Partito Comunista Internazionale

Il Sindacato Rosso (I) 1922/11

Per il fronte unico proletario

Nelle masse proletarie, e fra i ferrovieri medesimi, sotto l’imperversare della bufera reazionaria, va rapidamente maturandosi la coscienza della improrogabile necessità del fronte unico proletario, necessità che il Partito comunista aveva sostenuto e dimostrato fin dall’agosto dello scorso anno nel suo appello alla Confederazione Generale del Lavoro, all’Unione sindacale ed al Sindacato ferrovieri. Ciò spiega come i dirigenti sindacali anticomunisti, che fino a ieri derisero e boicottarono in tutti i modi questa concezione tattica della lotta di classe, che sola ormai può dare garanzia di difesa al proletariato, oggi si diano d’attorno a combinare intese e patti fra le varie organizzazioni, allo scopo di dare alle masse aspettanti l’illusione che anch’essi sono per il fronte unico e che per virtù loro questi stia per costituirsi senz’altro.

I comunisti, però, non possono lasciar passare cotesto nuovo e più pericoloso tentativo del demagogismo mistificatore ed antirivoluzionario dei capi sindacali riformisti, socialdemocratici, sindacalisti ed anarchici, tale da compromettere i supremi interessi della difesa proletaria e da ingannare la più grande aspirazione delle masse in questo momento, – l’unità di classe – senza una protesta ed una denuncia.

Perché è vano andare celebrando fra i lavoratori e fra i ferrovieri in particolar modo, come una vittoria della tattica unitaria di classe, come la realizzazione del fronte unico proletario quella specie di «intesa», quella inafferrabile ed indefinibile forma di «accordo» contenuta nella deliberazione presa a Roma il 14 scorso dicembre dai dirigenti il Sindacato ferrovieri, la Federazione del lavoratori del mare, il Sindacato tramvieri, la Federazione postelegrafonica con l’adesione della Federazione degli addetti ai trasporti e le organizzazioni portuarie, nonché con l’intervento della Confederazione Generale del Lavoro che volle avocare a sé l’onore della geniale iniziativa. Questa deliberazione non è che una rinnovata inoppugnabile prova dello spirito corporativista, anticlassista ed antiproletario degli uomini che la redassero e sottoscrissero, nonché della loro incapacità a capire le esigenze del momento ed a fronteggiarle, e della loro impreparazione più pericolosa e colpevole come dirigenti di masse e come organizzatori in periodo di lotta di classe guerreggiata ed intensiva.

Infatti, mentre in essa costoro riconoscono che «da parte dei datori di lavoro – Stato e privati – si tenta giungere ad una diminuzione delle conquiste economiche e morali conseguite fino ad oggi», per far fronte a questa minaccia in corso di realizzazione non trovano di meglio che decidere «di impegnarsi reciprocamente (entro l’ambito segnato dalle deliberazioni dei rispettivi congressi sindacali, federali e confederali) alla più completa solidarietà in tutti i casi di lotte sindacali che sorgeranno in avvenire, salvo stabilire volta per volta e di comune accordo in quali forme e con quali mezzi tale solidarietà debba essere manifestata».

Ecco, se tutto ciò non fosse ripugnante, sarebbe semplicemente ridicolo. Eppure vi è qualcuno che osa descrivercelo come una realizzazione del fronte unico fra i lavoratori dei trasporti!

Una solidarietà vincolata da deliberazioni precedenti di congresso, subordinata caso per caso e volta per volta a particolari esami e a singoli parziali giudizi, che garanzia può essa mai dare ad una qualsiasi categoria in lotta?

Gli accordi, se accordi si devono prendere, devono essere preventivi, ben precisati, con vincoli riconosciuti e non infrangibili. Il fronte unico proletario non dev’essere un argomento da trattarsi con colpevole leggerezza e mandarinesca improvvisazione, o tale impiantarvi su le solite demagogiche speculazioni pseudo rivoluzionarie e abiettamente verbose. Egli deve esprimere un’azione tattica della lotta di classe in piena guerra civile, quale oggi travolge i due terzi d’Italia.

Il Comitato sindacale comunista ferroviario denuncia quindi ai ferrovieri italiani, ed al proletariato tutto, questa nuova bluffistica speculazione, e li chiama a vigilare. In un accordo del genere nessuna fiducia è possibile riporre né è possibile attendersi alcuna garanzia di tutela per l’azione e per la lotta inevitabile.

Noi comunisti poniamo ancora una volta nettamente e categoricamente il problema del fronte unico proletario. Esso è possibile soltanto a questa condizione: se le organizzazioni sindacali agenti sul terreno della lotta di classe si vincolano, senza riserve, ad elevare a questioni di principio, sulle quali nessuna transazione o riduzione venga ammessa, l’integrità delle otto ore di lavoro, il rispetto dei concordati ed al valore globale dei salari e degli stipendi, l’integrità del diritto d’organizzazione e di sciopero, l’assicurazione del diritto all’esistenza ai licenziati. Elevare questi punti a questione di principio significa vincolarsi senza scappatoie e sospensive, all’immediato sciopero generale nazionale di tutte le categorie organizzate appena una qualunque di esse in qualsiasi momento venga assalita dalla reazione statale o padronale sui detti capisaldi.

Soltanto se i capi sindacali accettano questa tesi – che dalle masse già è stata accolta non soltanto a parole, ma anche a fatti (sciopero generale di Roma, della Liguria, della Venezia Giulia, ecc.) – il fronte unico proletario sarà una realtà possente e grandiosa capace di garantire a tutti i lavoratori il diritto alla vita, anziché un povero cencio slavato da sventolarsi con mano tremante da un pugno di sacrestani timorosi ed incerti in faccia al Moloche borghese.

I ferrovieri comunisti sono incaricati di dibattere la questione in tutti i comizi di classe, e di proporre ed esigere chiari, precisi pronunziamenti al riguardo.

Il Comitato sindacale comunista ferroviario

Per il fronte unico proletario

LAVORATORI ITALIANI!

Fin dall’estate scorsa il Partito comunista, dinanzi alla situazione in cui versava il proletariato italiano, lanciava l’appello alle masse per la difesa e la riscossa contro l’offensiva borghese, con un’azione unita e concorde culminante nello sciopero generale.

Da allora in poi questa idea si è immensamente diffusa nelle file proletarie apparendo come l’unica via di salvezza contro le persecuzioni che si abbattono sui lavoratori. Una prima seppure imperfetta realizzazione di questa idea si è avuta nella recente costituzione della Alleanza del Lavoro tra i grandi organismi sindacali italiani. I comunisti accolgono con soddisfazione l’Alleanza del Lavoro, ed il nostro partito ha già impegnato tutti i suoi militanti e i lavoratori che ne seguono le direttive a riconoscere il Comitato che la dirige impegnandosi ad eseguirne con disciplina le disposizioni che esso diramerà a tutti i sindacati italiani.

Più che alla esteriorità ed alla formula, bisogna però guardare all’effettivo contenuto dell’Alleanza, ed alla sua azione. Il Partito comunista, con questo manifesto, sottopone alle grandi masse proletarie quelli che devono essere i caposaldi della alleanza delle forze proletarie perché questa divenga una forza reale operante per la difesa dei lavoratori ed invita questi a discutere nelle loro riunioni di classe tali caposaldi, per farli prevalere in seno alle organizzazioni nazionali alleate.

L’offensiva padronale si esplica implacabilmente con un piano sistematico, nel quale tutte le forze della classe dominante sono adoperate contro i lavoratori. Successivamente le organizzazioni locali o di categoria del proletariato sono assalite dalle richieste padronali di modificare i patti di lavoro e la loro resistenza viene stroncata con le rappresaglie, i licenziamenti, l’intervento terroristico delle bande fasciste, le prepotenze e le persecuzioni delle autorità statali. Tutte le lotte che si sono svolte nell’ultimo periodo coinvolgendo il proletariato industriale o quello agricolo hanno dimostrato che i lavoratori erano pronti a rispondere all’appello per la resistenza e ne hanno dato magnifiche prove, ma hanno dovuto cedere dinanzi alla superiorità dei mezzi dell’avversario.

Questa dolorosa esperienza ha mostrato alle masse che l’unica salvezza è in una azione che raccolga a difesa tutte le forze di tutti i gruppi proletari, chefonda in una sola lotta tutte queste vertenze parziali, che stringa in un fascio tutte le forze della organizzazione operaia. Tra i sindacati di tutte le categorie e tra gli organismi locali del proletariato di tutte le città e di tutte le provincie italiane deve essere stretta una alleanza tale, che permetta di manovrare in una sola battaglia, sul Fronte unico, tutte le forze della classe lavoratrice. Di qui il primo nostro caposaldoper il fronte unico: impegno solenne ed effettivo al reciproco appoggio in una azione comune tra tutti i sindacati locali e di categoria. Non è la semplice solidarietà che tutto il proletariato potrebbe impegnare in difesa di una sola organizzazione in lotta contro forze soverchianti, è il grande scambio di reciproca e contemporanea solidarietà tra tutte le organizzazioni contro l’azione del comune nemico. Non basta a questo una intesa tra i capi della Confed. del lavoro e quelli di tutte le organizzazioni dissidenti, se tutti questi capi non portano nell’unione l’impegno dell’azione comune di tutte le singole organizzazioni affiliate all’organismo nazionale che essi rappresentano.

In secondo luogo perché il fronte unico non resti una vana parola è necessario che sia ben stabilito quali siano le posizioni che il proletariato si accinge a difendere con l’azione comune, quali gli scopi che questa deve realizzare, e che tutti gli organismi proletari alleati si impegnino ad adoperare tutte le proprie forze per tali obiettivi. Anche qui è il carattere stesso della offensiva padronale, che le masse hanno già istintivamente capito, che deve darci le indicazioni necessarie: coi licenziamenti, colla denunzia dei concordati e dei patti agricoli, colla reazione statale e fascista, la borghesia non tende solo a stroncare ogni iniziativa di assalto rivoluzionario del proletariato contro il suo regime, ma tende ad intensificare al massimo lo sfruttamento delle masse. Se la borghesia non ottiene questo colla violenza e il terrore, dovrà soccombere perché tutta la sua macchina economica si rifiuterà sempre più di funzionare. Per scongiurare tale pericolo i padroni hanno bisogno di aver le mani libere verso i propri dipendenti, e perciò tendono con tutte le forze a distruggere la organizzazione sindacale. Se il terrore padronale giungerà ad impedire che questa assolva il suo compito di difesa degli interessi immediati delle masse, la organizzazione proletaria si estinguerà poco a poco e i lavoratori saranno abbandonati senza difesa alcuna ad uno sfruttamento di centuplicata intensità.

L’azione del proletariato contro l’offensiva padronale deve dunque fondarsi sull’impegno a unire tutte le forze per difendere quei postulati in cui si compendiano i vitali interessi della massa. Si deve capire che quando certi postulati sono minacciati, assaliti, distrutti per una organizzazione, è il proletariato tutto che viene colpito.

Quindi è insufficiente la formola approvata dai convegni della Alleanza del Lavoro per la difesa delle conquiste di ordine generale del proletariato. Perché il fronte unico sia effettivo, l’alleanza delle organizzazioni proletarie deve solennemente dichiarare che la situazione determinata dallo scatenarsi della offensiva padronale fa di ogni conquista particolare sindacale a cui viene attentato una quistione di ordine generale e che interessa tutta la classe proletaria. Solo così si farà un passo innanzi dalla disastrosa difensiva delle forze sparpagliate alla potenza formidabile della riscossa comune.

Adunque i postulati che il fronte unico proletario deve difendere devono comprendere tutte le conquiste fin qui raggiunte dal proletariato. Si deve proclamare la difesa del diritto di organizzazione e della esistenza della organizzazione, affermando che questa si difende collo schieramento di tutto il proletariato, deciso ad impedire che anche una sola organizzazione proletaria sia costretta dalla prepotenza padronale a subire la rinunzia a posizioni già raggiunte.

Il secondo caposaldo per la effettiva realizzazione del fronte unico è quindi la inserzione tra tutti gli altri postulati (trattamento ai disoccupati, otto ore di lavoro, libertà di azione dei sindacati contro le persecuzioni statali e le provocazioni fasciste) di quello fondamentale e che dà valore a tutti gli altri del rifiuto alle riduzioni salariali e dei patti di lavoro in generale per i proletari della industria e della campagna, e la difesa del tenore di vita del proletariato già minacciato dal rincaro della vita.

Tutte le organizzazioni che aderiscono al fronte unico devono aver aderito a questo punto fondamentale. Esse possono aver subito finora le riduzioni salariali e le denunzie dei concordati, appunto perché solo una azione generale può scongiurarle, ma nel momento in cui a questa azione impegnano le loro forze, devono dichiararsi decise a difendere i salari e i concordati di lavoro.

In terzo luogo bisogna che la costituzione del fronte unico si basi sulla scelta dei mezzi di azione che il proletariato impiegherà per difendersi. Questi mezzi non possono consistere che nella azione diretta delle masse contro la classe padronale e i suoi organi di lotta: Stato e organizzazione fascista. Solo lo sciopero generale nazionale può essere il mezzo con cui la Alleanza del lavoro raggiungerà il suo scopo. E fin dal primo momento l’impegno delle organizzazioni che vi aderiscono deve essere la preparazione di questa forma decisiva di azione proletaria.

La formola dell’Alleanza del lavoro, ossia quella dell’impiego di tutti i mezzi, nessuno escluso, non dà alle masse alcuna direttiva di preparazione e di azione ma lascia le cose al punto di prima. Racchiude inoltre il pericolo che l’attenzione delle masse sia rivolta verso una speranza che contiene solo elementi di delusione e di ulteriore smarrimento e demoralizzazione delle falangi proletarie: quella che si possa attendere da una azione dello Stato borghese ottenuta colla partecipazione delle forze proletarie al gioco parlamentare, in collaborazione con partiti borghesi, la realizzazione di quelle rivendicazioni che il proletariato sente come indispensabili, la limitazione delle prepotenze del padronato e del fascismo.

Nessun governo borghese può avere nel suo programma questi postulati, che significherebbero il suicidio della borghesia. I governi borghesi, qualunque sia la loro posizione parlamentare, agiranno verso il proletariato e le sue organizzazioni a seconda che lo imporrà ad essi la indipendente azione e pressione delle masse pronte ad esercitare una azione diretta. La peggiore politica antiproletaria verrebbe fatta proprio da quel governo che potesse calcolare di aver infeudato alla sua politica l’appoggio del proletariato attraverso la collaborazione dei suoi dirigenti nel campo parlamentare.

Quindi il terzo caposaldo per il fronte unico è: azione diretta delle masse e sciopero generale nazionale come mezzo di azione a cui si deve risolutamente tendere con una decisa preparazione.

LAVORATORI!

Siete voi stessi che dovete dare ai dirigenti delle vostre organizzazioni il mandato di stipulare su tali basi l’Alleanza per il fronte unico proletario. A questo scopo noi vi invitiamo a chiedere che l’Alleanza del lavoro non si fondi su di un ristretto Comitato di delegati delle grandi centrali sindacali, che potrà agire nel solo caso della unanimità dei pareri, ma su una ampia e diretta consultazione delle masse.

Localmente in tutte le città e i centri dove sono Camere del Lavoro dovrebbero sorgere, colla diretta rappresentanza di tutti i sindacati e leghe i Comitati intersindacali per l’Alleanza proletaria.

Un grande congresso nazionale di questi Comitati dovrebbe essere convocato per definire prontamente il contenuto dell’intesa: il congresso dell’Alleanza proletaria.

LAVORATORI ITALIANI!

Questo manifesto si rivolge ai lavoratori comunisti come a quelli socialisti, sindacalisti, anarchici o di altro partito.

Ai nostri militanti comunisti noi diamo la parola d’ordine di portare in tutte le adunate proletarie le precise proposte che precedono, e che si integrano colle campagne che il nostro Partito conduce e che devono essere intensificate: per la unificazione delle organizzazioni proletarie sindacali italiane, per il Congresso della Confederazione del lavoro, per il congresso del Sindacato ferrovieri. Senza bisogno di proporre ai loro compagni un ordine del giorno che contenga l’impegno a seguire il Partito comunista o l’accettazione del programma politico comunista, il compito dei nostri militanti per la rivoluzione e per il comunismo sarà assolto con il lavoro per condurre le grandi masse ad accettare ed imporre ai capi questi caposaldi fondamentali pel fronte unico: alleanza effettiva di tutti i sindacati, difesa del tenore di vita proletario, sciopero generale nazionale.

Ai lavoratori di altra fede politica noi diciamo che per accettare la nostra piattaforma di azione per il fronte unico non occorre rinunziare a favore delle tesi comuniste alle loro diverse opinioni politiche: il lavoratore anarchico, sindacalista, socialista, può essere con noi in questa azione: di più, ogni lavoratore colpito insieme ai suoi fratelli dalle conseguenze dell’offensiva borghese, può e dev’essere con noi.

Noi invitiamo lealmente i lavoratori tutti a considerare come il fronte unico, quale viene da noi proposto col presente manifesto, non consiste in una speciale tattica comunista, ma è l’unica forma in cui si può realizzare una effettiva unità di lotta della massa proletaria.

Noi siamo sicuri che nel seno dei sindacati le precise proposte di questo appello avranno non solo l’appoggio dei gruppi che fanno capo al nostro Partito, ma anche di quelli che seguono un indirizzo anarchico, sindacalista, e anche socialista, quando non si intenda per metodo politico socialista la negazione della lotta di classe. Noi domandiamo un giudizio obbiettivo sul valore intrinseco dei caposaldi da noi avanzati. Il nostro Partito, senza rinunziare alla propaganda delle sue direttive programmatiche ed alla critica dell’azione di tutti gli altri organismi e partiti, ha dimostrato e dimostrerà di esser fautore della unità del proletariato senza alcuna restrizione e alcuna riserva. La prova di questo sta nel fatto che mentre impegniamo la campagna per un contenuto reale ed effettivo dell’Alleanza del Lavoro, non rifiutiamo di riconoscere la disciplina al Comitato dirigente di quella che si è già costituita, sebbene il ristretto sistema di rappresentanza adottato abbia vietato alle masse proletarie che seguono il nostro Partito di poter portare in esso la loro voce e le loro proposte, e annulli praticamente le possibilità di azione dell’Alleanza stessa.

Il nostro Partito non mercanteggia il suo appoggio o la sua partecipazione alle intese di ristretti gruppi dirigenti sulla base di compromessi confusionistici tra programmi contraddittori, ma indica nella realtà della situazione la via che si offre alle masse per la loro riscossa, e chiede solo che alle masse stesse sia dato di pronunziarsi, non sulla contesa dei partiti, ma sulle direttive della loro azione compatta e concorde. Si dia da ogni parte la prova di altrettanta assenza di ogni prevenzione settaria e la unità delle masse sarà un fatto compiuto.

In piedi, o lavoratori d’Italia, con tutte le vostre forze e fidando solo sulle vostre forze, contro l’offensiva degli agrari, degli industriali, del governo e delle bande bianche borghesi!

Viva il fronte unico di combattimento del proletariato italiano!

IL COMITATO ESECUTIVO

IL COMITATO SINDACALE

Per il fronte unico proletario

Lavoratori Italiani!

Fin dall’estate scorsa il partito comunista, dinanzi alla situazione in cui versava il proletariato italiano, lanciava l’appello alle masse per la difesa e la riscossa contro l’offensiva borghese, con una azione unita e concorde culminante nello sciopero generale.

Da allora in poi questa idea si è immensamente diffusa nelle file proletarie apparendo come l’unica via di salvezza contro le persecuzioni che si abbattono sui lavoratori. Una prima seppure, imperfetta realizzazione di questa idea si è avuta nella recente costituzione della “Alleanza del Lavoro” tra i grandi organismi italiani. I comunisti accolgono con soddisfazione l’Alleanza del Lavoro, ed il nostro partito ha già impegnato tutti i suoi militanti e i lavoratori che ne seguono le direttive a riconoscere il comitato che la dirige impegnandosi ad eseguirne con disciplina le disposizioni che esso diramerà a tutti i Sindacati Italiani.

Più che alla esteriorità ed alla formula, bisogna però guardare all’effettivo contenuto dell’Alleanza, ed alla sua azione. Il partito comunista, con questo manifesto, sottopone alle grandi masse proletarie quelli che devono essere I CAPOSALDI DELLA ALLEANZA DELLE FORZE PROLETARIE perché questa divenga una forza reale operante per la difesa dei lavoratori, ed invita questi a discutere nelle loro riunioni di classe tali caposaldi, per farli prevalere in seno alle organizzazioni nazionali alleate.

L’offensiva padronale si esplica implacabilmente con un piano sistematico, nel quale tutte le forze della classe dominante sono adoperate contro i lavoratori. Successivamente le organizzazioni locali o di categoria del proletariato sono assalite dalle richieste padronali di modificare i patti di lavoro e la loro resistenza viene stroncata con le rappresaglie, i licenziamenti, l’intervento terroristico delle bande fasciste, le prepotenze e le persecuzioni delle autorità statali. Tutte le lotte che si sono svolte nell’ultimo periodo coinvolgendo il proletariato industriale o quello agricolo hanno dimostrato che i lavoratori erano pronti a rispondere all’appello per la resistenza e ne hanno dato magnifiche prove, ma hanno dovuto cedere dinanzi alla superiorità dei mezzi dell’avversario.

Questa dolorosa esperienza ha mostrato alle masse che l’unica salvezza è in una azione che raccolga a difesa tutte le forze di tutti i gruppi proletari, che fonda in una sola lotta tutte queste vertenze parziali, che stringa in un fascio tutte le forze della organizzazione operaia. Tra i sindacati di tutte le categorie, e tra gli organismi locali del proletariato di tutte le città e di tutte le province italiane deve essere stretta una alleanza tale che permetta di manovrare in una sola battaglia, sul FRONTE UNICO, tutte le forze della classe lavoratrice. Di qui il PRIMO NOSTRO CAPOSALDO per il fronte unico: IMPEGNO SOLENNE ED EFFETTIVO AL RECIPROCO APPOGGIO IN UNA AZIONE COMUNE TRA TUTTI I SINDACATI LOCALI E DI CATEGORIA. Non è la semplice solidarietà che tutto il proletariato potrebbe impegnare in difesa di una sola organizzazione in lotta contro le forze soverchianti, è il grande scambio di reciproca e contemporanea solidarietà tra tutte le organizzazioni contro l’azione del comune nemico. Non basta a questo una intesa tra i capi della Confederazione del Lavoro e quelli di tutte le organizzazioni dissidenti, se tutti questi capi non portano nell’unione l’impegno dell’azione comune di tutte le singole organizzazioni affiliate, all’organismo nazionale che essi rappresentano.

IN SECONDO LUOGO perché il fronte unico non resti una vana parola è necessario che sia ben stabilito quali siano le posizioni che il proletariato si accinge a difendere con l’azione comune, quali gli scopi che questa deve realizzare e che tutti gli organismi proletari alleati si impegnino ad adoperare tutte le proprie forze per tali obiettivi. Anche qui è il carattere stesso della offensiva padronale che le masse hanno già istintivamente capito che deve darci le indicazioni necessarie: coi licenziamenti, colla denunzia dei concordati e dei patti agricoli, colla reazione statale e fascista, la borghesia non tende solo a troncare ogni iniziativa di assalto rivoluzionario del proletariato contro il suo regime, ma tende ad intensificare al massimo lo sfruttamento delle masse. Se la borghesia non ottiene questo colla violenza e il terrore, dovrà soccombere perché tutta la sua macchina economica si rifiuterà sempre più di funzionare. Per scongiurare tale pericolo i padroni hanno bisogno di aver le mani libere verso i propri dipendenti, e perciò tendono con tutte le forze a DISTRUGGERE LA ORGANIZZAZIONE SINDACALE. Se il terrore padronale giungerà ad impedire che questa assolva il suo compito di difesa degli interessi immediati delle masse, la organizzazione proletaria si estinguerà poco a poco e i lavoratori saranno abbandonati senza difesa alcuna ad uno sfruttamento di centuplicata intensità.

L’azione del proletariato contro l’offensiva padronale deve dunque fondarsi sull’impegno a unire tutte le forze per difendere quei postulati in cui si compendiano i vitali interessi della massa. Si deve capire che quando certi postulati sono minacciati, assaliti, distrutti per una organizzazione, è il proletariato tutto che viene colpito. Quindi è insufficiente la formola approvata dai convegni della ALLEANZA DEL LAVORO per la difesa delle conquiste DI ORDINE GENERALE del proletariato. Perché il fronte unico sia effettivo, l’alleanza delle organizzazioni proletarie deve solennemente dichiarare che la situazione determinata dallo scatenarsi della offensiva padronale fa di ogni conquista particolare sindacale a cui viene attentato, una quistione DI ORDINE GENERALE E CHE INTERESSA TUTTA LA CLASSE PROLETARIA. Solo così si farà un passo innanzi dalla disastrosa difensiva delle forze sparpagliate alla potenza formidabile della riscossa comune.

Adunque i postulati che il fronte unico proletario deve difendere devono comprendere TUTTE le conquiste fin qui raggiunte dal proletariato. Si deve proclamare la difesa del diritto di organizzazione e della esistenza della organizzazione, affermando che questa si difende collo schieramento di tutto il proletariato, deciso ad impedire che anche una sola organizzazione proletaria sia costretta dalla prepotenza padronale a subire la rinunzia a posizioni già raggiunte.

Il secondo caposaldo per la effettiva realizzazione del fronte unico è quindi la inserzione tra tutti gli altri postulati (trattamento ai disoccupati, otto ore di lavoro, libertà di azione dei sindacati contro le persecuzioni statali e le provocazioni fasciste) di quello fondamentale e che dà valore a tutti gli altri del RIFIUTO ALLE RIDUZIONI SALARIALI E DEI PATTI DI LAVORO IN GENERALE per i proletari della industria e della campagna, è la difesa del tenore di vita del proletariato già minacciata dal rincaro della vita.

Tutte le organizzazioni che aderiscono al fronte unico devono aver aderito a questo punto fondamentale. Esse possono aver subito finora le riduzioni salariali e le denunzie dei concordati, appunto perché solo una azione generale può scongiurarle, ma nel momento in cui a questa azione generale impegnano le loro forze, devono dichiararsi decise a difendere i salari e i concordati di lavoro.

In terzo luogo bisogna che la costituzione del fronte unico si basi sulla scelta dei mezzi di azione che il proletariato impiegherà per difendersi. Questi mezzi non possono consistere che nella azione diretta delle masse contro la classe padronale e i suoi organi di lotta: Stato e organizzazione fascista. Solo lo sciopero generale nazionale può essere il mezzo con cui la Alleanza del Lavoro raggiungerà il suo scopo. E fin dal primo momento l’impegno delle organizzazioni che vi aderiscono deve essere la preparazione di questa forma decisiva di azione proletaria.

La formola dell’ALLEANZA DEL LAVORO, ossia quella dell’impiego di tutti i mezzi, nessuno escluso, non dà alle masse alcuna direttiva di preparazione e di azione ma lascia le cose al punto di prima. Racchiude inoltre il pericolo che l’attenzione delle masse sia rivolta verso una speranza che contiene solo elementi di delusione e di ulteriore smarrimento e demoralizzazione delle falangi proletarie: quella che si possa attendere una azione dello Stato borghese ottenuta colla partecipazione delle forze proletarie al gioco parlamentare; in collaborazione con partiti borghesi, realizzazione di quelle rivendicazioni che il proletariato sente come indispensabili, la limitazione delle prepotenze del padronato e del fascismo.

Nessun governo borghese può avere nel suo programma questi postulati, che significherebbero il suicidio della borghesia. I governi borghesi, qualunque sia la loro posizione parlamentare, [ILLEGGIBILE] verso il proletariato e le sue organizzazioni a secondo che lo imporrà ad essi la indipendente azione e pressione delle masse pronte ad esercitare una azione diretta. La peggiore politica antiproletaria avrebbe fatta proprio da quel governo che potesse calcolare di aver infeudato alla sua politica l’appoggio del proletariato attraverso la collaborazione dei suoi dirigenti nel campo parlamentare.

Quindi il terzo caposaldo per il fronte unico è: AZIONE DIRETTA DELLE MASSE E SCIOPERO GENERALE NAZIONALE COME MEZZO DI AZIONE A CUI SI DEVE RISOLUTAMENTE TENDERE CON UNA DECISA PREPARAZIONE.

Lavoratori!

Siete voi stessi che dovete dare ai dirigenti delle vostre organizzazioni il mandato di stipulare su tali basi l’Alleanza per il fronte unico proletario. A questo scopo noi vi invitiamo a chiedere che l’Alleanza del lavoro non si fondi su di un ristretto Comitato di delegati delle grandi centrali sindacali, che potrà agire nel solo caso della unanimità dei pareri, ma su una ampia e diretta consultazione delle masse.

Localmente in tutte le città e i centri dove sono Camere del Lavoro dovrebbero sorgere, colla diretta rappresentanza di tutti i sindacati e leghe, i COMITATI INTERSINDACALI per l’Alleanza proletaria.

Un grande Congresso nazionale di questi Comitati dovrebbe essere convocato per definire prontamente il contenuto dell’intesa: IL CONGRESSO DELL’ALLEANZA PROLETARIA.

Lavoratori Italiani!

Questo manifesto si rivolge ai lavoratori comunisti come a quelli socialisti, sindacalisti, anarchici o di altro partito.

Ai nostri militanti comunisti noi diamo la parola d’ordine di portare in tutte le adunate proletarie le precise proposte che precedono, o che si integrano colle campagne che il nostro partito conduce e che devono essere intensificate: per la unificazione delle organizzazioni proletarie sindacali italiane, per il Congresso della Confederazione del Lavoro, per il Congresso del Sindacato Ferrovieri. Senza bisogno di proporre ai loro compagni un ordine del giorno che contenga l’impegno a seguire il Partito Comunista o l’accettazione del programma politico comunista, il compito dei nostri militanti per la rivoluzione e per il comunismo sarà assolto con il lavoro per condurre le grandi masse ad accettare ed imporre ai capi questi caposaldi fondamentali pel fronte unico: ALLEANZA EFFETTIVA DI TUTTI I SINDACATI, DIFESA DEL TENORE DI VITA DEL PROLETARIATO, SCIOPERO GENERALE NAZIONALE.

Ai lavoratori di altra fede politica noi diciamo che per accettare la nostra piattaforma di azione per il fronte unico non occorre rinunziare a favore della tesi comunista, alle loro diverse opinione politiche: il lavoratore anarchico, sindacalista, socialista, può essere con noi in questa azione; di più, ogni lavoratore colpito insieme ai suoi fratelli dalle conseguenze dell’offensiva borghese, può e dev’essere con noi.

Noi invitiamo lealmente i lavoratori tutti a considerare come il fronte unico quale viene da noi proposto col presente manifesto, non consiste in una speciale tattica comunista, ma è l’unica forma in cui si può realizzare una effettiva unità di lotta della massa proletaria.

Noi siamo sicuri che nel seno dei sindacati le precise proposte di questo appello avranno non solo l’appoggio dei gruppi che fanno capo al nostro partito, ma anche di quelli che seguono un indirizzo anarchico, sindacalista, e anche socialista, quando non si intenda per metodo socialista la negazione della lotta di classe. Noi domandiamo un giudizio obiettivo sul valore intrinseco dei caposaldi da noi avanzati. Il nostro partito, senza rinunziare alla propaganda delle sue direttive programmatiche ed alla critica dell’azione di tutti gli altri organismi e partiti, ha dimostrato e dimostrerà di esser fautore della unità del proletariato senza alcune restrizione e alcuna riserva. La prova di questo sta nel fatto che mentre impegniamo la campagna per un contenuto reale ed effettivo dell’Alleanza del Lavoro, non rifiutiamo di riconoscere la disciplina al Comitato dirigente di quella che si è già costituita, sebbene il ristretto sistema di rappresentanza adottato abbia vietato alle masse proletarie che seguono il nostro partito di poter portare in esso la loro voce e le loro proposte, e annulli praticamente le possibilità di azione dell’Alleanza stessa.

Il nostro partito non mercanteggia il suo appoggio o la sua partecipazione alle intese di ristretti gruppi dirigenti sulla base di compromessi confusionistici tra programmi contraddittori, ma indica nella realtà della situazione la via che si offre alle masse per la loro riscossa, e chiede solo che alle masse stesse sia dato di pronunziarsi, non sulla contesa dei partiti, ma sulle direttive della loro azione compatta e concorde. Si dia ogni parte la prova di altrettanta assenza di ogni prevenzione settaria e la unità delle masse sarà un fatto compiuto.

In piedi, o lavoratori d’Italia, con tutte le vostre forze e fidando solo sulle vostre forze, contro l’offensiva degli agrari, degli industriali, del governo e delle bande bianche borghesi!

Viva il fronte unico di combattimento del proletariato italiano!

Il Comitato Esecutivo e il Comitato Sindacale del Partito Comunista d’Italia

Per il fronte unico proletario

La parola d’ordine dell’Internazionale dei Sindacati Rossi

Un appello ai lavoratori

Il n. 4 del Bollettino dell’Inter. dei Sindacati Rossi contiene il seguente appello dell’Internazionale Sindacale Rossa, nel quale è indicata la tattica che gli organismi operai rivoluzionari debbono seguire per fronteggiare l’offensiva dei padroni:

Il capitale prende l’offensiva su tutta la linea. Non esiste attualmente nessun paese del mondo, nessuna branca industriale dove gli operai non siano in lotta contro l’offensiva della borghesia. Da Stoccolma a Tokio, da Parigi a Melbourne, dappertutto le organizzazioni padronali sostenute da tutto l’apparecchio dello Stato e dagli organismi controrivoluzionari creati a spese di quest’ultimo, compiono tutti i loro sforzi per rigettare addietro la classe operaia. Il prolungamento della giornata di lavoro, la diminuzione dei salari, l’aggravamento generale delle condizioni degli operai, sono queste le parole d’ordine che guidano il combattimento del nemico che muove contro di noi. Basta gettare un rapido colpo d’occhio sulla carta del mondo contemporaneo per comprendere tutta la potenza dell’offensiva scatenata dal padronato. Ogni giorno ed ogni ora ci portano notizie relative alle vittorie degli imprenditori e alle sconfitte dei gruppi operai che combattono isolati. Che cosa avviene attualmente nel mondo? Quale è l’estensione di questa offensiva? Una breve raccolta schematica delle informazioni che abbiamo ricevuto in questi ultimi tempi ci offre il seguente quadro della crociata dei capitalisti contro le conquiste elementari della classe operaia. Ecco infatti che cosa ci si comunica per telegrafo e per radiotelegramma da tutte le parti del mondo.

Segue a questo punto una rassegna dei grandi movimenti operai che erano in corso nei paesi civili dell’Europa e dell’America all’inizio del mese di ottobre, quando l’appello è stato scritto. Indi esso prosegue così:

Questi fatti attestano che noi ci troviamo di fronte ad una offensiva generale. Gli industriali si affrettano ad approfittare della crisi per gettare sulle spalle della classe operaia il peso di essa. La classe ha perduto numerose grandi battaglie. Basta ricordare lo sciopero dei minatori inglesi.

Perché gli operai sono sconfitti

La ragione essenziale degli scacchi sta nel fatto che gli operai si lasciano battere separatamente senza organizzare una controffensiva generale in risposta alla politica offensiva della classe industriale. La situazione viene ancora aggravata dal fatto che anche quando tutta la classe operaia di un paese è in movimento, l’esercito operaio internazionale resta inattivo e inerte. Quando erano in lotta i minatori inglesi, i ferrovieri e gli operai dei trasporti non hanno preso parte al movimento. Mentre i minatori inglesi scioperavano si importava nell’Inghilterra il carbone tedesco. I minatori tedeschi e francesi continuavano a lavorare e in questo modo essi spezzavano l’eroica resistenza dei loro fratelli d’Inghilterra. D’altra parte i minatori inglesi hanno agito allo stesso modo quando erano in isciopero i minatori di altri Stati. Questo spirito corporativo e nazionale ha necessariamente per risultato la disfatta. Nel momento attuale noi assistiamo alla lotta eroica degli operai del Nord della Francia. La lotta limitata ad una sola regione non darà però probabilmente i risultati desiderati. Tutto il resto della Francia tace, gli operai dei pubblici servizi non sognano nemmeno di entrare in azione mentre gli operai di altre nazioni, i quali pure sono stretti dai vincoli delle loro Federazioni nazionali, si sono ritirati nel loro guscio e non vedono che la disfatta degli operai di un paese significa una disfatta degli operai di tutti i paesi. Mai come oggi è stato così importante per la classe operaia il fatto di avere una guida e una direzione unica e di agire in modo unitario. I fatti che si svolgono attualmente attestano meglio di ogni altra cosa quanto è antioperaia, quanto è contraria alla politica di classe la tattica dei dirigenti del movimento sindacale.

I traditori del proletariato

Che cosa fanno oggi coloro che nel corso di numerosi anni hanno promesso la pace sociale, il miglioramento delle condizioni degli operai, la riduzione della giornata di lavoro, ecc., ed hanno promesso che tutto ciò sarebbe stato ottenuto grazie alle buone cure della Società delle nazioni? Che cosa fanno tutti quei socialriformisti che predicavano la collaborazione di classe? Dove sono i luogotenenti operai della Società delle nazioni? Essi continuano il loro lavoro. Essi cercano oggi di convincere la borghesia che non le conviene prendere l’offensiva e turbare la pace sociale. Ma la borghesia cerca di sbarazzarsi di essi e continua il suo lavoro. Oltre a ciò è più forte che mai nel momento presente l’attività delle bande degli spezzatori di scioperi. In molti paesi (America, Spagna, ecc.) si assassinano i militanti in pieno giorno. In Italia le organizzazioni fasciste continuano le loro «spedizioni repressive» contro le organizzazioni operaie. La giustizia borghese continua ad infierire. Le prigioni borghesi sono piene di operai.

Le organizzazioni gialle e cristiane sono diventate sempre più arroganti. Il mondo borghese scatena l’offensiva sopra un fronte unico. Le sue organizzazioni politiche, economiche, di cultura, religiose, ecc., hanno costituito un solido blocco che lotta contro la classe operaia e contro la rivoluzione. Ma il blocco antioperaio e antirivoluzionario non è costituito soltanto di organismi borghesi. La borghesia ha saputo attirare a sé una grande quantità di capi e di funzionari sindacali, i quali, con molto entusiasmo e con molta convinzione soffocano i sentimenti rivoluzionari e la coscienza rivoluzionaria delle grandi masse. Quando la borghesia si sente debole essa mette avanti a sé, per difendere i suoi interessi, questi sciagurati rappresentanti della classe operaia. Ma quando si sente forte essa caccia via i suoi luogotenenti operai e pensa da sé alla repressione del proletariato.

La borghesia ama assai sentire i capi operai predicare la moderazione alle masse, ma non può sopportare di sentir rivolgere a sé stessa il richiamo alla moderazione. Essa passa all’offensiva fidandosi della sua coscienza di classe e della sua coesione e dell’incoscienza e della disorganizzazione della classe operaia.

Occorre lottare su tutto il fronte

Che cosa si deve fare nel grave momento presente? Il nemico avanza da ogni parte e il primo dovere che incombe ad ogni operaio, qualunque sia il partito politico cui egli appartiene, è di organizzare la resistenza e di lottare energicamente contro ogni minimo tentativo dei capi sindacali di accettare spontaneamente il ribasso dei salari. I voti di protesta non avranno nessuna efficacia. Nessun congresso sindacale ha mancato di formulare simili voti. I congressi nazionali (Lilla, Cardiff, ecc.) hanno protestato, egualmente hanno protestato i congressi internazionali (metallurgici, minatori, trasporti, Internazionale di Amsterdam, ecc.). Non si è andati però oltre la protesta. Ma la borghesia non si lascia convincere.

Essa non capisce se non quando la si prende alla gola. Occorre lottare su tutto il fronte, e in nessun caso la lotta deve avere carattere corporativo. Quando ciò avviene la sconfitta è assicurata.

Bisogna organizzare la controffensiva d’accordo con le altre leghe di mestiere attirando a sé – è l’essenziale – gli operai delle imprese pubbliche per costringere la società borghese a sentire tutta la serietà della resistenza. Pur difendendo con tenacia le condizioni di lavoro e i salari, è necessario in pari tempo gettare le basi delle organizzazioni per la difesa del proletariato, per mettersi in grado di lottare contro le bande e le organizzazioni padronali di spezzatori di scioperi. Alla chiusura delle fabbriche e alle serrate bisogna opporre il controllo sulla produzione e l’occupazione della fabbrica e delle officine da parte degli operai. Soltanto l’adozione di una simile tattica energica da parte di tutta la massa operaia potrà ricondurre la borghesia al sentimento della realtà e ricacciare addietro i suoi distaccamenti di avanguardia. In questa lotta, l’unità assoluta del fronte proletario è necessaria. Gli operai rivoluzionari non hanno nessun conto personale da regolare con gli operai dei partiti riformisti iscritti all’Internazionale di Amsterdam. Essi lottano contro i partiti riformisti e contro i sostenitori di Amsterdam perché costoro fanno una politica il cui risultato è di cacciare la classe operaia in una via senza uscita.

Ma quando gli operai iscritti nei sindacati riformisti affiliati alla Internazionale di Amsterdam entrano in lotta, i sostenitori dell’Internazionale rossa sono i primi a tendere loro una mano fraterna e a dir loro: «Siate i benvenuti nelle nostre file, per lottare contro il nemico di classe». Fraternità e intesa aperta degli operai di tutte le tendenze per la lotta offensiva e difensiva comune, critica logica e spietata di ogni azione che tenda ad attutire i contrasti di classe ed a sabotare la lotta.

Alla gogna coloro che volontariamente accettano la riduzione dei salari e l’aggravamento delle condizioni di lavoro! Lottiamo, la mano nella mano, insieme a coloro che qualunque siano le loro opinioni politiche, sinceramente e da veri proletari vanno al combattimento contro il nostro nemico di classe. Per respingere l’attacco del nostro nemico, i sindacati rivoluzionari devono prendere l’iniziativa di creare dei «comitati generali di azione» nei quali debbono entrare tutti gli organismi, indipendentemente dalle loro tendenze, che sono animati dal desiderio reale di lottare contro il ribasso dei salari e contro l’aggravamento delle condizioni di lavoro.

L’attacco deve sorgere sul terreno della lotta, e in nessun caso deve essere realizzato sul terreno della collaborazione con le organizzazioni borghesi, qualunque esse siano.

Alla gogna i disertori di classe favorevoli alla collaborazione con la borghesia!

Avanti! verso la creazione di un fronte unico, potente, incrollabile contro il nostro nemico di classe!

L’Ufficio Esecutivo dell’Internazionale Sindacale Rossa:

A. Losovsky, segretario generale; Tom Mann (Inghilterra); Mayer (Germania); Arlandis (Spagna); Andreitchin (America); Noghiv (Russia)

Risveglio organizzato fra i lavoratori in legno del meridionale

Da Napoli

L’attività sindacale che svolge il Comitato Centrale F.I.L.I.L. nel meridione, comincia comincia a dare i suoi buoni risultati che lasciano bene a sperare. Infatti in breve volgere di tempo di sono ricostituite nolte sezioni che si erano sciolte, altre di nuova formazione e alcuna che sempre si mantenne autonoma è entrata a far parte della grande famiglia proletaria.

Da Napoli

Nei locali della Camera del Lavoro di Donna Regina, ha avuto luogo domenica 12 corr. L’annunziato comizio dei lavoratori in legno, che riuscito discretamente. Parlarono i compagni Fontanesi per il C.C. della FILIL, ed altri. Infine fu nominato il Consiglio Direttivo della nuova sezione e i fiduciari degli stabilimenti. Il primo passo è fatto. Speriamo che il risveglio prosegua dando ottimi frutti.

Da Sorrento

Comodo rifugio della borghesia nazionale e internazionale: non esiste l’industria ma solo l’artigianato. Quei lavoratori sono retribuiti con lauti stipendi che variano da 10 a 13 lire, per un lavoro di oltre 10 ore giornaliere. Nel mese di gennaio 1920 era stata costituita una lega di resistenza fra quei lavoratori in legno, ma dopo pochi mesi si sfasciò. Venerdì 10 marzo ha avuto luogo una adunanza di quelli operai. Era presente il segretario della FILIL. La discussione fu esauriente e animata. A conclusione è stata ricostituita la sezione dei lavoratori in legno aderente alla Federazione Nazionale. Intanto venerdì 17 marzo alle ore 20.30 avrà luogo un comizio a scopo di propaganda.

Castellamare di Stabia

Anche in questa città ove mai è esistita la sezione dei lavoratori in legno, si va svolgendo un’attività per costituirla. In questi giorni il segretario della FILIL ha fatto costì un sopralluogo ed ha preso i dovuti accordi con la Camera del Lavoro, che ha promesso il suo interessamento. Venerdì sera, 17 corr. Pure in Castellamare avrà luogo una prima assemblea dei lavoratori in legno e speriamo che alle parole seguano i fatti.

A Valle di Pompei

Roccaforte del clero, esiste da tempo una forte lega autonoma dei lavoranti in legno. La Federazione Ital. Lavoratori in legno, ha pensato di fare le pratiche idonee perché anche questi lavoratori abbiano a entrare a far parte della grande famiglia degli sfruttati. A questo scopo ha convocato in assemblea questi operai per decidere sul da farsi. Sabato, 11 marzo, ha avuto luogo la riunione che fu presieduta dal compagno Tamburo, e che riuscì superiore ad ogni aspettativa. Il compagno Desideri ha esposto a larghi cenni la situazione locale ed ha presentato ai convenuti il Segretario Interregionale della FILIL che per oltre un’ora ha trattenuto i convenuti ad illustrare le ragioni ed i motivi che militano in favore della fusione con la massima istituzione di classe. Alla discussione parteciparono diversi compagni, a conclusione è stato all’unanimità votato il seguente ordine del giorno: “la sezione autonoma dei lavoratori in legno di Valle di pompei riunita in assemblea il giorno 11 marzo 1922; udita la relazione del segretario della FILIL, delibera di aderire alla Federazione Italiana Lavoratori in Legno, e passa all’ordine del giorno”

A Giugliano

Anche a giugliano, roccaforte degli autonomi, è stata nuovamente ricostituita la sezione dei lavoratori in legno. Domenica, nel pomeriggio ha avuto luogo un comizio di classe. Parlarono i compagni Artusio, Cristiani e il segretario della FILIL. A conclusione è stato votato il seguente ordine del giorno:

“I lavoratori in legno di Giugliano, riuniti il 12.13.1922, udita la relazione del rappresentante della FILIL, aderiscono alla Camera Confederale del Lavoro e alla Federazione Nazionale e passano alla nomina del Consiglio Direttivo.

Ad Aversa

Una comitiva di compagni lavoranti in legno, di Napoli, è stata domenica sera ad Aversa per una gita di propaganda fra quei lavoratori in legno. La riunione ha avuto luogo nei locali della Sezione Socialista. Il segretario interregionale della FILIL ha incitato i compagni a formare la loro organizzazione per la difesa e la tutela dei loro interessi. Apertasi la discussione, parteciparono molti compagni, ed infine è costituita la sezione e nominato il Consiglio direttivo. Domenica 19 corr. Alle ore 15.30 avrà luogo un secondo comizio di propaganda. Speriamo che la buona iniziativa prosegua bene.

Nel Salernitano

Il comitato interregionale della FILIL comunica che per tutta la settimana in corso un suo rappresentante resterà a disposizione in quella zona per la costituzione delle sezioni dei lavoratori in legno. I compagni interessati e quelli che hanno a cuore l’organizzazione, devono rivolgersi al Segretario della Camera Confederale del Lavoro di Salerno.