Partito Comunista Internazionale

Comunismo 65

Risoluzione riguardo l’atteggiamento nei confronti delle correnti socialiste e la conferenza di Berna

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I

Già nel 1907, al congresso internazionale socialista di Stoccarda, quando la Seconda Internazionale affrontò la questione della politica coloniale e delle guerre imperialistiche, risultò che più della metà della Seconda Internazionale e la maggior parte dei suoi capi erano molto più vicini, in tali questioni, al punto di vista della borghesia che non al punto di vista comunista di Marx e di Engels.

Malgrado ciò il congresso di Stoccarda accettò un emendamento proposto dai rappresentanti dell’ala rivoluzionaria, Lenin e Rosa Luxemburg, formulato come segue: «Tuttavia, se scoppia una guerra, i socialisti sono tenuti ad adoperarsi perché abbia fine al più presto e a volgere a proprio vantaggio, con tutti i mezzi possibili, la crisi economica e politica generata dalla guerra per destare il popolo ed accelerare così il crollo del dominio capitalistico». Al congresso di Basilea, convocato nel novembre del 1912, al tempo della guerra balcanica, la Seconda Internazionale dichiarò: «I governi borghesi non dimentichino che la guerra franco-tedesca provocò l’insurrezione rivoluzionaria della Comune e che la guerra russo-nipponica mise in moto le forze rivoluzionarie della Russia. I proletari ritengono il massacro reciproco un crimine a vantaggio del capitalismo, delle rivalità dinastiche e della proliferazione dei trattati diplomatici».

Alla fine di luglio e all’inizio d’agosto del 1914, ventiquattro ore prima dell’inizio della guerra mondiale, gli organi e le istituzioni competenti della Seconda Internazionale continuavano a condannare il conflitto imminente come il più grande delitto della borghesia. Le dichiarazioni formulate in quei giorni dai partiti dirigenti della Seconda Internazionale costituiscono l’atto di accusa più eloquente contro i suoi capi.

Ai primi colpi di cannone che piovvero sui campi della strage imperialistica, i partiti principali della Seconda Internazionale tradirono la classe operaia e sotto l’etichetta della “difesa nazionale” passarono ciascuno dalla parte della “propria” borghesia: Scheidemann ed Ebert in Germania, Thomas e Renaudel in Francia, Henderson e Hyndman in Inghilterra, Vandervelde e De Brouckère in Belgio, Renner e Pernerstorfer in Austria, Plechanov e Rubanovic in Russia, Branting e il suo partito in Svezia, Gompers e i suoi compari in America, Mussolini e compagni in Italia esortavano i proletari a stipulare una “tregua” con la borghesia del “loro” paese, a rinunciare alla guerra contro la guerra, e, in realtà, a diventare carne da cannone per gli imperialisti. Questo fu il momento in cui la Seconda Internazionale fece definitivamente fallimento e perì.

La borghesia dei paesi ricchi ebbe la possibilità, grazie al decorso dello sviluppo economico in generale, di corrompere e sedurre, con le briciole dei suoi enormi profitti, i vertici della classe operaia, cioè l’aristocrazia operaia. I “compagni di strada” piccolo-borghesi del socialismo affluirono nelle file dei partiti socialdemocratici ufficiali e orientarono gradatamente la loro politica verso la borghesia. I dirigenti del movimento operaio parlamentare e pacifico, i capi sindacali, i segretari, i redattori e gli impiegati della socialdemocrazia vennero a costituire un’intera casta di burocrazia operaia che aveva i propri egoistici interessi di gruppo e che in realtà era ostile al socialismo.

A causa di tutte queste circostanze la socialdemocrazia ufficiale degenerò in un partito antisocialista e sciovinista.

Già nel seno della Seconda Internazionale si evidenziano tre tendenze fondamentali. Nel corso della guerra fino all’inizio della rivoluzione proletaria in Europa, i profili di queste tre tendenze si delinearono con inequivocabile chiarezza:

1. La corrente socialsciovinista (tendenza della “maggioranza”), i cui tipici rappresentanti sono i socialdemocratici tedeschi che dividono oggi il potere con la borghesia tedesca e che si sono trasformati negli assassini dei capi dell’Internazionale comunista, Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. I socialsciovinisti si sono ora interamente rivelati come nemici del proletariato e perseguono quel programma della “liquidazione” della guerra che la borghesia ha loro suggerito: far gravare la maggior parte delle imposte sulle masse operaie, intangibilità della proprietà privata, riaffermazione dell’esercito come strumento della borghesia, scioglimento dei soviet operai sorti ovunque, mantenimento del potere politico nelle mani della borghesia, “democrazia” borghese contro il socialismo. Per quanto i comunisti abbiano finora lottato contro i “socialdemocratici maggioritari”, gli operai non hanno ancora chiara coscienza del pericolo che minaccia il proletariato internazionale nelle persone di questi traditori. Aprire gli occhi a tutti i lavoratori sull’azione di tradimento dei socialsciovinisti e mettere, con la forza delle armi, questo partito controrivoluzionario nell’impossibilità di nuocere, ecco uno dei compiti più importanti della rivoluzione proletaria internazionale.

2. La “tendenza centrista” (socialpacifisti, kautskiani, indipendenti). Tale corrente cominciò a formarsi ancor prima della guerra, soprattutto in Germania. All’inizio della guerra, i principi fondamentali del “centro” coincidevano quasi in ogni punto con quelli dei socialsciovinisti. Il capo teorico del “centro”, Kautsky, debuttò con la difesa della politica seguita dai socialsciovinisti tedeschi e francesi. L’Internazionale era solo uno “strumento di pace”: “lotta per la pace”, “lotta di classe in tempo di pace”, così suonavano le parole d’ordine di Kautsky. Dall’inizio della guerra in poi il “centro” fu per 1’ “unità” con i socialsciovinisti. Dopo l’assassinio di Liebknecht e di Rosa Luxemburg, il “centro” continua a predicare questa “unità”, cioè l’unità degli operai comunisti con gli assassini dei capi comunisti, Liebknecht e Rosa Luxemburg. Già all’inizio della guerra il “centro” (Kautsky, Victor Adler, Turati, MacDonald) cominciò a predicare “l’amnistia reciproca” per i capi dei partiti socialsciovinisti della Germania e dell’Austria da una parte e della Francia e dell’Inghilterra dall’altra. Questa amnistia il “centro” la predica anche oggi, dopo la guerra, impedendo così agli operai di spiegarsi le cause del fallimento della Seconda Internazionale. Il “centro” ha mandato i suoi rappresentanti a Berna, alla conferenza internazionale dei socialisti del compromesso e ha facilitato così agli Scheidemann e ai Renaudel l’obiettivo di ingannare gli operai. È assolutamente necessario staccare dal “centro” gli elementi rivoluzionari, e ciò è possibile soltanto con la critica implacabile e la denunzia dei capi del “centro”. La rottura organizzativa con il “centro” è un’assoluta necessità storica. È compito dei comunisti di ogni paese determinare il momento di questa rottura in base alla fase di sviluppo che il movimento ha raggiunto all’interno di ogni paese.

3. I comunisti. In seno alla Seconda Internazionale, dove questa tendenza difese le concezioni comuniste-marxiste sulla guerra e sui compiti del proletariato (risoluzione Lenin-Luxemburg al congresso di Stoccarda, 1907), la corrente era in minoranza. Il gruppo della “sinistra radicale” (più tardi Lega Spartaco) in Germania, il partito dei bolscevichi in Russia, i tribunisti in Olanda, le organizzazioni giovanili in Svezia, l’ala sinistra dell’Internazionale giovanile, hanno formato il primo nucleo della nuova Internazionale. Fedele agli interessi della classe operaia, questa corrente annunciò sin dall’inizio della guerra la parola d’ordine della trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile. Questa tendenza si è ora costituita come Terza Internazionale.
 

II

La conferenza socialista di Berna, del febbraio 1919, era un tentativo di risuscitare il cadavere della Seconda Internazionale.

La composizione della conferenza di Berna mostra chiaramente che il proletariato rivoluzionario mondiale non ha nulla a che vedere con essa.

Il proletariato vittorioso della Russia, l’eroico proletariato della Germania, il proletariato italiano, il partito comunista del proletariato austriaco e ungherese, il proletariato svizzero, la classe operaia della Bulgaria, della Romania, della Serbia, i partiti operai di sinistra della Svezia, della Norvegia, della Finlandia, il proletariato ucraino, lettone, polacco, la parte migliore del proletariato organizzato dell’Inghilterra, l’Internazionale giovanile e l’Internazionale delle donne si sono decisamente rifiutati di partecipare alla conferenza di Berna dei socialpatrioti.

I partecipanti alla conferenza di Berna che hanno ancora qualche contatto con l’autentico movimento operaio del nostro tempo hanno formato un gruppo di opposizione che almeno sul problema essenziale della “valutazione della rivoluzione russa” si è opposto all’andazzo dei socialpatrioti. La dichiarazione del compagno francese Loriot, che ha bollato la maggioranza della conferenza di Berna come puntello della borghesia, riflette l’opinione di tutti gli operai del mondo con una coscienza di classe.

Nella cosiddetta “questione delle responsabilità” la conferenza di Berna si è mossa sempre nel quadro dell’ideologia borghese. I socialpatrioti francesi e tedeschi si sono scambiati gli stessi rimproveri che si erano reciprocamente rivolti i borghesi tedeschi e francesi. La conferenza di Berna si è persa in dettagli meschini su questo o quel passo dei ministri borghesi prima della guerra, e non ha voluto riconoscere che i principali responsabili della guerra erano il capitalismo, il capitale finanziario delle due coalizioni e i loro servi socialpatrioti. La maggioranza dei socialpatrioti a Berna voleva rintracciare il responsabile della guerra. Sarebbe bastato uno sguardo allo specchio perché tutti si riconoscessero colpevoli.

Le dichiarazioni della conferenza di Berna sulla questione territoriale sono piene di equivoci. L’equivoco è proprio ciò di cui ha bisogno la borghesia. Il rappresentante più reazionario della borghesia imperialistica, il signor Clémenceau, ha riconosciuto i meriti che, di fronte alla reazione imperialistica, può vantare la conferenza socialpatriota di Berna, ricevendone una delegazione alla quale ha proposto di partecipare a tutte le commissioni della conferenza imperialistica a Parigi.

Quanto alla questione coloniale, è risultato chiaro che la conferenza di Berna era a rimorchio di quei politici borghesi liberali fautori della colonizzazione che giustificano lo sfruttamento e l’asservimento delle colonie da parte della borghesia imperialistica e cercano di camuffarli con frasi filantropico-umanitarie. I socialpatrioti tedeschi hanno richiesto che le colonie tedesche siano conservate al Reich, cioè che il capitale tedesco continui a sfruttare le colonie. Le divergenze che si sono manifestate a tale proposito mostrano che i socialpatrioti dell’Intesa hanno le stesse opinioni dei negrieri e che ritengono del tutto naturale l’asservimento delle colonie francesi e inglesi da parte del capitale metropolitano. Con ciò la conferenza di Berna ha mostrato di aver dimenticato la parola d’ordine “libertà per le colonie!”.

Nella valutazione della Società delle Nazioni la conferenza di Berna ha dimostrato di seguire le orme di quegli elementi borghesi che, dietro l’ingannevole apparenza della cosiddetta “lega dei popoli”, vogliono mettere al bando la rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo. Invece di smascherare le mene della conferenza degli alleati a Parigi per quello che sono, cioè per gli intrighi di una banda che pratica lo strozzinaggio sulle popolazioni e sulle risorse economiche, la conferenza di Berna le favorisce, abbassandosi a farsene strumento.

L’atteggiamento servile della conferenza, che ha lasciato il compito di risolvere il problema della legislazione sulla protezione del lavoro ad una conferenza governativa borghese a Parigi, dimostra che i socialpatrioti si sono coscientemente dichiarati per il mantenimento della schiavitù capitalistica del salariato e che sono pronti ad illudere, con meschine riforme, la classe operaia.

I tentativi, ispirati dalla politica borghese, di indurre la conferenza di Berna ad una deliberazione secondo la quale un eventuale intervento armato in Russia sarebbe stato sostenuto economicamente dalla Seconda Internazionale, sono naufragati solo grazie agli sforzi dell’opposizione. Il successo dell’opposizione di Berna sugli elementi sciovinisti dichiarati è per noi la prova indiretta che il proletariato dell’Europa occidentale simpatizza con la rivoluzione proletaria russa ed è pronto a lottare contro la borghesia imperialistica.

L’ossessivo timore di occuparsi, anche minimamente, di un fenomeno storico di portata mondiale come i consigli operai mostra chiaramente la paura che domina questi servi della borghesia di fronte alla sua inevitabile espansione. I consigli operai costituiscono il fenomeno più importante dopo la Comune di Parigi. La conferenza di Berna, ignorando la loro esistenza, ha dato prova della sua meschinità spirituale e del suo fallimento teorico. Il congresso dell’Internazionale comunista considera 1’ “Internazionale”, che si cerca di ricostituire con la conferenza di Berna come l’Internazionale gialla dei crumiri, che è e resterà solo uno strumento della borghesia. Il congresso invita tutti gli operai di tutti i paesi ad ingaggiare la lotta più energica contro l’Internazionale gialla e a difendere le masse da questa Internazionale di menzogna e di tradimento.

Manifesto del comitato esecutivo dell’Internazionale Comunista sul trattato di pace di Versailles

Abbasso la pace di Versailles!
Viva la rivoluzione comunista!
Ai lavoratori di tutto il mondo!

I governi che cinque anni fa iniziarono la guerra di rapina cercano ora di concluderla con una pace altrettanto piratesca. La borghesia inglese, francese e americana ha dettato ai rappresentanti della borghesia tedesca, a Versailles, le cosiddette condizioni di pace. Versailles diventa una nuova Brest. Ogni punto della pace di Versailles è un cappio pronto a strozzare questo o quel popolo.

L’ira e la bramosia di vendetta da parte della borghesia imperialistica della coalizione vittoriosa non conoscono limiti. Mentre la borghesia anglo-francese e americana proclama la fondazione della Società delle Nazioni, essa cerca, in realtà, di farsi beffe della volontà di tutte le nazioni d’Europa. La borghesia dei paesi dell’Intesa si propone di smembrare la Germania, staccandone una intera serie di territori, rubandole il carbone e il pane, togliendole la flotta mercantile e infine costringendola a pagare somme vertiginose. La borghesia dei paesi dell’Intesa che aveva combattuto, a suo dire, contro l’annessione di paesi stranieri, opera ora una quantità di grossolane e ciniche annessioni. Le popolazioni delle colonie, prima appartenenti alla Germania, vengono ora contrattate come bestiame. Gli imperialisti dell’Intesa si sono armati di un grosso coltello e vivisezionano il corpo della Germania.

Ma le rapaci condizioni di pace imposte alla Germania a Versailles non formano che uno degli anelli della catena di violenze esercitate dagli imperialisti dell’Intesa. Mentre si sforzano di mutilare e sgozzare la Germania, questi imperialisti conducono anche una disperata campagna militare contro la repubblica sovietica d’Ungheria.

Questi borghesi francesi e tedeschi sono anche gli istigatori principali dei boiari rumeni, i quali scatenano attualmente le loro guardie bianche contro i nostri fratelli, gli operai ungheresi. Sono questi rappresentanti della illuminata “democrazia” francese e inglese che ispirano anche quegli eroi che, alla testa di bande furiose, scatenano pogrom contro la Budapest rossa. Sono loro che aizzano i russi ultrareazionari Kolcjak, Denikin, Krasnov nella loro sanguinosa lotta contro la classe operaia e la classe contadina russe. Sono sempre loro che hanno incitato le guardie bianche tedesche, capeggiate da Noske, Ebert e Scheidemann, ad annientare la repubblica bavarese sovietica. Gli imperialisti dei paesi dell’Intesa hanno posto come condizione al governo Scheidemann che reprimesse, prima di ogni altra cosa, il potere sovietico a Monaco.

Sono loro, i banchieri e i generali anglo-francesi e americani, che attualmente disarmano anche le truppe rivoluzionarie in Bulgaria. Sono loro che soffocano il movimento popolare rivoluzionario in Serbia e in Slovenia. Gendarmi internazionali: ecco cosa sono gli imperialisti anglo-francesi e americani che si spacciano per rappresentanti della “democrazia mondiale”.

Tutte le illusioni sono distrutte. Le maschere sono cadute. Chi non se ne era ancora convinto durante la guerra imperialistica, interminabile e spaventosa, dovrà esserlo di fronte alla pace imperialistica con cui, da Versailles, si vuole ora tacitare l’umanità. I governi che per quattro anni e mezzo hanno ingannato i loro popoli con la guerra per “l’autodeterminazione delle nazioni”, per “l’indipendenza” dei piccoli popoli, per “la libertà e la cultura”, per “la democrazia”, vengono ora smascherati come i carnefici più terribili, come spietati negrieri accecati dall’odio. La favola della Società delle Nazioni svanisce prima ancora di fiorire. Dopo le condizioni della pace di Versailles, essa non riuscirà ad ingannare molti operai. La Società delle Nazioni, nel cui cuore si annida il capo del macello, Clémenceau, è smascherata di fronte a tutto il mondo come una lega di predoni che mette in croce masse di milioni di operai d’Europa.

La pace di Versailles ricade, con tutto il suo peso, principalmente sulla classe operaia tedesca. Se la pace di Versailles si mostrasse in qualche modo duratura, ciò significherebbe che la classe operaia tedesca dovrebbe gemere sotto un duplice giogo: quello della propria borghesia e quello degli schiavisti stranieri.

È superfluo ricordare che le simpatie dell’Internazionale comunista e le simpatie degli operai onesti di tutto il mondo vanno alla classe operaia tedesca. Gli operai comunisti di tutti i paesi considerano le condizioni della pace di Versailles come un colpo per il proletariato internazionale, come un attacco che può essere evitato soltanto con le forze riunite del proletariato di tutti i paesi.

L’attuale governo tedesco, che protesta a parole contro la pace di Versailles, aiuta in realtà gli imperialisti dell’Intesa a realizzare il loro piano diabolico nei confronti della classe operaia tedesca. Il partito degli Scheidemann e degli Ebert si comporta come il più fido alleato dell’imperialismo dell’Intesa e soffoca nel sangue il movimento rivoluzionario dei lavoratori tedeschi.

Ogni volta che l’ondata del movimento operaio in Germania raggiungeva punte sensibilmente elevate, e sembrava prossima a ripulire il governo dai socialdemocratici traditori, Scheidemann ed Ebert terrorizzavano gli operai affamati con la minaccia che – in caso fosse stato costituito in Germania il potere sovietico – le potenze dell’Intesa non avrebbero passato al popolo tedesco neppure una briciola di pane.

Il Comitato centrale del partito socialdemocratico di Scheidemann afferma, nel suo proclama emanato in occasione della pace di Versailles, che la lezione di Versailles è “la migliore prova della giustezza della posizione assunta dalla socialdemocrazia nella questione della difesa della patria”. Solo l’ipocrisia e il cinismo dei socialdemocratici possono negare al conflitto testé conclusosi il suo carattere di guerra imperialista di rapina.

Le condizioni dettate dalla pace di Versailles hanno rivelato a tutti gli operai onesti qualcosa di completamente diverso. Gli operai coscienti di tutto il mondo si rendono perfettamente conto che gli imperialisti tedeschi, qualora la guerra fosse terminata con la loro vittoria, sarebbero stati altrettanto implacabili contro i vinti, così come lo sono appunto i loro avversari. E poi gli Henderson e i Renaudel si sarebbero sicuramente serviti delle stesse frasi menzognere, che usano oggi gli Scheidemann e i Noske.

Le condizioni della pace di Versailles hanno dimostrato che, finché l’imperialismo continua ad esistere, sia pure in un solo paese, continuano ad esistere anche la violenza e la rapina; non solo, ma hanno provato che l’imperialismo di qualunque coalizione è ugualmente assetato di sangue. Anche se si nasconde sotto etichette “democratiche”, l’imperialismo rimane l’incarnazione della barbarie e della sete di sangue.

Le condizioni della pace di Versailles hanno mostrato che i socialpatrioti di tutti i paesi sono diventati definitivamente i servitori della borghesia; hanno rivelato quanto sono meschini i sogni dei seguaci dell’Internazionale gialla di Berna (in particolare quelli di Kautsky e dei suoi compagni) sul “disarmo” nel regime capitalistico, sulla benevola e sincera Società delle Nazioni sotto la protezione di Wilson. Le condizioni della pace di Versailles hanno mostrato che la stessa borghesia ha lasciato una sola via aperta agli operai di tutti i paesi: la via della rivoluzione mondiale, la via che passa sul cadavere del capitalismo.

Operai di Francia! Operai d’Inghilterra! Operai d’America! Operai d’Italia!
    A voi si rivolge l’Internazionale comunista! Da voi soprattutto dipendono oggi le sorti di milioni di operai tedeschi e austriaci. Ora voi dovete dire la vostra! Dovete strappare dalle mani insanguinate dei vostri governi il coltello di rapina che essi brandiscono sul capo della classe operaia tedesca ed austriaca. Dovete provare che gli insegnamenti dell’eccidio durato cinque anni e mezzo non sono andati, per voi, perduti. Non dovete dimenticare, neppure per un istante, che la vittoria degli imperialisti dell’Intesa sulla classe operaia tedesca e austriaca significa la vittoria su di voi, la vittoria sugli operai di tutti i paesi, la vittoria sul socialismo. Siete soprattutto voi ora, che avete nelle mani la sorte del socialismo internazionale. A voi guardano con ferma fiducia gli operai coscienti di tutto il mondo. E noi siamo convinti che voi compirete il vostro dovere malgrado i consigli dei vostri Scheidemann.

Operai di Germania! Operai d’Austria!
    Ora vedete che non vi resta altra scelta se non quella di distruggere immediatamente il governo dei traditori, che si chiamano socialdemocratici, ma che in realtà sono gli agenti più pericolosi della borghesia. Ora vedete dove vi ha condotti la politica di Scheidemann e di Noske e constatate che la vostra unica speranza è la rivoluzione proletaria mondiale. Ma gli Scheidemann e gli Ebert impediscono questa rivoluzione proletaria con tutte le loro forze. Quando gli Scheidemann e i Noske si appellano in nome vostro al proletariato internazionale, non trovano altra risposta che disprezzo.

Gli uomini che sono rimasti in silenzio di fronte al tentativo di strangolare l’Ungheria sovietica, perpetrato da truppe al soldo dei proprietari terrieri, gli uomini che, presso Libau, combattono a fianco dei baroni tedeschi, contro gli operai e i braccianti lettoni, non possono contare sull’appoggio del proletariato internazionale. Il conte Brockdorft Rantzau, il traditore Landsberg, gli aguzzini Noske e Scheidemann non dovrebbero ora parlare in vostro nome. Fintanto che l’attuale governo tedesco sta al potere, il conflitto fra Berlino e Parigi rimane soltanto una controversia giudiziaria fra le borghesie delle due coalizioni. Nel vostro paese, l’intero potere deve passare il più presto possibile nelle mani dei consigli operai. Sono gli operai comunisti che devono parlare in vostro nome. Soltanto allora potrete salvare il vostro paese e contare sull’aiuto dei proletari di tutto il mondo.

Il tempo dell’indecisione è passato. Ora ognuno di voi si rende chiaramente conto che non vi può essere di peggio che essere condotti sull’orlo della rovina dal governo dei socialtraditori.

Operai di Germania e d’Austria!
    Sappiate che i proletari di altri paesi non presteranno fede alla socialdemocrazia tedesca ufficiale, a questa socialdemocrazia che non ha trovato parole di protesta nel momento in cui il governo di Guglielmo di Hohenzollern ha costretto la Russia ad accettare la pace di Brest.

Operai di Germania e d’Austria!
    Sappiate che se la pace di Brest, a cui la Russia fu costretta nel 1918, finì così presto, questo avvenne perché gli operai e i contadini russi avevano rovesciato il governo della borghesia e dei socialtraditori e preso il potere nelle loro mani. Solo così gli operai russi riuscirono a conquistare la fiducia e le simpatie dei proletari di tutti i paesi. Soltanto grazie a questo stato di cose riuscì loro di spezzare, relativamente presto, il laccio di Brest.

    La rivoluzione proletaria mondiale è l’unica salvezza delle classi oppresse del mondo intero.
    La dittatura del proletariato e la fondazione del potere sovietico sono l’unica conclusione della lezione di Versailles per i proletari del mondo intero.
    Fintanto che vive il capitalismo non vi può essere alcuna pace duratura.
    La pace duratura deve essere costruita sulle rovine dell’ordine borghese.
    Viva la rivolta degli operai contro i loro oppressori!
    Abbasso la pace di Versailles!
    Abbasso questa nuova Brest!
    Abbasso il governo dei socialtraditori!
    Viva il potere sovietico del mondo intero!

Appello del comitato esecutivo dell’Internazionale Comunista dopo la caduta della Repubblica ungherese dei consigli

Ai proletari di tutto il mondo!

Compagni!

È stato perpetrato il più infame dei tradimenti. Il potere sovietico in Ungheria è crollato sotto la pressione dei briganti imperialisti e in seguito al mostruoso tradimento dei socialpatrioti. I capi della Seconda Internazionale, che appoggiarono il macello imperialista, hanno fatto fallire uno sciopero internazionale di protesta. I predoni capitalisti, con a capo Clémenceau e Wilson, sono diventati insolenti. Il loro ultimatum è formulato in questi termini: “Abbattete il governo sovietico e vi lasceremo in pace”.

Si è anche manifestata tutta la bassezza dell’ex partito socialdemocratico. Esso aveva giurato fedeltà alla dittatura. Aveva firmato l’accordo con il partito comunista d’Ungheria. Anzi, si era unito a questo partito. Nelle adunanze solenni, al congresso dei soviet, al congresso del partito aveva dichiarato che avrebbe lottato sino all’ultimo sangue per il comunismo e per la rivoluzione. Con l’unificazione si era alleato con i comunisti della Terza Internazionale. Questo partito porta ora il segno di Caino sulla fronte. Esso ha venduto il proletariato, la rivoluzione, il glorioso partito dei comunisti ungheresi, l’Internazionale. Stringendo un patto segreto con gli assassini di Versailles e con i controrivoluzionari di casa propria, con l’appoggio dell’oro degli imperialisti e delle baionette dei boia, esso ha rovesciato il governo del proletariato comunista. Questi “veri socialisti” restaurano ora la proprietà privata. Le potenze della Società delle Nazioni mandano ciascuna un reggimento per dare loro appoggio. Al vertice del governo sta Peidl, l’assassino degli operai, il Noske ungherese.

Il carattere traditore dei socialpatrioti si è svelato. Così, come il gruppo di Scheidemann e di Kautsky in Germania soffoca la rivoluzione proletaria nel sangue; come i “socialrivoluzionari” russi e menscevichi aiutano obiettivamente i generali zaristi; come tutta l’Internazionale gialla di Berna vende all’ingrosso e al dettaglio la classe operaia alla rapace Società delle Nazioni, i socialtraditori ungheresi hanno sacrificato l’orgoglio del proletariato mondiale, la repubblica sovietica ungherese, riducendola a pezzi.

Non c’è posto nella Terza Internazionale per i provocatori e i boia assoldati dal capitale! Entrino pure a far parte della Seconda Internazionale, vadano da Branting e da Thomas, da Noske e da Kautsky!

Mentre è in lutto per la caduta della repubblica sovietica in Ungheria e la perdita del suo glorioso capo Tibor Szamuely, l’Internazionale comunista chiama i proletari di tutto il mondo a unirsi ancor più strettamente sotto la bandiera comunista, a rafforzare l’assalto contro le potenze del capitale.

Nella grande lotta storica dei nostri giorni ci saranno grandi vittorie e crudeli sconfitte. Tuttavia la sanguinosa esperienza della Finlandia e della Siberia ci ha mostrato che nei paesi dove ha dominato il potere sovietico, una vittoria durevole della controrivoluzione non è possibile. Ovunque si sollevano le onde dell’insurrezione. La nostra vittoria definitiva è inevitabile quanto il declino della borghesia e dei socialtraditori.

L’Internazionale comunista invita il proletariato ungherese alla risolutezza, al coraggio e alla perseveranza.

    Al lavoro compagni!
    Disponetevi all’organizzazione immediata di un partito illegale!

La sanguinosa lezione dell’Ungheria ha insegnato a tutto il proletariato mondiale che non può esistere nessuna coalizione, nessun tipo di compromesso con i socialisti tanto inclini al tradimento. Lo strato corruttibile dei capi opportunisti deve essere asportato. Nuovi uomini saranno a capo del movimento. Essi emergeranno dalla classe operaia. Giacché a quest’ultima, e non ai suoi avversari, è destinata La vittoria.

    L’Ungheria sovietica è caduta: viva l’Ungheria sovietica!
    Viva il Partito comunista ungherese!
    Viva la rivoluzione operaia del mondo intero!
    Viva il comunismo!

Manifesto del comitato esecutivo dell’Internazionale Comunista sulla aggressione polacca alla Russia sovietica

Al proletari di tutti i paesi!

Operai di tutti i paesi! Altro sangue viene versato in Oriente, enormi regioni vengono di nuovo devastate dalle operazioni di guerra, le masse lavoratrici della Russia, che anelano alla pace e a rigenerare e ricostruire il loro paese, sono di nuovo costrette a ricorrere alle armi. La guerra della Polonia dei capitalisti e dei proprietari terrieri contro la Russia sovietica interrompe l’opera che mira al raggiungimento della pace, alla quale si sono accinti gli operai e i contadini russi dopo aver difeso il loro paese, le loro fabbriche, la loro libertà contro Kolcjak, Denikin e Judenic.

Chi è l’autore di questo crimine? Voi sapete che il governo sovietico ha riconosciuto l’indipendenza della repubblica polacca dal giorno della sua nascita. Sapete che il governo sovietico ha proposto più volte la pace al governo polacco. Sapete che il governo sovietico, per risparmiare il sangue dei lavoratori russi e polacchi, era disposto a concessioni di carattere territoriale ed economico; che esso, nella ferma convinzione che gli operai polacchi, alleati del proletariato russo, avrebbero preso presto o tardi il potere e che ogni ingiustizia sarebbe stata eliminata, era disposto a cedere temporaneamente alle classi polacche dominanti persino territori che in base alla loro popolazione non appartengono alla Polonia. Sapete che esso era disposto a condurre trattative di pace non soltanto a Varsavia, ma persino a Londra e a Parigi, capitali dei governi legati ai grandi proprietari e ai capitalisti polacchi. Alla proposta della Russia sovietica di stipulare un armistizio generale e di entrare in trattative di pace, la Polonia ha risposto con un attacco sleale all’Ucraina.

La Polonia combatte questa guerra per strappare ai contadini ucraini la loro terra e per consegnarla ai grandi proprietari terrieri polacchi.

Tuttavia responsabili di questa guerra non sono soltanto i proprietari terrieri e i capitalisti polacchi. Responsabili sono nello stesso modo anche i governi dell’Intesa. Sono loro che hanno armato la Polonia delle guardie bianche e che continuano ad armarla. Seguitando trattative con la Russia sovietica per la ripresa dei rapporti commerciali, essi sperano nel medesimo tempo di dissimulare la loro intenzione di spezzare il potere degli operai e dei contadini russi. In realtà appoggiano qualsiasi forza controrivoluzionaria che rappresenti una minaccia per la Russia sovietica.

I capitalisti francesi hanno inviato in Polonia non solo un enorme quantitativo di armi, ma anche 600 ufficiali (comandati dal generale Henri), che dovranno aiutare gli ufficiali polacchi a distruggere la Russia sovietica. Il governo inglese, facendo pressione sulla Polonia, ricorrendo a un solido argomento “basta con le guerre, basta con le distruzioni, tutto il mondo ha bisogno della Russia per il fatto che essa è un granaio e una sorgente di materie prime”, potrebbe arginare questa guerra, ma quello stesso governo di Lloyd George, che ha inviato al governo sovietico note in cui si appellava alla sua umanità e chiedeva amnistia per i controrivoluzionari russi di Arcangelo e di Crimea, non ha mai pensato di dire alla Polonia che sono stati versati abbastanza sangue e abbastanza lacrime. Le potenze dell’Intesa hanno lasciato mano libera alla Polonia in questa aggressione, fidando nei forti quantitativi di grano e di petrolio ucraini che questa ha promesso loro.

I responsabili di questa guerra sono i governi di tutti i paesi che appoggiano in maggiore o in minore misura gli usurpatori e i predoni polacchi.

Operai di tutti i paesi!
    La Russia sovietica la spunterà contro gli svergognati banditi dell’imperialismo polacco, come l’ha spuntata con Judenic, Kolcjak e Denikin, che furono appoggiati dai vostri governi. I polacchi, dopo alcune vittorie iniziali, stanno già sperimentando la collera degli operai e dei contadini sovietici.

Ma si tratta di vedere quanto durerà questa guerra, quante devastazioni porterà ancora con sé, quante ferite infliggerà ancora alla popolazione operaia russa. Dipende da voi – operai di tutti i paesi – che questa guerra termini nel tempo più breve con la disfatta dei capitalisti e dei proprietari terrieri polacchi.

Operai delle fabbriche di munizioni di Francia, d’Inghilterra, d’Italia e d’America!
    Non fabbricate un solo proiettile, una sola arma, un solo cannone per i polacchi. Operai dei trasporti, ferrovieri, lavoratori dei porti e marinai! Non inviate ai polacchi né armamenti, né prodotti alimentari, poiché tutto serve alla guerra contro il paese degli operai e dei contadini.

Operai di tutti i paesi alleati!
    Scendete nelle strade! Organizzate dimostrazioni e scioperi con la parola d’ordine: “Abbasso l’appoggio alla Polonia delle guardie bianche! Gli alleati devono legare il loro cane – i capitalisti e i proprietari terrieri polacchi – alla catena, e concludere una pace onesta con la Russia sovietica”.

Operai tedeschi e austriaci!
    Voi sapete che la Russia sovietica è il pilastro della rivoluzione mondiale, che essa soltanto può liberarvi dal giogo dei vostri capitalisti e dal laccio che la pace di Versailles e di St. Germain vi ha teso intorno al collo.

Ferrovieri tedeschi!
    Non lasciate transitare nessun treno dalla Francia alla Polonia!

Lavoratori dei porti di Danzica!
    Non scaricate le navi destinate alla Polonia!

Ferrovieri austriaci!
    Nessun treno dall’Italia per la Polonia deve attraversare il vostro territorio!

Operai rumeni, finlandesi e lettoni!
    I vostri governi bianchi, che tramite patti segreti sono in relazione con i proprietari terrieri polacchi, possono trascinare anche voi in questa guerra. State in guardia, concentrate tutte le forze per evitare che ciò avvenga.

Operai polacchi!
    A voi, legati al proletariato russo da una lotta comune trentennale, non c’è bisogno di dire molto sul vostro dovere; voi lo state compiendo durante tutta questa guerra, che i vostri capitalisti e proprietari terrieri conducono contro gli operai e i contadini russi, organizzando dimostrazioni e scioperi in nome della pace con la Russia sovietica e sacrificando nella vostra lotta migliaia di militanti. La Terza Internazionale, fra i cui fondatori si annoverano i vostri famosi capi Rosa Luxemburg e Jan Tyszka, guarda a voi con orgoglio, la Terza Internazionale è convinta che voi ora impiegherete tutte le forze per colpire alle spalle le armate della Polonia bianca e per riportare, insieme con gli operai russi, la vittoria sui proprietari terrieri e sui capitalisti polacchi. Voi sapete che la Russia sovietica non porta alla Polonia l’oppressione, ma la libertà nazionale, la liberazione dalle catene del capitale alleato, la libertà nella lotta contro i suoi capitalisti. La vittoria degli operai e dei contadini russi diventerà la vittoria del proletariato polacco, del fratello e dell’alleato del contadino e dell’operaio russo.

All’attacco, operai polacchi!
    Comincia la nostra ultima lotta, è vicino il giorno in cui i giudici saremo noi!

    Abbasso i proprietari terrieri e i capitalisti polacchi!
    Viva la Russia sovietica degli operai e dei contadini!
    Abbasso la guerra!
    Viva pace fra le masse operaie della Polonia e della Russia!
    Abbasso il gioco criminoso dei governi alleati!
    Viva la rivoluzione internazionale del proletariato!