الحزب الشيوعي الأممي

Il Comunista 1922-01-28

L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.1

Tesi sul fronte unico proletario e sull’atteggiamento da adottare verso gli operai aderenti alle Internazionali 2 e 2 ½ e a quella di Amsterdam, come verso gli operai aderenti alle organizzazioni anarchiche e sindacaliste.

(Adottate all’unanimità dall’Esecutivo dell’Internazionale Comunista il 18 dic. 1921).

1. Il movimento operaio internazionale attraversa in questo momento un periodo di transizione che pone davanti all’Internazionale comunista e alle sue sezioni nuovi e importanti problemi tattici. Questo periodo è principalmente caratterizzato dai fatti seguenti:

La crisi economica mondiale si aggrava. La disoccupazione aumenta. In quasi tutti i paesi il capitale internazionale ha scatenato contro la classe operaia un’offensiva sistematica tendente soprattutto a ridurre i salari e a peggiorare le condizioni di vita dei lavoratori. Il fallimento della pace di Versailles appare sempre più evidente. Una nuova guerra imperialista e anche parecchie guerre simili, sembrano inevitabili, a meno che il proletariato riesca a vincere la borghesia. La Conferenza di Washington ha messo in luce più evidente questo stato di cose.

2. Un certo rifiorire di illusioni riformiste tra le grandi masse operaie che si era iniziato in rapporto a tutta una serie di circostanze, viene sostituito sotto i colpi della realtà da una altro stato di spirito. Le illusioni democratiche e riformiste, condivise da una parte degli operai più privilegiati, e dall’altra da quelli più arretrati e che hanno minore esperienza politica, si dissipano ancora prima di essersi formate. E i risultati ulteriori della Conferenza di Washington vi porteranno un colpo decisivo. Se, circa 6 mesi fa, si poteva parlare ragionevolmente di un’orientazione a destra delle masse operaie dell’Europa e dell’America, si può constatare in questo momento, senza dubbio, l’inizio di un movimento a sinistra.

3. D’altra parte sotto l’influenza dell’offensiva crescente del capitale, si è destata in seno alle masse operaie, una tendenza spontanea all’unità, in una maniera istintiva e irresistibile e pari con la maggior fiducia che ora le masse operaie sentono verso i comunisti. Strati sempre più larghi di operai cominciano ad apprezzare il valore dell’avanguardia comunista che ingaggiò la lotta per la difesa degl’interessi proletari in un’epoca in cui le grandi masse erano ancora indifferenti, se non ostili al Comunismo. Elementi sempre più numerosi della classe operaia si sono formata la convinzione che i comunisti hanno realmente difeso, spesso a costo dei più grandi sacrifici e nelle circostanze più difficili, gl’interessi economici e politici dei lavoratori. Il rispetto e la fiducia nell’avanguardia intransigente che costituiscono i comunisti, ricomincia ad aumentare di nuovo, poiché anche i lavoratori più arretrati riconoscono finalmente la vanità delle speranze riformiste e comprendono che all’infuori della lotta non può esservi salvezza dal brigantaggio capitalistico.

4. I Partiti comunisti possono e devono raccogliere ora il frutto delle lotte che essi hanno condotto ultimamente tra l’indifferenza delle masse. Ma benché i lavoratori sentano ora una fiducia maggiore verso i comunisti più intransigenti, nel loro insieme però essi sentono una tendenza fortissima all’unità, sconosciuta finora. Gli strati più arretrati della classe operaia, svegliati ormai a una vita più attiva sognano la fusione di tutte le organizzazioni proletarie. Essi sperano in questa maniera di accrescere la loro capacità di resistenza. Degli operai che fino ad oggi non si sono mai interessati attivamente alle lotte politiche, sono condotti dalla propria esperienza alla critica dei piani politici del riformismo. Inoltre numerosi operai aderenti ai vecchi partiti socialdemocratici, non ammettono più senza protestare le campagne di calunnie dei socialdemocratici e dei centristi contro l’avanguardia comunista. Essi cominciano anzi a domandare una intesa coi comunisti. Questi lavoratori tuttavia non si sono ancora completamente emancipati dalle credenze riformiste e molti sono coloro che conservano il loro appoggio alle Internazionali socialiste a quella di Amsterdam. Senza dubbio le loro aspirazioni non sono nettamente formulate, ma è certo che tendono oggi imperiosamente alla formazione di un fronte proletario unito e all’unione dei partiti della II Internazionale e dei Sindacati di Amsterdam ai comunisti, contro l’offensiva capitalistica. Queste aspirazioni costituiscono un progresso. La fede nel riformismo è scossa. Nelle circostanze generali nelle quali il movimento proletario si trova attualmente, ogni azione seria di masse, anche se ha come punto di partenza delle rivendicazioni parziali, deve necessariamente porre all’ordine del giorno le altre questioni più vaste e fondamentali della rivoluzione. L’avanguardia comunista non ha che da guadagnare dall’esperienza di nuovi strati di proletari condotti a convincersi da sé sugli effetti disastrosi di una politica di compromessi e ad abbandonare le illusioni riformiste.

5. Quando cominciò la protesta organizzata e cosciente dei lavoratori contro il tradimento dei capi della II Internazionale, questi erano i padroni di tutto il meccanismo delle organizzazioni operaie. Essi invocarono l’unità e la disciplina operaia per soffocare la protesta dei proletari rivoluzionari e per consegnare senza ostacoli tutta la potenza della classe operaia al servizio dell’imperialismo nazionale. In queste condizioni la sinistra rivoluzionaria era obbligata di conquistare da sé, ad ogni costo, la propria libertà d’azione e di propaganda, cioè la libertà di spiegare alle masse operaie il tradimento perpetrato e che continuano a perpetrare i partiti e i sindacati formati dalle masse operaie stesse.

6. Dopo essersi assicurata una completa libertà d’azione e d’influenza, i partiti comunisti si sforzano oggi in tutti i paesi di realizzare un’unità delle masse operaie più larga e intelligente che sia possibile nell’azione politica. I partigiani di Amsterdam e quelli della II Internazionale sostengono anch’essi l’unità, ma a parole; i loro atti sono profondamente diversi dalle parole. Non essendo riusciti a soffocare nelle organizzazioni la protesta e l’appello rivoluzionario, i riformisti, avidi di compromessi, cercano ora di uscire dall’imbarazzo in cui si sono cacciati, seminando la disorganizzazione, la scissione e facendo l’ostruzionismo in tutte le lotte del proletariato. Attualmente, uno dei compiti più importanti dei comunisti è di divulgare e smascherare queste nuove forme del tradimento riformista.

La questione del fronte unico in Francia

PARIGI, 26.

Il Partito comunista francese sta discutendo la questione del fronte unico proletario. Non appena posto il problema si sono delineate due correnti: una favorevole e l’altra contraria al fronte unico. Sono favorevoli al fronte unico certuni che passano per estremisti e certi altri che estremisti non sono affatto. Sono contrari ugualmente dei compagni che non condividono, forse, allo stesso modo la rigidezza dei punti della terza internazionale. Tra i favorevoli, anzi a capo di essi, sono Carlo Rappoport e Loriot, tra i contrari sono Frossard e Cachin.

Si tratta del fronte unico proletario francese, ben s’intende, e gli uni come gli altri si basano nello scegliere i loro argomenti su condizioni di fatto che dicono inoppugnabili.

Credo che le ragioni addotte dai due gruppi assumano valore se messe in relazione con le circostanze in cui si trova il partito comunista francese.

I favorevoli al fronte unico allegano che la tattica comunista può essere adottata anche in Francia senza pericolo di confusionismo, poiché non è detto che col volgere del tempo non sia il caso di appoggiarsi ad elementi affini per la difesa del proletariato. Come si sono avuti contatti durante periodi elettorali o durante azioni sindacali così non deve ripugnare che se ne abbiano dei nuovi e più profondi, basta che il Partito conservi tutta la sua fisionomia. Premono in questo senso i Rappoport che furono fino a ieri considerati come dei fornicatori con i centristi ed i serratiani e non meno strenuamente difendono questa tesi i Loriot che al Congresso di Marsiglia apparvero malcontenti perché sembrava loro che il Partito si scostasse da Mosca.

Gli avversari del fronte unico asseriscono invece che un contatto con i capi delle organizzazioni sindacali maggioritarie e con coloro che combattono nelle file della seconda Internazionale e della seconda e mezzo porrebbe subito il Partito di fronte a questi due enormi pericoli: 1. il Partito perderebbe tutte le simpatie dei lavoratori che si sono separati, in nome della rivoluzione, dai gialli; 2. i capi del Partito socialdemocratico direbbero alle masse: vedete, ieri fummo scomunicati perché non eravamo d’accordo con loro, adesso che il loto metodo è miseramente fallito, ritornano a riconoscere che avevamo ragione noi.

I compagni Cachin e Frossard temono che seguendo questa tattica il Partito si voterebbe alla rovina e che anche alla terza Internazionale deriverebbe quindi un grave danno. Essi sostengono poi che se in Francia vi è un partito che conti alcunché, esso è proprio il partito comunista, mentre né i socialisti né i sindacalisti hanno largo seguito attuale o fondate speranze di farsene. Il mantenere la propria fisionomia potrà costare sacrifici e tempo, ma è per dare risultati migliori che non il confondersi di nuovo con i detrattori della causa bolscevica e con i traditori della rivoluzione.

Non posso passare in rassegna tutti gli argomenti avversi; tuttavia devo notare che la situazione proletaria in Francia non differisce da quella degli altri paesi.

Anche qui, come dappertutto, si sta preparando l’inizio di un movimento reazionario il quale assumerà forme di aperta violenza, non dissimili dal fascismo italiano, e dalle analoghe organizzazioni di altri paesi. L’atteggiamento che il Partito comunista deciderà di tenere di fronte alle masse non può quindi mancare di interesse.

Il voto della Direzione del Partito comunista francese sarà espresso a Mosca dai delegati che si sceglieranno fra la maggioranza.