Il fronte unico in Francia Pt.5
22. Per apprezzare la situazione necessita rendersi conto in modo ben chiaro del come si è giunti ad essa. La trasformazione della maggioranza dell’antico partito socialista in partito comunista è stata la risultante del malcontento e della rivolta che la guerra ha fatto nascere in tutti i paesi d’Europa. L’esempio della Rivoluzione russa e le parole d’ordine della Terza Internazionale sembravano indicare la via da seguire. Purtuttavia la borghesia ha resistito durante gli anni 1919 e ’20 ed ha con differenti mezzi ristabilito sulle basi del dopo guerra una specie di equilibrio, minato tuttavia da terribili contraddizioni e che evolve verso una catastrofe spaventosa pur conservando oggi e per il prossimo avvenire una certa stabilità. La rivoluzione russa non ha potuto adempiere ai suoi compiti socialisti che lentamente, per mezzo di uno sforzo massimo di tutte le sue forze, sormontando le difficoltà più grandi e gli ostacoli suscitati dall’imperialismo mondiale. La conseguenza è stata che il primo flusso delle tendenze rivoluzionarie senza forme precise e senza spirito critico è stato seguito da un inevitabile riflusso. Sotto la bandiera del comunismo non è restata che la parte più coraggiosa, più decisa e più giovane della classe operaia.
Ciò non significa certo che le grandi masse della classe operaia, disilluse nelle loro speranze di rivoluzione immediata e di cambiamenti radicali, siano completamente retrocesse alle vecchie posizioni dell’anteguerra. No. Il loro malcontento è più profondo che mai, il loro odio contro gli sfruttatori è ancora più aspro. Ma esse sono politicamente disorientate; esse cercano senza trovarla la loro via; esse temporeggiano passivamente con delle oscillazioni brusche da una parte o dall’altra a seconda delle circostanze. Questo grande serbatoio di elementi passivi, disorientati, potrebbe in certe situazioni essere largamente utilizzato dai dissidenti contri di noi.
23. Per sostenere il Partito comunista occorrono attività e devozione. Per sostenere i dissidenti basta essere disorientati e passivi. È adunque naturale che la parte attiva rivoluzionaria della classe operaia dia, salvo le proporzioni dovute, un numero maggiore di membri al Partito comunisti di quello che la parte passiva disorientata lo dia al partito dei dissidenti.
Lo stesso vale per la stampa. Gli elementi indifferenti leggono poco. Con la cifra infima della sua tiratura ed il nullismo del suo contenuto il «Populaire» riflette però egualmente la disposizione d’animo di una certa parte della classe operaia. La supremazia completa esercitata nel partito dei dissidenti dagli intellettuali professionisti sugli operai non è per nulla in contraddizione con la nostra diagnostica e con le nostre previsioni: infatti la frazione poco attiva della classe operaia, in parte disillusa e in parte disorientata è proprio quella – soprattutto in Francia – che costituisce il vivaio dove si alimentano le consorterie politiche di avvocati e di giornalisti, di avventurieri riformisti e di ciarlatani parlamentari.
24. Se si considera l’organizzazione del Partito come un esercito attivo e la massa operaia non organizzata come le sue riserve, e si ammette che il nostro esercito attivo è tre o quattro volte più grande dell’esercito attivo dei dissidenti, bisogna anche ammettere che in certe circostanze le riserve si dividono fra noi ed i riformisti in proporzione assai meno vantaggiosa per noi.
25. L’idea di un blocco delle sinistre gravita nell’atmosfera politica francese. Dopo l’ultimo periodo di poincarismo che è il tentativo fatto dalla borghesia di ripresentare alla popolazione la vecchia pietanza delle illusioni della vittoria, una reazione pacifista nei più larghi strati della società borghese, cioè nella piccola borghesia, diviene assai probabile. La speranza di una pacificazione generale, di un accordo con la Russia dei Soviet, la possibilità di ricevere da questa le materie prime a condizioni vantaggiose, la possibilità del pagamento dei debiti, l’alleviarsi dei bilanci militari eccetera, in una parola il programma illusorio del pacifismo democratico può, per un certo tempo, diventare il programma del blocco delle sinistre, che si sostituirebbe al blocco aristocratico. Dal punto di vista dello sviluppo della rivoluzione in Francia, questo mutamento di regime sarà un passo avanti – a condizione però che il proletariato cada il meno possibile in preda alle illusioni del pacifismo piccolo borghese.
26. I riformisti dissidenti saranno gli agenti del blocco delle sinistre presso la classe operaia. Più grande sarà il loro successo, e meno la classe operaia sarà permeata dall’idea e dalla pratica del fronte unico operaio contro la borghesia. Gli strati operai disorientati dalla guerra e dalla lentezza del processo rivoluzionario, posso riporre ogni loro speranza nel blocco delle sinistre considerandolo come il minor male, non vedendo al di fuori di esso altre vie e pensando che la sua situazione non presenta rischi.
27. Uno dei mezzi migliori per combattere le tendenze e idee del blocco delle sinistre nella classe operaia, cioè il blocco degli operai con una parte della borghesia, sta nel difendere con decisione e perseveranza l’idea del blocco di tutte le parti della classe operaia contro tutta la borghesia.
28. Per ciò che concerne i dissidenti, ciò vuol dire che noi non dobbiamo in nessun modo permettere loro di conservare senza rischi una posizione di aspettativa ondeggiante in ciò che concerne le questioni riguardanti le lotte del movimento operaio, e di usufruire della protezione degli oppressori della classe operaia mentre a quest’ultima manifestano la loro platonica simpatia. In altri termini noi possiamo, e sempre che se ne presenti l’occasione, dobbiamo proporre ai dissidenti di venire in aiuto, sotto determinate forme, agli scioperanti, ai serrati, ai disoccupati, ai mutilati di guerra, ecc. comunicando alla massa le loro formali risposte alle nostre domande e smascherandoli così dinanzi alle diverse frazioni delle masse politicamente indifferenti o semi indifferenti, masse sulle quali essi sperano d’appoggiarsi in talune circostanze.
29. Questa tattica è tanto più importante inquantoché i dissidenti sono senza dubbio strettamente legati alla Confederazione Generale del lavoro riformista, costituendo con essa le due branche con cui l’iniziativa borghese tenta di avvincere il movimento operaio. Noi attacchiamo così contemporaneamente nel campo sindacale ed in quello politico i due aspetti di questa attività, applicando qui e là gli stessi metodi tattici.
30. La logica inconfutabile della nostra azione si esprime così:
«Riformisti del sindacalismo e del socialismo – noi diciamo loro di fronte alle masse – voi avete fatto la scissione dei sindacati e del partito in nome di idee e di metodi che noi stimiamo erronei e criminali. Noi vi domandiamo, almeno quando si tratta di problemi parziali, immediati e concreti dell’azione della classe operaia, di non mettere il bastone tra le ruote, e di render possibile l’unità d’azione. Nel tal caso concreto noi vi proponiamo il tale programma di lotta».
La conferenza delle Tre Internazionali
BERLINO, 3.
La Conferenza degli Esecutivi delle Tre Internazionali si è aperta oggi alle 10 sotto la presidenza di Federico Adler, segretario della Unione Internazionale dei partiti socialisti (U.I.P.S.).
Le delegazioni sono composte nel modo seguente:
per la Seconda Internazionale: Vandervelde e Huysmann (Belgio); Mac Donald, Shaw e Gosling (Inghilterra); Wels (Germania); Vliegen (Olanda); Staunig (Danimarca); Moeller (Svezia); Tseretelli (per i social rivoluzionari russi);
per la Internazionale di Vienna: Adler e Otto Bauer (Austria); Faure e Bracke (Francia); Crispien (Germania); Grimm (Svizzera); Czermak (per i social democratici di lingua tedesca in Cecoslovacchia); Martov e Kalenin (per i menscevichi russi);
per la Terza Internazionale: Radek e Bucharin (Russia); Frossard e Rosmer (Francia); Warskj e Stojanovic (Jugoslavia); Smerald (Cecoslovacchia), Seu Katajama (Giappone); Clara Zetkin (Germania). È rappresentato inoltre il Partito socialista italiano, che non appartiene ad alcuna Internazionale, da Serrati e Baratono.
Sono eletti alla presidenza Federico Adler, Paul Faure e Clara Zetkin.
Iniziandosi i lavori, nel suo discorso Federico Adler disse che la Internazionale di Vienna ritiene opportuno il momento per cercar di venire ad una unificazione del proletariato sulla base dei problemi essenziali. Esiste infatti imperiosa la necessità di regolare il più possibile le forze del proletariato. Il capitalismo internazionale si convoca in conferenza a Genova e certamente per salvare sé stesso esso vorrà imporre altri oneri alla classe operaia. Di fronte a questa situazione noi crediamo utile che si trovino le premesse per una azione comune e ci si intenda circa le forme ed i mezzi di questa azione. Quella che separa i diversi partiti del proletariato, in fondo, è una diversa prospettiva storica, una concezione diversa della questione relativa al giorno in cui effettivamente l’Internazionale sarà umanità. Ma tutti quelli che lottano per i fini del proletariato debbono sentire la responsabilità verso il proletariato che in questo momento pesa su di essi.
A nome dell’Internazionale comunista Clara Zetkin ha fatto in seguito questa dichiarazione:
Per la prima volta dopo la riunione dell’Ufficio internazionale di Bruxelles alla quale fece seguito la guerra mondiale e lo sfacelo della Seconda Internazionale, dei rappresentanti di tutti gli strati del movimento operaio internazionale si riuniscono ad uno stesso tavolo.
Noi ci sentiamo il dovere di rilevare in questo momento che la scissione della classe operaia è stata causata dal fatto che alcuni tra gli elementi che la dirigevano hanno concluso una alleanza con gli elementi imperialisti, ciò che ha dato a molte organizzazioni della classe operaia un indirizzo controrivoluzionario. Le scissioni fanno sì che la classe operaia non possa riunirsi per una lotta comune. Questa unione per la lotta contro l’offensiva del capitalismo mondiale non sarà però possibile fino a che non si infrangerà la coalizione dei capi operai coi rappresentanti del capitalismo. Alla fine della guerra sarebbe stato possibile rovesciare il mondo capitalista, ma la irrisolutezza e le illusioni democratiche, che furono alimentate sistematicamente dai partiti riformisti, hanno impedito agli operai di seguire l’esempio della Russia.
Le conseguenze di questa politica si raccolgono oggi, perché il sistema borghese si rivela incapace di assicurare al proletariato quella parte alla vita di cui godeva prima della guerra.
Nel momento presente la situazione è tale che o la classe operaia si unisce per la lotta difensiva contro lo sfruttamento, per venire in aiuto ai compagni della Russia dei Soviet, oppure essa pagherà le spese della pace come ha pagato quelle della guerra. Perciò l’Internazionale comunista lancia la parola d’ordine del fronte proletario ed ha accolto l’invito per una conferenza comune. Per assicurare il successo a questo congresso pan-socialista occorre però l’intervento di tutte le organizzazioni di classe, anche di quelle non aderenti alle Internazionali sindacali di Amsterdam ed a quella di Mosca, e l’Internazionale comunista propone quindi di invitare anche queste organizzazioni, pensando anzitutto ai sindacalisti ed agli anarchici.
La Russia dei Soviet, che ha combattuto da sola i tentativi dei capitalisti dell’Intesa per rendere schiava l’umanità, è oggi vittoriosa, ed è oggetto di imperiosi attacchi «pacifici» da parte del capitalismo mondiale. Si tratta di aiutare coi fatti il primo Stato che è sorto dalla rivoluzione proletaria.
Il proletariato tedesco, dopo la capitolazione della borghesia tedesca davanti all’Intesa, è in una situazione tale che lo fa rassomigliare ad un popolo di schiavi e costringe per riflesso alla riduzione dei salari del proletariato di tutto il mondo. La lotta contro il sistema delle riparazioni è quindi una lotta contro gli interessi della classe operaia anche dei paesi dell’Intesa e dell’America. La classe operaia deve far sentire la sua voce e durante la Conferenza di Genova deve cercare di ottenere che la conferenza discuta i problemi operai; cioè la disoccupazione e la giornata di 8 ore.
L’Internazionale comunista è disposta, senza nascondere quello che la separa dai partiti riformisti o semiriformisti, a partecipare alla lotta comune del proletariato internazionale. Essa sa che ogni giorno di lotta proverà che nessun compromesso coi capitalisti può servire a dare al proletariato la pace ed una vita dignitosa, e che per ottenere questi scopi occorre invece la vittoria completa del proletariato. Essa propone quindi per la conferenza pansocialista il seguente ordine del giorno:
1. difesa contro l’offensiva padronale;
2. lotta contro la reazione;
3. lotta contro nuove guerre imperialiste;
4. aiuti per la ricostruzione della Repubblica soviettista russa;
5. trattato di Versailles e la ricostruzione dei paesi devastati.
A nome della Seconda Internazionale Vandervelde ha fatto quindi una dichiarazione polemizzando contro gli accenni alle spese delle riparazioni contenute nelle dichiarazioni della Terza Internazionale. Riguardo alla necessità di una unione della classe operaia per lottare contro la reazione egli ha detto che occorrono delle garanzie contro eventuali tentativi di scissione della Internazionale di Mosca.
È naturale, egli ha detto, che i problemi della Georgia e della scarcerazione dei social rivoluzionari detenuti in Russia vengano discussi. La conferenza pan socialista dovrebbe anzi procedere ad una inchiesta al riguardo dei social rivoluzionari detenuti in Russia. Se il Governo russo continua nella sua tattica attuale si dovrà lottare per i diritti più elementari degli uomini nel suo territorio.
Ha fatto quindi una dichiarazione a nome della Internazionale di Vienna Paolo Faure ed in ultimo ha preso la parola Carlo Radek polemizzando aspramente con Vandervelde.
Oggi si è tenuta una nuova seduta.
La presidente Clara Zetkin ha dato la parola al delegato inglese Mac Donald il quale a nome della Seconda Internazionale ha chiesto un aggiornamento della seduta per le 3 del pomeriggio perché il discorso di ieri del delegato della Terza Internazionale ha creato alla Seconda Internazionale una situazione nuova, tale che i delegati di essa sono costretti a tenere una seduta separata per deliberare circa l’ulteriore atteggiamento da tenere.
La proposta di Mac Donald è accettata e la seduta è stata sospesa.
Le singole delegazioni si sono poi riunite in seduta particolare verso l’una del pomeriggio.
La Terza Internazionale ha trasmesso ai delegati delle altre due Internazionali una lettera nella quale è detto che essa si è ampiamente intrattenuta sulla situazione creata dopo i discorsi di ieri, per cui ritiene che non possono attendersi risultati concreti dalla conferenza se i dibattiti di essa dovessero continuare a svolgersi nella maniera come si sono svolti ieri.
Nella lettera si domanda se gli Esecutivi sono pronti a continuare i lavori di preparazione del congresso pan socialista sulle basi originarie, che non contenevano alcuna pregiudiziale, oppure quali sarebbero le loro condizioni.
Dato le discussioni delle delegazioni delle altre due Internazionali riunite in seduta di frazione non erano ancora terminate, si è deciso di aggiornare la ripresa della seduta plenaria a domani alle 10.
Le discussioni delle singole delegazioni hanno continuato a svolgersi nella giornata di oggi.
All’ultimo momento si apprende che la speranza di continuare i lavori non è ancora perduta, benché le difficoltà che vi si frappongono siano molto rilevanti.