Partito Comunista Internazionale

Il compito del Partito di classe

Categorie: Party Doctrine

Questo articolo è stato pubblicato in:

Il partito proletario, in Italia come in tutto il mondo, deve distinguersi dalla congerie di tutti gli altri movimenti politici e, meglio, pseudo-partiti di oggi, nella fondamentale impostazione storica, per l’originale valutazione dell’antitesi tra fascismo e democrazia come tipi di organizzazione del mondo moderno. Il movimento comunista alla sua origine (circa cento anni addietro) doveva e poteva, per accelerare ogni moto contro le condizioni sociali esistenti, ammettere l’alleanza coi partiti democratici, perché essi allora avevano un compito storico rivoluzionario. Oggi tale compito è da lungo tempo esaurito e quegli stessi partiti hanno una funzione contro-rivoluzionaria. Il comunismo, malgrado le sconfitte del proletariato in battaglie decisive, ha compiuto come movimento passi giganteschi.

La sua caratteristica di oggi è di avere storicamente rotta e denunziata, da quando il capitalismo è diventato imperialistico, da quando la Prima Guerra Mondiale ha rivelato la funzione anti-rivoluzionaria di democratici e socialdemocratici, ogni politica di azione parallela anche transitoria con le democrazie. Nella situazione succeduta a questa crisi, il comunismo o si ritirerà dalla storia, inghiottito nelle sabbie mobili della democrazia progressiva, o agirà e combatterà da solo.

Nella tattica politica, il partito proletario rivoluzionario, in Italia come in tutto il mondo, risorgerà solo in quanto si distinguerà da tutti gli altri e soprattutto dal falso comunismo che si richiama al regime di Mosca di oggi, per avere spietatamente svelato il disfattismo di tutte le pretese manovre di penetrazione e di aggiramento presentate come transitoria adesione ad obiettivi comuni ad altri partiti e movimenti, e giustificate col promettere in segreto o nella cerchia interna degli aderenti che tale manovra serve solo ad indebolire ed irretire l’avversario per rompere ad un certo momento le intese e le alleanze, passando all’offensiva di classe. Tale metodo si è dimostrato suscettibile di condurre al disfacimento del partito rivoluzionario, alla incapacità della classe operaia di lottare per i suoi propri fini, al disperdimento delle sue migliori energie nell’assicurare risultati e conquiste che avvantaggiano solo i suoi nemici.

Come nel Manifesto di un secolo fa, i comunisti disdegnano di nascondere i loro principii ed i loro scopi, e dichiarano apertamente che il loro scopo non potrà essere raggiunto che con la caduta violenta di tutti gli ordinamenti sociali finora esistiti. Nel quadro della presente storia mondiale, se per avventura una residua funzione competesse a gruppi borghesi democratici per la parziale ed eventuale sopravvivenza di esigenze di liberazione nazionale, di liquidazione di isolotti arretrati di feudalesimo, e di simili relitti della storia, tale compito sarebbe svolto in maniera più decisa e conclusiva, per dare luogo all’ulteriore ciclo della crisi borghese, non con un accomodamento passivo ed abdicante del movimento comunista a quei postulati non suoi, ma in virtù di una implacabile sferzante opposizione dei proletari comunisti alla inguaribile fiacchezza ed infingardaggine dei gruppi piccolo-borghesi e dei partiti borghesi di sinistra.

In corrispondenza a queste direttive, che hanno validità completa in tutto il campo mondiale, un movimento comunista in Italia deve significare, nella paurosa situazione di dissolvimento di tutte le inquadrature sociali e di tutti gli orientamenti dottrinali e pratici di classi e partiti, un violento richiamo alla spietata chiarificazione della situazione. Fascisti ed antifascisti, monarchici e repubblicani, liberali e socialisti, democratici e cattolici, che di ora in ora più si isteriliscono in dibattiti vuoti di ogni senso teorico, in rivalità spregevoli, in manovre e mercati ripugnanti, dovrebbero ricevere una sfida spietata, che costringesse tutti a denudare le posizioni reali degli interessi di classe, nazionali e stranieri, che di fatto rispecchiano, e ad espletare, se per avventura lo avessero, il loro compito storico.

Se, nella disgregazione e nella frammentazione di tutti gli interessi collettivi e di gruppi, è ancora possibile in Italia una nuova cristallizzazione di aperte forze politiche combattenti, il risorgere del partito proletario rivoluzionario potrà determinare una situazione nuova.

Quando questo movimento, che sarà il solo a proclamare i suoi fini massimi di classe, il suo totalitarismo di partito, la crudezza dei limiti che lo separano dagli altri, avrà messo la bussola politica nella direzione del Nord rivoluzionario, tutti gli altri saranno cimentati a confessare la loro lotta.

La battaglia politica potrà essere schiodata dalle influenze delle mascherature retoriche e demagogiche, liberata dall’infezione del professionismo affaristico politicante, da cui nella sua storia è stata progressivamente affetta la classe dominante italiana.

Se questo patologico dissolvimento fu denunciato come acuto durante il periodo fascista, oggi le masse proletarie constatano ogni giorno meglio del precedente, che nessuno ha arrestato né invertito quel processo, che esso anzi continua inesorabile malgrado la vantata profilassi dei ciarlatani della democrazia, e sentono che sarà chiuso soltanto dalla radicale chirurgia della rivoluzione.

Dalla Piattaforma politica del PC Internazionalista, 1945.