La violenza degli avvenimenti attuali e la loro significazione
Bilbao è caduta nelle mani dei militaristi. Il governo di Fronte Popolare francese a direzione socialista è stato messo in minoranza al Senato ed ha dato le dimissioni. Italia e Germania si sono ritirate dal controllo militare, senza però abbandonare il “Comitato di non intervento”. In Russia, alle esecuzioni sommarie [parola non comprensibile] otto sui dodici componenti del supremo Consiglio dell’Armata Rossa, in seguito a un’ondata di esclusioni, destituzioni, condanne e nuovi processi sono in preparazione. Tali sono i fatti salienti degli ultimi giorni.
Cerchiamo di dare una spiegazione a questi avvenimenti che, per il fatto stesso della loro simultaneità, rivelano una forte tensione sociale che è d’altronde impossibile di localizzare a dei paesi circoscritti [parola non comprensibile] investe la situazione internazionale nel suo insieme. Questa breve analisi la faremo per dedurne degli insegnamenti quanto all’attività politica dei militanti dell’avanguardia proletaria.
Innanzitutto, sul terreno limitato agli interessi della classe capitalista, è evidente che ciascuno di questi avvenimenti, non può essere spiegato. Perché dunque era necessario che Franco entrasse a Bilbao. O che il suo compagno Aguirre, il separatista basco e presidente dei ministri, non aveva già fatto la prova di poter reprimere selvaggiamente ogni reazione proletaria, sulle tracce dei governi di Valenza e di Barcellona? O che era davvero indispensabile, per il capitalismo, di rimpiazzare un governo di Fronte Popolare a direzione radicale al precedente di Leon Blum? O che Italia e Germania non potevano continuare a partecipare al controllo navale, tanto più che l’accordo intervenuto con Francia ed Inghilterra non limitava affatto la possibilità di continuare il loro intervento in Ispagna. Giacché persino il diritto di rappresaglia era stato riconosciuto in caso di legittima difesa, e tutti sanno che è estremamente facile di provare che si era stati minacciati. Chi ha attaccato: l’aeroplano spagnolo ad Ibiza o il “Deutschland”? A chi spetta la responsabilità della guerra del 1914, chi fu l’aggressore? Queste questioni sono dei milioni di proletari che hanno dovuto liquidarle con il loro massacro da un lato e dall’altro delle barricate imperialiste e per il grande bene della società capitalista. Infine, Tukacevskj e gli altri generali russi rappresentavano davvero una tale minaccia per Stalin che la necessità si era presentata di liquidarli in qualche giorno? E se questo potesse anche essere concesso, il fatto stesso che i due terzi del consiglio supremo dell’Armata era al servizio della Germania, può forse essere considerato come un segno della solidità del regime sovietico?
Quando noi esaminiamo le conseguenze delle soluzioni intervenute dopo gli avvenimenti che abbiamo ricordato, ci rendiamo conto che queste soluzioni, se pure incomprensibili dal punto di vista limitato degli interessi del capitalismo, se pure dunque inspiegabili da questo punto di vista ristretto, acquistano per contro tutta la loro significazione reale se si mettono in rapporto con lo sviluppo delle situazioni, quello che riviene in definitiva a dire che esse sono considerate dal punto di vista di classe e della lotta di classe.
A Bilbao, Parigi, Londra e Mosca, non è il dilemma Franco-Azana, Blum-Caillaux, regimi democratici-regimi fascisti, Stalin-Trotsky, quello che imprime il corso delle situazioni, ma l’altro di classe. Dovunque si assiste al fatto che il capitalismo ha consumato una certa riserva, un certo personale governativo, un espediente e che è costretto a liquidarlo il più sovente per via violenta alfine di parare ad una situazione più complessa che si apre.
A Bilbao, l’ora delle repressioni scaglionate deve fare posto all’ondata del terrore. Il solo fattore che poteva opporsi a questo cambiamento di forma del dominio del capitalismo, il proletariato era stato consumato da mesi e mesi di Unione Sacra; il governo di Fronte Popolare della località aveva iniettato, per un lungo periodo, tutti i bacilli della smobilitazione del fronte di classe ed è questa sola considerazione sociale che ha fatto cadere una città che dal punto di vista strategico pareva imprendibile. Le ripercussioni della caduta di Bilbao si fanno di già evidenti: a Barcellona i dirigenti del POUM sono condotti in Consiglio di Guerra e non è escluso che saranno passati per le armi. Nel contempo la reazione antioperaia si sviluppa accanita ed a questa bisogna particolare viene chiamato un governo da cui sono espulsi gli anarchici i quali si aggrappavano al ministero malgrado che questa collaborazione abbia comportato la corresponsabilità degli avvenimenti del 4 maggio e l’assassinio di Berneri e di Barbieri. La caduta di Bilbao la si spiega dunque in relazione alla necessità in cui si trova il capitalismo spagnolo di accentuare, sia nei settori fascisti che negli altri repubblicani ed antifascisti, l’azione di repressione violenta contro gli operai.
In Francia, Chautemps continua Blum. Non vi è alcun dubbio quanto alla situazione immediata. Ma il capitalismo ha tastato il polso ed ha avuto una risposta che lo riconforta. Il dilemma fra Blum e Cailloux non portava affatto sulla questione finanziaria e la prova ne è data dal fatto che Chautemps od un altro otterranno l’approvazione del Senato per fare esattamente quello che Blum avrebbe potuto fare e voluto fare. La questione era un’altra: Caillaux si è detto che il momento di debilitazione delle masse era arrivato forse ad un punto tale che era possibile al capitalismo di rimpiazzare l’equilibrio stabilito dopo il giugno 1936, con un altro equilibrio più solido, giacché la minaccia non esisteva più dei grossi scioperi che era stato possibile canalizzare unicamente attraverso Matignon ed il Fronte Popolare diretto da Blum. Le ultime battute della polemica Blum-Caillaux alla seduta del Senato sono estremamente suggestive a questo proposito. E se domani non bastasse la formula Chautemps, si passerà all’altra Sarraul di un governo appoggiatesi sul centro, se infine ogni soluzione parlamentare diventasse impossibile; ma, allora, si farà ricorso ad un nuovo 6 febbraio: il ministero di sinistra dimissionerà e Blum, che non è al potere , criticherà quegli che farà come lui, che ha dato le dimissioni senza che nemmeno fosse messo in minoranza, su un ordine del giorno contenente il problema della fiducia. In Francia dunque, se non ancora per attaccare direttamente il proletariato, è per meglio parare ad eventuali nuove manifestazioni di classe degli operai che Blum è montato al primo piano del palazzo Matignon, lasciando al pianterreno Chautemps.
L’uscita dell’Italia e della Germania non si spiega affatto come lo abbiamo detto in relazione con gli avvenimenti spagnoli e del controllo navale del non intervento. Si tratta di altra cosa. La situazione interna dei due paesi non può arrestarsi a punti intermedi come avviene in Francia ed in Inghilterra. Occorre andare oltre e questo malgrado Mussolini e Hitler che anelano quanto Blum e Chamberlain, a gestire in pace gli interessi della borghesia. Gli avvenimenti spingono alle soluzioni estreme ed i sosia di Eden e Delbos, Mussolini ed Hitler, non possono prendere dal rosario capitalista gli stessi grani: alle litanie della pace fra i popoli essi devono sostituire le altre per la vittoria di Franco contro l’anarchia ed il comunismo. E questa psicosi di guerra è necessaria non solamente per rispondere alla tensione della situazione, per impedire che le masse sbalzino sull’arena sociale, ma altresì per rispondere alla tensione in cui si trova il processo economico nel suo insieme: come attrarre i capitali nelle casse dello Stato onnipossente se non si mette in evidenza la prospettiva di una modificazione favorevole della situazione in seguito alla vittoria di Franco? Ma tutto il problema consiste in questo: dopo che Caballero ed Azana saranno diventati degli “emigrati politici” del tipo del Negus, con casse d’oro a loro disposizione, il capitalismo italiano e tedesco non si troveranno di fronte a condizioni ben più gravi di quelle del principio degli avvenimenti spagnoli? In questi due paesi la più grave tensione dell’attività capitalista rivela una più alta prospettiva delle lotte del proletariato.
Quanto alla Russia, le esecuzioni sommarie che si sviluppano a ritmo sempre più accelerato, manifestano chiaramente, da un lato l’impossibilità delle masse di uscire dalla cappa di piombo che pesa su di esse — come lo prova il fatto che sopportano tutte le manifestazioni —, dall’altro lato prova che Stalin, malgrado una vittoria totale su tutte le opposizioni, a causa stessa della riuscita completa dei piani quinquennali, si trova nell’impossibilità di risolvere i problemi sociali che ne risultano. Può non esservi, come non vi è in realtà, la minaccia di un movimento di rivolta delle masse, questo non toglie che la situazione sociale impone il ricorso alle forme più atroci della repressione e questo per rispondere, per accordarsi con il ritmo della funzione feroce che il centrismo ha assunto in Russia ed in tutti i paesi: sorpassare lo stesso fascismo per prevenire e strangolare ogni movimento rivoluzionario delle masse. In Russia si agisce nel senso di prevenire, in Spagna e dovunque dovessero scoppiare movimenti sociali di grande importanza, si agirà direttamente rivalizzando con Hitler e Mussolini.
È quindi unicamente in funzione dell’accumulazione del potenziale rivoluzionario dal punto di vista internazionale, che noi possiamo spiegare la rapidità e la violenza con cui si sviluppano gli avvenimenti attuali.
Questi elementi concreti dell’evoluzione politica attuale devono guidare l’azione delle frazioni di sinistra. È la stessa violenza degli avvenimenti che spiega l’asfissia nella quale si trovano i comunisti nel seno di tutte le organizzazioni di massa che i traditori hanno potuto incastrare nel piano capitalista del massacro proletario. Uscire dall’asfissia non è possibile che ad una sola condizione: stabilire un compromesso con le forze dirigenti e traditrici del movimento proletario. Entrare ad esempio nel Fronte Popolare, od in una delle sue succursali collaterali. Là vi sarebbe la possibilità di ricollegarsi con degli operai e si avrebbe l’illusione di fare un lavoro rivoluzionario giacché questo “frasario” vi è tollerato. Non è la prima volta che delle energie preziose si perdono così. I marxisti sanno a perfezione che, per sviluppare un’azione di classe occorre essere in un’istituzione di classe, giacché tutte le relazioni che sorgono da istituzioni di collaborazione di classe sono inevitabilmente portate non a raggiungere il cammino della lotta proletaria, ma a rassodare i legami che attaccano gli sfruttati al capitalismo. Prova, per convincersene ancora una volta: in Ispagna, anche dopo il 4 maggio, POUM ed anarchici sono in prima linea per la guerra antifascista; in Francia, dopo la caduta di Blum, la sinistra socialista manifesta al grido di “Blum al potere” ed i centristi rispondono “Thorez al potere”.
I marxisti sanno che degli avvenimenti come quelli attuali sono possibili perché è al punto estremo che si trova il processo di decomposizione ideologica e politica del proletariato e che quindi non vi è alcuna meraviglia se essi sono asfissiati nell’isolamento. I marxisti sanno altresì che la violenza stessa estrema degli avvenimenti feconda la ripresa delle lotte di domani e che la condizione per potervi sviluppare tutta la loro attività in favore del proletariato consiste nella comprensione la più perfetta possibile della natura delle situazioni in cui viviamo per costruire le armi della vittoria. È su questa strada che marcia la frazione, è in questa direzione che essa si appresta a tenere il suo Congresso.
La reazione antioperaia in Ispagna
Come in Italia. Come in Germania. Il governo repubblicano di Valenza e di Barcellona picchia nel mucchio. La riconoscenza non è né può essere nelle regole di vita del capitalismo. I proletari hanno risposto con entusiasmo nel luglio 1936 all’appello alle armi per la guerra antifascista: oggi il governo antifascista mitraglia gli operai malgrado essi non abbiano cessato di voler continuare a combattere contro Franco. Perché? Perché gli operai continuano ad illudersi ed a credere che sia la loro guerra quella che è l’affare dei loro nemici, come lo provano tutti gli avvenimenti militari: dalla vittoria come dalla sconfitta è sorto un accanimento più grande del capitalismo contro le masse, ed oggi i frutti della guerra si manifestano più chiaramente ancora giacché con un terrore più selvaggio ancora di quello di Franco, Negrin e Companys si gettano contro gli operai.
Analogamente. Nessuna riconoscenza ha il capitalismo verso POUM ed anarchici che, dopo aver permesso al capitalismo di restare in sella nel luglio 1936, ancora oggi proclamano la necessità della più grande concentrazione per la guerra. Come in Italia ed in Germania i socialisti che avevano salvato il capitalismo e volevano prendere il posto del fascismo per continuare a difendere gli interessi della borghesia, in Ispagna, POUM ed anarchici non possono sottrarsi alla legge inesorabile della storia che vuole che con la violenza siano spacciati dal capitalismo quelli che furono i servitori di ieri e che non convengono più.
La nostra frazione ha combattuto POUM ed anarchici con estremo vigore. Essa continua a combatterli ancora oggi perché la loro politica già carica di responsabilità è foriera di nuovi massacri proletari. Ma la nostra frazione è al suo posto per fare fronte al nemico anche quando questi minaccia i suoi ex nemici del POUM e della C.N.T.
Sono centinaia e centinaia i proletari esposti alla peggiore repressione da parte del governo antifascista. Questi proletari sono i fratelli degli altri che combattono nei paesi fascisti e nella Russia sovietica.
La nostra frazione che si trova nell’impossibilità di partecipare ad iniziative provenienti da tutte le altre formazioni politiche per il fatto che esse sono state associate alla manovra capitalista che ha sfociato nella guerra imperialista, che a causa di questo si trova costretta all’isolamento anche in questo campo, solleva di fronte ai proletari di tutti i paesi, la necessità di opporsi con estrema energia al massacro di Barcellona, al processo contro il POUM, agli altri che dovessero susseguire, la necessità di determinare un movimento di solidarietà per arrestare l’ascia antifascista che abbatte la sua lama per conto e negli interessi del capitalismo mondiale.
Il Poum fuori legge
Sta scritto sulla stampa centrista: il partito trotskysta di Spagna, il POUM, è stato smascherato dalla polizia della repubblica popolare come alleato diretto di Franco. Non c’è più possibilità di dubbio. Il POUM ha svolto in Spagna la stessa opera che i traditori trotskysti al soldo di Hiltler hanno svolto coll’URSS, che svolgono dappertutto la stessa opera assassina che pugnala alle spalle i lavoratori antifascisti ( e nel contempo essi assassinano la sintassi […] implicò (!?) l’assassinio del nostro compagno Montanari ed innumerevoli altri delitti.
Ne siamo anche noi più che convinti: non c’è possibilità di dubbio che l’asserita prova della colpevolezza dei compagni spagnoli sia probabile quanto … quella apportata per giustificare gli innumerevoli assassinii nell’URSS e che i documenti trovati o le confessioni degli arrestati di essere agenti diretti di Franco e della falange spagnola (fascisti) “siano altrettanto […] spontanee” quanto quelle attribuite a Zinovief e Tukacevski.
Dopo le sanguinose giornate di Barcellona, lo strangolamento del POUM. Noi abbiamo, dall’inizio, marcato la nostra netta sfiducia in questo […] Lo abbiamo considerato e lo consideriamo tutt’ora, ad onta del suo parziale revirement, dopo che era stato scacciato dal governo, come uno dei responsabili massimi della tragica situazione in cui si trova attanagliato oggidì il proletariato spagnolo. Il POUM, da parte sua ha, in una risoluzione politica, tacciato di controrivoluzionario il nostro atteggiamento e posto il veto alla diffusione della nostra stampa in Spagna.
Ma ci ribelliamo, con tutta la nostra energia, contro l’infame metodo centrista, di gettare il fango e la calunnia sulle vittime che si appresta ad immolare; contro la turpe campagna su scala internazionale contro il “trotskysmo” e contro tutti coloro che non si associano alla loro politica di tradimento. Preannunziata da una sfrontata campagna della stampa centrista, il 16 giugno, per ordine di Valenza, il governo della Generalità di Barcellona ha fatto arrestare 40 dei militanti del POUM. Nin si trova fra essi; In mancanza di Gorkin ed Andrade, latitanti, s’imprigionano le loro compagne in qualità di ostaggi. La stampa del partito è soppressa. Il posto di T.S.T. è confiscato.
Mundo Obrero, Treball, o […] reclamano la pena di morte contro i dirigenti del POUM che si preparavano ad organizzare un sollevamento controrivoluzionario nella retroguardia. E che non si tratti di una vana minaccia lo sta a provare la teoria sempre crescente degli assassinati: da Berneri trucidato dalla polizia e dai sicari centristi del P.S.U.C., a Bob Smilie, il […] del partito operaio indipendente […] deceduto improvvisamente, in modo sospetto, molto sospetto, nelle carceri di Valenza. Ma né i tragici insegnamenti di Barcellona, né la soppressione […] del POUM, né la reazione che […] centrista contro la C.N.T., i cui organi sono tartassati dalla censura ed i cui militanti di base arrestati ed in certi casi assassinati, bastano a far aprire gli occhi agli anarchici i cui rappresentanti, […] dal governo di Valenza, hanno continuato anche dopo la strage di Barcellona, a far parte della Generalità, finché Companys, forte di un voto di fiducia, ha aperto la crisi definitiva che li ha cacciati.
Non potendo negare la realtà della controrivoluzione in marcia, gli anarchici, nel loro inveterato semplicismo, invece di indagare se la causa non risieda nella politica da essi praticata e, se ancora in tempo, di cercare di rimettere sul terreno di classe le masse da essi controllate, si limitano a rigettare la responsabilità su quanto accade sul centrismo. Caballero, che essi gabellano di … paladino della rivoluzione, sarebbe stato defenestrato per essersi opposto alle esigenze del centrismo di mettere il POUM fuori legge, ciò che fa oggi il suo successore Negrin. Per tutto il resto gli anarchici praticano la politica dello struzzo: interrano la testa per non vedere la burrasca che loro sovrasta e che sta per travolgerli.
Dappertutto nel frattempo la controrivoluzione batte in pieno. Solo una minoranza lancia il grido d’allarme: la rivoluzione è tradita. La grande maggioranza resta ottimista. Scrive il Libertarie: “la C.N.T. e la F.A.I. restano in piedi. Per due giorni la Catalogna è stata in potere degli anarchici (!?); se questi non hanno sfruttato la vittoria è perché la loro onesta politica vieta loro di mettere in pericolo la difesa contro Franco, scindendo la Spagna antifascista in due campi antagonisti. I loro avversari politici (così li chiamano gli assassini di Berneri e di centinaia di altri proletari anarchici!) non hanno avuto questo scrupolo, essi che fecero il colpo senza preoccuparsi del resto”.
Persistendo in questa “onesta politica” gli anarchici preparano nuovi e ben più sanguinosi 5 Maggio.
Spiragli di luce
Nel numero precedente di Prometeo abbiamo pubblicato il manifesto lanciato dalla C.N.T. e dalla F.A.I. nel fuoco degli avvenimenti di Barcellona, e che significava il vero tradimento ai danni dei proletari scesi in lotta. Siamo lieti di poter pubblicare, in questo numero, un manifesto che emana da un gruppo di proletari del Messico, che dimostra come essi abbiano saputo trarre ammaestramento dai tragici fatti di Barcellona e che collima, nelle sue linee generali, con gli apprezzamenti che noi abbiamo sempre fatto degli avvenimenti di Spagna. Salutiamo questi compagni del Messico augurandoci di poter stringere rapporti più continui con essi, nell’interesse della causa della rivoluzione.
* * *
Il massacro di Barcellona: una lezione per i lavoratori del Messico. Nel Messico non deve ripetersi il disastro sofferto dai lavoratori di Spagna!
Ogni giorno ci dicono che viviamo in una Repubblica democratica. Che abbiamo un governo “operaista”. Che questo governo è la migliore difesa contro il fascismo.
I lavoratori di Spagna credevano di vivere in una Repubblica democratica. Che avessero un governo “operaista”. Che questo fosse la migliore difesa contro il fascismo.
Mentre i lavoratori non stavano in guardia – avendo più fiducia nel governo capitalista che nella propria forza – i fascisti, in piena convivenza col governo, prepararono il loro colpo nel mese di luglio dell’anno scorso; proprio come il governo di Cárdenas permette ai Cedillos, Morones, Calles, di preparare il loro colpo, mentre addormenta i lavoratori con la sua demagogia “operaista”.
Come fu possibile che i lavoratori di Spagna nel luglio dell’anno scorso non abbiano compreso che il governo “antifascista” li aveva traditi, permettendo la preparazione del colpo dei fascisti? E come va che i lavoratori del Messico non hanno tratto nessun profitto da questa esperienza dolorosa? Perché il governo di Spagna continuò abilmente la sua demagogia e si mise alla testa dei lavoratori ingannandoli un’altra volta con la parola d’ordine: l’unico nemico è il fascismo.
Prendendo la direzione della guerra che i lavoratori avevano iniziato, la borghesia la trasformò da guerra classista in guerra capitalista per la quale i lavoratori hanno dato il loro sangue in difesa della Repubblica dei loro sfruttatori.
I suoi capi, venduti alla borghesia, imposero la consegna: nessuna rivendicazione di classe prima di aver vinto i fascisti!
E durante nove mesi di guerra i lavoratori non hanno organizzato alcun sciopero, hanno permesso al governo di sciogliere il loro comitati di base che erano sorti durante le giornate di luglio, di subordinare le milizie operaie ai generali della Borghesia. Hanno sacrificato la propria lotta per non pregiudicare la lotta contro i fascisti.
Perché Cárdenas dà il suo appoggio ad Azaña?
Per rafforzare la fiducia dei lavoratori nel suo “proletarismo”! Il governo di Cárdenas ha tutto l’interesse che i lavoratori del Messico non si accorgano come il governo “antifascista” di Spagna abbia permesso ai fascisti di preparare il loro colpo. Perché se comprendono ciò che è accaduto in Spagna, comprendono anche ciò che sta accadendo in Messico.
Per questa ragione Cárdenas dette il suo appoggio al governo legalmente costituito di Azaña e gli inviò le armi. Demagogicamente affermò che queste erano destinate per la difesa dei lavoratori contro i fascisti. Le ultime notizie giunte di Spagna hanno distrutto per sempre questa menzogna: il governo legalmente costituito di Azaña ha utilizzato le armi per massacrare gli eroici lavoratori di Barcellona quando questi si difesero contro il governo che cercava di disarmarli il 4 maggio di questo anno.
Oggi, come ieri, il governo di Cárdenas aiuterà il governo legalmente costituito di Azaña, però non contro i fascisti, ma contro i lavoratori.
La repressione sanguinosa che ha seguito il sollevamento dei lavoratori di Barcellona illumina la vera situazione in Ispagna come un lampo nel cuore della notte. Ha distrutte tutte le illusioni di nove mesi. Con la lotta feroce contro i lavoratori di Barcellona, Gerona, Figuera ed altre località il governo “anti-fascista” si è smascherato!
Non solo mandò contro i lavoratori la sua polizia speciale, le sue guardie d’assalto, le sue mitragliatrici ed i suoi tanks, ma liberò i fascisti incarcerati e ritirò dal fronte reggimenti “fedeli” indebolendolo ed esponendolo all’attacco di Franco!
Questi fatti hanno mostrato che i veri nemici pel governo del Fronte popolare non sono i fascisti, ma i lavoratori.
Lavoratori di Barcellona!
Avete lottato magnificamente! Siete stati battuti. La borghesia si è potuta rafforzare. Le vostre forze sole non sono bastate.
Lavoratori della retroguardia: dovete lottare assieme con i vostri compagni del fronte contro lo stesso nemico, non come la vostra borghesia lo domanda, contro l’esercito di Franco, ma contro la borghesia medesima, sia essa fascista od “anti-fascista”!
Dovete inviare agitatori al fronte con la parola d’ordine: ribellatevi contro i vostri generali! Fraternizzate con i soldati di Franco, nella loro maggioranza contadini che sono caduti nelle reti della demagogia fascista perché il governo del Fronte popolare non aveva mantenuta la promessa di dar loro la terra! Lotta comune di tutti gli oppressi, tanto operai che contadini, spagnoli o mori, italiani o tedeschi, contro il nostro nemico comune: la borghesia spagnuola ed il suo alleato internazionale: l’imperialismo.
Per questa lotta necessita un partito che sia veramente vostro. Tutte le organizzazioni di oggi, dai socialisti agli anarchici, sono al servizio della borghesia. Nelle giornate di Barcellona hanno collaborato, ancora una volta, col governo per ristabilire l’”ordine” e la “pace”!
Forgiare questo partito di classe ed indipendente, tale è la condizione per il vostro trionfo.
Avanti compagni di Barcellona per una Spagna Sovietica!
Fraternizzazione con i contadini ingannati dell’esercito di Franco, per la lotta contro i nostri oppressori comuni, siano essi fascisti od “anti-fascisti”!
Abbasso il massacro dei lavoratori e dei contadini per opera di Franco, di Azaña e di Companys!
Convertiamo la guerra imperialista di Spagna in guerra di classe!
Lavoratori del Messico!
Quando vi risveglierete?
Permetterete alla borghesia messicana di ripetere lo stesso inganno che in Ispagna? No! Necessiteranno anche per noi nove mesi di massacri per comprendere questo inganno? No! Che l’esempio di Barcellona ci serva di monito!
L’inganno della borghesia spagnola è stato possibile solamente perché tutti i capi avevano tradito, allo stesso modo che quelli del Messico, rimettendo la difesa dei loro interessi alla magnanimità del governo “operaista” e perché avevano convinto gli operai che la lotta contro il fascismo necessitava una tregua con la borghesia repubblicana.
I capi sociali del Messico hanno abbandonato la lotta per le conquiste economiche ed hanno aggiogato i lavoratori al governo.
Tutte le organizzazioni sindacali e politiche del Messico appoggiano l’invio delle armi da parte del governo di Cárdenas agli assassini dei nostri compagni di Barcellona. Tutti danno il loro appoggio alla demagogia di questo governo. Nessuna organizzazione denuncia la vera natura del governo di Cárdenas.
Se i lavoratori del Messico non creano un partito veramente di classe ed indipendente, finiranno col subire lo stesso disastro che i lavoratori di Spagna!
Solo un partito indipendente del proletariato può controbattere la manovra del governo che separa i contadini dagli operai, con una distribuzione ridicola di un po’ di terra nella Laguna, per aizzarli domani contro i lavoratori industriali.
La lotta contro la demagogia di governo, l’alleanza con i contadini e la lotta per la rivoluzione proletaria in Messico sotto la bandiera del nuovo partito comunista, saranno la garanzia per il nostro trionfo e il migliore aiuto ai nostri fratelli di Spagna!
In guardia lavoratori del Messico!
Non lasciatevi sorprendere dal falso operaismo del governo!
Non più armi agli assassini dei nostri fratelli di Spagna!
Lottiamo per un partito classista indipendente!
Abbasso i governi di Fronte Popolare!
VIVA LA DITTATURA DEL PROLETARIATO!
Gruppo di lavoratori marxisti del Messico.
Da Marsiglia
La situazione spagnola e le ripercussioni sulla situazione italiana
La infame campagna dei machiavellici del centrismo nostrano batte nel suo pieno come dei corvi immondi balzano sui corvi dei proletari catalani e ne strappano i brandelli sanguinanti. L’”Humanité“, il “Grido del popolo” non hanno più limiti nella erudizione mercenaria, servile, patriottarda e sciovinista. Georges Soria e Mario Montagnana, nei loro articoli, sbavano tutto il loro odio di foraggiati contro il “trotskysmo”, gli “incontrollati” e gli “agenti di Franco” che avrebbero fomentato e diretto la rivolta degli operai della Catalogna.
I fatti sono nitidi ed inconfutabili: la polizia, per ordine del governo della Generalità, attacca la centrale telefonica, gli operai al di sopra di ogni etichetta, si difendono ed attaccano a loro volta. Lo sciopero generale è seguito da tutta la classe operaia in rivolta. Il governo, in difficoltà, chiede aiuti al fronte, all’imperialismo francese ed a Valenza. I mercenari di Mosca e di Amsterdam si schiereranno dalla parte della borghesia e saranno i più feroci nella repressione. Quali sono le spiegazioni di questi messeri? Sono semplici: la classe proletaria catalana diverrà una massa di controrivoluzionari. Lo sciopero generale voluto dai trotskysti (quali?) diverrà una manifestazione che non può che favorire Franco, i massacrati, degli agenti della 5a colonna.
Ma poiché, se si può arzigogolare con l’antifascismo, insultare i cadaveri, non è possibile giocare doppio gioco con la teoria della lotta di classe, allora si getterà la maschera e si mostreranno i volgarissimi grugni dei boia al servizio del capitalismo. E Giorgio Soria che comincia: “fin da ora è necessario che l’opinione pubblica sappia chi sono gli istigatori ed i responsabili contro il potere del governo”.
Conosciamo il P.O.U.M. ed il suo verbalismo comunista, gli amici di Durruti sembrano evolvere su un terreno mal sicuro, reso mobile dalle elucubrazioni teoriche del riformismo anarchico iberico. Ma quello che è importante da rilevare è la posizione dei terribili comunisti della IIIa Int., e circondari sparsi. Tutto il potere alla classe proletaria è diventata una frase o una parola che fa paura, sovvertitrice, e minaccia l’ordine costituito. Quale? E qui è Mario Montagnana che risponde: (n.24 del Grido del popolo) “Il governo in Ispagna non è comunista, anche se vi partecipano dei comunisti”. Certamente l’erudito marxista si guarda bene di fare l’analisi basilare di questo governo democratico, ma conclude che “i comunisti in Ispana non lottano per il socialismo, ma per la difesa della democrazia”.
E poiché in Catalonia gli operai erano stanchi di lottare per questa democrazia capitalista, sono insorti contro i poteri di uno Stato borghese, essi meritano tutti i rigori della giustizia … e nell’interesse della causa democratica si parteciperà alla più sanguinosa delle repressioni contro i proletari.
La criminale sfrontatezza dei mercenari della penna e della parola non avrà più limiti in seguito. La possente arma del proletariato, lo sciopero generale, mai contaminata espressione di forza e di indipendenza classista, gli operai catalani l’avrebbero usata a scopi contro-rivoluzionari. No, lo sciopero generale insurrezionale è stata la rottura manifesta fra le masse proletarie e l’immonda accozzaglia del F.P. spagnolo. E’ stata la ribellione potente degli sfruttati contro la coalizzazione imperialista senza aggettivi. È stato uno squarcio di luce rivoluzionaria, contro l’inganno, ed il tradimento coniugato di tutti i partiti. Gli operai catalani, hanno altissimamente riaffermato la capacità combattiva, e la maturità politica di tutta la loro classe. Ancora una volta, soli hanno minacciato seriamente il potere capitalista, essi hanno compreso che Franco, cioè il fascismo, non si abbatte se non abbattendo il capitalismo.
La sconfitta dei contingenti del militarismo fascista sul fronte spagnolo del Guadalajara, ha fatto nascere o meglio rinascere le speranzielle assopite nella folta schiera dei Fronti Popolari nostrani; la fragilità morale dell’armata fascista li ha sorpresi. Rinnegati, transfughi e nemici del proletariato, hanno dato valore ed antifascistiche conclusioni al fattore dissolvente che serpeggia non solo nell’armata ma particolarmente in tutto il proletariato italiano. I più propensi a sottoscrivere in avanzo al tradimento futuro delle masse operaie, schiave del fascismo italiano, sono i nazional-comunisti ultimi arrivati nel fronte della contro-rivoluzione, hanno sentito imperiosamente il bisogno di rendere chiara la loro posizione nei confronti del capitalismo italiano. Il “Grido del popolo” (24 aprile 1937) fa scrivere al teorico Montagnana: i comunisti italiani lottano oggi all’avanguardia del popolo, non per il potere proletario, ma per la conquista della democrazia contro la politica anti italiana di Mussolini; ed in un’altra parte dell’articolo è detto: “i soldati italiani che, sul fronte di Guadalajara si sono rifiutati di sparare contro il battaglione Garibaldi, e quelli che sono passati spontaneamente nel campo repubblicano, non sono dei vigliacchi, non sono dei traditori della patria, essi al contrario hanno salvato l’onore dell’Italia, hanno lavato l’onta, ecc..”. Non c’è bisogno d’altra parte di estendersi in citazioni, i proletari che hanno partecipato alle riunioni indette in questi ultimi tempi possono giustificare come i vari Grieco ed altri messeri dello stesso stampo hanno compiuto dei ripugnanti atti di contrizione verso la democrazia e l’ordine borghese.