พรรคคอมมิวนิสต์อินเตอร์เนชันแนล

Il Comunista 1921-11-10

Il proletariato romano insorge unanime contro il fascismo 

Dallo sciopero dei ferrovieri allo sciopero generale

Conquista mancata

Dalla spavalda aria che le squadre fasciste assumevano battendo i marciapiedi di Roma, si deduceva in maniera non dubbia, come costoro conservassero tra le illusioni più care, quella che Roma fosse ormai una città designata alla conquista fascista. 

La libertà di cantare tra l’abituale indifferenza dei passeggeri frettolosi per le vie della capitale, era stata scambiata dalle camicie nere o dalle maglie azzurre, come una acquiescenza ed una rassegnazione vile. 

E tra le file delle poltroncine dell’Augusto, correvano di bocca in bocca parole di fuoco contro il fascismo romano, che qui nulla aveva fatto per affermarsi e si proclamava la necessità di lasciare a questa città dei re e dei papi un ricordo. 

Questa impressione errata deve essere trasmessa alle squadre di azione che oggi giungevano a Roma e che, in vista delle prime case dell’Urbe, hanno voluto manifestare la loro audace tracotanza a colpi di rivoltella. 

Ma quattro ore dopo il proletariato romano è sorto tutto, spontaneamente, in piedi ed i giornali filo-fascisti ammoniscono le balde squadre ad aver giudizio per evitare seri guai. 

Deve essere stata ben amara la disillusione dei bravi della borghesia! Roma non si conquista dunque?

Ma non è forse la città delle camere mobiliate? Non ci aveva lasciato libertà completa di canti, di suoni e di parolacce per le belle sue strade del centro? 

Ebbene, no. Roma non si conquista, Roma è la città che nel giorno medesimo in cui il socialismo ufficiale firmava il vergognoso patto di pace col fascismo, raccoglieva all’Orto Botanico cinquantamila persone pronte a rintuzzare per allora e per l’avvenire ogni provocazione ed ogni prepotenza. Il voto fatto quando gli alberi dell’Orto Botanico si ammantavano di una fitta gloria di verde, trova al cadere delle foglie, pronti a mantenerlo quelli che l’avevano professato. 

Niente provocazioni fasciste a Roma. Compiano essi i loro riti, tengano i loro congressi, cantino, suonino, ballino, ma lascino in pace il proletariato che li innonda della sua grande, superba indifferenza! 

Questo dice il proletariato romano col suo subilanco atto collettivo ed unanime. Ma questa improvvisa e spontanea azione parla anche ad altri che altrove avevano predicata la necessità di chinare il capo innanzi alla preponderante forza fascista. Ora la forza fascista è anche qui preponderante. numerosa, organizzata, inquadrata, raccolta da ogni parte d’Italia. Ma nessuno si rassegna a chinare il capo, nessuno si dà per vinto senza combattere. Nessuno giura sulla forza dell’avversario e sulla debolezza del proletariato, 

Gli è perchè qui, a capo del proletariato, durante la bufera fascista, non vi furono i detrattori dell’aviolenza, i piagnoni sullo spargimento del sangue. Qui si disse che nessuno cercava la guerra civile, ma si aggiunse che se ci si costringeva, l’avremmo accettata. Qui si predicò al proletariato il dente per dente, l’occhio per occhio. Ed è per questo che il proletariato, educato da parecchi mesi a questa scuola, risponde come ha risposto ai fascisti: 

« Roma non si conquista ».

Un attacco dei fascisti contro i ferrovieri

Il contegno dei fascisti a Roma aveva già dato luogo alla necessità di una mobilitazione da parte del proletariato. Ovunque si sapeva che i fascisti volevano affermarsi in Roma e. nonostante le esortazioni, che pare i capi abbiano fatte, giravano per il Congresso voci di ricordi da lasciare alla cittadinanza romana in genere ed al proletariato in ispecie.

Ciò aveva fatto nascere una effervoscenza antifascista che era alimentata giornalmente da incidenti provocati da fascisti i quali si davano qua e là ad aggressioni isolate in dieci contro uno.

Fin da questa mattina lo spirito di questa gente si era manifestato con una aggressione non molto coraggiosa.

Ma i fatti più gravi dovevano improvvisamente accadere alla stazione e illustrano la ragione vera per cui siano state chiamate a Roma le squadre fasciste.

17 colpi di rivoltella contro un deposito ferroviario 

Questa mattina alle ore 8 col treno n.27 proveniente da Milano, via Bologna, sono calate nuove forze fasciste alla conquista di Roma. 

Questi nuovi contingenti hanno voluto subito dar prova delle loro civili intenzioni e… della disciplina fascista. 

S’ignora quello che han fatto strada facendo, ma è certo che tra le stazioni di Portonaccio Roma-Termini essi hanno preannunziato il loro arrivo trionfale con replicate scariche di rivoltella. Contro il solo spogliatoio del personale al Deposito locomotive sono stati sparati 17 colpi.

Non vi è stata da parte dei ferrovieri nessuna provocazione. 

L’aggressione è stata improvvisa ed ha sgominato gli operai del deposito colti così di sorpresa. 

Dal vicino stabilimento Tabanelli le maestranze richiamate dalle inspiegabili scariche di rivoltella hanno subito abbandonato il lavoro e si sono schierate lungo la linea. 

Un treno merci che sopravveniva è stato fermato. 

Intanto si raccoglievano due feriti. Ne è venuta la reazione.

Il treno n. 1867 proveniente da Falconara, alle ore 8,30, è stato anch’esso fermato. La locomotiva sganciata. Dal treno col moschetto puntato son scese numerose guardie regie, altre ne sono sopraggiunte e così pure della truppa. 

Un tenente ha però assicurato che la forza non avrebbe attaccato gli operai. Allora è stato chiesto che venisse ritirata se si voleva che fosse riagganciata la locomotiva. 

E cosi avvenne.

Ma, il treno in partenza, dagli ultimi vagoni i fascisti hanno messo di nuovo fuori le rivoltelle cantando i loro inni di guerra. Sono volate delle sassate. 

Il Piccolo di questa mattina, dà sull’episodio che più su abbiamo riportato la seguente versione: 

«Stamane, come abbiamo detto, sono giunti a Roma da S. Pietro dell’Emilia e da Firenze nuove squadre di fascisti per il Congresso. 

Purtroppo gravi incidenti si sono verificati per mancanza di calma da parte dei fascisti, e pronta reazione dei ferrovieri del deposito di Roma, i quali hanno proclamato lo sciopero. 

Doveva giungere alle 7.55 un treno da Firenze, con 700 fascisti. 

Il treno avente il n. 27, passava innanzi al deposito delle locomotive quando dal deposito stesso sono partiti prolungati ed acuti fischi di macchine.

1 fischi sono stati interpretati dai fascisti come una provocazione ed allora alcuni di essi, balzati a terra, si sono avviati verso il deposito. 

Immediatamente, macchinisti, fuochisti e manovali, avvedutosi del gruppo che si avvicinava si sono muniti di spranghe di ferro, pronti a balzare sui fascisti. 

Questi ultimi armati di rivoltella e impugnate le armi, hanno tirato in aria, senza ferire alcuno. 

Intervenuti altri fascisti, coloro che avevano sparato sono stati consigliati a ritornare subito nel treno. che ha proseguito la corsa verso la stazione di Termini.

Qualche bugia c’è. 

Forza dell’abitudine. 

Infatti non potendo inventare provocazioni da parte dei ferrovieri, hanno inventato provocazioni da parte delle… macchine. 

Già, le macchine avrebbero fischiato ed i fascisti, povera gente, hanno equivocato, ed han creduto quei fischi diretti a loro. 

Quanto è intelligente questa versione!

Un altro grave incidente – Un ferito 

Intanto alle ore 8.14 giungeva alla stazione un altro treno, il 1877, proveniente da Firenze; il lungo convoglio recava altri 500 fascisti i quali naturalmente sapevano quanto poco prima era avvenuto e volevano incominciare il solito giuoco tentato a Portonaccio. 

Già una squadra fascista, giunta verso le 7 aveva bastonato e ferito un operaio ferroviere, preso alla sprovvista, certo Cianfarani. 

Ciò aveva messo in allarme tutta la stazione. 

Le notizie di Portonaccio avevano accresciuto il nervosismo. 

La stazione era piena di operai e di facchini. 

Appena giunti, i fascisti si preparavano a scendere a terra con le rivoltelle alla mano. Ma coloro che si trovarono lì erano già preparati all’assalto e risposero a dovere. 

Furono pugni e bastonate, e, da parte dei fascisti armati, in barba a tutti i decreti Bonomi, colpi di rivoltella.

Il gruppo dei ferrovieri inferocito si rivolse con impeto contro gli sparatori, i quali allora abbassarono le armi e fecero fuoco sul gruppo. E’ stato un momento di panico enorme. Nel tram busto vi sono stati alcuni contusi. E’ stato raccolto un ferroviere ferito da una pallottola al basso ventre, tale Farneti Guglielmo. 

Per testimonianze numerose e quasi tutte conformi, pare che il primo colpo di rivoltella sia stato tirato contro lo spogliatoio dei macchinisti, da un ufficiale della R. Guardia.

La sospensione del servizio ferroviario 

I ferrovieri intanto hanno subito provveduto a reagire. 

Dovevano giungere dal deposito delle locomotive di Malabarba varie locomotive per essere agganciate, a Termini, ai treni in partenza. 

Ma le macchine non si sono mosse. Nel stesso tempo, sono rimasti fermi alla stazione di Termini i treni di Napoli, in partenza alle 8,20, e il Firenze-Milano, in partenza alle 8.50. 

L’improvvisa sospensione del servizio ferroviario porta come grave conseguenza la interruzione delle partenze dei treni di mezzogiorno. Si spera che lo sciopero non sia prolungato anche per il pomeriggio. 

I treni che arrivano non sono fatti proseguire per la stazione di Termini ed i treni in partenza sono rimasti fermi.

Lo sciopero generale 

Appena corsa la notizia di questi fatti fin dalle ore 11 del mattino parecchie categorie di operai, primi di tutti gli operai della Ditta Bastianelli, si sono posti spontaneamente in sciopero. 

Hanno anche scioperato la ditta Tabanelli, tutti i cantieri edili, quasi tutte le officine metallurgiche. 

Sarà certamente proclamato lo sciopero generale. 

Il Comitato di difesa proletaria che comprende le due Camere del lavoro ed i partiti politici di avanguardia si è radunato alle 11 ed ha deciso lo sciopero generale a Roma in segno di protesta per i fatti di stamane. 

Lo sciopero avrebbe la sua attuazione nelle prime ore del pomeriggio. 

Ecco l’ordine del giorno: 

«Il Comitato di difesa proletaria, riunito d’urgenza in assemblea plenaria coi rappresentanti della Camera del lavoro confederale, della Camera del lavoro sindacale, del Partito Socialista, del Partito repubblicano, del Partito Comunista, dell’Unione comunista anarchica, degli anarchici individualisti, del Direttorio Nazionale Romano degli Arditi del popolo, cui si sono uniti i rappresentanti di importantissimi organismi economici, di fronte alle ripetute violenze fasciste contro inermi lavoratori, e di fronte alla complicità o debolezza delle autorità politiche che hanno permesso il concentramento in Roma di masse ostentatamente armate con propositi di Intimidazione, venendo così a mancare alla tradizionale ospitalità del popolo romano.

delibera la proclamazione dello sciopero generale in Roma e Provincia, esteso a tutte le categorie di mestiere e dei servizi pubblici,

Nessun comizio! 

I lavoratori, per la cessazione dello sciopero attendono gli ordini nei propri quartieri dagli organismi direttivi ». 

Colloqui al Ministero dell’interno 

Verso le 12, a Palazzo Vimanale sono stati chiamati gli onorevoli De Veceni e il tenente Igliori. Essi hanno avuto un lungo abboccamento prima col Presidente del Consiglio e poi con l’on. Bevione, perché facciano un caloroso appello alle masse fasciste perché si contengano calme in seguito ai fatti di stamane, onde non nascano altri incidenti. 

A Palazzo Viminale sono stati chiamati, per il pomeriggio di oggi, anche i rappresentanti del Comitato di difesa proletaria. Essi saranno ricevuti prima dal Presidente del Consiglio e poi dall’on. Bevione.

La stessa raccomandazione fatta ai fascisti sarà ripetuta oggi ai rappresentanti delle classi operaie. 

Il Governo inoltre ha dichiarato che mantiene la sua completa neutralità impedendo sopraffazioni da qualsiasi parte esse vengano.

Nuove provocazioni 

Nonostante tutte le assicurazioni di Bonomi, i fascisti continuano nella loro linea di condotta.

Al momento di andare in macchina girano spavaldamente per le vie del centro della città incolonnati a suon di tamburo. 

Una squadra di fascisti si è spinta per una spedizione punitiva verso piazza Vittorio. Ma evidentemente questa gente non conosce Roma. 

Si è immediatamente formato un assembramento di popolo che ha ricacciati a viva forza i fascisti. 

Ora la piazza è bloccata dalle guardie regie e neppure i trams possono passare. Le vetture sono ferme su lunghe file lungo le vie di accesso alla piazza. 

Verso le tredici la stazione di Termini è stata occupata militarmente.

Le sciopero in Provincia 

Lo sciopero verso le 15 viene attuato in provincia. Si ha notizia dello sciopero iniziato a Genzano, Albano, Ariccia e Tivoli. 

Lo stato del ferroviere ferito 

Abbiamo accennato ad un ferito, che è il macchinista Guglielmo Farneti, di anni 47, da Segni della macchina di coda. 

Egli è stato trasportato immediatamente, a mezzo di una automobile, all’ospedale di San Giovanni, 

L’automobile che ha trasportato il ferito era condotto dal capo-squadra Armando Spalletti, abitante in via degli Spagnuoli 24 e vi erano sopra altri quattro o cinque ferrovieri. 

I dottori Caizzi e Marinacci hanno vistato il ferito e gli hanno riscontrata una ferita alla pancia, poco più su dell’ombellico.

Si sono riservati il giudizio in attesa di un migliore esame della ferita. 

All’ultimo momento si sa che lo stato del Farneti, al quale il nostro giornale manda i migliori auguri, va aggravandosi.

L'atteggiamento dei comunisti jugoslavi di fronte alla questione albanese

BELGRADO. 8. 

Il Partito comunista jugoslavo dirama il seguente comunicato relativo ai recenti avvenimenti dell’Albania: 

«I governi borghesi di Iugoslavia e d’Italia continuano a minacciare la pace dei Balcani già per sé stessa così poco stabile. Era da poco diminuita la tensione sorta per il possesso del litorale dell’Adriatico settentrionale che la questione albanese riacutizza la situazione. La politica seguita dall’uno e dall’altro governo nella questione albanese è ultra imperialistica. La lotta per l’egemonia dell’Adriatico, la coincidenza nei Balcani del piani economici dei due paesi, le ricchezze del sottosuolo albanese, gli appetiti imperialistici velati da forme religiose e civili sono le ragioni per le quali questi due Stati, pure in diverso modo, ambiscono di divorare l’Albania: la lugoslavia, desiderando la soppressione dell’Albania sotto il proprio protettorato per trasformarla in una vassalla fedele ligia ai propri voleri. A causa di queste tendenze i due Stati sono da molto tempo entrati in lotta l’uno contro l’altro: la Iugoslavia appoggiando la riscossa del Mirditi contro il governo di Tirana, l’Italia spingendo il governo di intenzioni è stata scatenata la lotta aperta non appena è stata trattata la questione albanese dalla Lega delle Nazioni ed è divenuta attuale la fissazione definitiva delle frontiere dell’Albania. Questo contrasto fra i due Stati imperialistici e i loro appetiti possono provocare una guerra sanguinosa fra l’Albania e la Iugoslavia e buttare di nuovo la popolazione dei Balcani, già tanto martirizzata e impoverita, nell’inferno di una sanguinosa orgia imperialistica. 

Tanto la popolazione dell’Albania e della Macedonia quanto il popolo duramente provato della Jugoslavia si trovano davanti al pericolo di essere trascinati in nuove barbarie e rovine, mentre le piaghe della guerra dei sette anni non sono ancora cicatrizzate.

«Considerati questi pericoli che possono sopravvenire, le violenze che sono già cominciate senza formale dichiarazione di guerra, sulle frontiere dove già si battono e nei distretti di frontiera. dove sono stati già incendiati dei villaggi e trucidati gli abitanti, il Partito Comunista di Iugoslavia come rappresentante della classe operata alza la sua voce davanti a tutto il mondo. Per piantare più profondamente le sue unghie nell’Albania, i1 governo borghese iugoslavo non ha ritegno di deplorare gesuiticamente la sorte della stirpe dei Mirditi, mentre tiranneggia, maltratta e cerca di sradicare dal suo proprio territorio non solo gli Arnauti ma anche le altre stirpi e nazionalità. Smascherando questo gioco menzognero, il Partito Comunista Iugoslavo lancia in nome del popolo lavoratore la parola d’ordine: l’ALBANIA AGLI ALBANESI e grida al governo jugoslavo, nell’interesse degli albanesi minacciati dall’imperialismo: FUORI DALL’ALBANIA.

Contrariamente agli sforzi fatti degli imperialisti italiani e iugoslavi per sopprimere l’indipendenza dell’Albania, il P.C.J. proclama l’indipendenza dell’Albania e riafferma che esso anche in avvenire combatterà ogni passo imperialistico della borghesia iugoslava, che esporrebbe al pericolo la vera indipendenza dell’Albania.

«Considerati i tentativi del governo borghese jugoslavo di cogliere l’occasione della fissazione delle frontiere e del regolamento della zona disputata per trascinare ancora una volta il paese nelle avventure della guerra e per fare di nuovo morire dissanguati i popoli iugostavo e albanese, il P. C. J. dichiara che il popolo è stato già dissanguato abbastanza per scopi imperialistici e che ora non è disposto a subire nuovi salassi. 

Non si sono ancora cicatrizzate le piaghe terribili della guerra dei sette anni e non sono ancora pagati i 25 miliardi di debiti dello Stato addossati al popolo lavoratore jugoslavo; sono ancora prive di assistenza le famiglie dei morti e degli invalidi di guerra: abbastanza sangue hanno versato i popoli jugoslavi per le colpe del regime reazionario, per gli errori della sua diplomazia e per la sua avidità di conquiste imperialistiche. Il popolo è più che sazio della gueгта e in nome di tutti quelli che costretti portare i pesi della guerra il P. C. J. chiede che la questione della zona alba-rese controversa sia risoluta per via di un referendum: Non la guerra e la violenza ma l’autodecisione dei popoli deve risolvere la questione albanese.

Per tutte le stirpi albanesi (circa 350.000 abitanti) che vivono sotto la sovranità jugoslava miste con altri popoli e che devono subire il terribile regime poliziesco e la barbara persecuzione delle autorità jugoslave il P. C. J. nell’interesse di tutti gli oppressi chiede che sia tolto il regime di violenza e sia garantita la sicurezza, la rappresentanza e l’autonomia delle minoranze nazionali in Albania e Macedonia.

L’avanzata serba in Albania sospesa 

VALONA, 8

L’avanzata serba si è scontrata nella resistenza degli albanesi, che malgrado la mancanza di armi moderne e la scarsezza di munizioni, si sono difesi contendendo a palmo a palmo il terreno agli invasori. 

Specialmente sul fiume Mathi si concentrarono gli attacchi serbi, per la grande importanza strategica che avrebbe per i serbi l’occupazione dei ponti sul fiume. 

A Cocovvo un battaglione montenegrino si è ammutinato. La popolazione ha fatto causa comune con gli insorti inalberando la bandiera montenegrina. Non è escluso che la rivolta possa scoppiare alle spalle dell’esercito serbo. 

I boschi di Podgorizza sono in fiamme.

La linea albanese 

DURAZZO, 8. 

Bande irregolari hanno iniziato una nuova avanzata. Esse hanno occupato Orosei e tendono a realizzare progressi ulteriori. 

La linea albanese è la seguente: Shalla-Mirdizia-Mati-Andanisa. Al comando dei settori sono stati designati Elles Jussuf, Ahmet Zogolli e Bairam Cupri. 

Una repubblica dell’Albania del Nord? 

VIENNA, 8. 

La «Tagespost» riceve da Belgrado che i mirditi hanno proclamato la repubblica autonoma nell’Albania Settentrionale, nominando presidente Marco Gioni.