Fra i ferrovieri Usa cresce la volontà di lotta
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Negli Stati Uniti la borghesia aveva cantato a gran voce vittoria: lo sciopero nazionale dei ferrovieri era stato evitato! I colloqui notturni fra i rappresentanti sindacali e quelli delle compagnie ferroviarie, con la mediazione di funzionari del governo federale, che avevano preceduto la scadenza dello sciopero, avevano portato a un accordo provvisorio all’ultimo minuto. A seconda della sua ratifica o meno da parte dei lavoratori lo sciopero avrebbe potuto ancora verificarsi, ma una tornata di trattative di emergenza lo ha rimandato.
Questi ultimi eventi sono il culmine di anni di contrattazione collettiva che si è arenata in diverse occasioni su varie questioni. Ci sono problemi per quanto riguarda i salari e l’assistenza sanitaria ma il punto più gravoso per i lavoratori è la programmazione dei turni. I lavoratori delle ferrovie sono reperibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Mentre un lavoratore tipico negli Stati Uniti ha due giorni di riposo a settimana (104 giorni annui) più due settimane di ferie all’anno, per un totale di 118 giorni, i ferrovieri hanno di solito solo 30 giorni di ferie all’anno. Sono talmente oberati di lavoro che, nonostante le ampie applicazioni della scienza e della tecnica e le norme messe in atto per prevenire incidenti, molto costosi per le aziende, i deragliamenti dei treni dovuti alla stanchezza dei macchinisti sono molto frequenti.
Il governo è intervenuto nominando un Comitato di emergenza presidenziale. Ascoltati i sindacati e le compagnie, che hanno presentato le loro proposte, il Comitato ha pubblicato le sue raccomandazioni. Le compagnie hanno ovviamente appoggiato questo organismo, ad esse favorevole. I sindacati hanno esitato a mettere ai voti le proposte delle aziende e quando lo hanno fatto, seppure sulla base delle scarse informazioni disponibili, i lavoratori le hanno respinte in modo schiacciante.
Per risolvere la crisi è stato necessario un ulteriore intervento dello Stato. Il Presidente Biden ha incontrato e parlato con le parti per garantire che il conflitto rimanesse entro i limiti dell’ordine, impedendo qualsiasi estensione o inasprimento della lotta, mentre il Segretario al Lavoro, un ex dirigente del sindacalismo di regime, ha agito come mediatore nei colloqui notturni.
A poche ore dalla scadenza del periodo “di riflessione” di trenta giorni, successivo alla pubblicazione delle proposte del comitato, allo scadere del quale sarebbe stato permesso ai sindacati di scioperare, le compagnie ferroviarie hanno accettato di concedere alcune modifiche minori, come i massimali per i contributi sanitari dei dipendenti e il diritto di richiedere in anticipo di un giorno di ferie aggiuntivo all’anno (ma non necessariamente di ottenerlo).
L’attuale governo è la quintessenza della strategia “collaborazionista” della borghesia contro il proletariato. La sua maschera progressista ha la funzione propagandistica e ideologica di far apparire lo Stato come un mediatore neutrale tra lavoro e capitale, o addirittura come il padre benevolo e protettivo della classe operaia, perpetuando l’illusione che il capitale possa essere pacificamente e legalmente indotto a migliorare le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia.
In realtà, come si evince dai termini dell’accordo provvisorio, il capitale non può fare concessioni significative nemmeno sotto la veste di un regime “di sinistra”, per cui i lavoratori vedono pochi cambiamenti sostanziali nella loro vita quotidiana.
Sebbene il governo “favorevole ai lavoratori” sostenga i sindacati, che ricambiano il favore invitando i propri iscritti a sostenere i politicanti alle urne anziché scioperare, tale sostegno è subordinato alla “buona condotta” dei sindacati. I sindacati collaborazionisti ricevono un trattamento di favore, mentre la combattività operaia continua a essere repressa e l’indipendenza dei sindacati dai partiti borghesi viene sabotata ad ogni occasione. Inoltre, i benefici offerti dallo Stato vanno per lo più a favore della dirigenza sindacale, ai cui elementi può essere offerto, ad esempio, un lavoro lucrativo e comodo nel governo federale.
I sindacati esistenti oggi negli Stati Uniti hanno in gran parte abbracciato il ruolo di intermediario parassitario tra lavoro e capitale, estraendo quote dagli iscritti e tangenti dall’azienda; allo stesso tempo, contrattano con lo Stato sostenendo che, in quanto rappresentanti dei lavoratori, sono gli unici in grado di contenere le lotte operaie e quindi di garantire la pace sociale.
La degenerazione dei sindacati è un segno dell’attuale debolezza della classe operaia. Tuttavia, allo stesso tempo, le macchinazioni degli opportunisti dei sindacati e dei governanti sono un segno del fatto che sono ossessionati dalla potenziale rinascita del movimento operaio.
Il comitato direttivo di Railroad Workers United (RWU), un’organizzazione di base che promuove la combattività e l’unione dei lavoratori tra i sindacati ferroviari, ha adottato una esplicita risoluzione sul possibile sciopero ferroviario nazionale. L’esortazione sembra aver avuto buon esito. Lunedì 10 ottobre la Brotherhood of Maintenance of Way Employees Division, un sindacato degli operai addetti alla costruzione e manutenzione della rete ferroviaria, ha dichiarato che degli 11.845 votanti, 5.100 hanno approvato e 6.646 respinto l’accordo provvisorio scaturito dal negoziato fra sindacati e Comitato di emergenza presidenziale. Il sindacato invoca la riapertura del tavolo negoziale e per ora fissa come termine per una possibile azione di sciopero il 19 novembre.