Internationale Kommunistische Partei

Rassegna Comunista 11

La crisi del regime politico negli Stati europei

La più malsicura instabilità è a doppio titolo la caratteristica dell’assetto dato all’Europa dalla tentata liquidazione della grande guerra: i confini degli Stati vecchi e nuovi sono la cosa meno definibile che si possa concepire, e il regime politico interno di ciascuno Stato grande o piccolo sembra essere deposto sul tavolo operatorio della storia, per subire interventi chirurgici più o meno radicali.

Dei confini non ne parliamo neppure. Fino a poco tempo fa si poteva dire che la geografia è uno degli occhi della storia, oggi deve dirsi che è uno degli occhi della cronaca. La cosa più ignota al 99% dei lettori della stampa politica è dove finisca l’Ungheria e cominci l’Austria, o poniamo, dove finisca l’Italia e cominci la Jugoslavia. Il compilatore di atlanti tirano le loro tavole per misura prudenziale in numero limitatissimo, e il classico gioco estetico dei colori appioppati alla rappresentazione della superficie della “ aiuola che ci fa tanto feroci „, delizia dei nostri anni giovanili, cedono di tanto in tanto il posto a larghe zone bianche per le quali l’alacre pennello del disegnatore deve attendere i faticosi parti della diplomazia internazionale.

In attesa quindi di dare ai lettori della “ Rassegna “ desiderosi di notizie in argomento una carta a colori, unico modo di assolvere il compito che dovrebbe avere in materia un articolo, diciamo brevi cose, e di passaggio, sulla “ politica interna “ dei singoli paesi, e sul travaglio che in essi si svolge per dare nuove basi alla loro costituzione statale.

Nei primi tempi della guerra europea, quando era gioco forza per le classi dirigenti dare in pasto alle folle motivazioni più o meno fantastiche del conflitto, uno degli impieghi più frequenti era di prospettarlo come l’urto di “ due mondi “ politici: da una parte quello dei “ moderni “ stati democratici beneficianti di un regime felicemente liberale e parlamentare, dall’altra quello degli anacronistici regimi assolutisti, teocratici e “ militaristi „. Chi oserebbe contestare, si diceva, la differenza tra l’avanzata democrazia esistente in paesi che si chiamano Inghilterra, Belgio, Francia ( à tout seigneur tout honneur!), Italia, e il reggimento “ medievale “ della Germania, dell’Austria, della Turchia? Chi avesse voluto andare per il sottile poteva chiedersi che differenza vi fosse tra, poniamo, Serbia e Bulgaria; e chi fosse anche stato disposto a passar sopra alle cose di minor peso non poteva chiudere gli occhi dinanzi a quel colosso tra gli alleati campioni della libertà che si chiamava la Santissima Russia degli zar. Era in realtà una faccenda un po‘ imbarazzante agli effetti del teorema storico politico di cui sopra, ma quando l’Intesa poté mettere nel conto nientemeno che l’adesione della stellata repubblica di Wilson, con contorno di altre repubbliche americane, le azioni della causa della libertà dovettero salire nelle borse della storia. Ci fu perfino qualche minchione di socialista “ avverso alla guerra „, e per avventura la vera direzione del partito socialista italiano ( come oggi è proposta dai Treves ma come già funzionava nel 1917: direzione, gruppo parlamentare, Confederazione ) in una solenne manifesto, che, quando più in là, e per volontà, dicevano i bene informati, dell’Inghilterra, una rivoluzione fu fatta dal popolo russo “ per liberarsi dallo zar troppo tiepido nemico dei tedeschi „, si lasciò scappar detto: adesso sì che è in gioco la causa della democrazia contro l’autocrazia, e che occorre fare i voti più fervidi perché prevalgano le armi dell’Intesa, consacrate alla vittoria della prima!

I socialisti della sinistra marxista si tennero a ben altro criterio, sostennero che in tanto gli imperi centrali tenevano testa ai loro avversari, in quanto erano modernizzati, democratizzati, e capitalisticamente progrediti, al punto da poter avere quello sviluppo formidabile del militarismo, che il medioevo non sognò neppure, che le autocrazie non raggiunsero nemmeno da lungi, e che la democrazia borghese recò sul teatro della storia, dando nelle guerre napoleoniche i primi saggi dei benefici apportati dal suo avvento. E lo scoppio della conflagrazione militare, nella sua intensità, era in relazione al grado di sviluppo raggiunto dalla società dell’imperialismo capitalistico, che in essa vedeva inscenarsi sua crisi finale, crisi di cui la base, lo sviluppo e lo scioglimento si svolgono sul piano internazionale molto al di sopra, nel loro significato, delle volgari distinzioni e classificazioni dei vari paesi e del preteso “ handicap “ che a ciascuno vogliono infliggere gli interpreti filistei della storia agli effetti di una banale gara in cui li concepiscono impegnati sulla immaginaria pista del “ progresso „.

Gli Stati democratici hanno vinto. La rivoluzione politica si disegna prima che in questi, negli Stati sconfitti: la Russia, sconfitta tra i vincitori per essere troppo impari alle tremende esigenze della moderna lotta militare, che senza un industrialismo progredito ed una amministrazione statale tanto potente quanto quella delle „democrazie “ occidentali, non può essere condotta nel formidabile crescendo di anni ed anni, la Russia con le sue due rivoluzioni ha preceduto tutti gli altri Stati nelle convulsioni del regime.

Negli altri Stati la situazione politica si presenta tanto più instabile, quanto più su di essi ha gravato il peso della guerra, e, da un lato, quanto più essi avevano ancora bisogno di mettere al corrente delle loro istituzioni con quella delle più progredite democrazie. Il bilancio della guerra sarebbe dunque veramente quello di aver sollecitato e spinto innanzi la parte arretrata dell’Europa e del mondo, essa sarebbe davvero stata una campagna per la diffusione di un programma politico borghese?

Quale sia il bilancio storico dei risultati della guerra non può essere detto limitando le constatazioni a questo punto, e d’altra parte qui non intendiamo discutere la questione dal punto di vista del notissimo sofisma degli “ interventisti „a proposito della “ guerra rivoluzionaria“.

La situazione è dunque tale che nei paesi in cui la democrazia di governo parlamentare non ancora vigeva, il regime politico dell’anteguerra si è dissestato, mentre nei paesi liberali dell’Occidente sembra esistere una certa stabilità.

Ma la visione di questo fatto dev’essere più complessa e dialettica. In realtà la guerra ha dato uno scossone terribile alle basi del reggimento politico in tutti paesi. La formazione di repubbliche borghesi al posto degli imperi e degli staterelli semi assolutisti sconfitti o di quelli storti dallo smembramento dei vinti, non ha significato il raggiungersi di un punto di equilibrio: esso non è che il primo aspetto del processo di rivoluzionamento generale che ha preso le mosse dalla crisi bellica. L’esempio della Russia è il più evidente. Il primo squilibrio, determinato dalle condizioni generali e internazionali create dalla conflagrazione, si è verificato per il governo che appariva più “ arretrato “ nella comune considerazione di cui abbiamo parlato. Ma appunto in ragione del lungo tratto che doveva percorrere, il movimento non si è arrestato nella costituzione di un regime parlamentare borghese, ma è andato oltre non trovando in questa nuova forma delle condizioni di maggiore stabilità. È andato oltre, verso il bolscevismo, che ora non vogliamo considerare come un punto finale di arresto del movimento senza prima aver visto che cosa avviene altrove.

Prendiamo per esempio tipico degli Stati vinti la Germania. Vi è stata, dopo la sconfitta, una “ rivoluzione „, e al posto del kaiserismo vi è la repubblica democratica, con tutte le garanzie liberali copiate dalle costituzioni dell’Occidente vincitore.

Stati più o meno democratici sono sorti un po‘ dovunque: Polonia, Ceco-Slovacchia, Austria, ecc. ecc.. In Germania come in tutti questi Stati il punto di equilibrio del regime politico non si è affatto raggiunto. Mentre l’assetto democratico non ha le forze per garantirsi dagli assalti delle forze di “ destra “ gerenti del vecchio regime, esso e in presenza della pressione proletaria che non lo considera come un vantaggio e se ne propone, in forma più o meno cosciente, l’abbattimento.

L’assassinio di Erzberger in Germania, il più clamoroso di una serie di attentati terroristici della “ destra „, area accesa la crisi ad un grado acutissimo. Il proletariato è nelle strette di un dilemma: difendere la repubblica, o attaccare la repubblica per fondare sulle sue rovine il regime dei consigli? Lungo a breve che possa essere il periodo che ci separa da questo attacco proletario, è certo che prima di esso non è dato intravedere un assestamento del regime politico.

Questa constatazione dobbiamo rifletterla sulla situazione dei paesi occidentali. In essi la forma statale sembra ancora forte perché non è stata costretta a mettersi in movimento attraverso fasi iniziali di trasformazione. Ma il fatto che dove il movimento, per effetto della guerra, è cominciato, non si arresta più, dimostra che in verità la guerra non è la crisi, non consacra la crisi del regime politico per democratico e medioevale per segnare il trionfo territoriale della espansione del liberalismo parlamentare borghese, ma è la crisi di questo stesso regime; e il fatto che lo squilibrio cominci da quei paesi in cui la democrazia ancora non si era appieno esplicata, deve essere considerato per concluderne che il raggiungimento della democrazia, delle forme statali, non è il punto d’arrivo del fenomeno storico, ma un suo punto di passaggio verso ulteriori sviluppi.

Internazionalmente considerata la crisi delle forme statali è la grande crisi che segnerà il passaggio dal sistema democratico borghese al sistema proletario dei Consigli, ed è perfettamente spiegabile che essa si sia iniziata laddove il regime borghese non aveva, costituendo le sue democrazie, costituiti i formidabili fortilizi del dominio capitalista che queste rappresentano, in accordo perfetto col fatto che esso discende dalla ultra avanzata evoluzione del capitalismo mondiale e dai riflessi di questa sulle molteplici situazioni nazionali.

Ma la crisi prenderà appieno i suoi veri caratteri quando il disagio e il tremolio che caratterizzano il regime statale nel centro e nel sud Europa avrà guadagnato l’Occidente.

Allora il processo rivoluzionario, cui la guerra ha dato l’ultima spinta, assumerà i suoi grandiosi caratteri specifici, e volgerà rapidamente nella affermazione mondiale del comunismo.

Il quale, nella dialettica della storia, si estenderà nel suo costituirsi economico prima in quei paesi che ai giudizi apparenti sembravano più lontani dall’essere assaliti dall’inizio della crisi rivoluzionaria politica, e come dalla internazionale rovina del capitalismo nella sua mondiale unità si è originato, così internazionalmente nella unicità di un grandioso sviluppo costruirà il nuovo assetto dell’economia.

La guerra imperialista scoppiò quando la crisi industriale e commerciale sorta in America ( 1913 ) incominciava ad invadere l’Europa.

Lo sviluppo normale del ciclo industriale fu interrotto dalla guerra che divenne essa stessa il più potente fattore economico. La guerra creò per le branche fondamentali dell’industria un mercato quasi illimitato completamente al sicuro da ogni concorrenza. Il grande compratore non aveva mai a sufficienza di ciò che gli si forniva. La fabbricazione di mezzi di produzione si trasformò in fabbricazione di mezzi di distruzione. Gli articoli di consumo personale venivano acquistati a prezzi sempre più elevati da milioni di individui che non producevano nulla e non facevano altro che distruggere.

Questo era il sistema della distruzione, ma in virtù delle mostruose contraddizioni della società capitalistica, questa rovina prese la forma dell’arricchimento. Lo Stato lanciato a prestiti su prestiti, emissione su emissione e, dai bilanci calcolati a milioni si passò ai miliardi. Macchine e costruzioni si usavano senza essere sostituite. La terra era mal coltivata. Costruzioni necessarie nelle città e sulle ferrovie erano arrestate. Nello stesso tempo il numero dei valori di Stato, buoni di credito e del tesoro, aumentò senza posa. Il capitale fittizio si gonfiò nella stessa misura in cui il capitale produttivo veniva distrutto. Il sistema del credito, mezzo di circolazione delle merci, si trasformò in mezzo di mobilizzazione per la guerra, dei beni nazionali, compresi quelli che dovranno essere creati dalle venture generazioni.

Per timore di una crisi che avrebbe potuto essere una catastrofe, lo Stato capitalistico agì dopo la guerra nello stesso modo che durante la medesima: nuove emissioni, nuovi prestiti, regolamentazione dei prezzi di vendita e di acquisto degli articoli più importanti, garanzia dei profitti, derrate a prezzi ridotti, diverse gratificazioni in aumento ha gli stipendi ed ai salari, e con tutto ciò, censura militare e dittatura dei gallonati.

( dalle tesi sulla Situazione mondiale ed i compiti dell‘ Internazionale Comunista ).

La lotta contro la prostituzione Pt.2

Un’altra ragione per la quale noi dobbiamo condurre immediatamente una sistematica campagna contro la prostituzione è quella della difesa della salute pubblica. La Russia dei Soviet è interessata a prevenire la disorganizzazione e lo sperpero della forza lavoratrice della popolazione, come pure la sua capacità di lavoro, dalle malattie e dalle indisposizioni. Ora la prostituzione costituisce una delle fonti delle malattie venеrеe ma non ne è naturalmente la sola. Queste malattie possono essere comunicate anche nel corso regolare della vita giornaliera, in causa delle misere condizioni famigliari, L’assenza di misure igieniche, un’insufficienza di piatti e di salviette che perciò sono adoperate in comune da parecchie persone, determinano spesso delle infezioni.

Nella tesi della Commissione interdipartimentale per la lotta contro la prostituzione, nella Commissione per il benessere sociale, è detto che il compito immediato del Commissariato per la salute pubblica è quello di elaborare speciali misure per la lotta contro le infezioni veneree. Naturalmente queste misure investono tutte le cause di infezioni e non devono limitarsi a perseguitare la prostituzione, come faceva la ipocrita società borghese. Ma ciò nonostante, poiché noi riconosciamo che la diffusione dell’infezione si compie su vasta scala nel corso regolare della vita giornaliera, è assai importante dare alla  popolazione una chiara nozione della funzione della prostituzione nell’estendersi delle malattie veneree. E‘ estremamente importante svolgere una conveniente educazione sessuale fra la gioventù, fornire i giovani da informazioni precise, renderli capaci ad entrare nella vita ad occhi aperti, rifuggire dal silenzio sulle questioni relative alla vita sessuale come faceva la menzognera ed ipocrita moralità borghese. La terza ragione per cui la prostituzione è inammissibile nella repubblica proletaria del Soviet è che essa impedisce lo sviluppo e il consolidamento delle fondamentali qualità di classe del proletariato, della sua nuova moralità.

Quali sono le proprietà fondamentali della classe lavoratrice? la più potente arma morale nella sua lotta? Il sentimento di cameratismo, di solidarietà è il fondamento del comunismo. Senza questo sentimento fortemente radicato fra i lavoratori, è inconcepibile come noi potremo erigere una nuova società veramente comunista. Naturalmente è evidente che i comunisti coscienti devono aiutare con tutte le loro forze lo sviluppo di questo sentimento, e viceversa, devono combattere con tutta la loro energia contro quelle forze che impediscono lo sviluppo ed il consolidamento di tali qualità e caratteristiche della classe lavoratrice.

Nella società borghese la prostituta era diffamata e perseguitata non per il fatto che essa non forniva un lavoro utile e produttivo, non perchè vendeva i suoi baci (due terzi delle donne nella società borghese vendevano sé stesse al proprio marito legale), ma per l’irregolarità delle sue relazioni coniugali per la brevità della loro durata.

 La base del matrimonio nella società borghese era la sua stabilità e formalità, la sua registrazione. Questa registrazione aveva per scopo di assicurare la trasmissione della proprietà dei beni agli eredi. La mancanza di formalità, la breve durata delle relazioni fra i sessi questo era ciò che la borghesia ripudiava nelle relazioni extra-matrimoniali, ciò che veniva diffamato con disprezzo dagli ipocriti alfieri della moralità borghese. La breve durata, l’irregolarità, la libertà nelle relazioni sessuali, possono essere riguardate dal punto di vista dell’umanità lavoratrice, come un reato, come un atto che deve essere sottoposto a punizioni? Evidentemente no. La libertà delle relazioni sessuali non contraddice l’ideologia del Comunismo.

Gli interessi della comunità dei lavoratori non sono in alcun modo danneggiati dal fatto che il matrimonio abbia una durata breve o lunga, che la sua base sia l’amore, la passione una transitoria attrazione fisica.

L’unica cosa che è dannosa alla collettività lavoratrice, e perciò inammissibile, è l’elemento del calcolo materiale che interviene nei rapporti fra essi, tanto sotto la forma della prostituzione quanto sotto quella del matrimonio legale, la sostituzione di un gretto calcolo materialistico alla libera unione dei sessi sulla base di una reciproca attrazione.

Quali sono le Conseguenze della prostituzione? Una diminuzione del sentimento di eguaglianza, di solidarietà e di cameratismo fra i sessi, in altre parole, fra le due metà della classe lavoratrice.

 L’uomo che compera le carezze della donna vede in essa una comodità. Egli considera la donna come sua dipendente, cioè come une creatura di ordine inferiore, non avente uguali diritti e di non uguale valore di fronte al governo dei lavoratori.

La sua concezione di spregio verso le prostitute, le cui attenzioni egli compera materialmente, la estende a tutte le donne.

 Invece di uno sviluppo del sentimento di cameratismo, di eguaglianza e di solidarietà, se Ia prostituzione si svilupperà ulteriormente noi avremo un rafforzamento delle condizioni di ineguaglianza fra i sessi, del sentimento di superiorità dell’uomo, della dipendenza da questi della donna; in altre parole, una diminuzione di solidarietà nell’intera classe lavoratrice.

Dal punto di vista della nuova moralità comunista che è in via di formazione e di cristallizzazione, la prostituzione è intollerabile e pericolosa. Perciò il compito del nostro partito e della sezione femminile in particolare, deve essere quello di condurre campagna aperta, risoluta e senza misericordia contro questa eredità del passato. Nella società borghese tutti i sistemi di lotta contro la prostituzione non erano che un inutile spreco di energie, poiché le due cause fondamentali della prostituzione – resistenza della proprietà privata e la diretta dipendenza economica di una grande quantità di donne dagli uomini (padre, marito, amante) – vi erano potentemente e fermamente stabilite.

Nella repubblica proletaria queste cause sono state eliminate. La proprietà privata è stata abolita. Tutti i cittadini della Repubblica dei Soviet sono obbligati al lavoro. Il matrimonio cessa, di essere per la donna il mezzo per vivere e sfuggire alla inevitabilità di lavorare di nutrirsi col proprio lavoro. Le cause obiettive fondamentali della prostituzione nella Russia dei Soviet sono state abolite.

Cosa diverrà il matrimonio nell’avvenire o più propriamente quale forma assumeranno le relazioni fra i sessi, è molto difficile prevedere. Ma è certo che in regime comunista esulerà dalle relazioni coniugali non solo ogni calcolo materiale, ogni dipendenza della donna dall’uomo ma anche ogni altra considerazione di convenienza che cosi spesso caratterizza il matrimonio d’oggi. Alla base dei rapporti coniugali c’è un salutare istinto di riproduzione, abbellito dalle attrattive di un amore felice, di un’ardente passione, soffuso di una spirituale armonia, che determina una spontanea attrazione fisiologica, che tosto si estingue.

Tutti questi fattori delle relazioni coniugali non hanno nulla di comune con la prostituzione . La prostituzione è offensiva perchè un atto di violenza della donna su sé stessa determinato dalla pressione di vantaggi esterni e fortuiti; nella prostituzione non c’è posto per l’amore e per la passione, né per alcun sano istinto di riproduzione della specie. Esso è puramente un atto deliberato di calcolo materiale.

Dove entra la passione o l’attrazione, scompare la prostituzione.

In regime comunista la prostituzione passerà nell’oblio del passato insieme al sistema insano dell’attuale famiglia. Al suo posto sorgeranno delle relazioni sane, felici e libere fra i sessi. Una nuova generazione sostituirà l’antica con un sentimento sociale più sviluppato, con una maggior indipendenza reciproca, con una maggior libertà, salute e coraggio. Una generazione per la quale il benessere della collettività sarà posto al disopra di tutto.

Compagni, il nostro compito è di distruggere le radici che alimentano la prostituzione; di condurre una lotta inflessibile contro ogni vestigia di individualismo, che è stata finora la base morale del matrimonio; di determinare una rivoluzione ideologica nel campo delle relazioni matrimoniali e rischiarare la via per una nuova salutare moralità coniugale che corrisponda agli interessi della comunità lavoratrice.

ALESSANDRA KOLLONTAY

Il 3° Congresso dell'Internazionale Comunista Pt.4

Movimento giovanile

La parola è data a Munzenberg, dell’Internazionale Giovanile.

L’oratore si sofferma a esporre le condizioni d’esistenza della gioventù operaia. Indica tre fattori che danno una importanza particolare all’azione fra i giovani. L’entusiasmo della gioventù, il bisogno di preparare i militanti per i giovani partiti comunisti, la necessità di profittare delle forze giovanili per il lavoro illegale. L’esperienza della Russia dimostra quanto siano utili giovani prima e dopo la presa del potere. Questa funzione dei giovani è ben conosciuta dei nemici della classe operaia, i quali cercano di organizzare la gioventù in loro favore servendosi delle società sportive. Anche la Seconda Internazionale ha creato una organizzazione gialla della gioventù. Noi dobbiamo combattere l’influenza dei nostri avversari che la cosa non è difficile poiché la gioventù ha una tendenza naturale verso la Terza Internazionale. Questo fatto spiega il rapido accrescersi della nostra Internazionale. A questo punto l’oratore espone dei dati statistici sul movimento giovanile nei diversi paesi, riferisce sulle persecuzioni da cui esso è specialmente preso di mira. Il movimento giovanile è un ramo del potente movimento comunista, e noi proponiamo che esso sia politicamente sotto la direzione dei partiti comunisti.

Si tratta ora per l’internazionale Giovanile: 1° di trasformare le sue Federazioni in organizzazioni di masse; 2° di fortificarle dove esse sono deboli, come in Inghilterra e in America; 3° di raggruppare anche i contadini medi. Per questo occorrono organi speciali subordinati, politicamente è tatticamente, ai Comitati del Partito, pur restando indipendenti organicamente. I partiti comunisti debbano sostenere con tutte le loro forze il movimento giovanile.

Froelich, del partito Comunista unificato.

Le tesi, egli dice, hanno una enorme importanza, per il fatto che sanciscono la rinunzia della organizzazione giovanile alla indipendenza politica.

Prima, e soprattutto dopo la guerra, la gioventù operaia è stata sempre rivoluzionaria; inoltre essa ha eseguito lavoro enorme di preparazione per i partiti comunisti e per l’Internazionale. In Germania, per esempio, i migliori militanti sono usciti dalle file dei giovani. Vi sono dei rami di attività del nostro movimento che si adattano benissimo al carattere giovanile: lavoro illegale e propaganda nell’esercito. Bisogna che le due organizzazioni, del partito e dei giovani, si sostengano l’un l’altra. Occorre che il partito tenga la gioventù al corrente delle sue iniziative. L’Internazionale deve sostenere la gioventù.

Chiusa la discussione si nomina una Commissione per l’esame degli emendamenti e la redazione definitiva delle tesi.

Movimento femminile

La parola è data alla Zetkin.

Io sono incaricata, dice la compagna, dal Segretariato internazionale per la propaganda fra le donne, di comunicarvi i risultati della sua attività in occasione della II Conferenza internazionale delle donne comuniste. Bisogna notare l’enorme importanza che ha assunto il movimento rivoluzionario femminile in questo anno che è passato, in Occidente e in Oriente.

Sfortunatamente questo movimento non ha avuto il sostegno necessario dei partiti comunisti. Nella nostra epoca di grandiose lotte economiche e politiche, la donna ha cominciato ad agire da sé e i rapporti di forza fra i sessi si sono modificati. Prima della guerra vi era in Europa un’eccedenza di 6 milioni di donne, oggi è di 15 milioni. A causa della guerra la donna è entrata nell’industria e perciò nella lotta di classe del proletariato. Perciò i partiti comunisti debbano agire sia tra le masse maschili che femminili. Zinoviev è stato il primo che ha pensato alle donne che compongono più della metà dell’umanità.

Vi sono già alcuni paesi dove questo lavoro si è iniziato. La Russia, la Germania, la Bulgaria hanno un movimento femminile che va di pari passo con il movimento del proletariato. Noi crediamo che non sia così in tutti gli Stati.

La seconda Conferenza ha costituito un progresso sulla prima. Invece di 16 paesi con 20 delegate, ne abbiamo avuti 28 con 82 delegate. Per la prima volta le donne di Oriente hanno preso parte al movimento internazionale. La Conferenza ha funzionato sempre seguendo lo spirito della Terza Internazionale alla quale essa appartiene. Nelle sue risoluzioni essa è partita da questa idea: che non vi è un movimento femminile autonomo, ma solamente dei metodi speciali di lavoro fra le donne, per cui necessitano delle sezioni speciali a fianco di tutti i partiti. Queste sezioni, marciano moralmente e praticamente d’accordo col partito, si dedicano alla propaganda e all’organizzazione fra le donne. Esse combattono l’influenza dei falsi socialisti. La donna proletaria deve essere educata anche a compiere il lavoro illegale; essa deve essere resa capace di prender parte alle manifestazioni, ha gli scioperi, alla lotta armata.

Zetkin chiede ancora che si creino delle corrispondenti internazionali per mantenere il legame tra Mosca e i diversi paesi.

L’esempio russo, conclude, mostra che la dittatura del proletariato non può essere ottenuta senza il concorso della donna. In Russia essa prende parte alla vita politica ed economica, essa adempie a molteplici incarichi. Questa tradizione deve divenire quella di tutti paesi di Occidente e d’Oriente, poiché le donne sono le più grandi nemiche del regime attuale.

Lucia Colliard, per il Partito Comunista francese, dice che in Francia non si è fatto niente per organizzare il movimento femminile. Noi abbiamo dovuto creare una Sezione speciale per la propaganda fra le donne. Per sfortuna i nostri compagni non ne hanno compresa l’importanza. Si è visto che il movimento di maggio ha preso la maggior estensione là dove esso era appoggiato dalle donne. Eppure mentre a Parigi vi sono parecchi organi quotidiani del partito e della gioventù, non ve ne è uno solo per le donne comuniste. Occorre che l’Internazionale inviti il C.C. del partito a raddoppiare gli sforzi in questo ramo di attività, poiché questa è una condizione di successo della rivoluzione.

Sale alla tribuna Kollontay.

La compagna Zetkin, essa dice, ha tratteggiato gli scopi del movimento comunista femminile. Infatti poiché il compito principale dei partiti comunisti è quella di conquistare le masse, importante è il compito del movimento femminile a questo riguardo, poiché le masse da conquistare sono composte in massima parte di donne.

Il partito comunista dichiara che le sue porte sono aperte per tutti. Ma per attirare l’operaia occorrono dei metodi speciali di propaganda appropriati alle condizioni di vita della donna. Ecco perché ogni partito deve possedere un organo specialmente dedicato a questo ramo di attività.

I partiti comunisti sono interessati a trascinare le donne non solamente per la rivoluzione, ma anche per dopo. Quando si tratta di sviluppare le forze produttive, l’energia dell’operaia e della contadina deve essere utilizzata. È in questa attività creatrice che si trova la vera emancipazione.

In Russia le Sezioni femminili non hanno solo un valore di propaganda e di organizzazione. Esse esercitano una grande influenza sulla legislazione, tutte le volte che la donna vi è interessata, nel dominio della protezione del lavoro, della previdenza sociale. Con tutte queste misure abbiamo noi forse indebolito il potere dei Soviet? No, noi l’abbiamo al contrario arricchito e fortificato, come lo prova una esperienza di tre anni.

Dopo il discorso della Kollontay, si chiude la discussione. La risoluzione sulle forme ed i metodi di azione fra le donne viene approvata all’unanimità.

Movimento cooperativo

Si passa in seguito alle tesi sulla cooperazione. Ha la parola il relatore, compagno Mechtcheriakov. Prima, egli dice, il movimento rivoluzionario era diviso in tre rami completamente distinti: partito politico, sindacati e cooperative. Ora il proletariato deve unire tutte le sue forze. Se noi siamo riusciti a realizzare l’unione fra partiti i sindacati, nulla si è fatto per le cooperative. I rivoluzionari si sono ordinariamente tenuti lontani dalla cooperazione e dal penoso lavoro economico, preferendo consacrarsi attivamente alla lotta politica.

Così i riformisti si sono impadroniti dalla cooperazione, di cui ne hanno fatto una loro cittadella. Noi dobbiamo oggi conquistare la cooperazione ad ogni costo e trovarvi un punto di appoggio per le nostre frazioni comuniste. La cooperazione diretta dai riformisti è profondamente penetrata da idee riformiste e questo è un male che noi dobbiamo combattere con la più grande energia. Tutta l’ideologia, tutto l’orientamento della cooperazione deve essere rifatto. Se la cooperazione prima si teneva lontana dalla politica, occorre ora al contrario che vi si interessi maggiormente. Se una volta la cooperazione aggruppava solo quelli che vi venivano volontariamente, bisogna che oggi essa tenda ad abbracciare tutti i lavoratori. Se prima il suo fine era quello di adattarsi alla società borghese per addolcire, sia pure per poco, le sofferenze causate dal capitalismo, ora essa deve diventare un’arma contro di esso. Voi vedete dunque, compagni, egli dice, che la natura stessa della vecchia cooperazione è totalmente modificata e che il nostro fine deve essere la conquista delle cooperative.

Concludendo egli dà lettura delle tesi sulla cooperazione nell’epoca della rivoluzione proletaria, che sono accettate senza discussione ed all’unanimità dal Congresso.