L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.7
Le esperienze russe
Tale è la situazione nei vari paesi, come è possibile abbracciarla con un colpo d’occhio. Voglio aggiungere ancora qualche parola sulle esperienze russe. Menscevismo e bolscevismo sono fenomeni internazionali: durante la nostra lotta di quindici anni contro il menscevismo si sono avverate in Russia situazioni simili a quelle che esistono ora in altri paesi. Nel 1905 la prima ondata unitaria ci costrinse ad unirci ed a formare il primo comitato unitario. Nel 1906 avvenne il congresso unitario di Stoccolma. Gli anni 1912 e 1913, che segnarono l’inizio della crisi rivoluzionaria prima della guerra, furono contrassegnati da una nuova ondata unitaria. La situazione era tale che a tutti gli angoli delle vie i menscevichi si sgolavano predicando l’unità, ed effettivamente le masse volevano l’unità. Noi lanciammo allora la parola d’ordine: unità delle masse operaie contro i dirigenti menscevichi e contro il capitalismo, sulla base della lotta di classe effettiva. Ebbene è appunto ciò che sotto altro nome noi dobbiamo ottenere ora in Germania e altrove. I nostri nemici cercano di screditarci agli occhi delle masse rappresentandoci come professionisti delle scissioni. In una situazione come l’attuale, noi dobbiamo accentuare l’aspirazione verso l’unità e imparare ad utilizzarla per il comunismo.
Appoggio ai Governi socialisti di Turingia e di Svezia
Ancora qualche parola sul lato parlamentare della questione. In Turingia (Germania) la situazione era tale che la costituzione di un governo socialista dipendeva dai nostri voti e il Partito Comunista decise di appoggiare quel governo menscevico. Io penso che i nostri compagni abbiano agito bene. Una situazione simile si è verificata nella Svezia. La posizione di Branting è vacillante: egli può ottenere una maggioranza menscevica solo se appoggiato dalla nostra piccola frazione. Io penso che la nostra frazione, sotto certe condizioni, non debba rifiutarsi di appoggiare un tale governo menscevico. Io credo che noi dobbiamo togliere a Branting la possibilità di usare questo argomento: io avrei agito altrimenti, ma i comunisti mi hanno costretto a rivolgermi a destra. Noi dobbiamo metterlo in condizione di esautorarsi quanto più presto è possibile; dobbiamo seguirlo a passo a passo per smascherarlo e sferzarlo. Quanto maggiore sarà la libertà dei suoi movimenti, tanto più rapidamente egli dovrà svelare i suoi intrighi menscevichi e assumerne l’intera responsabilità.
La tattica del fronte unico non si limita alla difesa della Russia
Io credo che noi dobbiamo stabilire con precisione il nostro programma. I partiti comunisti si sono posti su questa via, ma empiricamente. In varie questioni, come in quella della carestia e della Spagna, noi stessi abbiamo cominciato a battere questa via. Ed è accaduto che alcuni elementi semicentristi e serratiani dei nostri partiti sono intervenuti dicendo: Sì, quando si è trattato di una questione russa, come la compagna per gli affamati, voi non avete esitato a proporre di procedere insieme con gli uomini di Amsterdam; nello stesso modo bisogna agire anche quando si tratta di questioni riguardanti altri paesi. Questo argomento nazionalistico, è un argomento falso. Lenin, già un anno e mezzo fa, nel suo «Estremismo infantile» sosteneva che bisognava dare ad Henderson la possibilità di esautorarsi quanto più presto possibile e che perciò bisognava sostenerlo. E questa non era una questione russa, ma inglese; è perciò falso il dire che noi sosteniamo la tattica del fronte unico solo per le questioni russe.
I pericoli del fronte unico
Naturalmente non bisogna nascondersi i pericoli della tattica del fronte unico. Essi consistono in ciò, che i nostri Partiti non sono ancora del tutto veri Partiti comunisti, non si sono ancora cristallizzati, non sono ancora bene organizzati, non hanno ancora rotto tutti i rapporti cogli elementi centristi, non hanno ancora un’orientazione spirituale indipendente. La manovra che noi dobbiamo operare è una manovra molto abile non secondo il senso volgare della parola, ma in quanto essa deriva dai rapporti di classe. Per agire strategicamente è necessario che lo stratega abbia le idee ben chiare e i piedi saldi sul terreno. Nel caso nostro è necessario che i partiti comunisti siano dei veri partiti comunisti. E io credo che quanto migliori partiti comunisti avremo, tanto più dovremo inoltrarci in questa via. Noi possiamo anche fare delle concessioni, ma solamente delle concessioni esteriori; e, in quei paesi dove i partiti comunisti sono deboli, ciò diverrà molto pericoloso. Non possiamo nasconderci questi pericoli; tuttavia, poiché non si tratta di una mossa scacchistica, inventata da un paio di intellettuali, ma di un reale ampio movimento di masse, null’altro ci resta a dire se non questo: se alcuni partiti non hanno ancora imparato, impareranno; essi commetteranno degli errori, ma devono imparare. È però nostro dovere di mostrare dove sono i pericoli.
I nostri fini
Gli uomini di Amsterdam e gli eroi della Seconda Internazionale comprendono bene a che cosa noi miriamo col nostro «fronte unico». Essi sono astuti, qualche volta più astuti di noi; non si tratta perciò di ingannarli, ma si tratta di seguire il crescente movimento delle masse. Noi dobbiamo porre determinate condizioni, dobbiamo esigere dai nostri Partiti che ci informino esattamente della situazione, che raccolgano i materiali. «La condizione essenziale consiste in ciò che in nessun modo venga messa in pericolo la indipendenza dei nostri partiti». Su questo punto non è ammissibile neppure la discussione. Noi dobbiamo procedere nell’opera di cristallizzazione dei nostri partiti: questo è il nostro compito principale, perché in ultima analisi solo il Partito Comunista rappresenta gli interessi generali della classe operaia. Nello stesso tempo dobbiamo riservarci ampia libertà di critica della Seconda Internazionale e della Seconda e mezzo. Ho letto certe lettere di Emilio Barth, membro del Partito indipendente tedesco, nelle quali egli dice: «Noi siamo pronti ad aiutarvi nella lotta contro la fame, ma speriamo che voi misurerete un poco le vostre espressioni, che non ci chiamerete più agenti della borghesia, ecc.». son d’opinione che dobbiamo rifiutare queste condizioni; in qualche paese potremo anche giungere a dei compromessi, ma non a legarci le mani per quanto riguarda la nostra libertà di critica.