International Communist Party

Il Sindacato Rosso (II) 04

PREMINENZA DEL PARTITO SUGLI ORGANISMI OPERAI

Oggi più che mai è necessario ristabilire l’esatta posizione del comunismo rivoluzionario sulla funzione del partito e del rapporto partito e organismi operai. L’attuale situazione è infatti caratterizzata da una ripresa, se pur timida, della lotta di classe, ripresa i cui segni incontestabili noi ravvisiamo nel fatto che ormai il proletariato si muove su due fronti: quello anticapitalista e quello antiopportunista.

Gli operai più coscienti cominciano solo ora ad acquistare la consapevolezza del tradimento dei loro attuali dirigenti sindacali, che evitano di far muovere per qualsiasi motivo la classe e che impediscono, laddove essa già spontaneamente si muove, la generalizzazione delle lotte operaie.

Questo stato di cose ha portato, soprattutto nelle grandi fabbriche, al costituirsi di avanguardie, che impugnano rivendicazioni veramente di classe in difesa della vita e del lavoro degli operai. Si vanno così formando contro l’espressa volontà dei bonzi e in un clima di aperta rottura con essi, consigli di fabbrica, che hanno la specifica funzione di difendere gli interessi immediati degli operai, di organizzare forme di lotta e di trovare collegamenti, per estendere questa lotta al di fuori della singola azienda.

Noi esaltiamo questi consigli di fabbrica, per il contenuto di classe delle rivendicazioni che essi portano avanti, rivendicazioni che da venticinque anni abbiamo sempre sostenuto e difeso. Nello stesso tempo però dobbiamo anche indicarne i limiti ben precisi e mettere in guardia quegli operai che credono di potersi risollevare da questo stato di cose in modo autonomo e indipendente.

I consigli di fabbrica non rappresentano che gli operai di fabbrica, sono organismi interni alla fabbrica stessa. Noi abbiamo sempre sostenuto invece che la direzione centrale di una organizzazione proletaria deve essere all’esterno della fabbrica, perché solo così può sollevarsi al di sopra del particolarismo, può dare una linea unica non contingente alle lotte operaie, può subordinare agli interessi generali gli interessi e le esigenze locali e d’azienda. L’organismo che oggi è in grado di mobilitare la classe operaia, che ha la reale possibilità di dare un indirizzo di battaglia a tutti i proletari è il sindacato.

I consigli di fabbrica non potranno mai sostituire il sindacato nella sua funzione centralizzatrice, unificatrice e sintetizzatrice degli interessi e delle spinte periferiche. Essi potranno svolgere veramente una funzione solo e soltanto ritenendosi frazione del sindacato all’interno di determinate aziende, solo e soltanto diventando i suoi organi di fabbrica. E per far questo essi devono opporsi alla politica riformista oggi imperante, per sostituirla con una direzione fedele ai principi del sindacato di classe, devono buttare giù le proprie attuali dirigenze e conquistarsi la testa del movimento strappandolo pezzo per pezzo dalle mani dei traditori. È necessario che noi chiariamo agli operai che i loro sforzi sono sforzi da estendere, ma che devono coincidere con una battaglia all’interno della CGIL per strapparla ai suoi capi opportunisti, per riportarla nel solco delle finalità che la lotta di classe assegna ai sindacati proletari. Ogni slancio spontaneo infatti, anche se esprime un alto grado di combattività, è destinato a rimanere vano, ogni difesa dall’oppressione padronale è votata alla sconfitta senza una direzione centrale di classe, senza una organizzazione generale del proletariato.

È bene ribadire a questo proposito l’ordine di importanza degli organismi proletari: partito, soviet, sindacato. Adesso che i soviet non esistono, in assenza delle condizioni rivoluzionarie che li potranno esprimere, l’ordine è: partito, sindacati. I consigli di fabbrica e ogni organo aziendale, che organizzi pur sempre o ed esclusivamente operai, sono organi periferici, organi di esecuzione di consegne che devono partire sempre dall’esterno della fabbrica. Per questo non rientrano nella gerarchia delle funzioni essenziali per la lotta rivoluzionaria. La fabbrica è un compartimento stagno che soffoca ogni visione generale d’insieme. A questa condizione non sfugge nemmeno il partito se si azzarda a trasferire la sua base nella fabbrica. Questo problema ha grande importanza oggi, in un periodo di rigoglio di gruppetti immediatisti, di natura piccolo-borghese e di forme anarcoidi negatrici del partito e della organizzazione di classe del proletariato. Si affannano tutti a proporre posizioni che prospettano l’abbandono della forma-partito e della forma-sindacato, ormai ritenute superate, perché corrotte dall’opportunismo, alle quali oppongono nuovi organismi spontanei di base. Queste formule, che si presentano come nuove e originali, ma che in realtà non fanno altro se non ribiascicare posizioni stravecchie, vorrebbero affidare ai consigli, più o meno diversamente denominati, la ripresa della lotta rivoluzionaria di classe. Si riduce così ancora una volta la questione del potere a forme di organizzazione. Tutto questo vuoto discorrere è sepolto da una sola tesi (Marx, Engels, Lenin): «La rivoluzione non è una questione di forme di organizzazione».

Non esistono forme pure, in sé rivoluzionarie; non vi sono organismi rivoluzionari per virtù formale; ci sono soltanto forze rivoluzionarie per la direzione in cui agiscono e queste forze si risolvono in un partito con un programma. Quindi ogni forma di organizzazione del proletariato è precaria senza la ferrea guida del partito politico della classe operaia. Soviet, sindacato, consigli di fabbrica possono essere tutti catturati dall’avversario, come lo sono stati, e agire addirittura in senso controrivoluzionario, se non sono stati prima conquistati dal partito con il suo indirizzo politico corretto.

In Russia i soviet sorsero alla vigilia delle due rivoluzioni, quella del 1905 e quella del 1917. I bolscevichi li hanno diretti soltanto alla vigilia della insurrezione. I soviet fino a quel momento agivano come organi della controrivoluzione, guidati dall’opportunismo social-rivoluzionario. I consigli di fabbrica in Germania nacquero come organismi che, secondo i benpensanti, avrebbero dovuto costituire il «governo operaio» in fabbrica, il «potere proletario» sui mezzi di produzione. Il governo social-democratico li trasformò subito in organi di Stato. Questo è il loro programma: «I consigli di produzione sono i rappresentanti della produzione sostenuta in comune da operai e imprenditori. Il consiglio di produzione è il fondamento della socializzazione». Il fascismo troverà così strutture già confezionate per lui, preparate a puntino dall’opportunismo social-rivoluzionario, che naturalmente era antifascista.

Senza la direzione del partito politico della classe operaia, il partito comunista rivoluzionario, tutti gli organismi di classe perdono non solo ogni capacità reale di lotta rivoluzionaria, ma vengono persino catturati e utilizzati dallo Stato capitalistico. Anche lo stesso partito, come compagine organizzata, può passare al nemico, una volta che abbia abbandonato il suo programma. Ma il partito che non si è mai allontanato dai suoi principi non potrà mai passare all’avversario. Il partito allora è al primo posto secondo la ferrea gerarchia di funzioni che presiedono alla classificazione marxista. E questo non per feticismo della forma-partito, ma perché soltanto il partito possiede i principi del marxismo rivoluzionario, soltanto il partito sa dove andare e come andarci, perché ha una visione scientifica della lotta di classe, che gli permette di prevedere con sicurezza, di anticipare il domani. Questa consapevolezza gli deriva dal saldo possesso della dottrina, dall’esser sempre rimasto fedele alle proprie posizioni teoriche e di combattimento, e dal non aver mai piegato il programma alla cosiddetta «situazione». La struttura morfologica della classe si presenta quindi così: alla base la massa dei lavoratori, la classe statisticamente intesa; al vertice il partito politico di classe; nelle posizioni intermedie le organizzazioni sindacali. La classe esiste in virtù dell’esistenza del partito, ma la sua esistenza operativa dipende anche dalla sua organizzazione di difesa economica. Il sindacato è infatti quell’organismo in cui si realizza l’unità delle forze della classe operaia, quell’organismo che solo può affasciare tutti quanti i proletari. Ecco perché è la leva del partito nella lotta per il potere, la cinghia di trasmissione tra il partito e le masse operaie. Ecco perché deve divenire, anche se non lo è in principio, un organo di combattimento rivoluzionario per la conquista violenta del potere, la distruzione dello Stato capitalistico, la dittatura del proletariato, sotto la direzione del partito politico di classe, il partito comunista rivoluzionario.