Partito Comunista Internazionale

Dare… i numeri

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Le elezioni presidenziali americane per una volta ci hanno regalato uno spettacolo di un certo interesse. Una cosa estrema se affermata da noi, astensionisti per strategia, ma non per principio, da oltre sette decenni. Eppure i fatti parlano da soli: la vittoria di un miliardario che si appresta a tornare alla Casa Bianca porta con sé l’ingresso di un certo numero di personaggi ricchissimi all’interno del cerchio magico del presidente. Un fenomeno non del tutto scontato quello che vede gli elementi della borghesia degli oligopoli sempre più decisi a governare gli Stati in prima persona, come se si trovassero alla guida delle loro aziende. In tal modo si dimostra come il ceto politico che la borghesia aveva tenuto in vita attraverso i secoli come diaframma fra sé e la cosiddetta “società civile”, ormai è diventato del tutto superfluo. Se Lenin già oltre cento anni fa parlava di capitalismo monopolistico di Stato era perché a un certo punto del suo sviluppo un’azienda industriale doveva programmare la propria produzione interferendo con le funzioni dello Stato. Oggi più che mai un pugno di capitalisti in carne ed ossa è pronto per presentarsi sul proscenio della politica-spettacolo come il capitalista collettivo in persona, cioè “in persone” anche se poche. 

E che dire di quell’Elon Musk che avendo investito circa 130 milioni di dollari nella campagna elettorale di Donald Trump, si è ritrovato le azioni delle sue aziende rivalutate di 70 miliardi di dollari in sole due settimane? Che non è più soltanto il più ricco uomo del mondo ma che anche quello che è riuscito a ottenere da un investimento su di un logoro rito democratico,  una  tale moltiplicazione della somma investita quale la si può ottenere soltanto con un terno al lotto.

Ora il signor Elon Musk ha un patrimonio che si aggira attorno ai 330 miliardi di dollari. Se al netto di nuovi guadagni decidesse di vivere con un solo milione di dollari al giorno (e chi non lo fa al giorno d’oggi…) potrebbe andare avanti per oltre 900 anni prima di smettere di essere un miliardario. Quando si pensa alle sue aziende si resta affascinati (si fa per dire!) da tanta magnificenza.

Tesla produce due milioni di automobili elettriche di cui mezzo milione in Cina nella Gigafactory Shanghai. Starlink è una costellazione di satelliti in grado di garantire collegamenti internet in tutto il mondo anche in assenza di cavi in fibra ottica terrestri e sottomarini e in tal modo ci ricorda che il baricentro delle attività umane a elevato contenuto tecnologico si sta spostando in cielo. Neurolink invece connette il cervello umano alla macchina a ricordarci che la seconda può fare sempre più a meno del primo in una società incentrata su un’economia demente come quella capitalistica. Ma con tutto quello che possiede a Musk manca sempre qualcosa perché è soltanto un uomo e non un superuomo. Allora eccolo con la sua mente addentrarsi nelle implicazioni iperboliche della labirintica ideologia transumanistica in cui l’uomo sarà superato definitivamente dal dopouomo, essere dal DNA programmato a tavolino e collegato alla mente cibernetica globale. E così il capitale incarnatosi nella persona di Elon Musk, precursore del postumano, rivela finalmente il sogno-incubo di un mondo ipertecnologico senza umanità anche perché definitivamente senza uomini. Per questo dobbiamo ammettere qualcosa che non ci saremmo mai aspettati: le elezioni americane hanno portato alcuni elementi di chiarezza.