[RG150] Una riunione internazionale di lavoro del partito nel solco della secolare tradizione della Sinistra
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Nei giorni 28 e 29 settembre ha avuto luogo la tradizionale riunione generale del partito, che si tiene ogni 4 mesi, e nella quale i lavori comprendono due fasi: nella prima, che in questo caso ha occupato la prima parte della riunione del sabato, si è trattato di questioni organizzative e dei rapporti che sarebbero stati presentati; successivamente nella stessa giornata, e domenica 29, sono stati esposti i rapporti, che tradizionalmente rappresentano il punto più alto raggiunto dal lavoro di elaborazione e scolpimento delle tematiche dottrinali, tattiche e storiche cui il partito si dedica con continuità sin dalle sue origini. I rapporti sono stati numerosi e di alta qualità; l’aspetto più importante è comunque stato constatare come il lavoro di studio sia ormai ben distribuito tra le forze del partito, tra compagni giovani e anziani, e distribuito nelle varie sedi in cui il partito opera, in vari paesi e continenti.
Un primo rapporto, sulla storia del partito, ha riguardato i suoi primi anni di vita, quando i compagni della Sinistra, in gran parte costretti a emigrare in Francia, vi costituirono dei gruppi che entrarono a far parte del Partito Comunista Francese. Il rapporto ha mostrato con documenti e testimonianze come quei compagni fossero perfettamente in linea con la tradizione rivoluzionaria della Sinistra, e come da loro niente ci distingue anche oggi sul piano dottrinario.
Ben tre rapporti sono stati dedicati all’organico funzionamento del partito, una puntualizzazione sulla quale è vitale ritornare periodicamente, per non perdere il filo rosso della tradizione, essenziale affinché il partito non perda la strada adottando atteggiamenti non suoi, che consentono all’opportunismo di penetrare nelle sue fila. Un lavoro sul centralismo e la funzione del centro, costruito quasi esclusivamente su citazioni provenienti dal nostro testo n. 1, al quale sempre è necessario rifarsi per orientarsi circa il nostro modo di lavorare. Uno su centralismo e disciplina, che ha puntualizzato il delicato rapporto tra necessità di garantire al partito la più assoluta disciplina operativa da parte di ogni compagno, e l’obbligo, sempre anche per il singolo militante, di essere egli stesso attivo nel verificare la rispondenza degli ordini alla nostra chiara e indiscutibile dottrina; quindi il rapporto tra la necessità per il partito di essere operativo e centralizzato, e l’inderogabile obbligo per tutti di attenersi alle linee guida stabilite nelle nostre tesi e nella radicata tradizione di lavoro. Un terzo lavoro ha affrontato in modo storico, con ricche citazioni che si rifacevano anche a Marx, l’importanza del partito formale e dei suoi legami con la dottrina, in riferimento alla ovvia conseguenza e necessità, che solo il nostro partito riconosce e mette al centro della sua struttura di lavoro, del centralismo organico.
Sono seguiti diversi rapporti di carattere essenzialmente storico, anche se per noi non esistono nette separazioni tra storia, dottrina, tattica. Il primo, parte di un lavoro che prosegue da anni sulla rivoluzione in Germania, aveva come titolo “Il Capitalismo al tempo della nascita della Seconda Internazionale e della SPD: Riformismo e Revisionismo in seno al movimento operaio. Il Ruolo dei sindacati.” Il secondo era anch’esso la continuazione di un lavoro sulla questione militare che da anni viene condotto in modo assai approfondito, e che è giunto alla guerra che i bolscevichi ebbero a condurre contro i vari eserciti bianchi, sostenuti dall’imperialismo internazionale, negli anni che seguirono all’Ottobre; la parte presentata aveva come titolo “Il Donbass baricentro del fronte sud”, eventi svoltisi nella primavera 1919. Il terzo lavoro presentato ha riferito sulla storia del Partito Comunista Cinese, per il periodo dei primi anni ‘20 del Novecento, quando l’Internazionale Comunista favorì l’entrata dei comunisti nel Kuomintang, scelta sciagurata che avrebbe negli anni seguenti portato al massacro dei nostri militanti da parte delle forze di Chiang Kai-shek.
Anche la storia del movimento operaio ha avuto un trattamento privilegiato, sempre unendo le cronache delle lotte con valutazioni di ordine teorico e storico. Un rapporto ha rappresentato la prima parte di un lavoro che continuerà a essere presentato nelle prossime riunioni generali: la storia del movimento operaio in Australia, che prende le mosse dai primi insediamenti britannici di fine Settecento, quando il paese venne popolato principalmente da galeotti che la madrepatria non riusciva più a contenere, nonostante la generosità con la quale le pene di morte venivano comminate. Il rapporto è terminato con le prime organizzazioni di lavoratori che cominciarono a organizzarsi verso la metà dell’Ottocento.
Analogo rapporto è stato presentato sul movimento operaio e socialista in Croazia, con ampia introduzione storica sulle caratteristiche del composito Impero Austro-Ungarico. Il compagno ha suddiviso la narrazione tra le tre diverse aree dell’impero che si possono far risalire alla attuale Croazia: la Croazia-Slavonia, la Dalmazia e l’Istria. Aree di sviluppo economico ritardato rispetto ad altre parti dell’Impero, tanto che la narrazione prende le mosse prevalentemente dalla seconda parte dell’Ottocento.
I rapporti estesi saranno tutti pubblicati nei prossimi numeri della nostra stampa in italiano e inglese, e nel nuovo sito appena inaugurato, http://www.intcp.org.