La questione delle abitazioni in Romania Pt. 1
Categorie: Housing Question, Romania
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- Italiano: La questione delle abitazioni in Romania Pt. 1
- serbo-croata: Stambeno pitanje u Rumunjskoj, prvi dio
La questione delle abitazioni è un problema che la borghesia non sarà mai in grado di risolvere. La mancanza di alloggi a prezzi accessibili, gli appartamenti minuscoli, la costruzione frettolosa di palazzi che possono cadere rapidamente a pezzi a causa dei materiali scadenti, la comparsa di baraccopoli, la mancanza di spazi verdi, il traffico infernale e l’inquinamento insopportabile nelle città sono mali sociali costantemente ricorrenti di cui il capitalismo non riesce a liberarsi.
La questione delle abitazioni è per queste ragioni un aspetto che interessa la società nel suo complesso e si declina in maniera diversa a seconda delle classi sociali. Le situazioni della piccola borghesia e del proletariato sono entrambe fortemente danneggiate dall’aumento del costo della vita, ma i loro interessi e le loro soluzioni alla questione delle abitazioni divergono. Per molti proletari una casa che risponda ai loro bisogni umani più elementari resta un miraggio irraggiungibile, la piccola borghesia si culla nell’incongruo sogno reazionario di trasformare tutti in proprietari, gli strati dell’aristocrazia operaia sono partecipi di questa illusione, mentre per la borghesia l’alloggio degli strati sociali subalterni è un’eccellente fonte di affari in cui profitto e rendita si intrecciano abbracciandosi in fastosi e solenni sponsali.
Ma una volta squarciato il velo dell’ideologia dominante affiora una elementare verità: l’interesse di classe del proletariato non consiste nell’aspirazione a trasformare tutti i membri della società in proprietari di case. Come ci ha insegnato Engels, la questione abitativa troverà la sua soluzione solo soltanto dopo la rivoluzione, dopo attraverso il processo di abolizione della proprietà privata e del superamento dell’antitesi fra città e campagna.
«Il problema delle abitazioni potrà essere risolto solo se la società sarà rivoluzionata abbastanza perché si possa procedere all’abolizione di quel contrasto fra città e campagna che nell’odierna società capitalistica è spinto all’estremo. Ben lungi dal poter abolire tale contrasto, la società capitalista deve al contrario acuirlo ogni giorno di più; […] non è la stessa soluzione del problema delle abitazioni che risolve al tempo stesso la questione sociale, ma solo la soluzione di questa rende possibile al tempo stesso quella del problema della casa. Pretendendo di risolvere quest’ultimo mantenendo in vita le moderne metropoli è un controsenso. Ma le moderne metropoli saranno eliminate solo con l’abolizione dei modi di produzione capitalistici, e quando si sarà cominciato a far questo, si tratterà di ben altre cose che di procurare ad ogni lavoratore una casetta di sua proprietà». (Engels, “La questione delle abitazioni”)
Le peculiarità della questione abitativa in Romania
La Romania ha vissuto una storia particolare per quanto riguarda il problema dell’alloggio dei lavoratori che emigravano nelle città per cercare una vita migliore. Ai tempi di Gheorghe Gheorghiu-Dej e di Nicolae Ceauşescu i proletari recentemente inurbati vivevano stipati in appartamenti costruiti a basso costo, spesso privi di servizi di base come il riscaldamento. Anche se venivano costruiti molti stabili di grandi dimensioni con numerosi appartamenti, c’erano molti lavoratori che pur lavorando in città, vivevano ancora in campagna ed erano costretti a fare i pendolari ogni giorno. Negli ultimi anni del regime nazionalista, contrabbandato per “socialista”, l’elettricità, il riscaldamento e i programmi televisivi venivano forniti solo per poche ore al giorno.
In seguito al cambio di regime provocato dal colpo di Stato del 1989 non si è avuta alcuna politica statale interessata a modernizzare gli appartamenti economici ereditati dal capitalismo stalinista, che a tutt’oggi sono tenuti in uno stato deplorevole. Grazie alle privatizzazioni successive al 1989, la maggior parte dei rumeni è riuscita a comprare a basso prezzo gli appartamenti in cui viveva, e così la Romania è arrivata a occupare il 3° posto al mondo tra i Paesi con il più alto tasso di proprietà abitativa. È comune a molti Paesi passati attraverso i regimi nazionalisti sedicenti “socialisti” occupare i primi posti in questa classifica, in un quadro generale che vede la proprietà della casa d’abitazione assai più comune nei paesi dell’Europa orientale piuttosto che nell’Europa occidentale. Il tasso di proprietà abitativa della Romania nel 2023 era del 95,3%, superato soltanto da quello di Kosovo (97,8%) e Albania (96,3%). È invece radicalmente diversa la situazione in paesi economicamente assai più prosperosi come la Germania (49,1%) e la Svizzera (42,2%) che hanno i tassi di proprietà abitativa più bassi d’Europa. A leggere questi dati si ricava la netta impressione che nella fase attuale del capitalismo la prosperità economica e la buona qualità degli alloggi di un Paese sia inversamente proporzionale alla percentuale di proprietari di case.
La vendita di massa di appartamenti a prezzi inferiori a quelli di mercato da parte dello Stato è stata giustificata dagli specialisti borghesi come segue:
«La vendita del patrimonio abitativo pubblico agli ex inquilini a prezzi simbolici, molto al di sotto del prezzo di mercato, sebbene fosse pensata come una forma di riduzione delle spese dello Stato con queste case, era anche percepita come un “ammortizzatore”. Trasformando un maggior numero di famiglie in proprietari, si è ridotto l’impatto sociale negativo del periodo di transizione. Come tutte le crisi che si evitano, all’epoca degli anni Novanta questi movimenti a livello legislativo “hanno fatto guadagnare tempo”. Gli effetti negativi, tuttavia, sono stati proiettati nel futuro, sia a livello di edilizia pubblica che a livello privato. Indipendentemente dal settore, pubblico o privato, le autorità pubbliche locali hanno abdicato alle loro responsabilità […] Nel settore privato, addossare i costi del mantenimento di uno stock di alloggi di scarsa qualità su una popolazione con redditi bassi e gravemente impoverita dall’entrata in democrazia, che è diventata proprietaria da un giorno all’altro, senza alcun tipo di sostegno, ha rappresentato la ricetta per il rapido degrado degli alloggi in Romania».
Questo alleggerimento dei danni causati dalla terapia d’urto si è rivelato di breve durata. Non c’è voluto molto perché gli appartamenti di bassa qualità si degradassero ulteriormente, dato che lo Stato aveva smesso di investirvi. Come si legge nel documento citato, «nel 2001 circa 2,5 milioni di abitazioni (il 35% dello stock totale) si trovavano in uno stato di degrado avanzato che richiedeva la riabilitazione urgente delle infrastrutture e delle attrezzature». Ma lo Stato non si è assunto alcuna responsabilità: gli stabili non erano più di sua proprietà e quindi non era costretto a utilizzare i fondi per ripararli e fornire servizi, come faceva prima del 1989.
Attualmente il 50% dei rumeni vive in abitazioni sovraffollate. In effetti, l’elevato tasso di proprietà abitativa, unita al sovraffollamento degli alloggi, è valso alla Romania l’appellativo di “Paese dei paradossi”. Citiamo da un articolo di cronaca sull’argomento:
«Nell’UE, lo spazio abitativo consigliato è di 30 metri quadrati per persona. Nel nostro Paese, invece, è ridotto alla metà o addirittura a meno. Quasi la metà delle famiglie rumene vive in una o al massimo due stanze. [..]
«Nonni, genitori e figli vivono insieme in molte case. La Romania ha una delle percentuali più alte di giovani che vivono ancora con i genitori. Infatti, 4 giovani rumeni su 10 fino a 34 anni vivono sotto lo stesso tetto con i genitori. Vivere in case sovraffollate non è l’unico problema. 1 rumeno su 4 vive in condizioni di grave povertà. Le statistiche mostrano che un terzo delle case non ha servizi igienici e che il 40% delle famiglie ha bisogno di riparazioni correnti o in conto capitale. [..]
«La maggior parte dei rumeni vive in case costruite tra il 1919 e il 1980, anche se ogni anno vengono costruite circa 50.000 nuove abitazioni. Gli studi sul mercato abitativo mostrano che in Romania c’è una carenza di un milione di abitazioni».
È importante notare che, a causa della significativa riduzione della produzione industriale a partire dal 1989, milioni di rumeni hanno lasciato il Paese e la popolazione della maggior parte delle città è diminuita nel tempo. Ci sono soltanto tre città che hanno una popolazione maggiore rispetto al 1992: Iași, Cluj-Napoca e Bragadiru. La città Cluj-Napoca che si trova nel nord-ovest del Paese, nota in italiano anche col nome di Clausemburgo, è cresciuta con il boom dell’industria informatica, mentre Bragadiru si è sviluppata grazie alla sua vicinanza alla capitale della Romania, Bucarest. Molte città che dipendevano da una sola industria (come le città dei minatori) si sono gravemente spopolate nell’arco di 20-30 anni.
Molti capitalisti hanno tratto grandi vantaggi dalla situazione successiva al 1989, poiché i terreni su cui sorgevano i vecchi centri industriali sono stati venduti a prezzi così bassi da permettere la costruzione di centri commerciali, appartamenti e uffici. Nel 1995, lo Stato ha approvato una legge che ha portato alla restituzione delle terre espropriate nel periodo 1945-1989 ai loro vecchi proprietari. La conseguenza è stata che molti lavoratori che erano stati trasferiti sulle terre espropriate dall’ex Stato nazionale “socialista” sono stati sfrattati e costretti ad andare altrove. Parchi naturali e foreste sono stati ceduti da funzionari statali corrotti a capitalisti che hanno utilizzato questi terreni per compiere gigantesche speculazioni immobiliari costruendo appartamenti su larga scala. In questo modo è emersa la cosiddetta “mafia degli alloggi”.
Gigantismo urbanistico e svilimento delle condizioni di vita
Bucarest è un esempio paradigmatico di come si presenti la questione abitativa nel regime capitalistico. La capitale della Romania è la seconda città in Europa per tempo perso nel traffico a causa della congestione delle sue strade.
«Chi guida nella densa area urbana delle città perde 143 ore all’anno a causa del traffico. Le persone che guidano sulle strade di Bucarest trascorrono 277 ore di pendolarismo nelle ore di punta». L’elevato traffico è causato in parte dal gran numero di pendolari, dato che 700.000 lavoratori di Bucarest vivono nelle contee circostanti in un raggio di 100 km. Nel 2020, 136.700 persone si spostavano quotidianamente con la propria auto. Il traffico è anche la maggiore causa di inquinamento dell’aria della capitale rumena, per cui la Guardia Nazionale Ambientale ha comminato diverse multe, tra cui la più recente, il 25 ottobre 2024, di 100.000 lei (circa 20mila euro) al comune di Bucarest per «non aver mai adottato misure per ridurre la concentrazione di inquinanti atmosferici all’interno dell’agglomerato di Bucarest».
Questa situazione che rende invivibile la città grazie anche alla perenne congestione del traffico alla quale contribuisce in gran parte il trasporto privato, non viene mitigata nemmeno dall’imponente rete del traporto pubblico. La rete della Società dei Trasporti di Bucarest (STB) è la quarta del continente per dimensioni, trasporta 2,15 milioni di passeggeri al giorno, comprende 130 linee di autobus, 17 linee di filobus e 26 linee di tram, mentre la STV (Società dei Trasporti di Voluntari, una città della contea di Ilfov, che circonda Bucarest) utilizza oltre 200 autobus acquistati con fondi europei per il trasporto regionale; il trasporto pubblico è ancora molto affollato, soprattutto nelle ore di punta. Anche la metropolitana trasporta ogni giorno almeno 800.000 persone (dati del 2019), disponendo di 83 treni di cui 13 di recente acquisto.
Il deterioramento dello stato delle abitazioni, specialmente negli ultimi anni, è stato drammatico, migliaia di appartamenti sono rimasti senza riscaldamento e acqua calda: guasti che si verificano quotidianamente nella rete vecchia di 60 anni. Questo dimostra come le proprietà diffusa di abitazioni anche fra i lavoratori non sia affatto un sinonimo di benessere, dato che la manutenzione che un tempo era a carico dello Stato, ora grava sui magri salari dei proletari. Intanto dilaga la speculazione immobiliare attraverso la quale affaristi d’assalto si appropriano di cospicue fette di plusvalore attraverso la cementificazione di parchi e boschi, all’insegna di quel processo di mineralizzazione della biosfera compiuto dalla folle corsa mortale del capitale alla ricerca della propria valorizzazione.
Ci sono innumerevoli casi di nuovi appartamenti costruiti illegalmente, senza i permessi delle autorità e senza le ispezioni di sicurezza, i quali possono diventare autentiche trappole in caso di terremoto o incendio.
Ampie aree di parchi naturali, come i 12 ettari del Parco Titan, sono state cedute all’erede di una famiglia di boiardi il quale le ha vendute all’attuale proprietario. La “flessibilità” della legge borghese quando si tratta degli interessi del capitale si è dimostrata ancora una volta: anche se gli spazi verdi pubblici non erano normalmente idonei alla “retrocessione” (una pratica in cui la proprietà precedentemente ceduta durante il vecchio regime, viene restituita dopo l’89), grazie ad alcuni escamotage, molte parti di parchi di Bucarest sono state restituite agli eredi degli espropriati; stiamo parlando di parti di Titan, Bordei, Verdi, Tineretului, Plumbuita, Herăstrău e molte altre aree verdi, per un totale di oltre 200 ettari. Nel caso del Parco Titan, si sono svolti diversi processi per annullare la decisione di restituirlo ai vecchi proprietari, ma maicon un esito positivo. Inoltre, negli ultimi 4 anni sono stati appiccati 21 incendi in quest’area da parte di ignoti, a cui si aggiungono disboscamenti illegali e l’avvelenamento di alberi.
Nel regime capitalistico certi fenomeni di speculazione e di saccheggio del territorio da parte dei “signori del cemento” si presentano spesso come aspetti essenziali del mercato immobiliare. Ma l’andamento di tale mercato risente dell’andamento complessivo dell’economia dovuta in ultima istanza ai cicli di accumulazione dell’industria. In Romania l’indice dei prezzi delle case ha conosciuto una fase di netto ribasso conseguente alla crisi mondiale del 2008. A questo drastico calo è seguita una fase di sostanziale stagnazione protrattasi fino al 2015, segnata da ulteriori ribassi. Infine si è avuta una crescita piuttosto sostenuta, anche se punteggiata di rallentamenti e di episodici arretramenti, che ha proseguito la sua ascesa fino ad oggi. Questo andamento viene descritto dal grafico di seguito riportato:
Il rapido inurbamento di popolazione rurale e l’emigrazione interna verso le aree economicamente più prospere, nelle grandi città si accompagnano spesso alla comparsa di baraccopoli. Molte città rumene hanno i loro “quartieri malfamati”, come è il caso dell’area di Pata Rât, nella città di Cluj-Napoca, il quale si trova proprio accanto a una discarica. A Bucarest, i quartieri di Ferentari e Rahova sono generalmente considerati ad un alto tasso di criminalità e sono rinomati per il traffico e l’abuso di sostanze stupefacenti. C’è anche una componente razziale in questo problema, poiché questi ghetti sono generalmente popolati da Rom, che vengono discriminati in ogni aspetto sociale. Si tratta di un vecchio copione messo in scena mille e mille volte dalla società borghese: si emargina una minoranza etnica, la si sospinge in una zona periferica della città in cui sono assenti infrastrutture adeguate, e dunque si incolpa del “degrado” e della diffusione della criminalità la componente etnica discriminata.
Anche il fenomeno dei senzatetto non è affatto sconosciuto. In Romania il loro numero si stima attorno ai 15.000, di cui 5.000 soltanto a Bucarest, e circa 350 di loro muoiono ogni anno a causa dell’esposizione alle intemperie e delle tremende condizioni di vita. Il 65% di loro non ha una carta d’identità, per cui è impossibile trovare un lavoro o avere accesso ai servizi sociali. A Bucarest, nel 2020 c’erano solo 420 posti letto nei rifugi per i senzatetto.
L’eterno inganno delle “case popolari”
Le “case popolari” sono abitazioni costruite a spese dello Stato e affittate a quanti non possono permettersi di acquistare un alloggio ai prezzi di mercato. Le abitazioni devono soddisfare alcuni requisiti minimi per quanto riguarda elettricità, acqua corrente, servizi igienici, spazio per riposare e per cucinare. Lo spazio disponibile viene calcolato in base alle dimensioni della famiglia dell’inquilino. Per molti rumeni, anche questi requisiti minimi costituiscono un privilegio.
L’affitto delle case popolari è fissato a circa il 10% del reddito dell’inquilino e quindi, per poterne usufruire, è necessario avere un impiego. L’inquilino deve anche avere un salario inferiore al livello medio, non essere attualmente proprietario di una casa e non aver comprato e venduto un’abitazione dopo il 1990.
Nel corso degli anni sono state pochissime le richieste di alloggi sociali effettivamente soddisfatte dallo Stato rumeno. Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2022, su oltre 30.000 famiglie bisognose che hanno fatto richiesta di tali abitazioni nella sola Bucarest, sono state assegnate soltanto 1.095 abitazioni. Come se non bastasse, le autorità governative di Bucarest, note per la loro corruzione e i loro accordi sotterranei, non hanno assegnato gli alloggi disponibili a elementi appartenenti agli strati sociali effettivamente più disagiati, ma hanno favorito le mezze classi e i funzionari statali.
Naturalmente, nemmeno la costruzione di case popolari può costituire una soluzione alla questione degli alloggi. I capitalisti dovrebbero intervenire per costruirli e dovrebbero ricevere sussidi dallo Stato nel caso in cui l’inquilino non fosse in grado di pagare l’intero prezzo dell’affitto. Come sempre lo Stato di classe della borghesia ha come imperativo precipuo quello di garantire i profitti e riprodurre quel “rapporto fra uomini mediato da cose” che si chiama capitale.