พรรคคอมมิวนิสต์อินเตอร์เนชันแนล

Il Comunista 1922-03-15

Il problema dell’unità proletaria al Congresso dell’U.S.I.

Sotto la presidenza di Bruggi si inizia nella seduta del mattino lo svolgimento del tema: «Unità proletaria».

Si svolge un contraddittorio tra Sacconi ed altri i quali sostengono che la questione dell’unità operaia è superata dall’ordine del giorno approvato sui rapporti internazionali, e Giovannetti, Di Vittorio, Vecchi, che sostengono un punto di vista opposto.

Di Vittorio non crede a quanto sostiene Sacconi. Pur essendo dentro la Confederazione, la frazione sindacalista rivoluzionaria può prendere qualsiasi deliberazione a carattere internazionale.

Giovannetti crede che la questione non sia superata perché l’unità non significa la fusione con la Confederazione, ma riguarda i ferrovieri, i lavoratori dei Porti, l’Unione Italiana del Lavoro. Si richiama all’ord.d.g. di Gervasio.

Di Vittorio ricorda che le masse desiderano l’unità proletaria. Il proletariato sotto i primi colpi della reazione è rimasto stordito, in gran parte per la scissione delle forze proletarie.

Si chiede: dobbiamo noi restare sindacalisti o riformisti?

Non è così che si deve impostare il problema, si può essere sindacalisti pur essendo nella Confederazione, allo stesso modo che gli anarchici restano anarchici anche se si trovano in Confederazione.

È d’opinione che l’entrata in Confederazione dell’Unione sindacale vi porterebbe anche il Sindacato Ferrovieri.

Gervasio si scaglia contri i fautori dell’unità ad ogni costo e che per correre dietro ad essa – che non fu fatta, non si fa e non si farà mai – entrano negli organismi confederali assottigliando quindi le file e la potenzialità dell’U.S.I.

Mari si dichiara favorevole all’unità proletaria – che potrebbe essere raggiunta in un secondo tempo se fallito il tentativo dell’unità attraverso la convocazione di un congresso nazionale di tutti gli organismi si rivolgesse l’invito alle masse incorporate nella C.G.d.L. d’uscirne. Tali masse – che oggi non hanno la garanzia d’essere sufficientemente difese dalla U.S.I. per l’esiguità dei suoi aderenti – entrerebbero senz’altro nel nuovo organismo rivoluzionario. Conclude dichiarando di accettare senza riserva alcuna l’o.d.g. Vecchi domandando la votazione per appello nominale onde far conoscere alla classe lavoratrice che volge oggi la sua attenzione al Congresso dell’U.S.I. quali sono coloro che si oppongono al raggiungimento dell’unità proletaria.

Sbrana dice che il Sindacalismo è unitario solo dal punto di vista rivoluzionario. Quindi vuole l’unità, ma solo tra i rivoluzionari.

Toty, rappresentante della C.G.T. francese, dichiara d’aver rilevato – attraverso le discussioni svoltesi fino ad oggi – che i sindacalisti italiani hanno una concezione di sindacalismo locale, non tenendo presenti le necessità d’un sindacalismo internazionale, che non conosce confini e delimitazioni territoriali. In nome di questa considerazione l’U.S. non può entrare nella C.G.d.L. Sarebbe questa la più aperta e la più clamorosa condanna alla deliberazione presa dalla consorella di Francia che è uscita dalla C.G.T.

L’U.S.I. peccherebbe d’insincerità se entrasse nella C.G.d.L. perché aderirebbe con ciò all’internazionale di Amsterdam mentre con l’o.d.g. approvato ieri sera dichiarava d’essere per quella di Mosca, sebbene condizionatamente.

Vecchi illustra il suo o.d.g. sull’unità operaia. Si dichiara favorevole al blocco di sinistra che l’oratore crede l’unico mezzo onde condurre le masse italiane nella stessa condizione dei minoritari francesi.

Rispondendo quindi a Sbrana che ha parlato più come anarchico che come iscritto all’organizzazione ferroviaria, rileva che il Sindacato non è il Partito politico. Esso è un organismo di battaglia rivoluzionaria, ma non può fare a meno – per delle considerazioni contingentiste – di poggiare sull’unità proletaria. Esso non è per l’andata a Canossa e per l’entrata nella C.G.d.L. senza alcuna condizione. Il suo o.d.g. pone anzi delle condizioni e parla della Costituente – che significa lo scioglimento di tutti gli organismi nazionali e di tutte le centrali e per mezzo della quale l’unificazione delle forze proletarie potrà avvenire mediante determinate condizioni. Saranno reciproche transazioni, ma unico ed uguale lo scopo e lo sfogo di tutti gli aderenti.

Prova quindi che una volta incorporati nella C.G.d.L. non vi sarà cozzo ed urto tra i sindacalisti ed i comunisti. Rileva che come gli anarchici nel S.F. vanno d’accordo coi socialisti, così anche nella C.G.d.L. essi dovranno sapersi trovare d’accordo con i comunisti.

Toty pur non volendo influenzare sulle decisioni del Congresso ha detto che mentre in Francia i sindacalisti si sono scissi, in Italia essi vorrebbero unirsi.

L’oratore dice che i sindacalisti francesi furono cacciati dopo aver subite dalla maggioranza confederale numerose umiliazioni. Essi dunque furono cacciati perché fu resa loro impossibile la permanenza nell’organismo confederale.

In Italia la questione è differente. Se domani anche la nostra permanenza nella C.G.d.L. fosse resa impossibile, allora potremo recarci in mezzo alle masse ad illustrare il tradimento dei socialdemocratici, formeremo il blocco di sinistra che tutti i rivoluzionari in buona fede desiderano. Nel frattempo comunisti e rivoluzionari d’altra scuole avranno dimenticato i loro presupposti teorici ed il Sindacato operaio – che dev’essere autonomo ed indipendente – s’avvierà speditamente verso l’auspicata unità.

La situazione odierna è differente: la borghesia ha effettuata la sua unità. La massa operaia è divisa, scissa. Ciò non dev’essere. Il sindacato deve unificarsi: l’unità deve raggiungersi onde fronteggiare la reazione borghese e facilitare l’avvento della rivoluzione.

Si presentano quindi due ordini del giorno.

L’ordine del giorno Gervasio che dice:

Il Congresso dell’U.S.I. ritenuto che l’unità delle forze sindacali proletaria d’Italia non può essere che il risultato di un accordo sincero e spontaneo delle masse lavoratrici organizzate sul terreno della lotta di classe e dell’azione diretta con obbiettivi rivoluzionari escludendo ogni intromissione di partiti e gruppi politici ed ogni forma di collaborazione con la classe borghese;

considerato che tutti i passati tentativi di unità proletaria fallirono per la opposizione sistematica della frazione socialriformista la quale tende alla sua egemonia sul proletariato per una politica di collaborazione sindacale, parlamentare e governativa con la classe dominante;

considerato inoltre che nelle condizioni odierne del movimento operaio l’Unione Sindacale Italiana è l’unica organizzazione massima che ha mantenuto inalterate le proprie direttive classiste e rivoluzionarie; delibera:

1. Che gli eventuali rapporti con la Confederazione Generale del Lavoro e con altri organismi sindacali siano a base di intese per questioni contingenti e per la difesa della libertà e delle conquiste proletarie;

2. Che ogni iniziativa di fusione dei vari organismi sindacali generali potrà essere assecondata informandosi ai criteri suesposti;

3. Che le organizzazioni locali e nazionali (Camere del Lavoro, Sindacati professionali o d’industria, ecc.) attualmente autonomi o già facenti parte dell’U.S.I. possano aderire a questa senza altra condizione che l’osservanza del suo statuto e delle decisioni dei suoi congressi.

L’ordine del giorno Vecchi che dice:

Premesso che fra le masse operaie è fortemente sentito il desiderio di addivenire alla unificazione di tutte le organizzazioni sindacali italiane;

ritenuto che gli avvenimenti dell’anno testé decorso hanno dimostrato che nessuna valida difesa il proletariato può attendersi da altri organismi che non siano i propri sindacati operai;

considerato che alle classi dominanti, che di fronte alle necessità della difesa dei propri privilegi hanno realizzato l’unità della propria classe per una feroce azione antiproletaria, è duopo opporre il blocco delle forze operaie;

si pronuncia favorevole alla fusione delle forze sindacali italiane,

e dà mandato al nuovo C.E. di agire nel modo più energico perché l’Unione operaia presto divenga un fatto compiuto, tenendo presente di non derogare dalle seguenti norme:

1. Fusione delle forze sindacali italiane in un nuovo grande organismo sindacale alle condizioni di cui appresso:

a) Convocazione di un Congresso costituente in cui avrebbero diritto di intervenire tutte le organizzazioni sindacali italiane;

b) Convocazione alla medesima data e nella medesima località di Congressi separati delle varie organizzazioni, allo scopo di trattare nel modo più acconcio per effettuare l’unità operaia;

c) Convocazione di una conferenza dei rappresentanti dei vari organismi sindacali allo scopo di formulare le condizioni a cui l’unità dovrebbe essere effettuata;

2. Nell’eventualità che alle condizioni di cui sopra l’unità non potesse raggiungersi, il C.E. dell’U.S.I. dovrà:

a) denunziare, attraverso ad una attiva propaganda, quegli organismi a cui dovesse attribuirsi la responsabilità del mancato conseguimento dell’unità operaia;

b) convocare a breve distanza di tempo un Convegno Nazionale di tutti gli organismi nazionali e delle organizzazioni locali autonome, a cui proporre la fusione delle loro forze con quelle dell’U.S.I., ed in via subordinata il conseguimento di una cordiale intesa per i movimenti di carattere generale, con impegni di reciproca assistenza.

Dopo un violento tumulto provocato dalla richiesta di appello nominale fatta da Vecchi si giunge alla votazione, che dà:

ord.d.g. Gervasio voti 60

ord.d.g. Vecchi 16

astenuti 6

Il Congresso stabilisce che la sede centrale sarà Milano e Giovannetti il segretario dell’U.S.