Διεθνές Κομμουνιστικό Κόμμα

Prometeo (II) 135

La situazione internazionale e gli avvenimenti in Spagna

La lotta sociale oggi in Spagna rappresenta essa un’ondata mondiale di battaglie proletarie o accelererà invece il corso del capitalismo verso il precipizio della guerra.

Noi non siamo dei profeti e la situazione attuale lascia ancora queste eventualità in sospeso. Per il momento è evidente che la guerra civile in Spagna continua su un piano molto più vasto l’ondata di scioperi di Francia e del Belgio, pur essendo una conseguenza dei contrasti di classe messi a nudo da sei mesi di governo del Fronte Popolare.

D’altra parte, essa si determina pure in un periodo in cui il capitalismo tendeva a trovare provvisoriamente uno sbocco pacifico ai contrasti che lo dilaniano (Conferenze di Montreaux, di Londra a tre, scambio di Note tra le potenze locarniane).

Ciò perché il capitalismo internazionale è preso tra due contrasti: da una parte, il suo timore di una guerra che cerca di procrastinare e che può scatenare la rivoluzione proletaria, d’altra parte, la necessità di canalizzare verso i fronti nazionali questi contrasti di classe che si manifestano nei vari paesi e che minacciano di provocare un assalto mondiale del proletariato.

La Spagna ci permette di distinguere chiaramente questi due elementi e nel tempo stesso mettere in luce la posizione della nostra frazione.

Alla stessa stregua che la borghesia tenta di localizzare i conflitti interimperialisti per evitare l’incendio generale, essa tenta di localizzare nelle frontiere di ogni paese i conati di classe del proletariato. Per questo esiste un solo sistema: trasformare la lotta di classe in una battaglia tra due forme di dominazione capitalista — la democrazia ed il fascismo — per poter aizzare al fuoco di queste battaglie l’operaio francese contro l’operaio tedesco in nome della difesa del rispettivo capitalismo. Poiché il capitalismo mondiale presentisce che lo scotto del suo tentativo di evitare il baratro della guerra sarà lo scatenarsi di potenti movimenti di classe, non può che tentare di circoscrivere le rivolte operaie nell’ingranamento di queste due forme di dominazione che simultaneamente si sforzeranno di soffocare lo spirito di classe del proletariato.

Attorno alla Spagna si erge oggi il capitalismo mondiale, sia esso democratico, fascista o sovietico, per impedire che la lotta armata dei proletari superi i quadri borghesi della lotta tra la democrazia ed il fascismo e diventi con ciò il segnale di una battaglia mondiale e di classe degli sfruttati.. Ma ciò non è possibile che facendo della Spagna un episodio della mobilitazione della guerra e così è provato un’altra volta che il capitalismo non può opporsi alle rivolte di classe che potrebbero dirigersi verso la rivoluzione, che incamminandosi a tutta velocità verso il suo sbocco specifico; il massacro fratricida dei proletari sui campi di battaglia.

Dalla Francia alla Germania, passando per la Russia, tutti sono uniti per far massacrare gli operai di Spagna attorno alle bandiere borghesi. Ed in tutti i paesi i tentativi dei proletari di volare in soccorso del proletariato spagnolo sono trasformati in un movimento di sostegno dei regimi democratici contro i regimi fascisti, o inversamente. Gli operai francesi sono arrivati a domandare a Blum velivoli per la Spagna. Gli operai tedeschi sono mobilitati contro la perquisizione di navi tedesche da parte della flotta del governo di Madrid e la forma più alta di solidarietà con gli operai spagnoli diviene la partenza di contingenti operai per i colli di Guadarrama e non più lo scatenamento della lotta di classe per il rovesciamento della propria borghesia.

Sarebbe profondamente errato ricercare in considerazioni, a nostro avviso più che secondarie, le ragioni dell’appoggio di Franco da parte della Germania e dell’Italia e di Giral dalla Francia e dall’Inghilterra. Il problema non è di sapere se i paesi fascisti si installeranno sul mediterraneo con la vittoria dei ribelli e neppure dire che una vittoria di Franco significherebbe il principio della fine per le superstiti democrazie occidentali.

È chiaro che la posizione di questi differenti stati si ispira da una netta considerazione di classe: impedire al proletariato spagnolo di ritrovarsi sul suo terreno di classe e scatenare la sua battaglia sul fronte internazionale.

Perché non dobbiamo dimenticare che la Francia democratica e repubblicana di Deladier e di Herriot non ha mai avuto migliori rapporti con la Spagna che all’epoca di Primo de Rivera e non è per nulla detto che una vittoria dei generali dovesse senz’altro significare la fine della politica tradizionale della borghesia spagnola. In Francia la borghesia lo comprende perfettamente e ciò si esprime con le posizioni rispettive della destra e della sinistra che sposano la causa di Franco e di Giral. Così il proletariato francese non potrà esprimere la sua solidarietà internazionale che sul fronte dell’antifascismo repubblicano e per aiutare gli operai spagnoli dovrà cominciare col sostenere Blum. Così la Germania e l’Italia interverranno attivamente in Spagna per dirigere la commozione che gli avvenimenti spagnoli potrebbero suscitare fra i loro sfruttati verso una accentuazione della lotta degli Stati fascisti contro il terrore delle democrazie.

Ma l’ampiezza della guerra civile in Spagna, le sue paurose incognite, hanno fatto comprendere al capitalismo che dallo sviluppo della lotta tra democrazia e fascismo potrebbe nascere una minaccia di guerra imperialista mondiale. Poiché il suo obiettivo è unicamente di ottenere lo schiantamento del proletariato spagnolo, tenterà dunque di circoscrivere il terreno del massacro alla sola penisola iberica, e a tale fine è Blum che prenderà l’iniziativa del non intervento e dell’embargo sulle armi destinate alla Spagna.

La manovra del capitalismo è evidente: ottenere lo schiacciamento totale degli operai di Spagna ed impedire che le ripercussioni di questi avvenimenti sbocchino immediatamente nella guerra.

L’embargo sulle armi potrà sempre far tirare per le lunghe la soluzione della guerra civile e determinare così il più grande massacro di operai, mentre rappresenterà una formula di rappacificazione internazionale. Tutto sta a vedere se il capitalismo potrà contenere l’effervescenza dei lavoratori e se questo elemento primordiale non gli forzerà invece la mano. A tale riguardo appaiono di già due elementi importanti. In Francia il P.C. si è fatto banditore dell’intervento in nome degli interessi della Francia che deve salvaguardare le vie marittime del suo impero coloniale. Per esso l’unica soluzione sarebbe la crociata armata della democrazia contro Franco, Mussolini ed Hitler: la guerra ad ogni costo. Per la Germania, il caso del “Kartum” è significativo e prova che questo imperialismo vuole profittare della guerra civile in Spagna per ottenere una ripartizione del mondo di cui possa beneficiare. Le misure d’intervento navale tedesco sono dunque in funzione di una situazione internazionale in cui si agita il vessillo della democrazia contro il fascismo per soffocare le rivolte di classe dei lavoratori.

Ed è logico, dal punto di vista capitalista, che il Reich intenda profittare di queste circostanze e tenti di ottenere vantaggi allo stesso modo che l’Italia in Abissinia, tanto più che il fronte popolare francese gli permette di appellarsi ai suoi sfruttati contro la bellicosità delle democrazie.

In definitiva, per noi è più che evidente che le sole ripercussioni degli avvenimenti di Spagna devono essere una accentuazione della lotta di classe in tutti i paesi.

Ecco l’unico modo di aiutare gli operai spagnoli a ritrovare le loro frontiere di classe e di fare del loro magnifico eroismo leva per la rivoluzione comunista mondiale.

Noi non lottiamo per chiedere armi a Blum, in nome della difesa della democrazia minacciata dal fascismo. Ma abbiamo per compito di attenuare la pressione sanguinaria del capitalismo mondiale attorno alla Spagna. Per questo non vi sono che i mezzi di classe. Scioperi di solidarietà contro la propria borghesia; scioperi rivendicativi che saranno tanti passi in avanti di appoggio fattivo alla lotta in Spagna. E ciascuno di questi passi varrà enormemente di più delle vittorie militari ottenute dal Fronte Popolare con l’ausilio delle democrazie occidentali. Noi dobbiamo stornare l’attenzione degli operai dalla difesa dei colli del Guaderrama o di San Sebastiano per spingerli alla lotta contro la propria borghesia, tanto che sia espressa dal Fronte Popolare che dal “fascismo”.

Così solamente concorreremo ad impedire e lo schiacciamento degli operai spagnoli e che gli avvenimenti odierni diventino segnale di una nuova guerra mondiale, perché avremo indicato al proletariato mondiale la via della rivoluzione comunista in tutti i paesi.

L’orgia di sangue del Centrismo: Le esecuzioni di Mosca

Le esecuzioni di Mosca

Nell’istante in cui in Spagna i proletari si fanno scannare dalle forze coalizzate del capitalismo, i boia centristi hanno condotto a termine un processo mostruoso che non rappresenta che una nuova garanzia di fedeltà alla borghesia internazionale.

Vecchi militanti bolscevichi sono tradotti in giudizio e stanno per espiare il crimine d’ esser ancora in vita e di avere, anni or sono, manifestata una più che blanda opposizione al centrismo. Si tratta di Zinovief, di Kamenief, dei loro antichi partigiani cui si sono, all’ultimo momento, associati un certo numero di destri come Bukharin, Rikof e Tomsky.

L’atto di accusa è una sinistra storia da romanza giallo d’appendice, senza capo né coda in cui si tirano in ballo la Gestapo, i centri terroristi (!) ispirati da Trotzky, allo scopo di uccidere Stalin, Vorochilof e simili manigoldi.

E tale infame commedia che  minaccia avere un sanguinoso epilogo si svolge a Mosca in un nauseabondo ambiente. Gli imputati confessano tutto quanto si vuole loro fare confessare.

Recitano il “mea culpa”, osannano ai trionfi della industrializzazione, danno particolari che li fanno puzzare da agenti provocatori della Ghepeu. Zinovief, Kamenief sono nuovamente obbligati a curvarsi nel fango per cercar di salvar la pelle. Ed in definitiva ci si domanda perché la canaglia centrista s’accanisce contro uomini che non sono più che cadaveri politici. Perché prendersela con militanti che sono assolutamente inoffensivi per la loro personale sicurezza e che sono forzatamente impossibilitati di agire ed ancor meno di fomentar complotti terroristici? D’altra parte, la burocrazia centrista prende gli operai per dei perfetti imbecilli che possano prestar fede alle storie rocambolesche montate da agenti provocatori sovietici che metterebbero in contatto Trotsky colla Gestapo.

Ma tutto ciò diviene di una luminosa chiarezza quando si sa che la Russia Sovietica ha oggi il suo posto fissato sul fronte della repressione capitalistica contro il proletariato mondiale. Non ha consegnato Petrini alla polizia fascista? Non sequestra Calligaris in Siberia? Non perseguita gli operai internazionalisti? A migliaia e migliaia non gemono i proletari nelle galere e campi di concentrazione sovietici? E quanti se ne sono di già assassinati sotto la bandiera truffaldina della costruzione del “socialismo”?

Alla stessa stregua dei paesi dove infierisce il terrore fascista, la repressione sovietica deve seguire il suo cammino logico e colpire tutto ciò che potrebbe ricordare un passato che oggi si rinnega. Quando Mussolini o Hitler colpiscono, fino con il plotone di esecuzione o la scure del carnefice, militanti colpevoli di attività proletaria nel passato, quando gettano nelle prigioni operai che emettono un sia pur timido balbuziamento di classe non è tanto perché essi rappresentino oggi un pericolo diretto contro il loro sanguinario regime quanto perché i contrasti della loro società borghese esigono di ficcare sempre più profondo il ferro arroventato nelle carni del proletariato.

Stalin segue oggi lo stesso cammino. la piaga del proletariato russo s’allarga sempre più sotto il peso di una repressione che trova le sue radici nei contrasti di classe che rodono la dominazione centrista. Ed il ferro dei carnefici sovietici vuol andar in fondo: annientare tutte le vestigie umane che ricordano l’epoca passata e la cui sola presenza, anche se si tratti di rottami, potrebbe determinare delle energie proletarie e staccarsi dal centrismo.

Certo la Stato sovietico dispone di galere sufficienti per chi osasse tornare alla lotta di classe, ma ciò non gli basta. Necessita in un periodo in cui il capitalismo mondiale domanda la partecipazione della Russia al massacro degli operai spagnoli di sbarazzarsi di una folla di militanti  il cui solo crimine è d’avere manifestato una opposizione, sia pur opportunista e confusa, anni or sono, che vivevano completamente al di fuori di qualsiasi attività. D’altra parte, si sa che si può bene assassinare Zinovief, Kamenief, Smirnof e altri ancora quando l’attenzione degli operai è rivolta alla Spagna.

E contro il 3° Reich che sfrutta la guerra civile spagnola per scatenare una campagna antisovietica, Mosca risponderà sfruttando il processo Zinovief  Kamenief  per “provare” l’accordo della Gestapo di Hitler con questi e con Trotzky naturalmente.

Contro Trotzky la campagna del centrismo non ha che un significato: reclamare la sua vita al capitalismo.

Forse vedremo domani lo Stato sovietico reclamare l’estradizione di Trotzky allo scopo di giudicarlo, conforme la decisione presa, dal Tribunale speciale di Mosca. Già in Norvegia è inscenata una campagna di stampa contro di lui, la cui dimora è stata svaligiata dai nazisti indigeni.

Gli operai di tutto il mondo debbono elevarsi per strappar dalle mani dei boia sovietici Zinovief, Kamenief e i loro compagni, dei quali non condividiamo certo le opinioni politiche ma coi quali ci sentiamo solidali quando il centrismo vuole condurli al macello legale come nuovo scotto pagato al capitalismo mondiale.

I proletari prenderanno al tempo stesso energicamente la difesa di Trotzky contro la coalizione ignobile dello Stato sovietico colle borghesie di tutti i paesi.

N.B. Il processo di Mosca è terminato, mentre andiamo in macchina, coll’esecuzione dei sedici imputati. Questo spaventoso delitto dei boia centristi non può restare impunito. Il proletariato mondiale tutto deve elevarsi contro i degni emuli di Mussolini, di Hitler e degli altri assassini “democratici” del capitalismo.

Zinovief, Kamenief, Smirnof cadono – dopo quanti! -, malgrado i loro sforzi disperati di salvar la vita con dichiarazioni politiche e “confessioni” imposte dal centrismo.

Salutiamo questi militanti che al fianco di Lenin hanno lottato per il trionfo della rivoluzione mondiale. Ma le circostanze del loro assassinio debbono essere un avvertimento supremo per i rivoluzionari tutti: tra il centrismo ed il proletariato mondiale la lotta deve essere a fondo, senza pietà come tra la classe operaia e tutti gli altri agenti del capitalismo. Quest’ultimo può oggi gioire che la sua feroce repressione trova riscontro in Russia.

Stalin non ha più da ricever lezioni da Mussolini o da Hitler e li supera anzi: il fascismo uccide i proletari comunisti ma non li trascina avanti in tregende politiche dove si promette loro la grazia a condizione di fare dichiarazioni di pentimento. Mussolini ed Hitler uccidono in nome degli interessi del capitalismo, ma Stalin copre i suoi crimini colla bandiera della costruzione del “socialismo”.

Dappertutto s’eleva una protesta veemente contro l’infame macello dei carnefici moscoviti. Che il sangue di Zinovief, di Kamenief, di Smirnof marchi d’infamia il centrismo che pagherà questo e tutti gli altri misfatti quando il proletariato saprà distruggere il regime capitalista e quello russo.

Li vendicheremo, come vendicheremo i delitti della borghesia.

E il proletariato mondiale considerer?che Zinovief e Kamenief che pagano col loro sangue un nuovo scotto al capitalismo per conto dei lavoratori di tutti i paesi, hanno ripreso cos?il loro posto sul terreno su cui lotta il proletariato per la rivoluzione comunista.

Francisco Ascaso

Francisco Ascaso, uno dei dirigenti Anarchici di Spagna, è caduto il 19 luglio 1936 alla testa del gruppo di rivoluzionari che attaccavano eroicamente i militari trincerati nella caserma di “Atazanas”.

Qualunque possa essere il nostro apprezzamento sulla funzione dell’anarco-sindacalismo in Spagna, salutiamo commossi la fine di questo militante rivoluzionario, la cui vita, tutta consacrata alla causa del movimento proletario, resterà un esempio mirabile per tutti quelli che lottano per la causa della rivoluzione.

Francisco Ascano era nato nel 1901 ad Almadevar nella provincia di Huesca. Fin dalla gioventù partecipò al movimento anarchico. Minacciato della pena di morte nel 1923, riparò all’estero dove contro di lui [si scatenò] una vera caccia all’uomo delle polizie dell’America del Sud, di Francia e di Germania. Fu anche in Belgio. Gli avvenimenti del 1931 gli permisero di rientrare in Spagna dove riprese il suo posto di lotta.

Il Partito Comunista e il movimento spagnolo

La funzione controrivoluzionaria della Russia sovietica e dei partiti comunisti che ne sono i vessilliferi, nella tragedia sociale spagnola diventa di giorno in giorno più evidente.

L’U.R.S.S., fattasi paladina della pace borghese e della democrazia capitalistica, aggiunge un altro crimine alla serie dei suoi attentati contro le masse operaie di tanti paesi del mondo.

Altro che Apocalisse dovrà scendere sui responsabili il giorno che il proletariato, sbarazzatosi dalle illusioni create dalla mistica rivoluzionaria per il paese ove “si costruisce il socialismo”, si erigerà terribile nella riscossa come fu paziente nella fiducia a chiedere e saldare i conti di tanti tradimenti e disfatte.

Oggi, negli avvenimenti spagnoli, come ieri nell’aggressione italiana all’Abissinia, ritroviamo lo Stato russo ossessionato di impedire agli avvenimenti di avviarsi al loro sbocco inesorabile: la rivoluzione o la guerra. Attraverso la funzione specificamente giuridica di quell’organismo che è la Società delle Nazioni, attraverso le intese particolari fra gli Stati dominati dall’obbiettivo di menare a compimento l’opera di schiacciamento del proletariato, attraverso l’accordo, oggi, di non intervento in Spagna, l’U.R.S.S. riesce al suo intento di immobilizzare le masse e di salvare dalla rovina la democrazia borghese, cioè la dominazione capitalista.

La Russia non ha interesse ad una vittoria del fascismo spagnolo ed essa lo combatte (a chiacchiere, s’intende) non con una posizione di classe, ma ponendosi dal punto di vista della conservazione della pace, dello “status quo”, dei rapporti di forza fra gli Stati, dell’accerchiamento militare e politico della Francia alleata. Franco è avversato, non come un nemico della classe operaia, ma come un probabile nemico della Francia, come un sicuro alleato di Hitler.

Il non intervento negli affari spagnoli è una oscena finzione diplomatica per salvare le apparenze. È noto che tutti gli Stati, e non solamente la Germania e l’Italia vendono armi, munizioni e provviste di ogni sorta ai militari ribelli, non esclusa forse la Russia stessa che già è recidiva nella malleabilità del suo senso commerciale per aver fornito al fascismo italiano grano per l’esercito di occupazione in Abissinia.

Il non intervento è realizzabile solo con l’intervento diretto delle masse che, ponendosi in ogni paese contro la propria borghesia, trasformerebbe questa posizione ipocrita ed ermafrodita cara ai governi di Mosca e di Parigi, in un intervento di classe attivo, energico e conseguente contro Blum e contro Azana ed a favore delle masse che si battono in Spagna.

La mobilitazione del mastodontico apparato sindacale parastatale russo per inviare qualche miliardo di franchi al governo di Fronte Popolare spagnolo è un atto di governo che non ha rapporto con la solidarietà di classe (e dicendo ciò non si diminuisce il valore ideale, la buona fede e l’intenzione dell’offerta dell’operaio russo) ma che serve a rafforzare, nella lotta, la posizione deliquescente del governo repubblicano di Azana.

La Russia, senza dubbio, teme la vittoria del fascismo, ma teme molto di più una successiva lotta del proletariato spagnolo contro il suo governo democratico, lotta che se trionfasse riporrebbe in modo più acuto ed ineluttabile il problema dell’intervento internazionale armato, cioè la guerra, per schiacciare la vittoria proletaria.

Anzi la minaccia più oscura che pesa sul proletariato spagnolo in armi è rappresentata proprio dall’ingresso immancabile della diplomazia sovietica e della vociferazione demagogica e sciovinista dei partiti comunisti sia di Spagna che di Francia, il giorno in cui si tentasse di dare una svolta rivoluzionaria all’azione.

E quel giorno sarà facile vedere gli operai francesi suggestionati dai comunisti opporsi agli operai spagnoli, che sarebbero considerati come dei “provocatori” della guerra!

Già si hanno segni di una tensione di rapporti fra gli anarco-sindacalisti ed i comunisti. Si sono verificati alcuni casi di conflitti fisici fra i due gruppi.

La vittoria rivoluzionaria in Spagna trascinerebbe inoltre un’orientazione più radicale delle masse in vari altri paesi con possibilità più accentuate di movimenti di classe, ciò che significherebbe il principio della liquidazione dell’influenza dei partiti comunisti. I dirigenti comunisti sanno che in quel momento la partita sarebbe perduta per loro perché sarebbe impossibile continuare l’opera di impostura e di tradimento con degli Stati operai sorti da un’aspra lotta rivoluzionaria. Miglior partito per essi sarà l’intesa con i fascisti. Infatti non v’è dubbio che se un compromesso, del quale si parla a varie riprese, si realizzasse fra Azana, e Franco, l’U.R.S.S. ed i partiti comunisti l’appoggerebbero e incoraggerebbero (se pure non l’avessero promosso) come un mezzo di uscire dal ginepraio, ribadendo la catena al polso dell’operaio e del contadino spagnolo.

La borghesia spagnola può contare su un alleato che non farà difetto, lo Stato sovietico, col corteo dei suoi servitori della Terza Internazionale.

Per avvalorare queste considerazioni generali esaminiamo un po’ da vicino la posizione presa sugli avvenimenti in corso dal partito comunista francese.

Il quotidiano del partito l’”Humanité”, mentre insiste sull’”eroismo del popolo che si batte per la libertà contro il fascismo”, mentre suscita le collette per inviare medicinali e viveri, dimentica completamente l’esistenza delle milizie operaie e si compiace invece di parlare di truppe governative, dando un particolare rilievo al governo cui continua ad attribuire una funzione che in gran parte è stata assorbita e scavalcata dalle forze operaie in lotta.

La stampa comunista esercita lescamotage sistematico di tutti i fatti che hanno un carattere classista, mentre esalta quelli che servono a mantenere in piedi il prestigio del governo democratico.

Un editoriale firmato da Duclos, segretario del gruppo parlamentare, batte la grancassa sul rischio di accerchiamento della Francia e reclama una politica francese in questa questione.

“La Francia è minacciata di accerchiamento — egli scrive — ed è per questo che non sapremmo insistere abbastanza sul danno che si avrebbe a lasciare sviluppare una situazione che ci porterebbe fatalmente alla guerra”.

Per “l’interesse superiore del paese”, auspica la “vittoria della Repubblica” onde “portare un colpo ai cercatori d’avventure del fascismo”.

Nel suo furore sciovinista, il cittadino Duclos omette perfino di menzionare, almeno una volta, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi, gli interessi delle masse. Perfino la parola “operai” non si trova nell’articolo neppure una volta.

Del resto, questa stessa posizione, ma con modulazione di classe, è ripresa dai sindacalisti di “Combat Sindacaliste”.

Un manifesto firmato in comune dai partiti comunisti francese, inglese e belga, considera che “l弛rdine (ani della pace e della democrazia devono essere al fianco del popolo di Spagna (si parla sempre di popolo, mai di operai) la cui vittoria sar la vittoria della pace e della democrazia

Si chiede inoltre la libertà di rifornire il governo di Madrid, ma non si indica nessun mezzo per far pressione sui rispettivi governi per spingerli su questa via.

Ma la posizione controrivoluzionaria del partito risulta in modo inequivocabile dal rapporto presentato da Thorez, segretario del partito “comunista”, il 6 agosto, ad una assemblea di militanti parigini.

Dice: Il Fronte Popolare non è la Rivoluzione. Noi abbiamo scartato dal suo programma ogni misura di socializzazione; vogliamo camminare con calma e tranquillità, senza avventure. L’unità del F.P. avanti tutto.

La lotta del popolo spagnolo è la lotta dell’ordine contro il disordine, cioè del governo regolare della Repubblica contro i ribelli. C’è chi parla del tentativo di instaurare i Soviet. È una calunnia affermare che laggiù si lotti per il comunismo, per la dittatura del proletariato. No. Si tratta della difesa della Repubblica, della Costituzione repubblicana.

Dopo una leccatina al suffragio universale, al parlamento, ai sapienti, intellettuali, accademici, ai comunisti, ai socialisti, ai liberali catalani, ai cattolici tradizionalisti baschi, non manca l’elogio all’eroismo dei fratelli di Spagna, per entrare infine nel vivo della questione.

“Tutti i giorni qualche panzana parla di nazionalizzazione. In Ispagna non si è né confiscato né nazionalizzato,. La Repubblica rispetta la proprietà in Spagna, anche la proprietà capitalista”.

Non si poteva dire di più, di meglio e con più chiarezza.

Gli operai che combattono in Spagna, quelli che li seguono con ansia fraterna in tutto il mondo, gli anarchici di Catalogna che si sforzano di dare una carattere insurrezionale al movimento, possono meditare queste parole.

Frazione Italiana della Sinistra Comunista : Manifesto agli operai Spagnoli

COMPAGNI OPERAI SPAGNOLI

I lavoratori, gli sfruttati di tutto il mondo seguono con angoscia le alternative della vostra lotta, salutano ed ammirano lo slancio eroico con il quale gettate nel combattimento la vostra vita, la vita delle vostre famiglie per rispondere all’attacco del nemico capitalista con una battaglia che voi volete condurre fino alla vittoria, alla vostra liberazione, alla distruzione del regime capitalista per fondare — attraverso la vostra dittatura rivoluzionaria — lo strumento capace di costruire la società comunista in Ispagna e nel mondo intero.

La nostra fede di militanti rivoluzionari, la nostra passione fraterna, la nostra solidarietà di classe vi accompagnano in questa ora di battaglia e noi vogliamo che esse divengano delle armi affilate e possenti per accelerare la vostra vittoria, che è altresì la vittoria degli sfruttati di tutti i paesi.

Un enigma terribile domina la situazione attuale. La borghesia vuole fare della vostra abnegazione, del vostro ardore, del vostro entusiasmo, delle vostre vite, delle vite delle vostre famiglie, altrettanti capitali, di moneta suonante, da investire nell’impresa infame dove, dalla vostra schiavitù, essa attinge la sorgente del suo privilegio, del suo sfruttamento, del suo dominio. La clamorosa mistificazione del Fronte Popolare che lotta “per la libertà contro il fascismo” è la reclame sensazionale di cui la borghesia si serve oggi per condurre a termine il colossale affare del vostro sterminio. Libertà, Eguaglianza, Fratellanza, equivalenti d’Artiglieria, Cavalleria, Fanteria, proclamava Marx. Da un secolo delle migliaia e delle centinaia di migliaia di proletari giacciono esanimati sotto le bandiere della libertà e della repubblica ed il capitalismo vi ripresenta di nuovo queste bandiere, perché spera che in massa voi le riprenderete per poter ricoprire in massa le ecatombe delle vostre vite. Il capitalismo può di già levare il suo hurrah di gioia poiché è pervenuto a conficcare le due morse della sua tenaglia, quella di Franco e l’altra di Azana, nelle vostre carni.

La vostra salvezza, la vostra difesa, la vostra vittoria esigono uno sconvolgimento immediato e totale della situazione attuale: le vostre armi, le vostre vite se esse servono alla vittoria dell’una o dell’altra formazione capitalista, dei militari o del Fronte Popolare, serviranno al trionfo della causa borghese e voi soli ne sarete le vittime, poiché la posta storica reale della lotta consiste in un dilemma di classe: l’antagonismo che oppone il proletariato alla borghesia.

In Italia ed in Germania con forme brutali, negli altri paesi attraverso vicende meno sanguinanti, il capitalismo preme con i suoi talloni sugli operai per farne carne da cannone ogni volta che la vita della sua società, irta di contrasti, produce una necessità di conversione, da un governo di sinistra verso un governo di destra. La sinistra e la destra hanno entrambe la loro radice nella società borghese, esse sono solidali nell’opera di schiacciamento del proletariato. Pacificamente Alfonso XIII cedette il posto ai governi repubblicani di sinistra che, nel 1931-32 strangolarono le vostre lotte nel sangue. Nell’autunno 1933, è attraverso le elezioni alle Cortès che il potere passò dalle mani di Azana (attraverso Barrios), nelle mani di Lerroux che continuò l’opera cominciata da Caballero coprendo le miniere di Asturia di un lago di sangue operaio. Nel febbraio del 1936 è attraverso una conversione egualmente pacifica che la destra cedette il potere al governo del Fronte Popolare. E, al principio delle battaglie attuali, è ancora una volta all’amichevole che la borghesia avrebbe voluto effettuare una nuova modificazione del suo “comitato di affari” ed Azana incaricò Barrios di formare un ministero di transizione. Si voleva ricalcare lo stesso procedimento della Germania dove Von Papen fu il notaio che registrò l’atto di dimissione di Severing. Ma in Ispagna questo non è stato possibile benché i boia del fronte Popolare siano restati e siano perfettamente degni dei loro compari degli altri paesi. Se oggi essi indossano le camicie rosse, se essi tollerano il vostro armamento è unicamente perché questa è l’unica via che possa smussare attualmente la vostra battaglia che avete scatenato, spezzarla domani per la salvezza del capitalismo che passerà al vostro sterminio.

Il governo del Fronte Popolare, perché esso ha il suo cuore nelle casseforti capitaliste, non poteva spezzare un’altra arteria della vita della società borghese. E’ per questo che l’attacco della destra ha potuto minuziosamente organizzarsi nei quadri stessi dell’armata repubblicana diretta dal governo del Fronte Popolare.

Immediatamente dopo la ribellione al Marocco, il ministero “antifascista” fu costruito in seguito al fallimento del governo di transizione. Voi eravate usciti improvvisamente dai vostri focolari, dalle miniere, dalle fabbriche, dai campi. Il capitalismo sentì che gli era impossibile di vincere con un attacco frontale ed uniforme: esso incaricò le sue forze di combattervi simultaneamente, di passare all’attacco. Da un lato Franco getta le sue orde nelle regioni contadine dove la resistenza dei lavoratori è più difficile ed il terrore vi regna fulminante, selvaggio, dettato dalla crudeltà del vincitore, che sa potere guadagnare la sua partita unicamente con la ferocia. Nei centri industriali, dove voi potevate meglio difendervi, il vostro ardore per la lotta, il vostro entusiasmo di classe, i vostri movimenti indipendenti, vi hanno permesso, con dei bastoni, dei mezzi primitivi di lotta, di barricate fatte coi vostri materassi, di domare l’attacco dei generali. E voi vi apprestavate a passare all’attacco contro i bastioni del capitalismo per distruggere la macchina statale dell’oppressione, nei grandi centri operai dove eravate armati politicamente delle mitragliatrici storiche che rappresentano le vostre rivendicazioni di classe, ma dove la borghesia è pervenuta ad accamparsi sotto la forma della trincea del Fronte Popolare che è l’altra faccia di quella di Franco della stessa società borghese. Voi eravate partiti in lotta su un fronte di classe ed il capitalismo è riuscito a sloggiarvene chiamandovi a non distruggere il suo apparato economico e politico ed a farlo funzionare a pieno rendimento sotto il pretesto che è solo così che la vittoria sarà possibile contro Franco. Il capitalismo trasalisce di gioia non solamente di fronte i massacri di contadini in Andalusia, in Estremadura, in Navarra, ma anche davanti alle montagne di cadaveri nei colli di Guadarrama, alla frontiera di Saragozza, nelle Asturie. Il capitalismo ha sentito che per disarmarvi politicamente occorreva tollerare il vostro armamento materiale e — attraverso il Fronte Popolare — esso è giunto ad estirparvi dalla vostra base di classe, facendo così servire le vostre armi non alla distruzione del regime, ma al massacro delle vostre vite.

PROLETARI SPAGNOLI !

Non esistono frontiere geografiche militari, ma delle frontiere di classe nei due fronti: in quello di Franco, come in quello del governo del Fronte Popolare. Il capitalismo sovvenziona gli uni e gli altri perché tutti e due gli sono indispensabili per arrivare a termine della vostra resistenza eroica. Non vi sono fasi distinte nella lotta. Non si tratta di battere oggi Franco per meglio difendervi domani: i generali ed il fronte popolare sono vostri nemici allo stesso titolo. Se essi sono incaricati di due ruoli differenti è perché così solamente il capitalismo può schiacciarvi. Spostate i luoghi dei vostri combattimenti dai fronti geografici e militari nelle città e nelle campagne, mettete le vostre armi non alla punta della conquista e della difesa territoriale delle regioni o delle città, ma alla punta delle vostre rivendicazioni di classe, delle vostre proprie aspirazioni, per il trionfo della rivoluzione.

ALL’ISTRIONE DEL FRONTE POPOLARE CHE VI DOMANDA DI LASCIARE INTATTA LA MACCHINA DELL’OPPRESSIONE CAPITALISTA PER BATTERE FRANCO, RISPONDETE CON LE VOSTRE ARMI PROCLAMANDO LA VOSTRA VOLONTA’ DI REDENZIONE SOCIALE, LA CONVINZIONE PROFONDA CHE LE ARMATE DI FRANCO NON SARANNO BATTUTE DA DELLE ARMATE DI UNIONE SACRA, MA CON L’ACCENSIONE DELLE LOTTE DI CLASSE NELLE REGIONI AGRARIE DOVE I CONTADINI RISOLLEVERANNO TANTO PIU’ PRESTO LA TESTA PER QUANTO PIU’ PRESTO AVRANNO VISTO NELLE CITTA’ I LORO FRATELLI DI LOTTA E DI OPPRESSIONE IMBRANCARE LA GRANDE VIA DELLA RIVOLUZIONE COMUNISTA.

I complici repubblicani di Franco vi chiamano a cantare in Ispagna l’Internazionale al ritmo dell’inno repubblicano. Negli altri paesi essi mobilitano gli operai per incorporarli nel Fronte Popolare ed inviarli al macello di una nuova guerra.

La mobilitazione solidale dei proletari degli altri paesi attorno alle vostre lotte deve manifestarsi attraverso la lotta contro il capitalismo rispettivo. Quelli che invocano l’intervento governativo in favore del governo del Fronte Popolare sono i portavoce della guerra imperialista allo stesso titolo che i fascisti di tutti i paesi.

PROLETARI SPAGNOLI !

La voce della nostra frazione vi apporta l’insegnamento tragico di quindici anni di reazione fascista, essa vi indica il solo cammino potente condurre alla fondazione del partito di classe, dello strumento indispensabile per la vostra vittoria.

Sui vostri campi di lotta si decidono gl’ interessi della classe operaia di tutti i paesi. Voi avete fatto la prova ammirevole che ne siete degni per l’abnegazione ed eroismo. Illuminate i vostri sacrifici con una politica di classe. Voi conquisterete non solamente la vostra vittoria, ma darete le ali alla rivoluzione mondiale.

VIVA IL PROLETARIATO IN ARMI PER LA LOTTA RIVOLUZIONARIA!

VIVA LA RIVOLUZIONE COMUNISTA IN ISPAGNA E NEL MONDO INTERO !

18.08.1936

LA FRAZIONE ITALIANA DELLA SINISTRA COMUNISTA

Milizia "antifasciste" o milizie proletarie?

Le notizie estremamente contraddittorie che pervengono dalla Spagna rendono impossibile un esame circostanziato di questo importante problema il quale rappresenta per la classe operaia in elemento di primo ordine. Perciò ci limiteremo ad esaminare gli aspetti generali che unanimemente vengono avanzati dalle differenti correnti che oggi controllano e dirigono tali milizie.

Le milizie “antifasciste” improvvisate spontaneamente nei primi giorni della lotta contro la sedizione militare-fascista e che continuano oggi a battersi sui differenti fronti, rappresentano esse la forma embrionale della nuova forza, del nuovo fattore che nel corso della guerra civile ha coscienza di affermarsi per erigere su delle nuove basi un ordine nuovo?

Oppure rappresentano esse un cambiamento di decoro di cui la borghesia spagnola può domani ancora servirsi per salvaguardare i suoi privilegi? Certo gli è che lo scombussolamento sociale provocato dalla lotta che si svolge attualmente in Ispana ma particolarmente nei centri industriali, soprattutto a Barcellona, scombussolata tutta la superstruttura del regime capitalista, in quanto esso non può più contare sui suoi mezzi classici di predominio, la polizia e l’esercito, ma è obbligato a ricorrere ad un appoggio di quelle forze che agiscono nel seno della classe operaia. Infatti, esso non può conservare il suo predominio che nella misura in cui i bonzi delle differenti organizzazioni operaie giurano fedeltà alla repubblica borghese ed invitano le masse operaie armate a versare il loro sangue per questa classe che fino a ieri le ha sfruttate e represse. E questo è particolarmente vero per la Catalogna che, secondo tutte le versioni appare che le milizie sotto il controllo della C.N.T. e rappresentano la stragrande maggioranza di tutte le forze armate. In effetti, le forze attuali secondo il bollettino della stessa C.N.T. sono così divise:

      C.N.T. e F.A.I.         13.000 uomini

      U.G.T.                2.000 uomini

      P.O.U.M.              3.000 uomini

      Forze di polizia e guardie civili …        13.000 uomini

Queste cifre avranno certamente subito delle modificazioni, ma secondo le notizie pubblicate avranno ancora marcato un vantaggio per le organizzazioni operaie.

Ma un problema centrale si pone: Cosa rappresentano queste milizie? Per chi e per quale regime sociale esse lottano? È indubbio che ogni proletario ha durante questi giorni compiuto dei prodigi di eroismo ammirevoli, arrivando perfino a sconfiggere con qualche fucile un esercito ben armato e ben allenato. Ma il problema per la massa operaia è di discernere la tendenza che deve condurlo verso una vittoria di classe. Ed in questa direzione le milizie proletarie rappresentano la leva che deve permettere al proletariato di sferrare il suo attacco insurrezionale per la conquista del potere politico. Perciò la fondazione stessa delle milizie proletarie implicano non una unione sacra fra borghesia “democratica” e proletariato, ma bensì il divorzio più marcato di queste due forze quando con le armi si apprestano a risolvere il problema del potere politico. Mentre nella prima direzione noi assistiamo ad una convivenza, ad una alleanza, di forze eternamente nemiche, guardia civile, polizia e proletariato, nella seconda noi avremmo una lotta senza quartiere di queste due forze che incarnano due regimi inconciliabili. È possibile che si cerchi oggi di spiegare con molti aforismi questo anacronismo, ma inevitabilmente tutti dovranno rispondere che nella fase attuale il primo obbiettivo consiste a non indebolire il fronte antifascista per poter prima schiacciare Franco. Ma non indebolire il fronte anti-fascista significa anche non muovere un dito contro il regime, contro lo Stato borghese, significa in ultima analisi anche per le milizie anti-fasciste lo sfruttamento borghese.

Quale invece il compito delle milizie proletarie? Quello della distruzione sistematica e completa del corpo di guardia della borghesia: i quadri dell’esercito e la polizia. Quello di rappresentare già la nuova arma difensiva ed offensiva delle conquiste proletarie nella fase che precede immediatamente la rivoluzione, od anche in certi casi che coincide con la rivoluzione vittoriosa del proletariato. Nel 1917 in Russia, il problema delle milizie veniva posto dai bolscevichi sul suo terreno di classe quando essi reclamavano che queste non potevano che dipendere dai Soviet ed unicamente dai Soviet. Anche allora la borghesia aveva cercato di ingannare le masse facendo tutte le concessioni di forma mentre essa si riservava il diritto di controllo esigendo che queste dovessero dipendere dagli zemstvos, cioè dalle municipalità, che erano sotto il controllo diretto della borghesia.

Ma questi compiti non sono realizzabili sotto la bandiera del nemico di classe; essi non possono che svilupparsi in funzione delle aspirazioni proletarie che comportano l’abbattimento diretto del regime attuale per infine passare ad una fase più elevata della società umana.

Coloro che pensassero che il porre attualmente degli obbiettivi di classe alle lotte del proletariato significherebbe una inevitabilità della vittoria di Franco, non solamente condannano l’eroica lotta del proletariato di Barcellona, che da solo in 48 ore ebbe ragione di tutte le forze repressive, ma anche non si accorgono che è solo così che il proletariato potrà liberarsi di Franco e di tutti i suoi sfruttatori. Che domani il potere passi nelle mani del proletariato, ed immediatamente le ripercussioni si faranno pur sentire nell’esercito ribelle. Che gli operai, che i contadini, che tutti gli sfruttati sentano che le catene della schiavitù sono infrante, perché essi diventino una forza, un baluardo infrangibile, una rocca inespugnabile. Per la rottura dell’unione sacra. Per una politica di classe. Per delle milizie proletarie.