الحزب الشيوعي الأممي

Il Sindacato Rosso (I) 1921/1

Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale Comunista)

Lavoratori! Compagni!

Il ripetersi di tragici avvenimenti dimostra che è ben lungi dall’arrestarsi l’offensiva reazionaria delle bande armate borghesi. Le violenze del fascismo, la reazione, larvata o aperta dell’autorità statale, non sono che uno degli aspetti del movimento generale antiproletario che nel campo economico si manifesta con il tentativo di ridurre il salario agli operai e inasprire le condizioni di lavoro con licenziamenti e serrate, attraverso tutta la campagna di insidie e di violenze contro le organizzazioni dei lavoratori.

Più volte il nostro Partito ha dichiarato innanzi alle masse come tutto questo confermi la irreparabilità della crisi della società presente che spinge la stessa classe dominante a provocare e sfidare il proletariato all’urto supremo.

Dinnanzi al moltiplicarsi degli episodi di aggressione borghese, il Partito Comunista riconferma così questa visione generale della situazione e come la tattica di cui i suoi militi già hanno, – tradotta e traducono in atto – la parola d’ordine: rispondere colpo per colpo, con tutti gli stessi mezzi dell’avversario, combattendo l’invocazione ipocrita e la perniciosa illusione del ristabilirsi nei quadri delle attuali istituzioni, dei rapporti pacifici di convivenza delle opposte classi sociali, denunziando le pretese pacificazioni come atti di complicità con i dominatori e con gli aggressori.

Nello stesso tempo il Partito Comunista addita al proletariato, come unica via di uscita da una situazione che ogni giorno più si inasprisce ai suoi danni e che deve essere affrontata nella sua complessità di fatto economico, sociale e politico, l’azione di tutto il proletariato, condotta realizzando il fronte unico di tutte le categorie e di tutti gli organismi locali della classe lavoratrice. A tale scopo, mentre ci atteniamo al nostro programma politico che stabilisce i capisaldi della lotta di emancipazione proletaria nell’abbattimento dello Stato borghese e nella instaurazione della dittatura proletaria, abbiamo, per mezzo del Comitato Sindacale Comunista, proposto i chiari termini gli obbiettivi di un’azione di tutto il proletariato italiano, da perseguirsi con la proclamazione dello sciopero generale di intesa fra i grandi organismi nazionali sindacali. Il preciso invito da noi rivolto alla Confederazione del Lavoro, all’Unione Sindacale e al Sindacato Ferrovieri Italiani per la convocazione dei loro Consigli Nazionali per discutere la precisa proposta comunista e impostare, d’accordo tra loro, l’azione generale del proletariato, mentre ha sollevata ampia eco favorevole tra le masse, non è ancora riuscito a scuotere i dirigenti.

Il nostro Partito concreta in questa proposta il programma d’azione immediata del proletariato. Gli avvenimenti che incalzano ne mettono in evidenza la giustezza e la efficacia. Gli altri partiti che si richiamano al proletariato e soprattutto il Partito Socialista, oggi colpito, malgrado le sue proposte di disarmo ideale e materiale, atrocemente nella persona di un suo deputato, non esprimono alcun parere sulla nostra proposta; né d’altra parte prospettano altri programmi di azione proletaria.

Lavoratori!

Le gesta sanguinarie delle guardie bianche, che sollevano l’onda della vostra indignazione, mentre lo spettro della fame incombe su voi e sulle vostre famiglie, vi inducano a guardare in faccia la situazione.

Convocatevi nei vostri organismi per discutere ed accettare la proposta del Comitato Sindacale Comunista.

Chiedete la convocazione dei Consigli Nazionali dei grandi organi proletari economici per deliberarne l’attuazione.

Esigete dai partiti e dagli uomini politici che vi parlano degli interessi dei lavoratori sfruttati, oltraggiati e aggrediti, che si pronuncino chiaramente sullo scottante problema, che dicano il loro pensiero sull’azione che deve svolgere il proletariato.

La vostra salvezza è solo in un’azione generale diretta delle masse, che non si prefigga un’assurda conciliazione dei vostri interessi con quelli della borghesia ma la lotta a fondo contro di questa: non il ristabilimento, ma l’abbattimento dell’ordine legale borghese.

Solo così vi salverete dalla fame, dalla reazione, dall’oltraggio, dall’aggressionc che oggi infierisce contro di voi.

Viva l’azione generale di tutto il proletariato contro l’offensiva capitalistica verso la finale vittoria rivoluzionaria!

IL COMITATO ESECUTIVO

Altro patto d'infamia

I socialisti di Segugnago firmano 1’espulsione dalle leghe dei comunisti d’accordo con i capi dei fasci.

Giunge notizia da Segugnago (prov. di Milano) di un trattato di pacificazione colà avvenuto tra socialisti e fascisti di cui vi trasmettiamo il testo integrale che riproduciamo dal “Popolo d’Italia” di oggi:

     «Segugnago 26 – Vi comunichiamo il testo del trattato di pacificazione tra socialisti e fascisti firmato l’altro giorno tra i rappresentanti locali dei due partiti:
«Io sottoscritto, sindaco di Segugnago, in unione all’assessore anziano sig. Melponi Maurizio, al capo bracciante Zeni Antonio (consigliere comunale) allo scopo di addivenire alla pacificazione degli animi, abbiamo chiesto ai fascisti locali una riunione onde scendere a patti. Oggi 23 Settembre 1921, riuniti nella sala comunale con l’intervento del Fascio di Casalpusterlengo sig. Magnaghi Luigi (segretario politico), dei fascisti locali Ponti Ettore e Rossi Paolo, dei rappresentanti del fascio di Lodi e dei rappresentanti della Federazione militare dei Fasci italiani di combattimento, abbiamo stabilito quanto segue:
«1) Esposizione della bandiera nazionale dal palazzo comunale da oggi a oggi otto, in segno di pacificazione.
«2) La bandiera rossa portata nei cortei e feste locali socialiste, dovrà essere fregiata da un nastro tricolore (nazionale) in senso diagonale e dello spessore di trenta centimetri.
     «3) Espulsione dalle leghe dei comunisti e proibizione assoluta ai socialisti di portare distintivi dei soviet. Scissione diretta delle responsabilità ed obbligo di denunciare l’opera dei comunisti.
«4) Rispetto per ogni azione fascista (manifesti propaganda ecc.) ed obbligo di non pubblicare e non permettere frasi antipatriottiche e sovversive.
«In caso di mancato adempimento ad una delle clausole, il trattato si dovrà ritenere abrogato.
«Le piccole questioni locali saranno composte dalla commissione arbitrale».
[Seguono le firme]

* * *

Dunque d’ora in poi nastro tricolore alle bandiere rosse, espulsione dei comunisti dalle leghe, obbligo di denunciare l’opera dei comunisti. Spionaggio in piena regola! Tuttavia sopra un punto del patto d’infamia dei “socialisti” di Segugnago noi concordiamo pienamente: sul punto ove viene proibito ai socialisti di portare il distintivo dei Soviet! Perché le spie non debbono assolutamente insozzare, al loro contatto, il glorioso emblema della rivoluzione russa!

Costituzione e compiti dei Gruppi e dei Comitati Sindacali Comunisti

La necessità dell’organizzazione del Partito Comunista

La vita e la prosperità di un Partito rivoluzionario dipende dalla chiarezza programmatica su cui esso si afferma, dalla concordanza e unità di intenti dei componenti il Partito stesso, dalla tattica e abilità politica che si deve praticare nella propaganda, e ancora, dalla stretta e coscienziosa disciplina di tutti gli iscritti, dalla forza organizzativa che il partito sarà capace a creare.

Perchè il lavoro che si propone di compiere un Partito sia svolto dai suoi militi in modo uniforme e concorde, occorre non solo dettare le proprie leggi fondamentali, scrivere articoli e stendere con chiarezza il programma di lavoro da compiersi, ma praticare inoltre un’assidua vigilanza, uno stretto controllo, esercitato, non solo da dirigenti del Partito e delle organizzazioni operaie, ma reciprocamente da tutti gli iscritti al Partito stesso, su tutte le loro attività.

Il Partito Comunista, che è il Partito rivoluzionario della classe lavoratrice, si propone perciò di creare tutto un congegno, una concatenazione, un apparato di forze e di volontà, vive e operanti, convergenti tutte al fine dell’instaurazione di  nuove regime, di una nuova economia che renda i lavoro redento da ogni sfruttamento, in una parola, per l’instaurazione – non si legge- Potere dei Produttori (?)

La costituzione (?) dei Gruppi comunisti, la (non si legge) del Comitato Sindacale Comunista e la stretta (?) colleganza di questi organi col (?) Partito, costituisce appunto la (non si legge)  e organizzativa del Partito (non si legge) assolutamente deve creare per (non si legge) realizzare
le sue finalità.

Costituzione dei Gruppi Comunisti

La costituzione (?) dei Gruppi Comunisti (non si legge), l’agglomeramento di un (non si legge) numero di membri che (non si legge) che per necessità storiche (?) (non si legge) per l’ imperiosa (?) necessità che gli (non si legge)  di un Sindacato, (non si legge) di una Cooperativa, si fondino unico crogiuolo, e costituiscano, (non si legge) dalla loro salda unione e concordanza(? non si legge) di lavoro, la forza vitale e fattiva (non si legge) Comunista.

Perciò i Gruppi comunisti devono essere formati dai soli Comunisti; e per comunisti si intendono gli iscritti al Partito Comunista, ai Circoli comunisti e alla Federazione Giovanile Comunista.

Il lavoro iniziale della formazione dei Gruppi  Comunisti -per la sua specifica
(non si legge)- dovrà essere intrapreso dal Partito Comunista il quale, servendosi di apposita elencazione di gruppi divisi (non si legge) industria, è il solo Ente che sia in grado di conoscere se i compagni sono o no compatibili di assumere la carica che gli vuole affidare. In seguito il lavoro di formazione dei Gruppi e dei Sindacati comunisti potrà essere fatto dal Comitato e dal Gruppo di Industria che dovrà essere nominato dai comunisti dell’industria stessa sempre previo il visto del Partito.

* * *

La lotta implacabile che i comunisti devono svolgere contro le teorie social-democratiche nelle officine, nei sindacati, nei convegni e in tutti i luoghi dove la insana propaganda social-democratica ha preso radice e ha distolto la massa dalla retta via che devono seguire per la loro emancipazione, trova consenziente un forte numero di simpatizzanti, di senza partito e dei rivoluzionari non iscritti al Partito Comunista che accettano i principi dell’Internazionale Sindacale Comunista. 

A cospetto di questi elementi i comunisti hanno l’imprescindibile dovere di adottare una politica atta a fare entrare  coscienziosamente queste forze rivoluzionarie nei ranghi del Partito Comunista, di ingranarle in una seconda concatenazione, accordarsi con loro nella lotta per l’obbiettivo comune. Questo aggregamento deve avvenire su principi tattici del programma dell’ Internazionale Sindacale Rossa e dell’Internazionale Comunista.

Non potranno far parte a questa seconda concatenazione gli elementi che militano nelle organizzazioni, la o nei partiti che siano contro i principi e alle finalità della Internazionale Sindacale Rossa; all’uopo impedire l’insinuarsi di elementi che, per partito preso, mirano a generare confusioni e provocare lo sgretolamento della compagine del Gruppo comunista, ed attirare nella loro orbita politica e sindacale il maggior numero possibile di elementi.

Il lavoro immediato che deve compiere il nucleo che forma questa seconda concatenazione -in piena armonia coi  comunisti- è quello di svolgere un’intensa opera ai fini dell’unità sindacale, di fare aderire all’Internazionale Sindacale Rossa le Federazioni Nazionali e la Confederazione Generale del lavoro non attraverso le vie equivoche ed oscure, ma coscientemente ed ufficialmente.

Condurre un’incessante lotta contro la Internazionale di Amsterdam, contro i social-democratici, i piccoli borghesi e i contro-rivoluzionari. Cogliere l’occasione favorevole per creare e sviluppare i Consigli di Fabbrica e i Sindacati d’Industria che costituiranno la nuova base, la nuova inquadratura, la nuova organizzazione proletaria su cui dovrà edificarsi la società comunista.

Creazione dei compiti dei sotto-comitati sind. rivoluzionari

La bontà di un’idea e di un programma di lotta rivoluzionaria non potrà avere alcun valore e non arrecherà alcuna utilità alla classe lavoratrice se l’idea e il programma stesso non viene compreso e valorizzato dalla classe lavoratrice. Il Partito Comunista vivrà e compirà la rivoluzione solo se diventerà il partito della classe lavoratrice, solo se la maggioranza degli operai condividerà i metodi di lotta e finalità comuniste e, ancora, solo quando i produttori siano potentemente organizzati, legati coscientemente in vincoli di fratellanza umana e che accettino quel minimo di disciplina verso il Partito Comunista, che fa loro obbligo la gravità di ogni periodo rivoluzionario. Il Partito deve perciò intraprendere una vasta, ed attiva propaganda per la volgarizzazione dei principii, dei metodi di lotta e delle finalità che si propone di conseguire.

L’opera che il Partito Comunista deve svolgere tra gli operai è delicata e difficile, perchè la massa, in seguito alla scissione del Partito Socialista, si trova molto sconcertata, ha bisogno di luce e di chiarezza per poter prendere posizione a cospetto dei diversi partiti. Esso poi si trova non direttamente a contatto cogli operai, può solo avvicinarsi a loro attraverso i giornali, in comizi, conferenze, manifestazioni di ordine politico. Gli organizzatori invece, che si trovano direttamente e costantemente a contatto colla massa (non si legge) sono chiamati a compiere, possono più di quanto lo possa il Partito, fare opera di proselitismo, di persuasione e con maggiore facilità possono attirare le masse al Partito Comunista.

Lo strumento migliore per la divulgazione delle teorie comuniste è quindi li Sindacato; il quale a fianco e in stretto accordo, sia nel fine che nel metodo di lotta col Partito Comunista deve diventare il baluardo, il focolare nel quale palpita la vita del proletariato, si ritemprano e si consolidano tutte le energie rivoluzionarie e si appoggiano tutte le speranze della classe lavoratrice.

La propaganda comunista nelle organizzazioni operaie viene ostacolata dalla lotta senza quartiere che i social-democratici compiono contro i comunisti, valendosi della forza che posseggono essendo alla dirigenza del massimo organismo sindacale, nonché di quasi tutte le federazioni nazionali. Essa diventa perciò difficile; ma le difficoltà non saranno insuperabili se i comunisti svolgeranno tutta la loro azione su un piano di lavoro prestabilito e coordinato, agente nei quadri di un’organizzazione e di una direttiva sindacale comunista, che dovrà essere data dal Comitato Sindacale Comunista Centrale, la di cui opera di coordinamento e di direzione si svolgerà in piena armonia coll’Esecutivo del Partito Comunista.

E’ quindi pur resa utile e indispensabile ai fini della propaganda comunista, di nominare, non solo il Comitato Sindacale Comunista Centrale, ma anche dei Comitati Sindacali Comunisti delle Federazioni, delle Camere del Lavoro (fungenti da Capoluogo) e delle Sezioni Sindacali delle diverse Federazioni; queste ultime dovrebbero essere denominate Sotto-Comitati Sindacali Comunisti. Tutti questi, Comitati Sindacali Comunisti dovranno considerarsi quali organi complementari della grande e formidabile organizzazione quale dovrà presto avere il Partito Comunista.

L’insieme dei Gruppi comunisti delle diverse aziende di una determinata industria deve costituire per la sua natura il Gruppo comunista del Sindacato di quell’industria. Questo gruppo, per il buon funzionamento deve eleggersi un Comitato Direttivo che sarà il Comitato Sindacale Comunista; seguendo nella nomina come su esposto, le diverse gradazioni e attribuzioni a secondo la sfera d’azione che i Comitati od i Sotto-Comitati devono svolgere. Inizialmente però -cioè, in attesa che siano formati i Gruppi comunisti- i diversi Comitati Sindacali Comunisti (Comitato Direttivo) dovranno essere nominati dal Partito Comunista, e per esso l’Esecutivo e le sue Sezioni.

Il fatto che attraverso a queste nuove forme di organizzazione, si compie l’unità di tutti gli elementi comunisti e simpatizzanti delle diverse branche di industrie e delle diverse aziende di una medesima industria, costituisce la piattaforma basilare della realizzazione dell’unità proletaria, e della organizzazione per industria. Infatti in pratica sia pur nella forma embrionale, al Comitato Sindacale Comunista aderiscono nuclei di produttori senza distinzioni aristocratiche e di categoria, e che appartengono ad organizzazioni che aderiscono e non alla Confederazione Generale del Lavoro.

Creati in queste modalità i Gruppi Comunisti, non può esistere tra questi e quelli altro rapporto che una semplice gradazione e divisione di lavoro, in quanto nell’inquadratura del lavoro del Partito Comunista è compreso anche quello che si deve compiere nei Sindacati. L’opera di propaganda quindi non può essere che unica e conforme. I comunisti non possono chiudersi nell’esplicazione del loro lavoro nel guscio della sola azione politica o di solo quella sindacale, ma devono plasmarsi a seconda delle diverse attribuzioni, a secondo del campo d’azione in cui sono adibiti lavoro complesso; politico, sindacale, cooperativo, parlamentare, comunale ecc. che non deve mai compiersi fuori dei quadri tracciati dal Partito Comunista.

E perchè tutto proceda con perfetto ordine e disciplina, tanto i Comitati sindacali comunisti come i Gruppi comunisti dovranno sempre attenersi alle ultime istruzioni che saranno impartite dal Partito. I Gruppi comunisti inoltre, dovranno ancora, essere disciplinati alle istruzioni che saranno emanate dal Comitato Sindacale Comunista in quanto ogni attività del medesimo viene svolta in pieno accordo col Partito Comunista.

Compito dei gruppi e dei Comitati sindacali comunisti.

Nel campo della propaganda i comunisti devono:

1) Rendersi esattamente consapevoli delle finalità che si propone di conseguire il Partito Comunista, dei metodi di lotta che intende praticare per ralizzare col minimo sforzo e il massimo risultato, al più presto possibile, il grande ideale su cui esso si afferma.

2) Mantenere, nella divulgazione delle teorie comuniste, uno spirito elevato ai principii fondamentali del Comunismo e non lasciarsi trascinare in discussioni e polemiche banali le quali, oltreché essere infruttuose, assorbono tempo ed energie utilissime e preziose per il Partito. Coordinare la lotta contro i dirigenti social-democratici, gli opportunisti, e i controrivoluzionari, perchè essa sia più efficace e si svolga su una base solida di documentazione inconfutabile.

3) Valutare con sani criteri le vere forze comuniste e quelle degli avversari. Apprezzare le attitudini e lo spirito di lotta classista delle masse operaie. Evitare più che sia possibile di cadere in errate valutazioni sulle situazioni morali e materiali delle forze proletarie. Non seguire inconsciamente le masse, quando queste, in momentanee e fallaci illusioni intendono agire senza un preciso obbiettivo e senza rendersi esattamente conto delle vere forze che essi dispongono. I  comunisti dovranno scendere in lotta contro la classe borghese solo quando- valutate le forze – si ha la matematica convinzione che il movimento possa portare risultati favorevoli per gli operai. Nelle battaglie i comunisti devono porsi, sempre in prima linea, spronare colla parola e coll’esempio gli apatici e i dubbiosi, far si che ogni attività rivoluzionaria venga debitamente usata ai fini che le organizzazioni sindacali e politiche si propongono di raggiungere.

4) Rispondere colla massima sollecitudine a tutti gli appelli ed eventuali questionari che verranno emanati dal Comitato Sindacale Comunista nonché dal Partito. Diffondere le manchette di adesione alla Internazionale Sindacale Rossa.

Prendere parte attiva a tutti i campi di lotta di classe, e sviluppare la più vasta propaganda comunista tra i lavoratori nelle riunioni, nelle assemblee, nei Consigli di Fabbrica, nelle sedi di lavoro, ovunque dove gli operai discutono della loro sorte e del loro avvenire. Persuadere le masse che le piccole migliorie di carattere economico e politico,ottenute attraverso aspre e lunghe lotte contro il capitale, non hanno che un valore relativo ed effimero, in quanto la classe borghese fino a che è detentrice del potere politico e di tutti i mezzi di produzione e di scambio, ha sempre la possibilità, attraverso a mille artifici di frustrare e peggiorare ancora le condizioni di prima. Convincere, tutti i produttori con esposizione di argomenti chiari, spogliati da ogni bardatura parolaia e nebulosa, della doverosa necessità di costituire una forte organizzazione rivoluzionaria aderente all’Internazionale Sindacale Rossa. Dimostrare agli operai che spesse volte si dichiarano apolitici come la politica non è altro che il mezzo, lo strumento, l’arma che i proletari devono impugnare per la realizzazione delle loro rivendicazioni sia di indole economica che morali. E ancora che la conquista del potere politico è la condizione preliminare ed indispensabile per gettare la base sicura su cui dovrà sorgere la nuova società del lavoro. La reazione borghese contro i comunisti, e l’acquiescenza dei social-democratici, non sempre permette ai comunisti di operare apertamente e alla luce del sole come essi vorrebbero. In questo caso, è supremamente necessario agire con cautela e circospezione. I comunisti potranno affrontare le conseguenze della reazione solo quando i loro atti si ritengono utili alla causa comune. I comunisti devono mantenere intatte le loro forze più che sia possibile, soprattutto nei luoghi della produzione, perchè il licenziamento di un comunista dall’officina o dall’azienda, rafforza il potere del capitale e priva il Partito Comunista di una sua forza per la lotta contro i social-democratici.

Nel campo della conquista dei Sindacati:

1) la lotta che i comunisti devono svolgere contro i social-democratici e contro-rivoluzionari deve essere non solo costante e implacabile, ma concorde, collegata e non fatta a base di scambio di ingiurie ma elevata ad argomenti inoppugnabili. I comunisti che sono a conoscenza di argomenti di una notevole importanza utile al fine di questa lotta, hanno il dovere di renderli immediatamente noti al Comitato Sindacale Comunista ed al Partito. I comunisti devono smascherare e denunciare agli operai l’opera demagogica pseudo rivoluzionaria e negativa che vanno svolgendo tra le masse i social-democratici colla loro insana propaganda.

2) La conquista della direzione delle sezioni dei sindacati, delle Camere del Lavoro e delle Federazioni nazionali deve avvenire solo quando la maggioranza degli operai, aderenti alle rispettive istituzioni si sia resa coscienziosamente conto della bontà del programma del Partito Comunista, e sempre previa autorizzazione dei rispettivi Comitati Sindacali Comunisti.

3) Nella lotta per la conquista delle cariche direttive i comunisti dovranno sempre presentare una lista propria, potranno accettare il posto di minoranza, purché la minoranza mantenga intero il programma comunista, evitando ogni corresponsabilità degli atti della maggioranza.  La creazione dei Gruppi Comunisti e dei Comitati Sindacali Comunisti si rende utile anche nelle organizzazioni che seguono le direttive comuniste; perchè sia fatta la necessaria opera di controllo su tutte le attività dei consiglieri, dei segretari e di tutti i comunisti appartenenti a quelle organizzazioni. Dovranno essere denunciati al Comitato Sindacale Comunista ed al Partito, tutti quei comunisti che nella loro opera di propaganda vengono meno al loro dovere che la loro iscrizione al Partito Comunista gli fa obbligo di compiere colla massima disciplina.

Solo così i comunisti riusciranno efficacemente ad inquadrare la massa nei ranghi del Partito Comunista ed illuminare la vera ed unica via che la classe lavoratrice deve percorrere per abbattere il regime borghese e realizzare il Trionfo del lavoro.

Per il C. S. C. Torinese

G. CARRETTO.

Pel Fronte Unico Proletario e per lo sciopero generale in difesa della classe lavoratrice

A titolo di documentazione crediamo opportuno riportare anche sulle nostre colonne l’importantissimo appello rivolto alle massime organizzazioni proletarie italiane dal Comitato Sindacale Comunista; facendolo seguire pure dal Manifesto che il Partito, in quell’occasione, ha lanciato a tutti i lavoratori d’Italia.

Malgrado il tentativo di seppellimento della stampa socialdemocratica e la rabbiosa campagna che i bonzi hanno condotto contro le proposte nell’appello contenute, esse sono state pienamente comprese dalle masse le quali fanno intendere ogni giorni di più a coloro che stanno in altro, che per i loro scopi personali e per le loro ubbie riformistiche non debbono essere più oltre sacrificati gli interessi del proletariato italiano.

Ecco intanto i due documenti.

Lavoratori Italiani!

Sicuro di interpretare, non solo il sentimento degli operai comunisti, ma quello di tutto il proletariato italiano che vede la minaccia di ore tristissime addensarsi sull’orizzonte, il Comitato Sindacale del nostro Partito ha rivolto la seguente comunicazione alle grandi Organizzazioni sindacali nazionali d’Italia:

Alla Confederazione Gen. Del Lavoro

Alla Unione Sindacale Italiana

Al Sindacato Ferrovieri Italiani

«A nome degli operai comunisti e simpatizzanti per le direttive comuniste che militano nelle Organizzazioni sindacali italiane vi presentiamo una formale proposta per un’azione di classe di tutto il proletariato organizzato, diretta a fronteggiare l’attuale critica situazione.

Le conquiste realizzate dai lavoratori italiani con la forza della loro organizzazione e attraverso memorabili battaglie sono poste in pericolo dall’atteggiamento aggressivo delle classi capitalistiche.

Mentre infierisce la disoccupazione e continue serrate rovesciano sul lastrico migliaia di lavoratori che contribuirono ai favolosi guadagni realizzati negli ultimi anni dalla classe padronale, si delinea anche l’attacco alle condizioni di lavoro conquistate dal proletariato riguardo al livello dei salari e alla durata della giornata di lavoro, ai rapporti disciplinari con gli intraprenditori; e continua a imperversare la prepotenza di bande armate borghesi contro le sedi delle Organizzazioni di classe e le esplicazioni della attività di queste.

Nei periodi di progressivo, se pur lento, miglioramento delle condizioni di vita del proletariato, si concepisce che si esplichino azioni parziali e di gruppi per limitate conquiste, e che da talune parti non si veda opportuno trasformare questa azione graduale in una lotta di insieme di tutto il proletariato che, per conseguire più alte conquiste, potrebbe compromettere, in caso di vicende sfavorevoli, la saldezza delle posizioni già conquistate.

Qualunque sia il valore di questo argomento, non si può più evocarlo quando le condizioni in cui vive il proletariato vanno modificandosi in senso peggiorativo, lasciando prevedere che il movimento, lungi dall’arrestarsi ad un prossimo stato d’equilibrio, incalzerà sempre più respingendo le masse lavoratrici ad uno stadio che si riteneva superato da tempo, di depressione e di sfruttamento. In tali condizioni le azioni dei gruppi di proletari isolati sono destinate a certa sconfitta; non conducono che a subire le imposizioni dell’avversario e con questo a rendere nullo il valore sia dei conseguiti vantaggi di lotte precedenti, sia dei fortilizi che le Organizzazioni costituiscono, se non si intende portare la lotta al disopra dei limiti delle singole categorie professionali ed aggruppamenti locali.

Per ciò fare – ed in ogni altra via tattica non vi è come sbocco che la sconfitta e la disorganizzazione – non si deve più limitarsi allo stretto orizzonte delle questioni contingenti e particolari, ma si devono porre i chiari capisaldi di un’azione generale di tutto il proletariato il quale deve essere chiamato a difendere precise posizioni di dettaglio di quella o di questa profferta avversaria, piccolo episodio della grande e generale offensiva padronale, che i primi successi renderebbero più audace.

Proponiamo quindi che le grandi organizzazioni proletarie che sono sul terreno della lotta di classe, impostino una grande battaglia proletaria dichiarando che le questioni che oggi generalmente interessano tutte le categorie dei lavoratori sono elevate dalla organizzazione sindacale a questioni di principio, e che ogni concessione, anche limitata e poco estesa su tali punti è rifiutata come creazione di un precedente, il quale darebbe battaglia vinta agli avversari.

I punti precisi che la classe operaia dovrebbe non chiedere, ma difendere, sono, secondo le nostre proposte, i seguenti:

a) otto ore di lavoro;

b) rispetto dei concordati vigenti e dell’attuale valore globale dei salari;

c) rispetto dei patti colonici per i piccoli agricoltori;

d) assicurazione dell’esistenza per i lavoratori licenziati e le loro famiglie attraverso la corresponsione di un indennizzo proporzionato al costo della vita e al numero dei componenti la famiglia, tendendo a raggiungere il livello dell’integrale salario per una media famiglia operaia, gravando gli oneri sulla classe industriale, per una quota parte dei salari e per il resto sullo stato;

e) integrità del diritto di organizzazione e riconoscimento di questa.

Elevare questi punti a questione di principio significa attuare lo sciopero generale nazionale di tutte le categorie organizzate degli operai e dei contadini, appena su un qualunque fronte delle organizzazioni di classe, per una qualsiasi categoria o in una qualsiasi zona, le classi padronali intaccheranno le posizioni raggiunte dai lavoratori sui detti capisaldi.

Le organizzazioni nazionali del proletariato italiano sono da noi invitate, in nome della causa proletaria, a dare a questa proposta il loro consenso, consultando all’uopo i loro Consigli nazionali.

Noi proponiamo che questi discutano la presente precisa comunicazione, e – qualora la approvino – nominino immediatamente una rappresentanza pel comitato d’agitazione che sarebbe composto dalle organizzazioni sindacali nazionali.

La importanza della nostra proposta non ha bisogno di ulteriori argomenti. Il dilazionarne l’attuazione vorrebbe solo dire ingaggiare più tardi la lotta in condizioni ancora più critiche delle attuali.

Il proletariato è minacciato seriamente dalla miseria, dalla servitù, dall’abbrutimento, dalla fame.

Dovrebbe, esso, assistere al dissolversi lento dei suoi organismi di battaglia senza saggiare le sue forze tuttora formidabili per sottrarsi al tetro avvenire che lo attende, nel momento in cui nemmeno la stessa classe padronale governante sa mostrargli come la sua acquiescenza si risolverebbe in una qualunque soluzione del terribile problema?

Ai grandi organismi sindacali delle masse operaie e contadine d’Italia la risposta.

Il Comitato Sindacale comunista non aggiunge considerazioni intese a mettere in rilievo le speciali tesi della sua fede politica; esso si limita a dichiarare che i lavoratori comunisti, se la battaglia sarà ingaggiata, saranno al loro posto, nella lotta e nel sacrificio per la causa comune.

Il Comitato Sindacale del Partito Comunista d’Italia

***

Milano, 15 agosto 1921.

Lavoratori d’Italia!

I comunisti, lanciando questa proposta e questo appello, assolvono un preciso dovere verso il loro programma e le loro finalità. Essi prendono chiaramente posizione di battaglia, e dicono la chiara parola che scaturisce dalla loro dottrina e dalla loro tattica alle masse tormentate dall’incertezza e dalla esasperazione.

Quanto oggi avviene, col passaggio dall’apparente prosperità dell’immediato dopoguerra, che sembrava consentire al proletariato conquiste economiche che migliorassero la sua situazione nei quadri dell’attuale regime di produzione, alla crisi impressionante di tutto l’assetto economico che viene a colpire unicamente e gravemente le classi lavoratrici, è la prova migliore di quanto affermano in tutto il mondo i comunisti. Nella situazione attuale non vi è la possibilità di realizzare compromessi che concilino gli interessi anche di piccoli gruppi proletari con quelli dei capitalisti, con la sopravvivenza del sistema di produzione borghese.

La salvezza e la difesa degli operai da un domani senza pari peggiore dell’oggi, che sinistramente completerebbe gli strazi della guerra pur ieri finita, stanno nella battaglia a fondo in cui il proletariato ingaggi a tempo tutte le sue forze prima che esse siano paralizzate e disfatte dallo stesso imperversare della crisi.

Non può rifiutarsi d’intendere questo chi si dice amico della classe proletaria, chi non sia ligio agli interessi ed alla politica delle classi sfruttatrici.

Lavoratori d’Italia!

Il periodo dei miglioramenti e delle conquiste successive fu anche quello dei grandi e facili entusiasmi, che però, non condussero, per ragioni che qui non è il luogo di esaminare, alla vittoria agognata.

Il periodo delle ristrettezze e delle avversità – se è quello in cui l’avversario appare più forte – è anche quello in cui meglio e più sicuramente la vostra forza di classe troverà la via giusta per realizzare la comune emancipazione.

Lo stesso infierire su di voi in tutti i campi e in tutte le forme della classe avversaria, è segno infallibile della fine del dominio di questa.

È nei momenti difficili che i forti temprano le loro forze, e che l’apparenza dell’entusiasmo cede il posto alla ferrea decisione di combattere e di vincere. Il morale del rosso proletariato italiano non è abbattuto. Il canto del trionfo morirà nella gola dei bianchi. Il proletariato cerca nella stessa esasperazione del suo soffrire, le vie della sua riscossa.

Lavoratori d’Italia!

Questa via l’Internazionale comunista ve la addita: essa è nell’azione, nella lotta accesa su tutti i fronti, nella decisione di attaccare senza esitazione poiché si combatte oggi per la vita o per la morte, poiché oggi – più che mai – sono vere le parole dei nostri maestri, che nelle battaglie di classe il proletariato non ha altro da perdere che le sue catene.

A voi ottenere dai vostri organismi di classe la virile parola di battaglia.

Avanti, contro le provocazioni e le aggressioni del capitalismo, per la rivoluzione proletaria!

IL PARTITO COMUNISTA