अंतर्राष्ट्रीय कम्युनिस्ट पार्टी

Prometeo (II) 82

La 12a riunione plenaria del C.E. dell' I.C.

SUGLI SCIOPERI ECONOMICI E LE LOTTE DEI DISOCCUPATI

Le condizioni obiettive che si esprimono in un’impoverimento inaudito delle grandi masse facendo sorgere spontaneamente dei grandi conflitti sociali che assumono immediatamente un carattere prevalentemente politico, si scontrano nel fatto che la politica opportunista e senza principi prevalsa ed imposta nel seno delI’I.C. e delle sue sezioni, neutralizza ed impedisce lo sviluppo di questi movimenti verso obiettivi tendenti ad orientarli decisamente sul cammino della rivoluzione proletaria sul cammino del comunismo

La presenza di movimenti imponenti e decisi come quelli dei tessili nel Nord della Francia, dei movimenti continui distaccati in Ispagna, In continua fermentazione dell’imponente massa dei disoccupati, gli ultimi movimenti nel Belgio e nel Lancashire attestano in una maniera recisa l’esistenza di condizioni favorevoli per lo sviluppo ed il rafforzamento del movimento rivoluzionario in generale e per la consolidazione ed il rafforzamento dei partiti comunisti.

Una delle condizioni principali capace di assicurare questo rafforzamento dovrebbe corrispondere ad una capacità qualitativa acquisita durante le lotte dall’avanguardia proletaria, capacità che dovrebbe trovare in sua espressione nello sviluppo ascendente nel seno delle grandi masse della coscienza proletaria, nella preparazione preventiva dei movimenti che la situazione pone all’ordine del giorno, nella conquista delle organizzazioni di massa ancora sotto l’influenza della burocrazia riformista.

Queste condizioni semplici ed elementari che dovrebbero trovarsi alla base di ogni bilancio nelle assisi di partito è sostituito dalla burocrazia centrista da una mescolanza multiopportunista che non serve in definitiva che ad imbrogliare la base che tutt’oggi ridotta ad un semplice lavoro esecutivo e pratico si limita a ricreare in queste tavole la giustificazione permessa per tale o tal’altro insuccesso, manon ancora la volontà critica di un riesame sereno delle lotte passate suscettibile di ricondurlo sulle posizioni comuniste.

L’assenza di un’avanguardia comunista capace d’intervenire nel corso di queste lotte per la conquista delia dirigenza delle organizzazioni di massa ritarda ed esclude anche in circostanze favorevoli lo sviluppo di lotte che potrebbero assicurare la vittoria rivoluzionaria.

CONQUISTA O DISTRUZIONE DEI SINDACATI

Il comunista nell’organizzazione sindacale deve trovarsi sempre alla testa di tutti i movimenti di tutte le aspirazioni anche minime che corrispondono alla volontà delle masse  E’ nella misura in cui saprà provare attraverso un lavoro incessante, paziente e continuo che saprà conquistare gradualmente ma sicuramente la fiducia di sempre pit larghi strati di massa

Mentre la fraseologia la più radicale anche se essa riceve la benedizione dei santi lumi del centrismo non serve in definitiva che ad illudere la parte più ignorante e più ossequiosa del partito od a disgustare quella parte più debole che disillusa abbandona il partito.

L’II plenum aveva sancito come direttiva principale la politicizzazione degli scioperi, la direzione indipendente e la costituzione dell’O. S. R. compito che avrebbero dovuto facilitare in penetrazione nelle masse della tattica rivoluzionaria capace di condurre le lotte anche le più infime verso la vittoria.

Cosa è avvenuto di tutto questo?

Certamente il centrismo trova più facile ormai gabbare la buona fede dei compagni nel nascondere anche nella misura truccata che lo faceva fin’ora le cifre corrispondenti sulle organizzazioni dirette o che si trovano sotto l’influenza dei communisti.

Gli ultimi avvenimenti le lotte in Germania per il collegamento delle rivendicazioni materiali, la lotta per il mantenimento dei salari per il mantenimento della allocazione ai disoccupati, collegata alla lotta contro il fascismo avrebbe potuto trovare il consenso di larghi strati di massa ed avrebbe in conseguenza scosso l’armatura burocrati cc a riformista ponendo allora all’ordine del giorno veramente, lo sviluppo di queste verso degli obiettivi, più vasti e decisivi per la classe operaia tedesca per il proletariato internazionale od in definitiva per la rivoluzione russa. Mentre la politica scissionista applicata dal padronato in quanto la parte più avanzata si è trovata nell’impossibilità di fare delle organizzazioni di massa del proletariato la leva di volta per le sue conquiste.

In effetti la scissione che fino ad ora era stata l’opera della burocrazia riformista per impedire che il lievito comunista si propagasse nelle organizzazioni ora controllato da essi oggi è secondato dalla burocrazia centrista,

A che vale dire a criticare l’insufficienza del lavoro svolto nelle organizzazioni riformiste quando si adotta come linea centrale la distruzione di queste organizzazioni?

Quando si afferma che le lotte rivendicative dovranno essere dirette non dalle organizzazioni che trovano il consenso delle grandi masse ma bensi’ da un comitato di sciopero improvvisato nel corso di un dato movimento?

E’ sintomatico il fatto che non si sia soffiato motto sulla proposta di sciopero generale avanzata dall’O.S.R. durante gli ultimi avvenimenti la quale non trovo’ poi nessun consenso.

Questo tentativo in se stesso rappresenta tutto un programma. Esso resta la condanna la più esplicita della linea scissionista della burocrazia centrista.

Malgrado che nel suo insieme in risoluzione adottata dalla dodicesima riunione plenaria della C. E. dell’I. C, non sia che un’elencazione degli insuccessi delle differenti sezioni e delle organizzazioni da essa influenzate proprio quando le condizioni favorevoli avrebbero permesso un serio rafforzamento dell’ideologia comunista nel seno delle masse, purtuttarra le conclusioni e lo spirito di questa elencazione non fanno che rafforzare la linea errata che condusse ad una tale situazione, ed a tanti insuccessi.

Se l’undicesimo plenum aveva profettizzata la politizzazione dei più minimi movimenti proletari e la direzione indipendente d questi movimenti da parte dei partiti il dodicesimo riafferma malgrado i risultati catastrofici la stessa linea: la costituzione di nuove organizzazioni sindacali attraverso la distruzione delle esistenti.

Malgrado che i fatti parlino in una maniera evidente contro questa posizione anticomunista respinta e combattuta gia nel seno stesso dell’I. C. all’epoca di Lenin, malgrado che gli ultimi movimenti ed in particolare l’ultimo sciopero dei minatori belgi abbia dimostrato quanto  (? non si legge) fosse indispensabile la presenza di una rete di frazioni capace di ricondurre queste organizzazioni sul terreno classista, la burocrazia centrista persiste nel ritenere che l’0.S. R.è la base organizzativa dei nuovi sindacati rossi.

Ed allora quale valore assume la critica contenuta nella stessa risoluzione sull’insufficienza (noi diremo abbandono) del lavoro dei comunisti nel seno dei sindacati riformisti? Della lotta conseguente e quotidiana per la conquista dei posti elettivi e la direzione locale dei sindacati riformisti?

Essa non è più la direttiva centrale su cui viene basato tutto il lavoro di penetrazione del comunismo ma l’accessorio, l’occasionale, cioè là dove militano ancora dei comunisti nelle organizzazioni sindacali riformiste sviluppare un lavoro di fiancheggiamento con l’O.S.I, quello che in realtà significa farsi espellere dalla burocrazia senza aver fatto nemmeno il minimo nella lotta contro il tradimento permanente della burocrazia riformista.

Il semplice operaio organizzato è suscettibile di comprendere facilmente, nel corso dei movimenti, la funzione contro-rivoluzionaria della burocrazia riformista mentre gli resta incomprensibile il problema della distruzione della propia organizzazione per il fatto ch’essa si trova prigioniera del bonzume riformista.

In altre parole l’operaio senza partito ma che ha già appreso l’importanza del l’organizzazione e l’utilità per il successo delle sue rivendicazioni elementari, dice al comunista: vieni nell’organizzazione, milita, dimostraci che realmente vuoi lottare al primo posto per i miei interessi e noi lotteremo assieme per cacciare la burocrazia riformista

Questo processo si è verificato in una certa misura nel corso degli avvenimenti di Luglio nel Belgio.

Il fatto che la burocrazia riformista si sia servita in grande misura dell’argomento che i comunisti volevano condurre la lotta al difuori dei sindacati, o attraverso il loro sindacato l’O.S.R. sufficiente a dimostrare come le condizioni fossero favorevoli per la penetrazione comunista nel seno delle masse organizzate

E’ sintomatico il fatto che in detta risoluzione non si sta pippato motto sul problema dell’unità sindacale che interessa sempre più vasti strati di masse.

Comprendiamo che quando si parla di costituire organizzazioni parallele o nuclei che abbiano questo compito si comprende anche il silenzio su questo problema che aveva trovato particolarmente in Francia l’anno scorso il consenso di vasti strati operai che la presenza di un vero partito avrebbe potuto soluzionare  vantaggiosamente per la massa operaia.

IL MOVIMENTO DEI DISOCCUPATI

Malgrado che il movimento dei disoccupati per la sua estensione e per la sua proporzione nei confronti delle anno della mano d’ opera occupata a sia una condizione pregiudiziale per la riuscita di un movimento di una tale o tal’altra corporazione esso non è stato oggetto di nessun esame serio

Anche in questo campo ci si limita riafferamare che nulla si è fatto per organizzare delle serie azioni di massa in favore dei disoccupati, che l’insufficiente attenzione a questo problema ha rafforzato le posizioni della socialdemocrazia e del fascismo in questo campo, limitandosi a riaffermare gli stessi cliché che sembr. non siano stati compresi ne applicati convenevolmente dalle sezioni.

E’ un fatto certo che la presenza di trenta milioni di disoccupati, di una schiera incalcolabile di disoccupati parziali pone questo problema al primo posto delle lotte operaie. Si puo’ dire che il risultato di ogni movimento rivendicativo è condizionato ad una giusta impostazione della lotta combinata, che le tasse disoccupate ed occupate possono condurre per le rivendicazioni parziale dei disoccupati o dei disoccupati parziali.

Questo implica è vero una soluzione del problema del lavoro comunista nei sindacati con basi ( ? non si legge) comuniste ed unitarie e non colla posizione scissionista ed auticomunista prevalsa oggi.

La lotta per le rivendicazione dei disoccupati dovrebbe svolgersi sulla base delle organizzazioni sindacali esistenti che laddove esistono diverse centrali i comunisti dovrebbero essere promotori sulla base di un programma di rivendicazioni minime del fronte unico rendendo cosi’ impossibile che questa massa diventi uno strumento di manovra del capitalismo.

Mentre la burocrazia dopo avere addizzionato disfatta sur disfatta continua nel ( suo lavoro criminale? Non si legge) mentre le condizioni oggettive maturano ponendo all’ordine del giorno delle lotte decisive per la (non si legge) operaia, la frazione deve perseverare nella direzione per la rigenerazione dei movimento comunista capace di ricondurre la classe operaia verso delle vittorie, verso la rivoluzione proletaria.

Il sindacato è un organo interpartitico?

Il Congresso stabilendo la costituzione di frazioni sindacali porta evidentemente alla conclusione della costituzione di Comitati sindacali del partito, quali organo di collegamento, e di direzione della rete delle frazioni. Compito di questi comitati è l’estensione della zona di influenza del partito e la conquista dei sindacati tuttora nelle mani della social-democrazia.

Ma, oltre a questi compiti circostanziali, le frazioni ed i Comitati sindacali hanno una funzione propria, particolare. E cioè essi danno al partito la possibilità di intervenire in tutti i movimenti di classe per stabilite la loro correlazione con gli scopi finali della lotta rivoluzionaria.

Quando si dice che il partito lotta per l’insurrezione proletaria, non si dice evidentemente che il partito attende l’ora di questa insurrezione e che, in attesa esso si limita a dire alle masse: lottate per le rivendicazioni immediate giacchè il giorno verrà certamente in cui vi accorgerete della insufficienza di questa lotta e comprenderete la necessità della lotta per la rivoluzione comunista. Una tale impostazione sarebbe del tutto astratta e confinerebbe il partito ad una setta senza alcuna possibilità di realizzare gli scopi finali che esso si ripromette anche se esso non facesse che declamare In necessità di questa lotta rivoluzionaria.

Al contrario il partito deve intervenire in tutte le situazioni le quali possono cambiare l’orientazione dei rapporti di forza fra le classi, e di stabilire un diverso rapporto fra le posizioni di forza fra queste classi. L’occasione che permette la modificazione di queste forze di classe è giustamente data dai movimenti di classe originati dalle basi stesse del regime capitalista. Ed in occasione di questi movimenti il partito sostiene quei metodi di lotta che, ad un tempo, possono permettere al proletariato di ottenere dei successi, e di consolidare l’esperienza della battaglia in un accrescimento della coscienza rivoluzionaria delle masse, in un estendersi dell’influenza del partito e nel rafforzamento della sua ideologia comunista.

Il criterio di distinzione fra la concezione comunista delle lotte parziali e dei metodi di queste lotte, e l’altra concezione propagata dal capitalismo attraverso la socialdemocrazia, non consiste affatto nella negazione, da parte nostra, di ogni utilità di queste lotte perchè giudicate con disprezzo parziali, o della necessità di conquistare una vittoria sia pure limitata.

Lo socialdemocrazia sostiene che occorre avviarsi verso un’addizione dei successi parziali, ed incuncare sovratutto questi successi nella permeazione e nella graduale conquista dell’apparato statale del capitalismo.

I comunisti sostengono invece che tutte le conquiste parziali che il proletariato riesce a strappare non hanno una significazione effettiva se non vengono disposte sulla linea non della conquista, ma della distruzione dell’apparato statale del capitalismo. E quindi i comunisti non solo agiscono per il più alto successo delle lotte elementari ed immediate del proletariato, ma anche per il rafforzamento delle posizioni di classe del proletariato. Praticamente, all’esito di ogni battaglia, mentre la socialdemocrazia cercherà di chiamare il proletariato a rafforzare tutti quegli istituti (commissioni paritarie ece.) gabellandoli come delle conquiste proletarie, i comunisti cercheranno di giungere ad un rafforzamento dei poteri dell’organizzazione di classe del proletariato, cioè del sindacato. E questo corrispondentemente ad una estensione degli obiettivi di lotta del partito che, anch’esso non passerà a posizioni più avanzate nel reclamare al capitalismo maggiore libertà, maggiore democrazia, migliore funzionamento delle istituzioni parlamentari, ma agirà per rafforzare materialmente ed ideologicamente il partito di classe imponendo al nemico di non passare ad atti od a leggi che diminuiscano lo sviluppo della sua azione.

La funzione dei comitati sindacali delle frazioni significa quindi che attraverso essi il partito interviene in tutto il meccanismo dei movimenti di classe per determinarli secondo l’orientazione comunista già indicata.

Il partito, in quanto tale, è incapace di realizzare questa funzione. Per la sua base limitata a quella minoranza proletaria che afferma una comunanza di fede e di ideologia politica, per il suo programma di azione che corrisponde non alla situazione di oggi, ma a quella rivoluzionaria di domani, per il suo scopo che è quello dell’instaurazione della dittatura proletaria.

Il sindacato invece per il fatto che accoglie nel suo seno quelli che hanno una comunanza di posizione di classe, e cioè tutti gli sfruttati, per il suo programma generale e per i suoi scopi che riflettono gli interessi immediati delle masse, il sindacato è l’organismo che è chiamato ad intervenire in tutto il processo delle lotte di classe, Ma, abbandonato a sé stesso il sindacato si rivela incapace non solamente agli scopi della liberazione del proletariato, ma agli stessi movimenti elementari del proletariato. Donde la necessità del partito, donde la necessità anche per  partito di agire nel seno dei sindacati.

Quest’azione del partito, o dei partiti, si svolge attraverso le frazioni composte degli iscritti al partito. E dei soli iscritti, e non dei simpatizzanti con essi. Altrimenti si imbroglia tutto il processo dell’influenza del partito sulle masse e sui movimenti di classe. La frazione composta di membri del partito e di simpatizzanti finirebbe di essere un organo di lavoro del partito per assumere l’altro di un doppione del partito che sfugge all’influenza di quest’ultimo, se non addirittura diventerebbe la base per la costituzione di un nuovo sindacato, come lo prova la formazione stessa dell’opposizione sindacale rivoluzionaria. L’opera delle frazioni se desta, come è inevitabile delle simpatie, deve concludersi non con la  falsificazione della nozione della frazione  sindacale (il che avverrebbe con l’annessione dei simpatizzanti), ma attraverso il proselitismo che arricchisce la frazione sindacale di un nuovo membro perchè ha di già arricchito il partito di un nuovo proletario.

Ma, oltre ai casi nei quali come in Italia – il sindacato perde la sua funzione essenziale di organo per le lotte immediate, per acquistare la funzione di richiamo alle masse delle esperienze passate per ottenerne l’adesione a quella serie di movimenti che potranno ricostruire le organizzazioni di massa, anche per quelle situazioni dove il fascismo non ha trionfato, occorre esaminare se la concezione dei comitati sindacali di partito non viene ad apportare una lesione alla funzione propria dei sindacati ed a trasformare questi in una sorte di parlamento dove si affronterebbero i diversi partiti.

A questo appunto si risponde non solamente affermando la funzione propria dei sindacati, di lottare per le rivendicazioni immediate dei lavoratori, non solamente affermando che per questa funzione, il sindacato anche se non raccoglie In totalità della massa,  per i suoi statuti suscettibile di inquadrare questa totalità della massa. Ma si risponde sovratutto con Ia lotta che i comunisti devono condurre per conservare questa funzione ai sindacati. E questa lotta la si conduce impostando correttamente il problema dei rapporti fra partito e sindacato.

I rapporti fra partito e sindacato si stabiliscono sul criterio fondamentale (criterio che è valido anche per il domani dell’instaurazione proletaria) che dal punto di vista organico e gerarchico non possono essere stabiliti dei legami. Non dal punto di vista organico attraverso patti di alleanza, di ripartizione di compiti (al Sindacato i movimenti economici finché restano tali, al partito i movimenti politici od i sindacali quando esorbitano dal quadro corporativo), non dal punto di vista gerarchico di una dipendenza del sindacato degli organi del partito.

Al contrario questi rapporti si basano sulla attività ed i risultati del lavoro delle frazioni sindacali. Quando queste raggiungono ad esempio il risultato un sindacato alla dirigenza socialdemocratica, non per questo esse hanno finito il loro compito, al contrario il loro compito si è allargato e devono restare per permettere al partito di conservare alla sua influenza sulle masse che si sono orientate verso di esso, e di tenere bene in mano il nuovo comitato direttivo del sindacato perchè assolva ai compiti comunisti e non si trasformi -come è avvenuto per la C. G. T. U. in Francia – in un’appendice del partito che finisce per diventare un fattore di degenerazione dello stesso partito.

E qualora le frazioni sindacali ottenessero una vittoria generale nel quadro di una Centrale Sindacale (avvenimento che molto probabilmente si accompagnerà con la stessa vittoria rivoluzionaria contro il capitalismo), non per questo il Comitato Sindacale Centrale del partito si dissolverà nella nuova Centrale che è composta di membri del partito.

Se le frazioni hanno conquistato l’organizzazione sindacale, non per questo il partito è garantito da ogni deviazione ed è certo che tutte le lotte rivendicative saranno impostate ai criteri comunisti già esposti, ed il partito non trova una garanzia sufficiente nell’esercizio di misure disciplinari nei confronti dei suoi membri che fanno parte della direzione sindacale. Il processo di azioni e di reazioni dirette ed indirette in cui si esprime lo stesso meccanismo della lotta di classe, è talmente complesso che nessuna disciplina è sufficiente di per sé stessa. Al contrario l’unica soluzione consiste nella crescente educazione di classe delle masse, nel consolidamento materiale ed ideologico del partito.

Ed a questo fine devono permanere le frazioni sindacali le quali veglieranno a che, ad esempio, lo slancio primitivo di masse che rompono con la social-democrazia sia senza indomani e profitteranno di questo slancio per (non si legge) di una coscienza di classe e comunista, nello stesso tempo in cui vegliano anche a mantenere sulla giusta via il comitato direttivo composto di membri del partito.

Se invece si entrasse nel campo dove hanno operato grandemente il centrismo e la stessa opposizione di sinistra e cioè nella creazione di correnti sindacali che non sono più frazioni in quanto conglomerano talvolta (Comitato Anglo-Russo, Opposizione Unitaria in Francia) elementi di differenti scuole politiche incidentalmente d’accordo su alcuni problemi, allora il sindacato diviene una sorte di parlamento dove correnti politiche si dibattono non più in relazione con gli scopi del sindacato e con gli interessi delle lotte, ma si dibattono in relazione dell’accrescimento dell’una o dell’altra bottega.

Il Comitato Sindacale di partito sfugge a questo pericolo in quanto non trova la ragione della sua esistenza nel seno stesso del sindacato, ma ha la sua ragione nel quadro generale dei rapporti di forza delle classi, e cioè in un quadro esterno terno al sindacato, e d’altra parte ( non si legge) Comitato Sindacale di partito è (non si legge) in relazione gli obiettivi del partito di cui è l’organo con gli obiettivi e le necessità della lotte di classe del proletariato. Il partito socialista è costretto a mettere in relazione il suo programma controrivoluzionario con gli interessi delle masse. E siccome questo comporta un contrasto insanabile è evidente, come lo hanno affermato non poche volte i socialdemocratici italiani, a fare ricorso ai comitati sindacali socialisti come ad una misura in extremis, per fronteggiare l’avanzata comunista, parliamo dei socialdemocratici italiani perchè solo nei sindacati italiani si è avuto per merito della nostra corrente una applicazione corretta delle posizioni comuniste.

Il partito comunista, attraverso i suoi comitati sindacali pone in relazione la sua posizione generale sulla impossibilità di migliorare in modo duraturo le condizioni operaie, senza attaccare le basi stesse del regime, con gli interessi delle lotte immediate del proletariato.

Il sindacato si trasforma in un organo interpartitico quando si dà vita, nel suo seno, a correnti semi-sindacali e semi-politiche, correnti estremamente confuse, quando si oppone parte a parte l’organizzazione sindacale.

Il sindacato resta l’organo per le lotte immediate del proletariato, diventa uno strumento per la stessa insurrezione per l’instaurazione della dittatura proletaria, un organo fondamentale della dittatura stessa, solo se nel suo seno vi agiscono le frazioni ed il Comitato sindacale del partito che avranno finito di esistere solo quando avranno anche finito di esistere lo stato, il partito, il sindacato, Quando cioè Ia società senza classi sarà una realtà e non il corpetto scarlatto di cui si ammantano i centristi dei diversi paesi per farsi credere dei comunisti, porta partiti comunisti allo stato lamentevole nel quale essi si trovano.

Sugli scioperi economici e le lotte dei disoccupati

Le condizioni obiettive che si esprimono in un’impoverimento inaudito delle grandi masse facendo sorgere spontaneamente dei grandi conflitti sociali che assumono immediatamente un carattere prevalentemente politico, si scontrano nel fatto che la politica opportunista e senza principi prevalsa ed imposta nel seno delI’I.C. e delle sue sezioni, neutralizza ed impedisce lo sviluppo di questi movimenti verso obiettivi tendenti ad orientarli decisamente sul cammino della rivoluzione proletaria sul cammino del comunismo

La presenza di movimenti imponenti e decisi come quelli dei tessili nel Nord della Francia, dei movimenti continui distaccati in Ispagna, In continua fermentazione dell’imponente massa dei disoccupati, gli ultimi movimenti nel Belgio e nel Lancashire attestano in una maniera recisa l’esistenza di condizioni favorevoli per lo sviluppo ed il rafforzamento del movimento rivoluzionario in generale e per la consolidazione ed il rafforzamento dei partiti comunisti.

Una delle condizioni principali capace di assicurare questo rafforzamento dovrebbe corrispondere ad una capacità qualitativa acquisita durante le lotte dall’avanguardia proletaria, capacità che dovrebbe trovare in sua espressione nello sviluppo ascendente nel seno delle grandi masse della coscienza proletaria, nella preparazione preventiva dei movimenti che la situazione pone all’ordine del giorno, nella conquista delle organizzazioni di massa ancora sotto l’influenza della burocrazia riformista.

Queste condizioni semplici ed elementari che dovrebbero trovarsi alla base di ogni bilancio nelle assisi di partito è sostituito dalla burocrazia centrista da una mescolanza multiopportunista che non serve in definitiva che ad imbrogliare la base che tutt’oggi ridotta ad un semplice lavoro esecutivo e pratico si limita a ricreare in queste tavole la giustificazione permessa per tale o tal’altro insuccesso, manon ancora la volontà critica di un riesame sereno delle lotte passate suscettibile di ricondurlo sulle posizioni comuniste.

L’assenza di un’avanguardia comunista capace d’intervenire nel corso di queste lotte per la conquista delia dirigenza delle organizzazioni di massa ritarda ed esclude anche in circostanze favorevoli lo sviluppo di lotte che potrebbero assicurare la vittoria rivoluzionaria.

CONQUISTA O DISTRUZIONE DEI SINDACATI

Il comunista nell’organizzazione sindacale deve trovarsi sempre alla testa di tutti i movimenti di tutte le aspirazioni anche minime che corrispondono alla volontà delle masse  E’ nella misura in cui saprà provare attraverso un lavoro incessante, paziente e continuo che saprà conquistare gradualmente ma sicuramente la fiducia di sempre pit larghi strati di massa

Mentre la fraseologia la più radicale anche se essa riceve la benedizione dei santi lumi del centrismo non serve in definitiva che ad illudere la parte più ignorante e più ossequiosa del partito od a disgustare quella parte più debole che disillusa abbandona il partito.

L’II plenum aveva sancito come direttiva principale la politicizzazione degli scioperi, la direzione indipendente e la costituzione dell’O. S. R. compito che avrebbero dovuto facilitare in penetrazione nelle masse della tattica rivoluzionaria capace di condurre le lotte anche le più infime verso la vittoria.

Cosa è avvenuto di tutto questo?

Certamente il centrismo trova più facile ormai gabbare la buona fede dei compagni nel nascondere anche nella misura truccata che lo faceva fin’ora le cifre corrispondenti sulle organizzazioni dirette o che si trovano sotto l’influenza dei communisti.

Gli ultimi avvenimenti le lotte in Germania per il collegamento delle rivendicazioni materiali, la lotta per il mantenimento dei salari per il mantenimento della allocazione ai disoccupati, collegata alla lotta contro il fascismo avrebbe potuto trovare il consenso di larghi strati di massa ed avrebbe in conseguenza scosso l’armatura burocrati cc a riformista ponendo allora all’ordine del giorno veramente, lo sviluppo di queste verso degli obiettivi, più vasti e decisivi per la classe operaia tedesca per il proletariato internazionale od in definitiva per la rivoluzione russa. Mentre la politica scissionista applicata dal padronato in quanto la parte più avanzata si è trovata nell’impossibilità di fare delle organizzazioni di massa del proletariato la leva di volta per le sue conquiste.

In effetti la scissione che fino ad ora era stata l’opera della burocrazia riformista per impedire che il lievito comunista si propagasse nelle organizzazioni ora controllato da essi oggi è secondato dalla burocrazia centrista,

A che vale dire a criticare l’insufficienza del lavoro svolto nelle organizzazioni riformiste quando si adotta come linea centrale la distruzione di queste organizzazioni?

Quando si afferma che le lotte rivendicative dovranno essere dirette non dalle organizzazioni che trovano il consenso delle grandi masse ma bensi’ da un comitato di sciopero improvvisato nel corso di un dato movimento?

E’ sintomatico il fatto che non si sia soffiato motto sulla proposta di sciopero generale avanzata dall’O.S.R. durante gli ultimi avvenimenti la quale non trovo’ poi nessun consenso.

Questo tentativo in se stesso rappresenta tutto un programma. Esso resta la condanna la più esplicita della linea scissionista della burocrazia centrista.

Malgrado che nel suo insieme in risoluzione adottata dalla dodicesima riunione plenaria della C. E. dell’I. C, non sia che un’elencazione degli insuccessi delle differenti sezioni e delle organizzazioni da essa influenzate proprio quando le condizioni favorevoli avrebbero permesso un serio rafforzamento dell’ideologia comunista nel seno delle masse, purtuttarra le conclusioni e lo spirito di questa elencazione non fanno che rafforzare la linea errata che condusse ad una tale situazione, ed a tanti insuccessi.

Se l’undicesimo plenum aveva profettizzata la politizzazione dei più minimi movimenti proletari e la direzione indipendente d questi movimenti da parte dei partiti il dodicesimo riafferma malgrado i risultati catastrofici la stessa linea: la costituzione di nuove organizzazioni sindacali attraverso la distruzione delle esistenti.

Malgrado che i fatti parlino in una maniera evidente contro questa posizione anticomunista respinta e combattuta gia nel seno stesso dell’I. C. all’epoca di Lenin, malgrado che gli ultimi movimenti ed in particolare l’ultimo sciopero dei minatori belgi abbia dimostrato quanto  (? non si legge) fosse indispensabile la presenza di una rete di frazioni capace di ricondurre queste organizzazioni sul terreno classista, la burocrazia centrista persiste nel ritenere che l’0.S. R.è la base organizzativa dei nuovi sindacati rossi.

Ed allora quale valore assume la critica contenuta nella stessa risoluzione sull’insufficienza (noi diremo abbandono) del lavoro dei comunisti nel seno dei sindacati riformisti? Della lotta conseguente e quotidiana per la conquista dei posti elettivi e la direzione locale dei sindacati riformisti?

Essa non è più la direttiva centrale su cui viene basato tutto il lavoro di penetrazione del comunismo ma l’accessorio, l’occasionale, cioè là dove militano ancora dei comunisti nelle organizzazioni sindacali riformiste sviluppare un lavoro di fiancheggiamento con l’O.S.I, quello che in realtà significa farsi espellere dalla burocrazia senza aver fatto nemmeno il minimo nella lotta contro il tradimento permanente della burocrazia riformista.

Il semplice operaio organizzato è suscettibile di comprendere facilmente, nel corso dei movimenti, la funzione contro-rivoluzionaria della burocrazia riformista mentre gli resta incomprensibile il problema della distruzione della propia organizzazione per il fatto ch’essa si trova prigioniera del bonzume riformista.

In altre parole l’operaio senza partito ma che ha già appreso l’importanza del l’organizzazione e l’utilità per il successo delle sue rivendicazioni elementari, dice al comunista: vieni nell’organizzazione, milita, dimostraci che realmente vuoi lottare al primo posto per i miei interessi e noi lotteremo assieme per cacciare la burocrazia riformista

Questo processo si è verificato in una certa misura nel corso degli avvenimenti di Luglio nel Belgio.

Il fatto che la burocrazia riformista si sia servita in grande misura dell’argomento che i comunisti volevano condurre la lotta al difuori dei sindacati, o attraverso il loro sindacato l’O.S.R. sufficiente a dimostrare come le condizioni fossero favorevoli per la penetrazione comunista nel seno delle masse organizzate

E’ sintomatico il fatto che in detta risoluzione non si sta pippato motto sul problema dell’unità sindacale che interessa sempre più vasti strati di masse.

Comprendiamo che quando si parla di costituire organizzazioni parallele o nuclei che abbiano questo compito si comprende anche il silenzio su questo problema che aveva trovato particolarmente in Francia l’anno scorso il consenso di vasti strati operai che la presenza di un vero partito avrebbe potuto soluzionare  vantaggiosamente per la massa operaia.

IL MOVIMENTO DEI DISOCCUPATI

Malgrado che il movimento dei disoccupati per la sua estensione e per la sua proporzione nei confronti delle anno della mano d’ opera occupata a sia una condizione pregiudiziale per la riuscita di un movimento di una tale o tal’altra corporazione esso non è stato oggetto di nessun esame serio

Anche in questo campo ci si limita riafferamare che nulla si è fatto per organizzare delle serie azioni di massa in favore dei disoccupati, che l’insufficiente attenzione a questo problema ha rafforzato le posizioni della socialdemocrazia e del fascismo in questo campo, limitandosi a riaffermare gli stessi cliché che sembr. non siano stati compresi ne applicati convenevolmente dalle sezioni.

E’ un fatto certo che la presenza di trenta milioni di disoccupati, di una schiera incalcolabile di disoccupati parziali pone questo problema al primo posto delle lotte operaie. Si puo’ dire che il risultato di ogni movimento rivendicativo è condizionato ad una giusta impostazione della lotta combinata, che le tasse disoccupate ed occupate possono condurre per le rivendicazioni parziale dei disoccupati o dei disoccupati parziali.

Questo implica è vero una soluzione del problema del lavoro comunista nei sindacati con basi ( ? non si legge) comuniste ed unitarie e non colla posizione scissionista ed auticomunista prevalsa oggi.

La lotta per le rivendicazione dei disoccupati dovrebbe svolgersi sulla base delle organizzazioni sindacali esistenti che laddove esistono diverse centrali i comunisti dovrebbero essere promotori sulla base di un programma di rivendicazioni minime del fronte unico rendendo cosi’ impossibile che questa massa diventi uno strumento di manovra del capitalismo.

Mentre la burocrazia dopo avere addizzionato disfatta sur disfatta continua nel ( suo lavoro criminale? Non si legge) mentre le condizioni oggettive maturano ponendo all’ordine del giorno delle lotte decisive per la (non si legge) operaia, la frazione deve perseverare nella direzione per la rigenerazione dei movimento comunista capace di ricondurre la classe operaia verso delle vittorie, verso la rivoluzione proletaria.