[RG-76] Movimento operaio in Nord America
Categorie: American civil war, NTU, USA
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Il rapporto iniziava con la descrizione delle forme di lavoro esistenti nelle colonie inglesi sulla costa atlantica del nord America. Si faceva notare come il capitale, per diffondersi e radicarsi in quelle pressoché vergini terre dovette ampiamente servirsi di forme di lavoro coatto, da cui trarre l’energia necessaria ad avviare i propri cicli di accumulazione.
Molto diffuso era il contratto di servitù, con il quale l’individuo che si imbarcava per il nuovo mondo si vincolava a servire per un certo numero di anni, in genere sette, un padrone con l’obbligo di lavorare senza ricevere paga e con il divieto di abbandonare il posto di lavoro; il padrone era tenuto da parte sua a pagare il costo della traversata atlantica, a fornire vitto e alloggio al servo e a versare una indennità di fine servizio al termine dei sette anni. La durata relativamente limitata del contratto e la facilità con cui il servo, finito il servizio, poteva diventare contadino indipendente, proprietario di un proprio terreno data la vastità di terra disponibile, stimolarono molto l’emigrazione verso il nuovo mondo.
Nelle colonie meridionali lo sviluppo del sistema delle grandi piantagioni impose la necessità di adoperare una quota crescente di lavoranti, cosicché a fianco del servo bianco vennero introdotti sempre più massicciamente gli schiavi negri, importati con la forza dall’Africa, a cui venne tolta la libertà personale vita natural durante loro e dei loro figli.
Il rapporto proseguiva soffermandosi sul processo che, col nascere e svilupparsi dei primi grandi centri urbani nel nord, determinò la crescita del numero dei lavoratori liberi possidenti abilità artigiane che avrebbero costituito in seguito il primo nucleo del proletariato americano.
Negli anni successivi il conseguimento dell’indipendenza, i mercati si ampliarono e con essi crebbe l’industria manifatturiera; questo avvio di produzione su scala più vasta, portando con sé una crescita numerica del proletariato, diede la spinta al sorgere dei primissimi organismi di difesa economica costituita da soli salariati. Tali associazioni erano organizzate su rigorose basi di mestiere (craft-unionism) ed erano composte da lavoratori altamente qualificati dotati di una notevole abilità artigiana. Ben presto tutti i mestieri ebbero le proprie associazioni che in seguito iniziarono a federarsi a livello cittadino.
Nel 1834 venne fondata finanche una federazione nazionale: la National Trade Unions che ebbe però vita breve, si sciolse tre anni dopo per effetto della crisi commerciale del 1837.
Non mancano in questa fase gli scioperi, condotti con audacia da queste Unions e sfocianti spesso nella aperta violenza dato il risoluto divieto da parte della borghesia di ogni forma di associazionismo sindacale operaio sancito dalla Common Law che colpiva la “cospirazione per limitare la libertà di commercio”.
Tale divieto iniziò ad essere allentato solo a partire dal 1842, allorquando le pressioni delle Unions resero impraticabile per la borghesia il perdurare del regime basato sull’aperta proibizione dell’associazionismo operaio ed inaugurarono un periodo fondato sul riconoscimento formale della sua legittimità, continuando ovviamente l’opera di ostruzione in mille altre guise.
Il rapporto si concludeva esponendo sommariamente le cause economiche e sociali che determinarono lo scoppio della guerra di secessione.
Si faceva risaltare come il sistema delle piantagioni, tenendo in vita l’istituto della schiavitù, frenasse il pieno sviluppo del capitalismo e come la situazione esistente nel Sud del paese rendesse manifesta l’insufficienza delle conquiste e delle acquisizioni della rivoluziona americana, perdurando di fatto l’ingerenza del capitalismo imperialista britannico e la sua politica di rapina attingendo dall’economia statunitense, ancora di tipo coloniale, le materie prime che alimentavano la sua industria, principalmente cotoniera. In tale situazione la lotta contro la schiavitù significava nient’altro che lotta contro l’influenza imperialista inglese, suggello e conclusione del lungo e travagliato processo rivoluzionario nazional-borghese nel nuovo continente.
I padroni del Nord avrebbero guadagnato dall’abolizione della schiavitù anche sul piano dei rapporti tra capitale e lavoro, concorrendo decisamente questo evento alla formazione di un vasto e stabile esercito industriale di riserva, condizione per avviare l’accumulazione sempre più allargata di capitale e battere la concorrenza dell’Europa (ove, non dimentichiamolo, prima della guerra civile i salari erano notevolmente più bassi che in America).
Per quanto non determinata dall’umanitarismo verso i negri ma dalle spietate leggi del capitalismo, l’emancipazione degli schiavi fu fatto oggettivamente progressivo e per le sorti del socialismo internazionale, in quanto fattore acceleratore dello sviluppo capitalistico americano e della formazione di un moderno e concentrato proletariato nel nuovo mondo, fatti questi gravidi di conseguenze economiche, politiche e sociali alla scala mondiale.