Da Marsiglia
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La situazione spagnola e le ripercussioni sulla situazione italiana
La infame campagna dei machiavellici del centrismo nostrano batte nel suo pieno come dei corvi immondi balzano sui corvi dei proletari catalani e ne strappano i brandelli sanguinanti. L’”Humanité“, il “Grido del popolo” non hanno più limiti nella erudizione mercenaria, servile, patriottarda e sciovinista. Georges Soria e Mario Montagnana, nei loro articoli, sbavano tutto il loro odio di foraggiati contro il “trotskysmo”, gli “incontrollati” e gli “agenti di Franco” che avrebbero fomentato e diretto la rivolta degli operai della Catalogna.
I fatti sono nitidi ed inconfutabili: la polizia, per ordine del governo della Generalità, attacca la centrale telefonica, gli operai al di sopra di ogni etichetta, si difendono ed attaccano a loro volta. Lo sciopero generale è seguito da tutta la classe operaia in rivolta. Il governo, in difficoltà, chiede aiuti al fronte, all’imperialismo francese ed a Valenza. I mercenari di Mosca e di Amsterdam si schiereranno dalla parte della borghesia e saranno i più feroci nella repressione. Quali sono le spiegazioni di questi messeri? Sono semplici: la classe proletaria catalana diverrà una massa di controrivoluzionari. Lo sciopero generale voluto dai trotskysti (quali?) diverrà una manifestazione che non può che favorire Franco, i massacrati, degli agenti della 5a colonna.
Ma poiché, se si può arzigogolare con l’antifascismo, insultare i cadaveri, non è possibile giocare doppio gioco con la teoria della lotta di classe, allora si getterà la maschera e si mostreranno i volgarissimi grugni dei boia al servizio del capitalismo. E Giorgio Soria che comincia: “fin da ora è necessario che l’opinione pubblica sappia chi sono gli istigatori ed i responsabili contro il potere del governo”.
Conosciamo il P.O.U.M. ed il suo verbalismo comunista, gli amici di Durruti sembrano evolvere su un terreno mal sicuro, reso mobile dalle elucubrazioni teoriche del riformismo anarchico iberico. Ma quello che è importante da rilevare è la posizione dei terribili comunisti della IIIa Int., e circondari sparsi. Tutto il potere alla classe proletaria è diventata una frase o una parola che fa paura, sovvertitrice, e minaccia l’ordine costituito. Quale? E qui è Mario Montagnana che risponde: (n.24 del Grido del popolo) “Il governo in Ispagna non è comunista, anche se vi partecipano dei comunisti”. Certamente l’erudito marxista si guarda bene di fare l’analisi basilare di questo governo democratico, ma conclude che “i comunisti in Ispana non lottano per il socialismo, ma per la difesa della democrazia”.
E poiché in Catalonia gli operai erano stanchi di lottare per questa democrazia capitalista, sono insorti contro i poteri di uno Stato borghese, essi meritano tutti i rigori della giustizia … e nell’interesse della causa democratica si parteciperà alla più sanguinosa delle repressioni contro i proletari.
La criminale sfrontatezza dei mercenari della penna e della parola non avrà più limiti in seguito. La possente arma del proletariato, lo sciopero generale, mai contaminata espressione di forza e di indipendenza classista, gli operai catalani l’avrebbero usata a scopi contro-rivoluzionari. No, lo sciopero generale insurrezionale è stata la rottura manifesta fra le masse proletarie e l’immonda accozzaglia del F.P. spagnolo. E’ stata la ribellione potente degli sfruttati contro la coalizzazione imperialista senza aggettivi. È stato uno squarcio di luce rivoluzionaria, contro l’inganno, ed il tradimento coniugato di tutti i partiti. Gli operai catalani, hanno altissimamente riaffermato la capacità combattiva, e la maturità politica di tutta la loro classe. Ancora una volta, soli hanno minacciato seriamente il potere capitalista, essi hanno compreso che Franco, cioè il fascismo, non si abbatte se non abbattendo il capitalismo.
La sconfitta dei contingenti del militarismo fascista sul fronte spagnolo del Guadalajara, ha fatto nascere o meglio rinascere le speranzielle assopite nella folta schiera dei Fronti Popolari nostrani; la fragilità morale dell’armata fascista li ha sorpresi. Rinnegati, transfughi e nemici del proletariato, hanno dato valore ed antifascistiche conclusioni al fattore dissolvente che serpeggia non solo nell’armata ma particolarmente in tutto il proletariato italiano. I più propensi a sottoscrivere in avanzo al tradimento futuro delle masse operaie, schiave del fascismo italiano, sono i nazional-comunisti ultimi arrivati nel fronte della contro-rivoluzione, hanno sentito imperiosamente il bisogno di rendere chiara la loro posizione nei confronti del capitalismo italiano. Il “Grido del popolo” (24 aprile 1937) fa scrivere al teorico Montagnana: i comunisti italiani lottano oggi all’avanguardia del popolo, non per il potere proletario, ma per la conquista della democrazia contro la politica anti italiana di Mussolini; ed in un’altra parte dell’articolo è detto: “i soldati italiani che, sul fronte di Guadalajara si sono rifiutati di sparare contro il battaglione Garibaldi, e quelli che sono passati spontaneamente nel campo repubblicano, non sono dei vigliacchi, non sono dei traditori della patria, essi al contrario hanno salvato l’onore dell’Italia, hanno lavato l’onta, ecc..”. Non c’è bisogno d’altra parte di estendersi in citazioni, i proletari che hanno partecipato alle riunioni indette in questi ultimi tempi possono giustificare come i vari Grieco ed altri messeri dello stesso stampo hanno compiuto dei ripugnanti atti di contrizione verso la democrazia e l’ordine borghese.