International Communist Party

Battaglia Comunista 1946/II/8

Lo snaturamento del sindacato

La formulazione forse più chiara e spregiudicata dei compiti che l’opportunismo assegna ai sindacati nel momento attuale l’abbiamo letta in un articolo di Luigi Cavalli, su «L’UNITÀ» (ed. torinese, 3-3-46). Dopo di aver analizzato la posizione assunta dagli organismi sindacali nell’altro dopoguerra – posizione di difesa legittimata dallo stato di inferiorità e di sottomissione della classe operaia -, l’articolista afferma che, essendo oggi la classe operaia al centro della vita nazionale e quindi direttamente impegnata nella sua lotta d’indipendenza, i lavoratori «si ritengono i maggiori responsabili per la riorganizzazione economica del Paese e pel risanamento dell’apparato produttivo, risanamento al quale contribuiscono «migliorando la organizzazione del lavoro, rafforzando la sua disciplina, aumentando il rendimento, tendendo ad abbassare i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita, per normalizzare gradualmente la vita economica nazionale».

Come si vede, il sindacato è chiamato a diventare un organo di disciplinamento della produzione e di potenziamento della produttività del lavoro, e questa sua nuova missione è giustificata con un preteso mutamento dello stato della classe operaia nell’ambito della nazione, quasi che il proletariato avesse in mano il potere e stesse costruendo una economia socialista. Tale è, del resto, la tattica centrista in tutti i paesi, soprattutto in Francia, dove l’esperimento del governo di sinistra può realizzarsi quasi senza intralci: e non è senza significato che Thorez inviti i minatori a non scioperare e a produrre cannoni.

Fra poco, si esalterà come eroe quello che un tempo si chiamava crumiro!

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Comunque, per intensificare l’azione sindacale, la Direzione del P.C.I. ha, come si legge nell’«Unità» del 2 marzo, ritenuto doveroso prendere posizione sulle lotte di partito all’interno dei sindacati, giungendo alla conclusione che le elezioni sindacali non dovrebbero farsi in base a pregiudiziali politiche, ma in base ad una valutazione di «programmi sindacali concreti». Dunque la politica sarà esclusa dal sindacato, le lotte sindacali non saranno lotte politiche, una specie di trade-unionismo metterà piede anche in Italia a maggior gloria dei nostri «marxisti». O che forse il P.C.I. sente sfuggirsi il terreno politico sotto i piedi, e cerca di rimediare il distacco sul terreno delle cosiddette realizzazioni concrete?

Siamo stati noi i primi ad elevarci contro il monopolio degli organismi sindacali da parte di una combinazione di partiti, siamo stati noi a rivendicare i sindacati liberi; ma non saremo certo noi ad auspicare la tecnicizzazione dei sindacati e l’esclusione dei conflitti politici dagli organismi di massa. È vero che gli operai debbono eleggersi i loro rappresentanti in base ad una valutazione che non è di bottega politica; ma non c’è un «programma sindacale concreto» fuori da un programma politico determinato. O che forse dovremmo auspicare il regno del «funzionario qualunque», che tratta i problemi sindacali da un punto di vista meramente tecnico ed amministrativo, che non sa di politica e non parla di politica?

In realtà, un sindacato ridotto a questo è il miglior terreno per le manovre di partito: esclusa la politica come riflesso della lotta di classe, non rimane che il piccolo e meschino gioco bottegaio dei partiti opportunisti. La mozione afferma che le elezioni sindacali dovrebbero d’ora in poi svolgersi «sulla base di liste concordate e unitarie nelle quali figurino gli elementi migliori di ciascuna categoria… cioè i militanti più capaci in ragione dei loro specifici meriti sindacali e non in quanto rappresentanti di questo o quel partito». Concordate, infatti, ma fra chi? Evidentemente, fra i tre cosidetti «partiti di massa». E siamo daccapo.

Il sindacato operaio tornerà ad essere uno strumento di classe solo il giorno in cui, caduta l’attuale artificiosa impalcatura che lo soffoca, sarà arena e palestra di sane e vigorose competizioni politiche e cesserà di essere oggetto di miserandi compromessi fra partiti in concorrenza. Quando? La risposta sarà data dallo sviluppo delle lotte di classe nella grande crisi del dopoguerra.