A proposito dei capitalismi nati statali
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In un articolo di questo titolo (n. 7) abbiamo illustrato alcuni aspetti del piano quinquennale indiano. Aggiungiamo, a complemento di quanto esposto, che un’analisi degli investimenti previsti dimostra come l’intervento statale, mascherato dietro finalità di miglioramento del tenore di vita della popolazione, si risolva in realtà in un’operazione a tutto vantaggio delle classiche bande affaristiche della nascente borghesia indigena e non soltanto indigena.
Il piano si propone soprattutto lo sviluppo della produzione agricola e quindi il miglioramento del reddito contadino. Ma, a parte qualche raccomandazione nel senso della limitazione del latifondo e della stabilizzazione del regime degli affitti, non prevede alcuna trasformazione nei rapporti di proprietà, nemmeno nel senso dell’introduzione di cooperative agricole: prevede invece grandi opere di irrigazione e di sfruttamento delle energie idriche che, date in appalto, si risolveranno in giganteschi affari per imprenditori capitalistici indigeni e all’allargamento della rete dei trasporti, specialmente ferroviari, che avrà lo stesso risultato finale.
Nel settore industriale, lo Stato incoraggerà le aziende private già esistenti e limiterà il suo intervento (che è poi un intervento a favore di gruppi privati) alla creazione di un grande complesso siderurgico e di officine ferroviarie e chimiche. Scriveva Relazioni Internazionali: « per lungo tempo ancora l’industria resterà sotto il dominio dei grandi gruppi (Tata, Birla, ecc.) e vi è chi prevede per l’India il pericolo di una concentrazione monopolistico-finanziaria simile a quella verificatasi coll’occidentalizzazione del Giappone alcuni decenni fa » (santo candore, si scambia una realtà con un pericolo).
Il finanziamento del piano prevede il ricorso a prestiti interni ed esteri (di nuovo sono di scena reti affaristiche e bancarie private, indigene e internazionali) e qualche inasprimento fiscale. Il piano di irrigazione e produzione di energia elettrica assorbirà il 27,2 % degli investimenti, quello di potenziamento della rete dei trasporti il 24, quello di incremento dell’industria 1’8,4.