altri termini esse si dirigono verso la formazione della frazione di sinistra e del suo sviluppo.
La costituzione dell’Ufficio Internazionale delle frazioni di sinistra risponde dunque agli elementi della realtà attuale ed esso è piuttosto in ritardo giacché la sua ora aveva suonato non appena gli avvenimenti spagnuoli (dopo la prima settimana) acquistarono la natura di una guerra imperialista. Ritardare ancora la costituzione di quest’Ufficio avrebbe significato non solamente mettere le energie proletarie dei differenti paesi dinanzi a difficoltà più gravi per riconoscersi e trovare il loro cammino, ma altresì compromettere le basi stesse della vita e dello sviluppo delle frazioni esistenti.
Un’ultima considerazione. I proletari sono abituati alle imprese fallimentari della costruzione di organismi artificiali i quali partono da questa tesi: per la lotta c’occorre un partito, facciamo il partito o l’Internazionale e la lotta potrà così svilupparsi. Il che, praticamente significava questo: che poiché per fare il partito ci vogliono basi teoriche e raggruppamento di massa, – cose che non esistono ancora oggi – per realizzarle si annacquerà il programma e si faciliterà l’entrata di tendenze politiche che, per la loro natura opportunista guasteranno anche quel poco che esisteva. Tutti sanno che il principe di questi imbroglioni porta un nome che fu caro al proletariato internazionale e che oggi è miserabilmente precipitato nel letame borghese: Trotsky che impegna gli operai cinesi a fare «tutto il loro dovere» nella guerra contro il Giappone.
La nostra frazione che ha sempre combattuto contro tutte queste fanfaronate, mantiene ancor oggi la stessa posizione e, partecipando con la frazione belga alla costituzione dell’Ufficio Internazionale, afferma che lo stesso titolo di quest’organismo ne precisa la significazione ed i limiti: per le frazioni di sinistra in tutti i paesi, per il raggruppamento dunque di quei soli proletari che accettano questa tesi di estrema selezione ideologica: la rivoluzione di domani sarà il superamento critico della rivoluzione russa, quindi rivendicazione inequivocabile delle Tesi fondamentali dell’Internazionale Comunista, dell’Ottobre 1917 che hanno spazzato per sempre tutte le forze della Seconda Internazionale e tutte le correnti politiche che vi si ricollegano direttamente ed indirettamente, affermazione che occorre sin d’ora lavorare a stabilire gl’insegnamenti delle situazioni e delle esperienze del dopo-guerra, perché, allo scoppio degli avvenimenti rivoluzionari, la condizione sia realizzata per la fondazione del partito di classe e della Quarta Internazionale. La divisa è: senza frazione il partito è impossibile per domani: l’ora della fondazione del partito sarà suonata dallo sconvolgimento delle situazioni e dalla lotta delle masse, ed unicamente da essi.