Partito Comunista Internazionale

Il morto giace e il vivo si dà pace

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È ormai quasi certo che, nel giro delle prossime settimane e forse giorni i due eserciti combattenti in Corea firmeranno l’armistizio, e vane saranno le proteste dei nazionalisti sud-coreani e degli “asiatisti” nord-americani.

Sarà così finita, come sempre finiscono – da una parte e dall’altra – una ennesima guerra di “liberazione”. Quasi tre anni di guerra, milioni di morti e di feriti, distruzioni immani, si concludono lasciando le cose al punto di prima… salvo i morti, i feriti, i senza casa, e salvo gli utili che nella spaventosa carneficina hanno fatto industriali, commercianti e Partiti politici dell’imperialismo di tutti i Paesi. I morti non possono più chiedersi perché mai sono morti; i vivi che hanno combattuto o sofferto possono alla domanda facilmente rispondere: “Abbiamo combattuto e sofferto per rimettere e mantenere in moto la macchina dell’economia capitalistica mondiale, per ravvivare la psicologia partigianesca delle crociate ideologiche, per non liberare nessuno e schiavizzare i più”.

La partita non era fra sud e nord Corea: era fra America e Russia, e si risolve in un contratto esclusivamente fra loro. Non interessi nazionali, non esigenze locali, stavano alle origini della guerra; non staranno neppure alla base della “pace” e l’altalena dei rapporti fra i due Grandi che decide del destino dei piccoli, i quali contano tanto meno quanto più si dà loro a credere di contar qualcosa. D’altra parte, l’occasione di fare a cannonate non si esaurisce certo sul 38° parallelo; il mondo ne è pieno, e non attende che la decisione dei Grandi per fornirne una.

L’indegna e cinica vicenda si sarà conclusa: e i vivi, almeno per ora, dimenticheranno. Ma al fondo del grande serbatoio in cui la storia accumula le ragioni della rivolta e della riscossa proletaria, nulla si perde, nulla si dimentica. Morti e vivi, entrambi illusi, saranno vendicati.