La entusiastica accoglienza del nostro Congresso al rappresentante della Internazionale Comunista
I principii del fronte unico esposti dal compagno Kolarov
Nella seduta pomeridiana di ieri, il compagno Kolarov, rappresentante dell’Esecutivo dell’Internazionale Comunista, nel portare il saluto al Congresso ha pronunziato il seguente discorso:
Sono contento di poter trasmettere al secondo Congresso del Partito comunista d’Italia i saluti calorosi del Comitato Esecutivo della Internazionale Comunista. Il Comitato Esecutivo ha seguito con interesse vivissimo lo svolgimento progressivo del Partito comunista d’Italia. Ed io posso dire che l’Esecutivo del Comintern è contento di questo sviluppo compiutosi in un anno di vita del Partito italiano.
Il Comitato Esecutivo spera che le sopravvivenze di tutte le deviazioni dalle linee tattiche dell’Internazionale comunista che si sono manifestate nel processo di crescenza del Partito comunista d’Italia, spariranno nell’avvenire.
Noi siamo qui inviati dall’Esecutivo e la nostra presenza non è un puro atto di cortesia internazionale; l’Internazionale comunista non è un organismo formato di partiti indipendenti l’uno dall’altro, ma è invece un solo partito mondiale del proletariato rivoluzionario, di cui i singoli partiti comunisti altro non sono che delle sezioni nazionali.
Perciò l’Esecutivo interviene attraverso le nostre persone al vostro Congresso rappresentandovi tutta la Internazionale; ed interviene col proposito di vedere qui da vicino il vostro lavoro, spiegarvi le direttive del Comintern e darvi tutte le notizie necessarie riguardanti gli sviluppi del movimento della rivoluzione mondiale.
Al terzo congresso dell’Internazionale Comunista tenutosi a Mosca nell’estate scorsa si manifestò una opposizione di sinistra formata in parte da partiti importanti, come il Partito comunista tedesco, quello italiano e quello polacco e da partiti minori come quelli d’Austria e d’Ungheria; tale opposizione voleva differenziarsi sulle linee tattiche che la Internazionale comunista ha in effetti adottate nel suddetto terzo Congresso. Questa opposizione è ora spezzata; taluni di quei partiti sono oggi convinti de loro errore passato. Il Partito comunista tedesco che era fra i più importanti nel gruppo dei partiti di opposizione si è oggi ravveduto e forma attualmente il nucleo centrale delle nuove linee tattiche della Internazionale comunista, dopo il Partito comunista russo e nella recente Conferenza dell’Esecutivo allargato il Partito comunista tedesco è stato uno dei principali sostenitori della tattica del fronte unico politico.
Utilità della discussione
Viceversa il Partito comunista d’Italia che pur si è avvicinato molto alla tattica del terzo Congresso dell’I.C. mettendosi nell’ordine di idee della conquista delle masse, si è però allontanato dalla tattica del fronte unico ed ha votato contro le tesi che in materia l’Esecutivo ha presentato nella recente Conferenza allargata.
Noi non siamo venuti qui a fare della polemica: non è questo il momento ed essa non è d’altra parte necessaria. Credo che il Partito comunista d’Italia vada già verso l’intesa con l’Esecutivo del Comintern; vi sono delle divergenze, vi sono dei diversi punti di vista, ma non bisogna esagerarne la portata e dire che queste differenziazioni hanno creato una crisi nella Internazionale comunista. I socialdemocratici gongolano di gioia dicendo appunto che la crisi esiste e che è profonda ed insanabile. Ciò non è assolutamente vero ed essi non hanno ragione di compiacimento. L’Internazionale comunista ha posto sul tappeto delle quistioni tattiche gravi, complicate e difficili: è naturale che nella discussione e nel voto vi possano essere delle divergenze, ma nella vita pratica e nella pratica realizzazione delle decisioni prese le differenze spariranno ed una sarà la via, uno il pensiero, unica l’azione. (Applausi fragorosi).
Io pertanto mi permetterò di fare qualche rilievo critico su alcuni punti delle tesi ed innanzi tutto alcuni rilievi formali: a Mosca io ho letto le tesi sulla tattica del vostro Partito, come le hanno lette altri compagni. E ci è apparso che esse siano scritte con un linguaggio inaccessibile alle masse. Regola della Internazionale comunista è di parlare invece in modo da essere facilmente intesi dalle grandi masse anche le più arretrate: voi potrete trovarne l’esempio anche nelle ventun condizioni. Lo stesso rilievo devo farlo per il linguaggio della vostra stampa. Noi siamo un partito proletario; rappresentiamo anche gli strati più ignoranti, più arretrati delle masse lavoratrici e pur tuttavia noi dobbiamo fare in modo che esse c’intendano senza sforzo.
Il reclutamento nel P.C.
Ma andiamo a cose più importanti: nelle tesi c’è un punto che riguarda il reclutamento nel Partito comunista. Come fare, come deve avvenire questo reclutamento? La questione è certamente grave. La classe operaia, occorre dirlo, vincerà la borghesia anche e soprattutto con la forza del numero. Ebbene nelle tesi attuali la cosa è trattata in tal maniera da lasciare intendere non essere desiderato il grande reclutamento ed inquadramento dei militanti nel Partito comunista. Si dichiara altresì che il processo di disgregazione dei partiti socialdemocratici mediante la separazione di intieri gruppi è ormai finito. Si vuole anzi di ciò fare una regola internazionale applicabile a tutti i partiti. La tesi è errata: il Partito socialdemocratico di Germania ha un milione di membri di cui una proporzione non indifferente di autentici lavoratori; le vostre tesi lasciano questi elementi abbandonati alla loro sorte. Ma noi diciamo che ciò non deve avvenire. I partiti socialdemocratici contengono ancora dei proletari e fino a quando un solo operaio sarà nei loro ranghi noi dobbiamo tenerlo presente nella nostra opera di reclutamento. Non è finito il lavoro di creazione di gruppi comunisti in seno dei Partiti socialdemocratici: noi dobbiamo ancora molto fare a questo proposito facilitando al nostro movimento il passaggio di gruppi operai ancora militanti nei partiti della socialdemocrazia. Questo in un primo momento, mentre in un secondo momento noi dovremo dimostrare nell’azione rapida reale il tradimento dei loro capi: ai ravveduti aprire le porte del nostro Partito.
Conquistare le masse!
Le masse sono rivoluzionarie anche se i capi sono riformisti: noi dobbiamo attirare le masse. Per diventare un partito rivoluzionariamente efficace noi dobbiamo divenire un partito di masse.
Vi è un secondo punto importante nelle vostre tesi che occorre far rilevare: la opposizione creatasi al terzo Congresso dell’estate scorsa voleva nei riguardi della risoluzione sulla tattica eliminare il passaggio che imponeva ai partiti comunisti di guadagnare la maggioranza delle masse: è occorsa l’autorità di tutte le intelligenze migliori della Internazionale per conservare l’obbligo ad ogni partito di conquistare la maggioranza delle masse. Se voi parlate con questi elementi che formano la opposizione essi vi diranno che sono per la conquista delle grandi masse. Ma, obiettiamo noi, non bisogna limitarsi a dirlo, bisogna anche sforzarsi di farlo. E come raggiungere un tale effetto? Ciò è quanto ha cercato di fare il terzo Congresso dell’Internazionale fissando le linee tattiche generali, senza occuparsi dei dettagli. Lavoro al quale ha invece provveduto la recente riunione del Comitato Esecutivo allargato; non si può dividere le tesi del terzo Congresso da quelle recenti del Comitato Esecutivo. Esse sono in relazione ed in conseguenza. Le questioni tattiche sono questioni temporanee esse hanno perciò importanza temporanea a limitata. La pretesa del Comitato Esecutivo del Partito comunista d’Italia di formulare delle tesi tattiche definitive è esagerata. Bisogna essere pratici e vedere le soluzioni che si possono dare alle situazioni che successivamente si presentano.
Cos’è il fronte unico
Nell’immediato dopo guerra, la marea salente del proletariato rivoluzionario poteva permettere ai rivoluzionari di seguire una certa linea e noi tutti abbiamo fatto il nostro dovere. Ma i tempi sono mutati: l’ondata rivoluzionaria è passata senza sortire l’effetto da noi desiderato. Ed oggi il capitalismo ha scatenato con successo la controffensiva contro le conquiste proletarie. Con ciò il capitalismo compie ugualmente opera rivoluzionaria: prepara lo stato d’animo indispensabile alla ripresa rivoluzionaria, cioè il malcontento. E noi siamo oggi infatti all’inizio di una nuova ondata rivoluzionaria. Lo sciopero ferroviario in Germania ed altri recenti agitazioni in altri paesi lo mostrano in maniera evidente. Noi dobbiamo renderci conto della situazione presente. La maggioranza delle masse segue ancora i socialdemocratici, nonostante tutta la propaganda da noi fatta per lo smascheramento dei capi. Bisogna pertanto essere dei pratici, e di fronte alla considerazione testé fatta, dobbiamo escogitare nuovi mezzi per conquistare quelle masse che sono purtroppo ancora sotto il controllo dei capi socialdemocratici. Come realizzare questo proposito? Lo ha detto l’Esecutivo nella sua recente sessione allargata: il fronte unico.
Gli italiani, i francesi, ci hanno chiesto: Dobbiamo dunque riconciliarci con i socialdemocratici dai quali or non è molto abbiamo dovuto dividerci? No; non così bisogna presentare la questione. Si tratta di fare il fronte unico degli operai tutti, non importa a qual partito appartenenti, per metterli in movimento ed in lotta contro la borghesia. Chi può essere contro questa tattica? Nessuno crediamo. Nella stampa francese si è commentato che attraverso la tattica del fronte unico ci si sarebbe dovuti riunire con Renaudel e Briand e ci si è chiesto ironicamente se la nostra unione volesse giungere fino al Vaticano. Questa è una deformazione del nostro pensiero. Noi non vogliamo abbandonare le masse che seguono i socialdemocratici. Dobbiamo essere al loro fianco anche quando si tratta di lottare per le rivendicazioni minime ed immediate, rivendicazioni che la classe capitalista non garantisce più.
La lotta per il pane è una lotta minima che assume però oggi un carattere rivoluzionario, la lotta per garantire il pane chiamerà le masse all’azione per conquistare il potere politico. Osservate oggi lo stato di queste masse: gli affamati, i senza lavoro, i martoriati hanno in questo momento una tendenza alla unificazione del fronte di lotta. Essa sente che la sua attuale condizione è in parte dovuta anche alle sue molteplici divisioni. A questa eredità del passato vuole riparare. L’Internazionale Comunista ha inteso ciò e risponde a questa richiesta delle masse dicendo: facciamo il fronte unico. Taluno dirà: ma in Germania vi è Noske che ha massacrato 15 o 20 mila operai; in Francia Renaudel, in Italia Turati. Non è a questi signori che noi facciamo l’onore di avvicinarci, ma alle masse; e se per fare questo onore alle masse è necessario mettersi allo stesso tavolo con i capi attuali, non è per riconciliarci con essi, ma per smascherarli nella azione pratica di fronte alle masse che essi ancora controllano. Sì, la rivoluzione deve passare talvolta per delle vie che forse non sono del tutto a noi gradite; ma questo fatto non può arrestarci.
Alleanze coi capi?
Si obietta ancora: il fronte unico con questa gente non è possibile; essi non accetteranno le parole d’ordine che in questo momento sono urgenti ed il fronte unico non potrà costituirsi; ecco in questo caso anche la bontà delle tesi adottate dall’Esecutivo allargato; noi vorremmo costituito un fronte unico di lotta che ci permetta di avvicinare le masse che sono nei ranghi dei partiti socialdemocratici, masse che ci ascoltano e che hanno il cranio imbottito delle calunnie e delle menzogne che i capi lanciano contro di noi. Per avvicinarsi a queste masse bisogna indirizzarsi direttamente ad esse.
In Germania oggi, la massa – che deve sopportare il maggior peso delle indennità di guerra – ha bisogno di unirsi; contrariamente alla tattica usata dalla borghesia che tende a dividere le masse stesse per rigettare su di esse tutto il peso delle riparazioni. Il Partito comunista tedesco è intervenuto opportunamente indicando alle masse una via pratica per uscire dalla aggrovigliata situazione; il fronte unico come mezzo di lotta e di difesa. I socialdemocratici hanno invece risposto negativamente dicendo non essere assolutamente possibile l’intesa, l’accordo con i comunisti. Chi trarrà vantaggio da questo fatto? Non i socialisti certamente, ma i comunisti.
Nel dicembre il Partito comunista sollevò in Germania la parola d’ordine dell’amnistia e convocò una Conferenza di Comitati di fabbrica per prendere gli opportuni accordi. La Conferenza, riuscitissima, era un indizio di fronte unico. I socialdemocratici sono intervenuti, hanno insultato i comunisti e poi hanno invitato i loro aderenti ad abbandonare la Conferenza: nessuno li ha seguiti.
L’atteggiamento del Partito Comunista d’Italia
Era questo fatto una aperta ribellione. La compagna Zetkin alla recente Conferenza di Mosca ha esposto la situazione in Germania di dove risulta che esistono in questo paese e sono mature le condizioni oggettive per la rivoluzione. Manca ancora la direzione unica della lotta: condizione questa soggettiva. Il fronte unico potrà forse rappresentare la via di uscita da questa situazione.
Il P.C.I. è anch’esso per il fronte unico; ma nel campo sindacale. È esagerato pretendere che l’Italia sia in condizioni tali da reclamare l’applicazione di una tattica differente da quella necessaria in ogni altro paese. No. No; differenze ambientali esistono e bisogna tenerle presenti, ma la base per la rivoluzione è simile a quella di ogni altro paese. Il P.C.I. è per la unificazione delle diverse organizzazioni sindacali che hanno operai socialisti, comunisti, sindacalisti, anarchici, repubblicani. Noi accettiamo questa idea di fronte unico sindacale ma non ci fermiamo qui. Le tesi stesse avvertono che ogni lotta economica diventa necessariamente una lotta politica. Orbene, se il Partito comunista non parteciperà al fronte unico politico esso si troverà automaticamente tagliato fuori dagli organi direttivi della lotta. Il solo concetto della unità sindacale si riallaccia in certo qual modo alla concezione sindacalista: la quale nega la funzione del partito politico e dichiara il movimento sindacale sufficiente a sé stesso nel condurre il proletariato nella lotta rivoluzionaria. Seguendo questo criterio o si farà intendere alle masse l’inutilità del partito politico come organo direttivo di lotta o comunque si terrà il Partito fuori dalla diretta partecipazione alla direzione della lotta ed impedirà al Partito di penetrare quindi fra le masse. Ovvero la penetrazione richiederà uno spreco non indifferente di energie. Perciò con la sua tattica speciale il P.C.I. andrebbe verso l’indebolimento.
Aumentare la potenza del Partito
Compagni, l’Internazionale comunista vi dice invece che bisogna aumentare ogni giorno il prestigio, l’autorità, la potenza del Partito comunista. Le organizzazioni sindacali sono certamente importanti: ma esse sono organizzazioni sussidiarie. Questo è pensiero genuinamente comunista che bisogna rendere realtà. Pertanto noi ci auguriamo che il P.C.I. addiverrà a questo passo non solo per disciplina, ma con piena coscienza. Ed avrà in tal guisa adeguatamente provveduto a divenire partito di masse che è superiore alle organizzazioni sindacali delle masse.
Io vi domando ancora: quale posto, in quale considerazione tenete voi gli strati piccolo-borghesi sfruttati ed affamati dalla grossa borghesia proprietaria, industriale e bancaria, in questa lotta del fronte unico? Essi sono anche un fattore rivoluzionario, che bisogna tener presente e bisogna attirare a noi. E ancora: nella Confederazione Generale del lavoro sono organizzati i piccoli proprietari che voi vi terrete lontani con la vostra tattica quando invece il Partito comunista è il solo che può veramente tutelarne gli interessi ed inquadrarli efficacemente. Ma soprattutto vi è la lotta contro il fascismo da condurre: questa è lotta politica per eccellenza che si può combattere solo sotto la direzione dei partiti politici inglobanti larghi strati di masse lavoratrici e stretti nel vincolo del fronte unitario. E non val dire che col fronte politico voi dovrete avvicinare i traditori, poiché questo vale anche per il fronte unico sindacale. La Confederazione Generale del lavoro è diretta ancora, che io sappia, dai D’Aragona e simili riformisti ed opportunisti; nel fronte unico sindacale voi dovrete trovarvi a contatto, allo stesso tavolo con costoro.
Che cosa richiede l’Esecutivo di Mosca? Di allargare la vostra base di azione; nell’interesse del P.C.I., della Internazionale comunista, della rivoluzione. Ciò può costarvi qualche sacrificio, ma è indispensabile. Quando vi si parla di Turati o di Serrati il vostro pensiero corre subito a combinazioni di carattere parlamentare. Ciò non è però che una deformazione della nostra intenzione. Noi intendiamo parlare soltanto ed inequivocabilmente di fronte unico per la lotta delle grandi masse. Se noi dobbiamo fare delle concessioni, noi dobbiamo essere disposti a farla non per i capi ma per le masse che le chiedono e noi avremo d’altra parte la possibilità di dire a queste masse nel fare a loro delle concessioni pratiche che noi accettiamo e concediamo volentieri di andare insieme ad esse alla lotta, ma che è una illusione ogni altra lotta che non sia inquadrata nell’ordine di idee e di vedute della I.C.
Il Governo operaio
Quando le masse di disilluderanno pei tradimenti dei capi nel corso della lotta esse diranno che avevamo ragione e verranno a noi. Talvolta si potrà forse anche passare la parola d’ordine per la costituzione del Governo operaio. Forse lo sarà domani anche in Italia, noi studieremo insieme le situazioni e solo quando esse dovessero esigerlo inderogabilmente noi lo faremo. Ma non è di ciò che si discute e si deve discutere. In quest’ora si parla di fronte unico sindacale politico, e tanto più se ne parla poiché esistono ormai dei partiti comunisti solidi ed indipendenti. L’Esecutivo dell’I.C. è convinto che il P.C.I. è riuscito ad inculcare nei suoi aderenti – per le lotte fino ad oggi combattute, per la esperienza acquistata – i principi sani del comunismo, è nelle migliori condizioni per attuare senza eccessivi pericoli il fronte unico.
È vero che noi esigiamo perentoriamente in questo momento l’unificazione del fronte di lotta; ma è anche vero che noi non abbiamo intenzione di trascurare di tener debito conto delle speciali condizioni di ogni paese. Non si chiede di desistere dalla lotta contro i socialdemocratici né di riabbracciarci con essi. No, è lo studio, è la lotta che ci chiedono, di andare al fronte unico.
Io credo pertanto di avervi prospettato il problema del fronte unico così come esso si presenta, come si è inteso di parlarne a Mosca.
Andando alla conclusione io ricorderò come nelle Commissioni si sia detto che questa tattica di fronte unico la si richiede ed è intesa alla difesa dello Stato Soviettista, degli interessi della Russia in vista anche della Conferenza di Genova. Ebbene anche se ciò fosse, la rivoluzione russa non è forse l’inizio della rivoluzione mondiale e non vale la pensa di difenderla ad ogni costo? Difendendo così la rivoluzione mondiale? Ma se qualcuno ritenesse che la Conferenza allargata, deliberando il fronte unico, sia stata premuta dagli interessi particolari dello Stato russo, egli errerebbe. Il fronte unico è stato deliberato tenendo mira ai fini della rivoluzione mondiale che contengono indirettamente la difesa con le unghie e con i denti della rivoluzione russa.
Il P.C.I. non ha avuto la possibilità di studiare tutte le fasi della quistione del fronte unico. Il vostro Partito che è giovane e che ha l’esperienza di un anno studierà meglio la quistione con gli elementi ed il concorso che vi fornirà il Comitato Esecutivo di Mosca; ed allora, non per disciplina, ma per convinzione profonda applicherà largamente la tattica del fronte unico tenendo conto di tutte le speciali condizioni dell’Italia e di tutte le necessità degli sviluppi storici. Esso potrà sicuramente in tal guisa inglobare le grandi masse, ed acquistare la direzione unitaria per la lotta rivoluzionaria fino alla conquista del potere politico ed alla instaurazione della dittatura del proletariato.
Viva il partito Comunista d’Italia!
Viva l’Internazionale Comunista!
Viva la Rivoluzione Mondiale!
(La fine del discorso del compagno Kolarov è stata accolta da una unanime ed entusiastica ovazione del Congresso. Tutti i compagni in piedi applaudono e l’applauso dura per più di cinque minuti)
La relazione Bordiga sulla tattica
Le tesi sindacali approvate
(seduta pomeridiana di ieri)
La seduta è aperta alle 15.
Presiede BELLONI.
BOCHICCIO fa una dichiarazione per spiegare il modo di votare dei rappresentanti la Sezione di Roma.
AZZARIO legge un telegramma di adesione e di saluto dei comunisti di Fiume.
Ripresa la discussione delle tesi si è addivenuti ad un accordo sulla questione dell’emendamento all’art. 8, il quale verrà definitivamente formato così:
Se minoranza, essi (i comunisti) potranno accettare cariche negli organismi sindacali se per designazione diretta ed elettiva delle masse organizzate su lista di opposizione, quando però l’azione della minoranza comunista possa poggiare sull’apparato che il Partito ha creato e deve sempre più sviluppare pel controllo e per la direzione dell’azione dei comunisti nel movimento sindacale.
L’emendamento e tutte le tesi dell’azione sindacale vengono quindi approvati alla unanimità.
Disciplina internazionale
Si inizia la discussione delle tesi sulla tattica. Ha la parola il compagno Bordiga del Comitato Esecutivo e relatore sull’argomento.
Le tesi sulla tattica del Partito Comunista d’Italia intorno alle quali dovrà discutere questo Congresso si inquadrano perfettamente nello spirito delle tesi approvate nei congressi internazionali, ed hanno ottenuto la quasi unanimità di approvazione in tutti i Congressi federali che hanno preceduto il Secondo Congresso del Partito Comunista d’Italia. Ma prima di entrare in merito alla esposizione ed alla discussione delle tesi, è necessario occuparsi pregiudizialmente di una questione di importanza non lieve.
Nella recente riunione dell’Esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista la delegazione italiana ha difeso le tesi che questo Congresso deve discutere, in contrapposizione con le tesi presentate da altri compagni dell’Internazionale. Nel voto che ha seguito questa discussione, il pensiero e le tesi della delegazione italiana sono rimaste in minoranza.
Le tesi sul fronte unico, che hanno ottenuto la maggioranza dei voti, non corrispondono, nel loro contenuto, a quello delle tesi ora in discussione.
In questa situazione si è imposto un quesito che doveva assolutamente essere risolto: «Può una Sezione dell’I.C. adottare delle tesi che siano sia pur parzialmente in antitesi con quelle approvate nei congressi e nei convegni internazionali?».
Una formula risolutiva di questo conflitto, o meglio problema, è stata trovata. Il C.E. allargato si è sciolto adottando tesi nelle quali esclusivamente si formano criteri generali senza addentrarsi però nell’esaminare particolareggiatamente la situazione dei vari paesi, e senza dettare quindi dettagliatamente le norme che le varie Sezioni dell’I.C. dovranno seguire, ispirandosi alle norme generali stabilite nella riunione dell’Esecutivo allargato. Anzi è stato deciso che Presidium (l’E. dell’I.C.) e singoli partiti esamineranno il problema allo scopo di trovare un accordo soddisfacente per tutte le parti. Ma non ancora per nessun paese hanno avuto inizio gli abboccamenti necessari.
Il Presidium contava quindi di inviare su questo argomento una lettera al P.C. d’Italia, in vista del suo Congresso; però questa lettera non ci è stata portata nemmeno dal compagno Terracini, che per ultimo è tornato in Italia da Mosca, perché essa, all’atto della sua partenza, non era stata ancora redatta. Presenterò al Congresso una mozione intorno a questo argomento. Si può essere certi che il suo spirito non è per nulla in contrasto con quello della lettera che non ancora ci è pervenuta: di ciò dan garanzia i compagni che, per recenti contatti avuti coi membri del Presidium, ne conoscono perfettamente il pensiero. La mozione è la seguente:
La mozione approvata
Il Congresso prima di prendere parte al dibattito sulle tesi tattiche:
in presenza della intervenuta approvazione da parte del C.E. Internazionale allargato di risoluzioni che investono la tattica dei Partiti della Internazionale Comunista;
approva la dichiarazione di disciplina fatta dai delegati del partito a tale riunione;
assume, in nome del Partito, solenne impegno che tutta l’azione che il P.C.I. esplicherà dopo il Congresso sarà guidata dalle norme di tattica che l’Internazionale, giusta la deliberazione presa in tal senso dall’Esecutivo allargato, stabilirà per l’Italia in base ad un esame della situazione svolto di accordo dalla nuova Centrale del Partito e dal Presidium dell’Internazionale Comunista;
e passa a discutere le tesi per adottarle col valore di una formulazione di pensiero del partito italiano in materia di tattica, che non possa in alcun modo pregiudicare la disciplina internazionale.
(Ad un certo punto della sua lettura della mozione, Bordiga la interrompe per comunicare al Congresso che i compagni delegati a Mosca dal P.C.d’I., subito dopo il voto nel quale restarono in minoranza, dichiararono – e nessun compagno può non far sua tale dichiarazione – che il P.C.d’I. avrebbe disciplinatamente seguito le norme approvate dal convegno).
BORDIGA consegna la mozione alla Presidenza perché la metta ai voti.
Prima che il compagno Bellone si accinga a ciò, il Congresso applaudendo unanime, ha già approvato la mozione.
L’impostazione generale delle tesi
BORDIGA – Sono stato incaricato, come già ho detto, dalla Commissione sulla tesi tattica di riferire sulle discussioni svoltesi nel suo seno; non accenno nemmeno alle lievissime modificazioni di entità veramente trascurabile e quasi esclusivamente riguardanti la forma, che sono state accettate dai relatori, su proposte partite dal seno della maggioranza.
Le tesi che i relatori han presentato al Congresso, pur essendo ortodossamente comuniste, ed informate allo spirito di tutte le precedenti deliberazioni dell’I.C., dovranno essere ampiamente discusse e lumeggiate dal Congresso. Esse non hanno valore soltanto nazionale, ma internazionale; costituiscono il nostro contributo alle definizioni di problemi complessi e fondamentali che interessano tutto quanto il movimento comunista internazionale. Esse costituiscono il frutto della nostra esperienza e del nostro lavoro non lieve, in questo primo anno di vita così pieno di difficili lotte contro ostacoli che non è stato possibile ancora superare; per questo dobbiamo saper trovare la via migliore per superarli.
Mi limiterò per ora ad intrattenermi su argomenti di carattere molto generale, partendo anche dal presupposto, non certo infondato, che tutti i compagni conoscano le tesi in discussione.
È necessario innanzi tutto por bene in chiaro che nel discutere le tesi non c’è da sollevare questioni programmatiche; le tesi furono compilate prendendo come punto di partenza i dieci punti formulati all’atto della costituzione del P.C.; punti nei quali il programma del Partito, in antitesi con quello del P.S.I., dal quale noi ci distaccavamo, risultava chiaro e definitivo.
Dopo aver stabilito la funzione storica del Partito, ed avergli dato coscienza ben determinata dei fini verso cui tutta la sua azione deve tendere, si tratta ora di entrare nei dettagli di applicazione, per fissare col massimo possibile di precisione le regole tattiche corrispondenti alle varie situazioni cui il Partito, nello svilupparsi degli avvenimenti, può andare incontro. Questo lavoro, non certo agevole, può e deve essere fatto senza preoccuparsi delle lacune e dei possibili errori cui inevitabilmente si va incontro, scendendo nei dettagli.
Il P.C. non ha il carattere di una raccolta di individui che han deciso di lavorare insieme per raggiungere un certo scopo usando illimitati mezzi, il P.C. si è costituito al contrario come una necessità del divenire storico del movimento rivoluzionario della classe proletaria. Per questo il problema teorico che le tesi si pongono, presenta aspetti assai ardui nei confronti delle necessità pratiche.
È vero che noi siamo sicuri che lo svolgimento del processo rivoluzionario dovrà avere necessariamente il suo sbocco nella vittoria definitiva del proletariato. Ma non per questo noi possiamo accettare alcuna tesi fatalistica che sarebbe grossolanamente antimarxista; per per questo noi possiamo affermare la inutilità della propaganda, dell’agitazione, ecc. Il P.C. ha una sua funzione nello svolgersi degli avvenimenti. Esso è nello stesso tempo un prodotto ed un fattore. Esso non è un prodotto che sia privo di facoltà di scelta dinanzi alle diverse situazioni e sia privo di volontà. Noi non soltanto crediamo alla vittoria del proletariato, ma noi la vogliamo, la vogliamo con tutte le nostre forze, esasperando sino al massimo rendimento ogni nostra energia.
Questi problemi le tesi hanno dovuto affrontare. Ma è certo che, alla stessa guisa che io nell’esprimermi adesso sono costretto sovente ad adoperare una forma sintetica e magari poco scientifica, così che le tesi risentono in parte di questo difetto. Ma questo – già l’abbiamo detto – non può in alcun modo arrestarci o scoraggiarci: d’altra parte il Partito è un fattore necessario allo sviluppo rivoluzionario, cosicché è necessario formulare delle norme pratiche, siano esse pure imperfette, esse saranno preferibili all’assenza di norme.
Se è certo che il proletariato dovrà giungere necessariamente alla sua insurrezione rivoluzionaria, è pur certo che il suo movimento rivoluzionario ha bisogno di un fattore coordinatore: il Partito Comunista. Il P.C. deve quindi tracciare lo schema delle norme che regoleranno la sua condotta, deve ben precisare la sua via.
Le tesi presentate al Congresso costituiscono un tentativo in tal senso; noi sappiamo che esso non sarà che un contributo ad un lavoro assai grande che non soltanto lo sforzo nostro e di tutti i compagni del P.C. d’Italia, ma lo sforzo e l’azione di tutti i comunisti del mondo potrà, attraverso l’esperienza della lotta, condurre a compimento.
Funzioni e caratteri del Partito Comunista
Nel compilare le tesi noi abbiamo cercato di trovare la guida in quelle che sono le condizioni necessarie perché la vittoria del proletariato sia assicurata.
Queste condizioni sono obbiettive, inerenti alla situazione in se stessa, quale ad esempio noi vediamo in Europa dopo il grande travaglio della guerra; sono oggettive in quanto riguardano la preparazione del proletariato alla lotta, il suo spirito combattivo, l’esistenza di un P.C. Così il P.C. si inserisce nelle condizioni necessarie per il divenire della vittoria del proletariato: il P.C. quale partito politico di classe, stato maggiore dell’esercito proletario in lotta contro la classe sfruttatrice.
Caratteristica fondamentale della fase della lotta di classe in cui il proletariato sia prossimo alla conquista del potere è la unità di direzione dell’azione del più grande strato possibile del proletariato. Ma perché questa organicità della lotta sia raggiunta, è necessaria la esistenza di un Partito Comunista che si appoggi sul più gran numero di malcontenti e di sfruttati. Il Partito Comunista deve costituire il vertice di questa piramide. Il Partito Comunista deve raggiungere il massimo di coesione e di compattezza; la tattica del Partito Comunista deve tendere quindi ad allargare sempre più le basi della piramide ma avendo ogni cura nel far sì che la piramide si conservi piramide: ampliandosi la base il vertice deve restare pressoché immutato. Al vertice deve accogliersi l’élite della classe sfruttata, per dirigerne gli sforzi e l’azione.
Il Partito Comunista è quindi un organismo, tutti i cui elementi tendano verso una unica direzione; ma essi non si isolano, in questo loro atteggiamento: essi si preoccupano soprattutto di raggiungere la più grande influenza possibile sulle grandi masse proletarie. Ma nello stesso tempo il P.C. deve guardarsi dal pericolo di spezzare la sua unità lasciandosi soggiogare dalla illusoria speranza di ottenere miracolosamente e per vie devianti da quella fondamentale, maggiore influenza.
Il P.C. d’Italia ha sotto questo aspetto raggiunto un mirabile grado di perfezione. Attraverso accurate selezioni e diligente cernita di coloro che chiedono di entrare nel suo seno, il P.C. d’Italia, dal suo iscritto più quotato e stimato quale teorico, all’ultimo proletario analfabeta che partecipa nei suoi quadri, è costituito esclusivamente da elementi che hanno fatto interamente propria la parola d’ordine della lotta rivoluzionaria. (Applausi).
Questa unità di coscienza del P.C. non ha valore in quanto si considerino ad uno ad uno i suoi elementi, ma in quanto rappresenta la somma di tutta la collettività.
Attraverso il congegno di questo organismo unitario, con la sua gerarchia, vien messo in valore il fattore di volontà dei suoi singoli componenti. Il P.C. nel suo sviluppo tende sempre più ad incrementare questo suo carattere di essenziale unità.
Vi sono nella storia rivoluzionaria del proletariato crisi, arresti, ritorni, inutili errori: molti ve ne sono stati in passato. La guerra che condusse all’aperto tradimento dei socialdemocratici che si rivelarono strumento di collaborazione e di conservazione borghese, ha portato alla costituzione della terza Internazionale; che è destinata ad essere il centro regolatore di tutto quanto il movimento rivoluzionario del proletariato, per contenerne le inevitabili deviazioni ed incoraggiarne lo slancio così nelle piccole lotte quotidiane come in quelle decisive e finali.
Il P.C. e la classe proletaria
Il problema della tattica del Partito comunista si presenta dunque come il problema dei rapporti fra il Partito comunista ed il restante dell’ambiente sociale.
Primo aspetto di questo problema è il rapporto fra Partito comunista e classe proletaria. Come può il Partito comunista sempre più allargare la sua zona di reale e fattiva influenza? Attraverso l’esempio della sua indefettibile dirittura classista? Per mezzo della propaganda? Sfruttando la seduzione estetica del gesto ribelle e coraggioso di pochi suoi inscritti?
Non sono questi i soli e soprattutto non sono questi i maggiori mezzi che il Partito comunista deve usare nella sua opera assidua di penetrazione fra le grandi masse lavoratrici. Il Partito comunista ha il compito soprattutto di partecipare proficuamente ed instancabilmente a tutte quante le manifestazioni della complessa attività del proletariato. Dovunque un gruppo sia pure esiguo di lavoratori si è costituito per lottare sul terreno della lotta di classe, il Partito comunista deve portare la sua parola ed il suo incitamento per una azione concreta, anche se questa azione presenta solo rudimentalmente ed in forma embrionale i caratteri propri ad una azione prettamente rivoluzionaria: non è mai il caso di straniarsi od irridere: bisogna sempre intervenire, perché attraverso la lotta qualunque movimento, per quanto poco rilevante e poco deciso sia al suo inizio, finirà coll’inquadrarsi nel complesso delle attività rivoluzionarie del proletariato.
Il nostro Partito anche sotto questo aspetto ha dato finora prova di essere interamente all’altezza del suo compito. Nessun compagno, anche chi più specificamente è dedicato agli studi teorici riguardanti il nostro movimento, si è mai rifiutato di prestare la sua opera nelle forme più modeste ma più proficue ai fini che il nostro Partito si propone di raggiungere.
Il P.C. ed altri movimenti proletari
Un altro aspetto dello stesso problema riguarda i rapporti tra P.C. ed altri movimenti proletari.
Vi sono di fronte al nostro partito altri partiti e movimenti di masse che hanno le proprie basi fra la classe lavoratrice. Essi talvolta sono così notevoli che noi dobbiamo confessare che senza il consenso delle masse al seguito di queste correnti, non ci è possibile attuare una determinata azione. Notevoli soprattutto sono le influenze che irretiscono attualmente nell’orbita dell’attività socialdemocratica molta parte delle masse proletarie.
L’azione tattica del P.C. di fronte a questo problema è stata distinta, per semplificare, in due termini: azione diretta ed indiretta; intendendosi per azione indiretta quella esplicata dal Partito comunista nelle situazioni in cui non gli è possibile esercitare la sua influenza con le forme risolute e chiare che costituiscono il fine che esso si propone di raggiungere.
E così il problema della costituzione del P.C. è risolto. Il contatto con le masse è stabilito.
Dobbiamo constatare tuttavia che siamo in minoranza. Siamo pochi; dobbiamo diventare di più. Siamo il quaranta per cento, il cinquanta o sessanta per cento? Poco importa soffermarci in questi calcoli. È certo, in ogni caso, che dobbiamo ancora spostare verso di noi profonde masse proletarie che oggi sono al seguito di popolari, socialdemocratici, anarchici, sindacalisti, ecc. Il problema è dunque: come conquistare la più gran parte delle masse? Questo problema, nella situazione attuale, viene considerato ugualmente da noi e da tutti i compagni dell’I.C.
Sotto l’offensiva capitalista qualunque velleità rivoluzionaria dei partiti opportunisti è stata liquidata. Il capitalismo potrà sopravvivere, solo se riuscirà a sbarazzarsi non soltanto delle minoranze più energicamente rivoluzionarie, ma anche di tutta quanta l’organizzazione che il proletariato faticosamente è riuscito a costruire per la sua difesa.
Si tratta quindi di chiedere alla classe lavoratrice se essa è pronta a difendere il suo diritto alla esistenza. Bisogna invitarla alla resistenza. Non più il dissidio fra noi ed i riformisti sta in ciò: che noi dicevamo «domandiamo tutto»; i riformisti rispondevano «domandiamo poco». Noi ci limitiamo a chiedere alla classe lavoratrice se essa vuole resistere all’offensiva capitalista. Se noi diciamo oggi, quindi, «difesa del salario», non abbiamo bisogno di aggiungere: «lotta contro la classe borghese». L’una è semplicemente un aspetto dell’altra.
Soltanto così noi possiamo costringere i socialdemocratici a mostrare che essi sono anche contro le rivendicazioni immediate del proletariato. Il rifiuto dei socialdemocratici a scendere persino su questo terreno che potrebbe sembrare prettamente minimalista, rivelando il contenuto essenzialmente conservatore ed antiproletario della dottrina e della pratica socialdemocratica, facilita enormemente il passaggio di grandi masse lavoratrici dal campo riformista a quello comunista.
L’esperienza del P.C. d’Italia
In Italia abbiamo già cominciato, e forse fummo tra i primi, ad attuare questa tattica. Tutti i compagni sanno dettagliatamente come e perché (…) Se divergenze sorgono su questo argomento, esse sorgono quando si considerano alcuni dettaglia di questa applicazione; ma sul suo contenuto sostanziale non è possibile divergere.
Noi non possiamo modificare radicalmente i principi tattici cui si è informata finora la nostra azione, ma attraverso i collegamenti sindacali, politici, elettorali, noi dobbiamo trarre dall’esperienza quotidiana gli insegnamenti che l’assiduo controllo e la obiettiva critica possono darci.
Per ottenere il nostro scopo dobbiamo conservare indipendenti i nostri organismi militari, sindacali, elettorali, ecc. In questa indipendenza delle nostre centrali, e nello sviluppo della loro azione verso le masse proletarie, sta la possibilità di contrapporci all’atteggiamento di partiti e di movimenti avversari, sul terreno concreto della realtà quotidiana. Solo così ci sarà possibile far convergere l’attenzione del proletariato sul nostro Partito; solo così noi possiamo essere certi che quando in una data situazione i riformisti tenteranno di strozzare lo sviluppo di un certo movimento, noi saremo in grado, se lo crederemo opportuno di continuare a dirigerlo da soli fino alla vittoria; oppure non avremo la responsabilità della sconfitta. (Applausi).
Non è nemmeno il caso di trarre esempio dalla esperienza dei blocchi elettorali, intorno ai quali è però utile notare che se si otteneva vittoria, essa veniva attribuita ai partiti di destra, mentre in caso di sconfitta tutta la colpa veniva fatta ricadere sui partiti di sinistra. Un altro esempio di diverso genere, ma assai più notevole e pieno di insegnamenti lo abbiamo dall’atteggiamento dei sindacalisti i quali avendo voluto costruire una loro organizzazione sindacale indipendente da ogni partito politico, nulla han saputo edificare che anche di poco si sollevasse dall’atteggiamento grigio e fiacco imposto dai socialdemocratici alle organizzazioni da essi dominate. Manifestazione chiarissima di questa impotenza sindacalista l’avemmo in occasione dell’occupazione delle fabbriche, quando i sindacalisti non seppero trovare né una parola, né un gesto che li distinguesse, in quella ora tragica per il proletariato che fu sconfitto ad opera dei suoi dirigenti.
Indipendenza ed unità.
Noi invece, pur dando al nostro Partito tutte quante le più rigide caratteristiche proprie del partito di classe, ma non limitandoci alla funzione di setta che si raccolga in conciliaboli nei locali chiusi, vogliamo in ogni modo essere presenti tra le grandi masse per agitare la nostra bandiera in piena luce e lanciare a gran voce la nostra parola d’ordine invitante all’azione concreta sia per le immediate e parziali conquiste, sia per le grandi battaglie rivoluzionarie.
Ma è indispensabile che all’atto dell’urto fra le opposte classi il P.C. pervenga, avendo conservato intatte le sue posizioni di battaglia, senza fondersi, e quindi confondersi, con coloro che nelle ore decisive debbono per forza di cose, trovandosi a scegliere fra due parti in lotta, passare dalla parte che si oppone alle rivendicazioni rivoluzionarie del proletariato. (Applausi prolungati).
Questa necessaria indipendenza sarebbe rotta, se il P.C. nei comitati elettorali, nelle Cooperative, nei Comitati Sindacali, accogliesse esponenti di altri partiti. È marxisticamente vero che il P.C. non esiste per soddisfazione degli individui che lo depongono, ma è pur vero che nello stabilire rapporti continuativi e diretti fra le masse, la caratteristica dell’indipendenza sia uno dei più notevoli e fondamentali fattori di successo. E questa non è l’intransigenza cosiddetta massimalista falsamente teorica ed aprioristica. Noi sappiamo che partecipare o non ad una riunione è un fatto che può avere grande valore nello sviluppo del nostro partito. È per questo che non trattiamo alla leggera nemmeno le più lievi sfumature nel prendere e nel sostenere i nostri atteggiamenti.
La tattica sindacale
È sembrato ad alcuni compagni dell’Internazionale che la nostra tattica sindacale meriti piuttosto il nome di sindacalista, perché prescinde dal fattore politico. Ciò non è esatto. Tutti i nostri compagni, nel portare comunque e dovunque nei sindacati la parola comunista, sanno di fare, e fanno in realtà, opera squisitamente politica. La verità è che noi stiamo costruendo nei sindacati il nostro solido congegno per la lotta contro i riformisti. Questo congegno è strumento, prevalentemente politico, della lotta ingaggiata dal proletariato contro lo sfruttamento capitalista.
Il nostro fronte unico significa il fronte unico delle organizzazioni di tutti i lavoratori. Esso varca ogni limite di categoria e di località. Esso si sforza di cancellare tutti i residui di tendenze corporativistiche se sovente vengono mascherate sotto un sindacalismo rivoluzionario che poco ha da invidiare alla socialdemocrazia confederale.
Questo fronte unico per il quale noi lottiamo è un fatto eminentemente politico, perché attraverso la lotta per ottenere la sua realizzazione si costituisce e si sviluppa l’inquadramento delle masse proletarie sotto la guida del partito politico di classe.
Questa nostra tattica comincia già a dare i suoi buoni frutti. Essa ci assicura posizioni nitide ed elastiche che in ogni evenienza pongono in rilievo di fronte al proletariato l’atteggiamento del P.C., mettendo in evidenza come e perché esso si differenzi dagli altri movimenti cosiddetti sovversivi. Fra pochi giorni, ad esempio, nel Consiglio Nazionale della C.G.d.L., socialisti di destra si azzufferanno con i socialisti di sinistra; in tale situazione noi potremo sfruttare tutti i vantaggi derivanti dalla nostra posizione di assoluta indipendenza.
Né è vero che la nostra tattica tenda ad eliminare dal nostro movimento quegli elementi che, formalmente legati ad altri organismi, tendono ad accettare le nostre direttive. Quando noi lanciamo alle masse le nostre parole d’ordine comuniste, noi diciamo implicitamente anche agli elementi della sinistra del Partito Socialista: seguite queste nostre parole d’ordine; così, se essi vorranno, avranno modo di entrare nell’orbita del nostro movimento.
Così e non altrimenti noi ci poniamo il problema dell’inquadramento della masse. I compagni dell’Internazionale comunista, riconoscendo più volte che il P.C.d’I. merita di essere portato come esempio di partito veramente marxista, hanno implicitamente riconosciuto la bontà della nostra tattica.
Noi conserveremo e difenderemo strenuamente la solidità di questo nostro inquadramento unitario; né disdegneremo in niun caso l’avvicinarci a qualsiasi organismo proletario per attirarlo nell’orbita del nostro movimento.
Ma soprattutto noi ci presentiamo di fronte alle grandi masse proletarie dichiarando apertamente di porre la nostra candidatura alla dirigenza della rivoluzione proletaria.
(Tutto il Congresso applaude levandosi in piedi. L’applauso si rinnova quando Bordiga grida «Viva la rivoluzione comunista!». Cessati gli applausi, tutto il Congresso canta l’Internazionale)
Un relatore per la minoranza
PRESUTTI, relatore per la minoranza. Nega di essere nel congresso l’esponente di una corrente «opportunista di destra». Ricorda che le tesi presentate dai relatori hanno una portata internazionale. Se i relatori hanno riconosciuto ciò, ciò vuol dire che le tesi sono in contrasto con la tattica che è stata finora quella dell’Internazionale comunista.
Tutti i partiti appartenenti all’Internazionale comunista condividono le basi del marxismo, che non fissa linee tattiche per tutte le situazioni; ma i partiti comunisti cercano di adattare la loro tattica a determinate situazioni, a secondo del loro variare. Così che la Internazionale comunista oggi deve e vuole modificare la sua tattica a secondo della mutata situazione. Il II Congresso dell’Internazionale comunista fissò i termini generali della tattica comunista; il III Congresso determinerà meglio questi termini.
Il P.C. è l’avanguardia della classe lavoratrice; la classe proletaria intanto sarà capace di spezzare la resistenza borghese e costruire il suo stato proletario, in quanto avrà il suo P.C. che sia in grado di dirigere la lotta e l’opera di ricostruzione.
Condizione preliminare di vittoria dei P.C. è dunque che essi abbiano al loro seguito la maggioranza delle masse. Prima della conquista del potere, compiuta dai P.C., è quindi la conquista delle masse.
Oggi il P.C. non può più, come era necessario un tempo, limitarsi all’opera di propaganda, ma deve più efficacemente adoperarsi per la conquista delle masse.
La divergenza fra la tesi del P.C. d’Italia e l’Internazionale comunista sta nella ricerca del mezzo per conquistare le masse. Tutti sono d’accordo sulla necessità di conquistare le masse.
Il Comitato allargato dell’I.C. ha esaminato questa questione: «essendo mutati i tempi, quale dovrà essere la nuova tattica per conquistare le masse?».
I compagni dell’I.C. intendono il fronte unico così:
Essi dicono che le masse oggi non lotterebbero per un’azione radicale. Le masse oggi sono minimaliste (rumori ed interruzioni) le masse sono depresse, esse hanno perduto il loro spirito rivoluzionario, perché la classe borghese ha rafforzato la sua dominazione politica. Quindi bisogna risollevare lo spirito delle masse operaie; condizione indispensabile perché ciò avvenga è che i nostri partiti comunisti rafforzino il loro ascendente sulle masse.
Voci: Ma allora siamo d’accordo. Ma non è forse così!?
PRESUTTI – Ma è una dolorosa constatazione questa: i partiti socialdemocratici continuano a conservare grande influenza nella classe lavoratrice. Bisogna trovare il modo di dimostrare alla classe lavoratrice che i socialdemocratici sono dei controrivoluzionari. L’I.C. constata che tutta la vivace campagna polemica contro i socialdemocratici non ha demolita la loro influenza sulle masse.
È necessario quindi mettere alla prova i socialdemocratici, chiamandoli sul terreno della lotta, programma di riforme immediate, che essi dovrebbero accettare.
Fin qui siamo tutti d’accordo, il dissenso nasce sul come chiamare le masse che seguono i diversi partiti, alla lotta insieme a noi. Nelle base che noi discutiamo, la funzione del P.C. è vista sotto un aspetto ben diverso da quello accettato dai compagni dell’Internazionale. È giusto che per una pregiudiziale di «purità» del P.C. non si utilizzino tutti i mezzi opportuni per mettere in moto le masse? Se in una lotta a fine contingentale e minimalista, noi credessimo opportuno unirci ad altri partiti, noi avremmo sempre – e questo il compagno Bordiga ha dimenticato – il nostro organismo omogeneo e compatto, con cui manovrare senza tema di confonderci con gli altri. Una volta messa in moto la massa, essa sarà portata ad accogliere soltanto la parola d’ordine comunista, non appena l’incrementarsi, lo svilupparsi ed il radicalizzarsi del movimento eliminerà i socialdemocratici che si portano contro di esso: quindi contro le masse che resteranno al seguito del P.C.
Ripete che non esiste il pericolo che il P.C. si confonda e disperda i suoi quadri. Non si trattiene su questioni particolari, riservandosi di trattarle se se ne presenterà l’occasione in seguito, nello svilupparsi della discussione.
Conclude affermando che se il P.C. d’Italia vuole espletare tutto quanto il suo compito, dovrà liberarsi di molta parte della sua rigidezza, rendendosi più elastico e più adatto alle esigenza della lotta.
POZZOLI – Invita il Presutti ad enunciare subito gli emendamenti proposti in sede di Commissione.
PRESUTTI – I suoi emendamenti costituiscono una questione di insieme, spostando profondamente la impostazione teorica della tesi. I suoi emendamenti si riferiscono soprattutto ai punti della tesi in cui accenna alla inopportunità di costituire il fronte unico con altri partiti.
Legge ed illustra le modificazioni che in sede di commissione ha proposto alla tesi.
(A questo punto il compagno Kolarov pronuncia in francese il discorso che abbiamo dato nella sua traduzione integrale)
Seduta notturna
Alle ore 22 il Congresso si è riunito nuovamente in seduta notturna. I compagni ROBERTO e TERRACINI hanno ampiamente riferito sui recenti lavori dell’Esecutivo allargato dell’I.C., cui essi hanno partecipato. Daremo domani il resoconto della interessantissima relazione.
La relazione di un rappresentante del P.C. di Germania sul movimento comunista tedesco
Adesioni e saluti
(Seduta antimeridiana di oggi)
La seduta antimeridiana odierna si apre alle ore 10.
Presiede BELLONE.
AZZARIO comunica un telegramma del Comitato per il prestito per la stampa il quale propone siano dedicati cinque minuti ad illustrare e raccomandare la sottoscrizione al prestito e un telegramma di saluto e di adesione della gioventù comunista di Fiume. Legge poi una lettera della Federazione Comunista di Ferrara la quale dice:
FERRARA, 19 marzo 1922
Alla Presidenza del Congresso
Noi della Federazione Provinciale Comunista Ferrarese ci troviamo nella impossibilità di inviare un proprio rappresentante al congresso, che portasse il grido di vendetta del proletariato comunista della nostra provincia, stanco di sottostare alle servizie della delinquenza agrario-fascista.
Le nostre condizioni finanziare, causa la grande disoccupazione che imperversa, non lo hanno permesso.
Compagni! Siamo vivi più che mai; al congresso vi siamo con lo spirito e colla fede.
Compagni! I Comunisti della martoriata provincia ferrarese, hanno proclamato l’unione sacra, e guardano con fede sicura la via che il Partito Comunista le addita di percorrere. E con forza e tenacia infrangeremo le barriere borghesi e socialdemocratiche che si opporranno alla nostra marcia sicura e trionfale.
Un commosso saluto a tutti i congressisti rappresentanti i comunisti d’Italia.
W il Comunismo!
W l’Internazionale Comunista
Per la Fed. G Romani
Viene ancora letta la seguente lettera di adesione del Partito Comunista Svizzero:
Cari compagni,
Abbiamo ricevuta la vostra lettera di invito del 25 febbraio e vi ringraziamo.
Purtroppo non possiamo accettare il vostro invito e mandare una delegazione al vostro congresso.
Con grande interesse seguiamo lo sviluppo del partito comunista d’Italia e al vostro congresso inviamo i più fraterni saluti. Vi auguriamo che il vostro congresso possa compiere un lavoro fecondo.
Speriamo che il vostro congresso contribuirà a rinforzare la fiducia del proletariato rivoluzionario d’Italia nei comunisti, che esso riuscirà a scorgere tutta la miserabile ipocrisia dei socialdemocratici e seguirà l’appello di battaglia del Partito comunista d’Italia.
Viva il Partito Comunista d’Italia.
Viva la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato italiano.
Con saluti fraterni.
Partito Comunista di Svizzera
La lettura della relazione
BELLONE – Il compagno Peluso vi leggerà una relazione del rappresentante il P.C. di Germania sulle questioni che il Congresso deve esaminare a proposito della tattica generale.
PELUSO legge la relazione che segue:
Il proletariato tedesco col tradimento dei socialisti nell’agosto del 1914 ha dovuto percorrere una valle di lacrime e di dolori, verso la sua meta emancipatrice.
Esso ha dovuto soffrire sconfitte e delusioni. Alla vittoria del 1918 seguirono le lotte rivoluzionarie del 1919, che ebbero come conseguenza la disfatta del proletariato. Al tentativo di colpo di stato di Kapp gli operai risposero collo sciopero generale nel 1920. Nel 1921 avemmo l’azione di marzo e recentemente il grande sciopero ferroviario: queste sono le grandi tappe del movimento proletario tedesco dal 1918.
Fra queste grandi tappe della rivoluzione vi sono state delle singole lotte, delle vittorie, come pure delle disfatte parziali.
In questa dura lotta rivoluzionaria del grande conflitto storico colla borghesia, il proletariato tedesco ha acquistato una grande esperienza.
Da quest’esperienza esso ha battute le armi per servirsene contro i suoi nemici.
E così si trova confermato il pensiero di Rosa Luxemburg, cioè che le sconfitte del proletariato nella sua lotta di classe sono pure delle vittorie.
Fatte queste premesse esporrò come sono stati trattati in Germania i problemi più importanti dell’I.C. e come è stata applicata la nuova tattica.
La questione del fronte unico
La questione più importante ora davanti all’I.C. è, come si sa, quella del fronte unico e del governo operaio.
In Germania la discussione teorica su questo tema è ora chiusa. Il P.C.T. ha fissato il suo punto di vista teorico su questo tema al Congresso di Jena. Le sue tesi hanno stabilito la sua politica e il partito lavora da tempo già secondo le decisioni del 3° Congresso di Mosca.
I nostri avversari ci fanno il rimprovero di seguire gli ordini di Mosca, ora noi quali marxisti, che applicano il metodo del materialismo storico, sappiamo che il cambiamento tattico del 3° Congresso di Mosca è il risultato dello sviluppo economico in Europa occidentale.
Nel 1918-1919 si era fatta la profezia che la rivoluzione scoppierebbe subito dopo di quella russa. Ma lo sviluppo fu molto più lento, vi fu il bisogno di rivedere la nostra tattica.
Quale è dunque il nostro orizzonte attuale? Il capitalismo si sostiene in vita in Europa occidentale soltanto distruggendo sistematicamente la forza umana di lavoro. Mantenere il proletariato al di sotto del suo livello di vita è diventata adesso la premessa della superproduzione capitalistica. La famosa riproduzione della mani di Marx non avviene più di un modo normale. Poiché la classe borghese in Europa occidentale è in possesso dell’apparato di Stato (tanto il legislativo come l’esecutivo) il capitalismo può creare provvisoriamente dei periodi di prosperità a spese del livello di vita delle masse. Questi periodi di trovano però nella curva discendente dell’epoca capitalista.
Riassumendo. La situazione obiettiva è rivoluzionaria, lo sviluppo però è più lento. L’I.C. ha per compito di svincolare la leva dei movimenti rivoluzionari di masse.
Al nostro orizzonte storico la classe dominante non ha altra prospettiva da offrirci che le sue galere, la sua guardia bianca e le sue spie.
Il pessimismo regna perciò nella borghesia (Genova è la più recente delle sue speranze di salvezza). Essa conta sull’America, e tutti si sono messi alla caccia del mercato russo. L’espressione politica di questo pessimismo si vede nel tentennamento della piccola borghesia, e l’orientamento verso destra della borghesia.
I nuovi aggruppamenti si formano non soltanto nei gruppi politici della classe dominante, ma anche nei gruppi che rappresentano il proletariato.
In Germania attualmente v’è una viva effervescenza.
La scissione nel movimento operaio è verticale nell’organizzazione, ma orizzontale politicamente.
Essa si estende dai Sindacati al Partito socialista agli Indipendenti, sino nei Circoli delle organizzazioni cristiane.
L’effervescenza è causata dalla politica di coalizione dei socialisti, e contro l’oppressione della loro politica d’imposte, e la loro politica sociale (diminuzione dei salari, abolizione delle 8 ore).
Il rafforzamento economico e politico della borghesia obbliga quotidianamente la classe lavoratrice tedesca al pensiero di realizzazione dell’unione di tutte le forze proletarie per formare il fronte unico collo scopo di difendere le conquiste proletarie.
Il fronte unico non è in Germania una questione di organizzazione, cioè non ha per scopo la fusione o una alleanza dei partiti politici; essa ha molto più un contenuto politico (cioè unire i lavoratori di tutti i partiti per la difesa delle loro conquiste.
Non si tratta di sacrificare l’esistenza del partito comunista per dei scopi riformistici.
Ciò era lo scopo del gruppo dei liquidatori di Paul Levi, che esigevano lo scioglimento del P.C. in un partito «generale di socialrivoluzionari» in unione cogli indipendenti.
A questa proposta il partito comunista ha dato la sua risposta escludendo questo gruppo.
In lotte continue e severe il P.C. ha chiuso il suo primo periodo che è stato quello di formare un partito di classe con delle teorie comuniste chiare.
Ora esso è entrato nel suo secondo periodo; cioè nella preparazione per la presa di possesso del potere politico.
Rosa Luxemburg ha scritto sul programma degli spartachiani: Il P.C. per conquistare il potere politico deve appoggiarsi sulla maggioranza della classe lavoratrice.
Il P.C. si prepara a prendere la direzione della maggioranza della classe lavoratrice. La tattica del fronte unico gli assicura questa direzione.
La tattica del fronte unico non rende superfluo il P.C., essa ha al contrario come premessa la sua esistenza.
Ora comincia veramente la parte storica del P.C.T.
La capitolazione dei socialisti
La capitolazione aperta e nascosta dei socialisti innanzi ai capitalisti, il tentennamento e il tradimento dei capi indipendenti, spingono le masse stesse a lottare dietro il P.C.T. per dei scopi anche riformisti.
Ciò è accaduto nello sciopero dei ferrovieri, nella lotta contro le imposte, ecc.
Un altro esempio pratico è quello che durante la festa del 1° Maggio le masse vengono ai nostri ocmizi.
Il P.C.T. cerca di rompere l’isolamento, di parlare alle masse, di costruire dei ponti di collegamento con essa.
Nella lotta parlamentare esso stabilisce le sue proprie liste.
Dunque la politica non è negativa, né soltanto critica. Essa è positiva, poiché si mette a capo dei lavoratori nella loro lotta per il pane quotidiano.
Il fronte unico non è uno sposalizio coi partiti socialisti. Non significa nemmeno mettere la centrale del partito sotto la centrale di un altro partito. Non bisogna trattare questa questione in un modo dogmatico-meccanico. Si può soltanto giudicarla giustamente se viene esaminata secondo la dialettica marxista.
Visto in modo dialettico, significa prevedere che la base della lotta si allargherà sempre più nella lotta stessa del fronte unico; nei combattimenti per l’esistenza del proletariato, le fondamenta vengono sempre meglio cementate.
Mentre questo sviluppo si produce alla base, alla cima i comunisti diventano sempre più gli elementi direttivi.
I comunisti non sono vincolati da una politica d’alleanza cogli imprenditori. Essi non hanno nessuna illusione sulla democrazia. Nelle loro negoziazioni essi sono soltanto vincolati dagl’interessi della classe lavoratrice. Perciò l’abbandono da parte dei lavoratori socialisti dei loro capi è ineluttabile.
In questo modo, alla cima, avviene la separazione coi riformisti senza che la scissione si faccia alla base.
Questo processo di sviluppo non è un processo continuo, che va in linea diretta. Vi sono dei periodi ascendenti e delle sconfitte prima del giorno della vittoria.
A delle condizioni storiche diverse, corrisponderà un movimento alquanto diverso in ogni paese.
Una cosa però è sicura: nessun partito comunista può dire per esempio: per voi tedeschi questa tattica è buona, ma non vale niente per gli italiani.
All’infuori di certi dettagli, le grandi linee di questa tattica devono essere applicate da tutta l’Internazionale.
Sarebbe un errore fatale di adottare nuove direttive senza una preparazione teorica e senza propaganda. Bisogna tener conto dello stato psicologico. Il modo di pensare e la sensibilità del proletariato è empirica.
La spinta del partito per la sua estensione deve essere parallela al lavoro di penetrazione dell’ideologia comunista nel partito stesso.
Il Partito comunista italiano deve esaminare coscientemente la nuova tattica e la deve discutere con gravità.
La migliore preparazione per il fronte unico è la chiarezza teorica e la forza del P.C.
La questione del governo operaio
La questione del governo operaio sta in rapporto diretto con quella del fronte unico. Il partito comunista tedesco ha pure avuto in questo campo una preziosa esperienza.
Dopo la rivoluzione del 1918 si formò in Germania un governo di socialisti e di socialisti indipendenti.
Invece di diventare un governo rivoluzionario questi si trasformò in un baluardo della borghesia.
Il governo socialista ha preso sotto la sua protezione la proprietà privata e la forma capitalista della produzione contro gli attacchi delle masse lavoratrici rivoluzionarie.
Dopo la separazione degli indipendenti dal governo rivoluzionario i socialisti ritornano interamente verso il collaborazionismo. I socialisti conseguenti con se stessi proseguono ora la politica di alleanza colla borghesia, iniziata nel 1914.
Al Congresso di Gözlitz dell’estate 1921 il partito socialista decise di associarsi anche col partito popolare tedesco monarchico che rappresenta la grande industria. Questa politica fu naturalmente di gran danno per gl’interessi della classe lavoratrice tedesca.
Malgrado la campagna per smascherare questa politica anti-proletaria dei socialisti tedeschi, una gran parte del proletariato tedesco rimane schiavo dell’ideologia socialdemocratica. Il collaborazionismo è passato sopra le frontiere del partito per entrare anche in parte in quello degli indipendenti. Il collaborazionismo è oggi penetrato nell’organismo degli indipendenti tedeschi, come i serratiani italiani, ed essi hanno in più i bacilli di Levi.
Se il proletariato segue oggi ancora questa politica, ciò è dovuto alla lentezza con la quale si sviluppa la rivoluzione ed anche all’offensiva economica e politica della borghesia.
Il Partito comunista tedesco ha dovuto riconoscere che nella situazione politica economica attuale è poco probabile di poter condurre il proletariato alla lotta per la realizzazione immediata della dittatura dei Soviet.
La prossima tappa dello sviluppo sembra esser sempre più quella di un governo operaio come forma di transizione allo Stato proletario.
Il Partito comunista tedesco ha dunque dopo questa esperienza opposto alla teoria del collaborazionismo la richiesta di un governo operaio. In questo modo il Partito comunista è passato dalla critica negativa alla direzione di una rivendicazione immediatamente realizzabile. Il contenuto politico del governo di coalizione è una politica di realizzazione, di riparazione a spese del proletariato: soppressione delle otto ore di lavoro, divieto di sciopero per gli impiegati statali, riduzione di salari, giustizia bianca contro il proletariato.
Il contenuto politico del governo operaio: riparazioni a spese delle classe possidenti; mantenimento e miglioramento delle conquiste economiche proletarie; controllo della produzione dai Consigli di fabbrica; sequestro di beni; epurazione dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia da ogni elemento contro rivoluzionario; formazione di una polizia operaia; liberazione dei detenuti politici; relazioni amichevoli con la repubblica dei Soviet.
Queste rivendicazioni possono essere eseguite nella forma di produzione capitalistica.
Essi sono degli scopi concreti per la lotta dei quali le masse lavoratrici tedesche si sono già dichiarate favorevoli anche nei Sindacati, nel Partito socialista, in quello indipendente, a mezzo di manifesti, di risoluzioni prese nelle fabbriche e nei Sindacati. La parte del governo operaio si è trasformata in Germania tanto nell’ideologia delle masse come nella sua funzione effettiva, storica, politica: quantunque esso non causa la soppressione della forma capitalistica sociale essa dà al proletariato delle grandi possibilità di estendere il suo potere. Il compito storico del partito comunista sia dentro come fuori di questo governo è quello di attingere tutte le possibilità reali di un governo operaio in lotta contro la borghesia con l’aiuto delle energie rivoluzionarie.
Se il governo operaio nel suo sviluppo entra in conflitto con le forze produttive esso deve o rompere queste catene e attuare l’espropriazione completa, o entra in lotta contro il proletariato. In ambo i casi la sua posizione diventa insostenibile e perciò bisogna risolvere il contrasto nel senso della rivoluzione proletaria. Come nel fronte unico, così anche nella questione del governo operaio, il Partito comunista conserva la sua vera fisionomia: esso non fa alleanza ma conserva il suo diritto alla critica ed alla libertà di azione.
In Sassonia e Turingia
La lotta per un governo operaio non può essere paragonata alla posizione che prende il Partito comunista ai governi di Sassonia e Turingia, di province amministrative che posseggono un apparato legislativo ed esecutivo di una certa relatività. Essi sono poi dipendenti dalle leggi dell’Impero. D’altronde i comunisti non fanno parte del governo. Il Partito si contenta di assicurare a mezzo del parlamento la vita del governo per far faccia al fronte unico della borghesia.
D’altronde il Partito comunista lavora con tutte le sue forze dentro e fuori del parlamento contro questo governo che obbliga a fare delle concessioni ai lavoratori. Quando il Partito comunista potrà far cadere un tal governo? Ciò dipende dal rapporto delle forze extra parlamentari. I comunisti soli sono troppo deboli. Se essi facessero cadere il governo unendosi al voto della borghesia essi troverebbero opposizione da parte di un gran numero di lavoratori e rimarrebbero così isolati. In questa questione pure deve il partito allargare la sua base e nel suo interno approfondire la sua ideologia. Così soltanto esso sarà capace di muoversi senza pericolo come pure in condizione di evitare tentennamenti o cambiamenti dannosi.
L’applicazione di questa tattica è, secondo me, necessaria anche in Italia. La situazione politica-economica, come pure la situazione interna del partito offre molte somiglianze con le tedesche. Prego i compagni italiani di esaminare seriamente ed obiettivamente questa questione e di tenere in considerazione l’esperienza delle rivoluzioni russa e tedesca.