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I trucchi della sinistra non riempiranno lo stomaco della classe operaia dello Sri Lanka

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La crisi economica del 2022 

Nel 2022, lo Sri Lanka è sprofondato nella sua peggiore crisi economica dalla conquista dell’indipendenza nel 1948. L’inflazione dilagante, l’esaurimento delle riserve di valuta estera e la carenza critica di beni essenziali hanno devastato la salute pubblica, la vita quotidiana e la stabilità sociale. Il Paese, che dipende fortemente dalle importazioni di carburante, cibo e forniture mediche, si è trovato nell’impossibilità di soddisfare le esigenze di base, causando gravi carenze a livello nazionale.

Le riserve valutarie dello Sri Lanka sono scese a livelli pericolosamente bassi, rendendo lo stato incapace di importare beni vitali come carburante, gas domestico e medicinali. Gli ospedali devono far fronte a carenze critiche di forniture mediche, e il sistema sanitario si è trovato sull’orlo del collasso. I generi alimentari essenziali, come il riso e lo zucchero, sono diventati scarsi e, quando sono disponibili, sono inaccessibili per gran parte della popolazione. Al culmine della crisi, l’inflazione alimentare ha superato il 90%, costringendo le famiglie a razionare i pasti e a sopportare una maggiore insicurezza alimentare.

La situazione finanziaria dello Sri Lanka è la stessa di altre economie nel mondo, ad esempio Argentina, o Grecia. Le rimesse in valuta estera sono drasticamente diminuite, anche a causa di eventi esterni, la Banca Centrale è stata costretta a fornire valuta estera per onorare gli obblighi del debito in scadenza, debito interno ed estero, ed ha impiegato il solito sistema degli stati in difficoltà finanziarie, cioè la Banca Centrale ha emesso liquidità secondo le necessità, emettendo Buoni del Tesoro allargando così la base monetaria. Nulla di nuovo sotto il sole per le deboli economie strangolate dalla finanza internazionale.

Il pesante debito estero dello Sri Lanka ha aggravato la situazione. Nel 2022, il debito estero del Paese aveva superato i 51 miliardi di dollari e nell’aprile dello stesso anno è andato in negativo rispetto al debito estero, per la prima volta dall’indipendenza. Dopo due anni di questa manovra per coprire il deficit fiscale, la conseguenza non poteva essere diversa. Alla fine del 2021, il debito pubblico era salito al 119% del PIL e il debito estero aveva superato i 56 miliardi di dollari, pari al 66% del PIL, rendendo impossibile il rispetto degli obblighi di debito.

L’impatto sociale della crisi è stato devastante. Nel 2022, secondo la Banca Mondiale, l’economia dello Sri Lanka ha subito una contrazione del 9,2%, la più forte della sua storia. La percentuale di popolazione che vive in condizioni di estrema povertà (con un reddito inferiore a 3,65 dollari al giorno) è raddoppiata a circa il 25%, spingendo milioni di persone in in condizioni di sofferenza. La classe media ha visto evaporare i propri risparmi e scomparire i mezzi di sussistenza. La carenza di carburante ha paralizzato i trasporti pubblici, lasciando i veicoli bloccati in lunghe file alle stazioni di servizio. Le frequenti interruzioni di corrente hanno ulteriormente interrotto l’attività economica, colpendo scuole, aziende e servizi essenziali. L’industria del turismo, già decimata dalla pandemia Covid-19, ha subito ulteriori perdite, mentre le rimesse dei lavoratori emigrati, un’altra fonte di reddito fondamentale, sono diminuite drasticamente.

Le proteste di massa 

Il crollo economico ha portato a proteste di massa per chiedere un cambiamento politico. Il presidente Gotabaya Rajapaksa, incolpato del crollo finanziario, è stato costretto a dimettersi dopo che decine di migliaia di proletari con le loro famiglie hanno marciato verso la Casa del Presidente, mentre la residenza del Primo Ministro è stata incendiata. La folla esultante
ha esercitato
la sua piccola inutile vendetta contro l’odiato governo della borghesia.

Il salvataggio del FMI 

Ranil Wickremesinghe è stato successivamente insediato come presidente dall’élite al potere. Una delle prime azioni di Wickremesinghe è stata quella di chiedere un intervento finanziario al FMI per stabilizzare l’economia. Dopo mesi di negoziati, il FMI ha approvato un prestito di 3 miliardi di dollari nel marzo del 2023 come parte di un programma di riduzione del debito della durata di 48 mesi, con l’erogazione della prima tranche di 330 milioni di dollari poco dopo. Un ulteriore sostegno per un totale di 3,75 miliardi di dollari era previsto dalla Banca Mondiale, dalla Banca Asiatica di Sviluppo e da altri finanziatori.

Tuttavia, il salvataggio del FMI, come sempre, è stato accompagnato dall’applicazione di severe condizioni di austerità, volte a ripristinare la disciplina fiscale, che hanno messo a dura prova una popolazione già sofferente. Le pensioni sono state tagliate, le imposte sul reddito sono state aumentate del 36% e sono stati rimossi i sussidi su cibo e carburante, aumentando ulteriormente il costo della vita. Le bollette dell’elettricità sono salite del 65%, aumentando gli oneri finanziari dei comuni proletari. Sebbene l’inflazione abbia iniziato a diminuire nel 2023, nel 2021 i prezzi sono rimasti più alti del 75% rispetto a prima della crisi. La rupia è rimasta significativamente svalutata, ancora più debole di un terzo rispetto al dollaro statunitense, aggravando il costo delle importazioni e mettendo ulteriormente sotto pressione i bilanci delle famiglie.

Il programma del FMI e le misure di austerità che lo accompagnano hanno suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato gli aiuti finanziari erano essenziali per stabilizzare l’economia dello Stato borghese, dall’altro i costi sociali immediati per il proletariato sono stati molto elevati. La classe operaia ha dovuto affrontare un peggioramento delle condizioni di vita, un aumento della disoccupazione e un indebolimento delle reti di sicurezza sociale. Queste sfide hanno evidenziato la difficoltà di bilanciare le riforme fiscali con il mantenimento della pace sociale. Mentre lo Sri Lanka procedeva con il suo piano di ripresa, la strada da percorrere rimaneva incerta, e il successo dipendeva da riforme strutturali efficaci e da un sostegno internazionale sostenuto.

Il pagliaccio “marxista” del JVP conquista la corona elettorale

È in questo contesto che il 21 settembre Anura Kumara Dissanayake, candidato del Janatha Vimukthi Peramuna (JVP), un partito spesso erroneamente etichettato come marxista, ha vinto le elezioni presidenziali, ponendo questo partito cosiddetto “di sinistra” alla guida di uno Stato borghese che opprime il proprio proletariato.

Il JVP, come molti movimenti politici che rivendicano radici di sinistra, adotta la solita retorica dell’adattamento alle “nuove conoscenze” e alle condizioni politiche locali e globali. Tuttavia, questo “adattamento” non ha significato altro che l’abbandono di principi che un tempo erano solo vagamente enunciati per dare l’impressione di una politica sociale progressista. Nel 2022, il JVP ha ha eliminato dalla sua piattaforma le demagogiche rivendicazioni di tono rivoluzionario quali la “abolizione della proprietà privata” e la “eliminazione delle classi sociali”, che erano stati fatti apparire come fondamentali nel suo programma del 1979. In realtà, questi cambiamenti evidenziano come un partito borghese finto operaio deve operare all’interno di un quadro capitalistico che non ha mai realmente contestato.

Il radicalismo del JVP si è spinto fino a dichiarare di essere il partito disposto a rinegoziare il pacchetto di salvataggio del FMI. Tuttavia, subito dopo le elezioni, il JVP ha assicurato a una delegazione del FMI che il nuovo governo avrebbe attuato le misure di austerità e privatizzazione precedentemente concordate, che implicano l’eliminazione di oltre mezzo milione di posti di lavoro nel settore pubblico, l’aumento delle tariffe elettriche. Il JVP può fare dichiarazioni forti nella sua retorica elettorale, ma non si è mai considerato un’alternativa per il proletariato. Dopo la vittoria del JVP, l’amministrazione indiana di Modi si è congratulata con questo partito e ha affermato che l’India e lo Sri Lanka continueranno a stringere legami più forti, ovviamente per rafforzare la borghesia dell’Asia meridionale. mentre per il proletariato rimangono miseria, sfruttamento e sofferenza.

In effetti, dopo i colloqui con il FMI, il JVP ha dichiarato di aver “concordato sull’importanza di continuare a salvaguardare e basarsi sui progressi duramente conquistati che hanno contribuito a mettere lo Sri Lanka sulla strada della ripresa economica”, dimostrando il loro impegno a colpire il proletariato proprio come hanno fatto i loro predecessori.