Roma, sabato 26 ottobre: Per il fronte unico sindacale di classe
Categorie: Capitalist Crisis, SICOBAS, Union Question
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Qui il volantino che i nostri compagni hanno diffuso alla manifestazione nazionale del SI Cobas a Roma sabato 26 ottobre.
Il partito è intervenuto ribadendo l’indirizzo dell’unità d’azione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori, affermando inoltre che le operazioni volte ad incastonare il sindacato in fronti unici fra partiti nuociono allo sviluppo del movimento operaio. Tale era il fine della manifestazione romana, che promuoveva un volutamente indefinito Fronte Anticapitalista, a cui i dirigenti del SI Cobas lavorano, con ben scarsi esiti, da diversi anni.
Sia l’andamento dello sciopero generale del giorno prima – promosso da Cub, Sgb, SI Cobas, Adl Cobas e altri minori – sia quello della manifestazione romana sembrano esserne una conferma. Per la prima volta lo sciopero generale promosso dal sindacalismo di base non è andato bene nemmeno nella logistica. Ed anche la manifestazione ha registrano una partecipazione numerica circa 1/3 della analoga dell’anno scorso.
Questo nonostante quest’anno sia stata preceduta da un’assemblea nazionale preparatoria, il 29 settembre a Napoli, in cui è intervenuto un nostro compagno a nome del Coordinamento Lavoratori Autoconvocati per l’Unità della Classe, ribadendo in buona parte i punti contenuti nel volantino che qui segue. Anche questa assemblea ha avuto una partecipazione modesta alla presenza di militanti politici e di comitati interclassisti più che da lavoratori, e quasi del tutto assenti erano militanti di altri sindacati di base.
Il 22 novembre si è invece tenuta a Bologna l’assemblea nazionale dei delegati del SI Cobas per discutere della piattaforma contrattuale del settore logistico: la grande sala del sindacato in questa città era colma di lavoratori forse come mai si era ancora visto.
Una conferma che i lavoratori seguono questo sindacato per ciò che di buono – e non è poco – è riuscito a compiere sul terreno dei loro interessi immediati, sindacali appunto, mentre l’impiego delle sue energie, umane e finanziarie, per un fronte politico è solo controproducente.
Il capitalismo è entrato nella crisi mondiale della sua economia. I padroni e i loro regimi politici di tutti i paesi – qualunque sia l’ideologia con cui cercano di mascherare la loro natura borghese – si adoperano per scaricare gli effetti di questa crisi sulla classe lavoratrice allo scopo di rimandare l’inevitabile crollo catastrofico di questo sistema politico ed economico che già Lenin, un secolo fa, definiva come giunto alla sua fase ultima.
Da anni infatti le condizioni di vita e d’impiego dei lavoratori sono sotto attacco ed in continuo peggioramento. I sindacati di regime (in Italia Cgil, Cisl, Uil e UGL) impediscono l’organizzazione d’ogni reale movimento di lotta difensivo, firmano contratti nazionali ed aziendali sempre a perdere, mantengono le lotte divise per azienda e per categoria, puntano a difendere la produzione e le fabbriche invece dei lavoratori.
Il sindacalismo di base – nato dalla spinta dei lavoratori più combattivi in reazione al definitivo passaggio della Cgil dalla parte dei padroni – da anni è entrato in crisi sia perché buona parte delle sue dirigenze non ha saputo preparare la base degli iscritti alla durezza dello scontro apertosi, dimostrando di non possedere una concezione sindacale davvero di classe, sia perché la maggioranza di esse ha subordinato le necessità fondamentali del movimento di lotta operaia, prima fra tutte l’unità d’azione dei lavoratori, alla guerra condotta ognuna contro le altre.
Il SI Cobas è il solo sindacato di base che negli ultimi anni si è rafforzato, costruendo un agguerrito movimento operaio attraverso una lunga serie di duri scioperi condotti coi metodi dell’autentico sindacalismo di classe. Ma il padronato ed i sindacati di regime sono finora riusciti a tenerlo rinchiuso entro la categoria della logistica – tranne importanti ma ancora esili eccezioni – ed in parte fra i lavoratori immigrati.
Per riuscire ad estendere questo movimento alla maggioranza della classe lavoratrice occorre perseguire la strada dell’ UNITÀ D’AZIONE DEI LAVORATORI E DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE:
- portare la forza e la combattività dei lavoratori inquadrati nel SI Cobas a contatto il più possibile con gli altri lavoratori, cercando di farli scioperare sia insieme a quelli ancora mobilitati dai sindacati di regime, per liberarli dal loro controllo, sia a quelli organizzati nel resto del sindacalismo conflittuale, per valorizzarne i gruppi più combattivi e dar loro forza contro l’opportunismo delle dirigenze;
- romuovere e battersi per azioni di lotta unitarie di tutto il sindacalismo conflittuale (sindacati di base ed opposizione in Cgil) quale condizione più favorevole al dispiegamento di scioperi – a livello aziendale, territoriale, di categoria – che riescano ad esprimere il più possibile la forza del movimento dei lavoratori;
- battersi all’interno di ciascuna organizzazione del sindacalismo conflittuale affinché si organizzino coordinamenti unitari per sostenere ogni singola lotta, per intervenire nelle vertenze con l’obiettivo di offrire ai lavoratori un’alternativa pratica, quotidiana, al sindacalismo di regime.
È solo come risultato di un simile lavoro che si può arrivare domani a organizzare un vero sciopero generale.
Il lavoro da compiere oggi è cercare di unire le centinaia di lotte in corso, da quelle contro i licenziamenti per crisi aziendali, tenute isolate dai sindacati collaborazionisti, a quelle contro la repressione padronale che colpisce sempre più lavoratori e militanti sindacali combattivi, a quelle per i rinnovi contrattuali nazionali che coinvolgono milioni di lavoratori, a cominciare proprio da quelli della logistica ai metalmeccanici, ai ferrovieri, agli autoferrotranvieri, al pubblico impiego.
In direzione opposta all’unità d’azione dei lavoratori e del sindacalismo conflittuale va invece il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella costruzione di fronti organizzativi di cui facciano parte anche organizzazioni politiche cercando così di creare fronti unici fra partiti e sindacati. Questa operazione non fa che perpetuare ed aggravare la divisione nell’azione del movimento sindacale conflittuale, in quanto ciascuna dirigenza sindacale subordina scioperi e manifestazioni al sostegno del proprio fronte politico.
Il compito dei proletari rivoluzionari, militanti del sindacalismo di classe, è costruire un movimento di lotta sindacale il più unitario e forte possibile ed è su questa base materiale, e lavorando a tale scopo che il partito dovrà dimostrare di essere all’altezza di poter dirigere la classe operaia dalla lotta sindacale alla superiore e necessaria lotta politica rivoluzionaria per abbattere il capitalismo.
Quanto al partito comunista rivoluzionario, esso non può nascere dai fronti unici politici che, assecondando la illusione d’essere più forti perché più numerosi, sono invece costruzioni debolissime, pronte a crollare al primo terremoto sociale e politico, perché, per ottenere un’unità formale, si devono trovare accordi al ribasso e mantenere l’ambiguità delle posizioni. Tutti fattori che portano alla mancanza di chiarezza e quindi all’opportunismo.
L’autentico partito comunista è al contrario frutto di tutto il percorso storico della lotta proletaria internazionale, iniziata ormai quasi due secoli fa, che ne ha definito e selezionato – separando e scartando scuole e correnti – i caratteri teorici, il programma e la tattica, attraverso le lezioni di grandiose battaglie e tragiche sconfitte.