Partito Comunista Internazionale

Primi risultati dei contributi giunti da tutto il Partito per l’elaborazione delle tesi definitive della sua organizzazione Pt.2

Categorie: Friedrich Engels, Karl Marx, Organic Centralism, Party Theses

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[Questa seconda parte è comparso con un titolo differente su Programma Comunista n.2 del 1965: «Materiali per le tesi definitive sull’organizzazione interna». Ma trattandosi di una continuazione, ne conserviamo il primo titolo per facilitare il lettore. NdR ]

Marx aveva fiuto per gli arrivisti

Togliamo i brani che seguono da una pubblicazione recente su tutto il materiale relativo alla I Internazionale operaia. «Le tesi redatte da Marx, che però non era presente, sono discusse e adottate all’unanimità del congresso che si tiene a Ginevra dal 3 all’8 settembre 1866. Nella seduta dell’8 la persona di Marx è evocata da Cremer, Carter e Tolain, nella discussione dell’art. 11 del regolamento dell’Associazione Internazionale degli Operai: «Ogni membro della A.I.O. ha diritto di partecipare al voto e di essere eletto». Mentre Tolain e Perrechon si oppongono a che dei non lavoratori possano rappresentare gli operai, Cremer ricorda che “il Comitato Centrale comprende cittadini che non esercitano mestieri manuali e che non hanno dato alcun motivo di sospetto; all’opposto è probabile che senza la loro collaborazione l’A.I.O non avrebbe potuto impiantarsi in Inghilterra in una maniera così completa. Fra questi membri ne citerò uno solo, il cittadino Marx, che ha consacrato tutta la sua vita al trionfo della classe operaia». Dopo una discussione sull’argomento, l’emendamento di Tolain alle tesi di Marx è respinto da 25 voti contro 20. (Il testo non dice quanti di quelli che votavano erano operai e quanti no).

Marx scrive ad Engels il 26 settembre: «Ieri tutti gli inglesi mi hanno proposto come presidente del Consiglio generale, a guisa di dimostrazioni contro i signori francesi che vorrebbero impedire a tutti quelli che non sono lavoratori manuali di essere membri dell’A.I.O., o perlomeno di essere delegati al Congresso. Io ho dichiarato di non poter accettare in alcun caso e ho proposto a mia volta Odger, che fu quindi rieletto. [Si tratta qui della riunione del Consiglio generale seguita al congresso]. Dupont mi ha d’altra parte fornito la chiave dell’operazione di Tolain e Fribourg: essi volevano presentarsi nel 1869 come candidati come candidati operai alle elezioni del Corpo Legislativo adottando il «principio» che solo dei lavoratori potrebbero rappresentare dei lavoratori. Era dunque di un’estrema importanza per questi signori di vedere il congresso di Ginevra proclamare questo principio.

Il marxismo non segue nella lettura della storia la mania dell’“ultima moda”

Potrebbe svolgere questo spunto generale geniale di Marx chi avesse a disposizione le otto ore ed il fiato di un leone: esso dice tutto. Il nostro odio verso la forma capitalista non ci condurrà mai ad ammirare da stolti le sue modernissime manifestazioni rispetto alle antiche. Non ci deve nemmeno condurre a sognare il ritorno alle forme feudali come un romanticismo di cui altrove accusammo Stalin. Non abbiamo infatti da ammirare né il corporativismo né una società di produttori autonomi. A noi non serve né un mito né un ideale né un modello che vogliamo far copiare dal futuro. Ma, se ne avessimo bisogno, non lo cercheremmo andando avanti, ma tornando più di tutti indietro, nella generosa nobile gloriosa umanità delle primitive tribù. (Marx ad Engels, 25 marzo 1868):

Le cose vanno nella storia umana come nella paleontologia. Alcune cose che si hanno sotto il naso anche i più eminenti cervelli non le scorgono, dapprincipio, per effetto di un certo accecamento di giudizio. Più tardi, quando i tempi hanno evoluto, ci si stupisce tuttavia di trovare dappertutto delle tracce di quello che non si era visto. La prima reazione contro la Rivoluzione francese e la filosofia illuminista che ad essa era collegata fu di vedere tutto sotto l’angolo medioevalista, romantico; ed anche uomini come Grimm non ne andarono esenti. La seconda reazione – e questa corrisponde all’orientamento socialista, sebbene quegli scienziati non sospettino affatto di essere legati ad esso – consiste nel tuffarsi, al di sopra del Medio Evo, nell’epoca primitiva di ciascun popolo. E si resta tutti sorpresi di trovare nel più antico il più moderno, e di trovarci perfino degli egualitari ad un grado tale che spaventerebbe lo stesso Proudhon.

Ancora Marx contro le sètte e il federalismo, per l’unico partito di classe internazionale: Marx a Bolte, 23 novembre 1871

L’Internazionale è stata fondata per sostituire alle sètte socialiste o semisocialiste la vera organizzazione di lotta della classe operaia. Gli statuti originali e l’”Indirizzo inaugurale” lo mostrano a prima vista. D’altra parte l’Internazionale non avrebbe potuto affermarsi se il corso della storia non avesse già polverizzato il mondo delle sètte. L’evoluzione del settarismo socialista e quella del vero movimento operaio vanno costantemente in senso inverso. Finché le sètte si giustificano (storicamente) la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Appena questa è giunta a tale maturità, tutte le sètte sono essenzialmente reazionarie. Tuttavia si è prodotto nella storia dell’Internazionale ciò che la storia mostra dappertutto. Ciò che è superato cerca sempre di ricostituirsi e mantenersi in seno alla forma finalmente acquisita. E la storia dell’Internazionale è stata una lotta continua del Consiglio Generale contro le sètte e i tentativi di dilettanti che cercavano di affermarsi in seno alla stessa Internazionale contro il movimento reale della classe operaia (…)

Il movimento politico ha naturalmente per scopo finale la conquista del potere politico per sé, e a tal fine è naturalmente necessaria un’organizzazione preventiva dalla classe operaia, ad un certo punto del suo sviluppo, derivante essa stessa dalle sue lotte economiche. Ma d’altra parte, ogni movimento nel quale la classe operaia si oppone alle classi dominanti in quanto classe e cerca di costringerla mediante una pressione dall’esterno è un movimento politico. Per esempio, il tentativo per conquistare, in questa o quella fase o in questo o quel laboratorio, mediante scioperi ecc., una riduzione del tempo di lavoro da parte di singoli capitalisti, è un movimento puramente economico; invece il movimento tendente a conquistare una legge delle otto ore, ecc. è un movimento politico. È così che dovunque i movimenti economici isolati degli operai danno origine a un movimento politico, cioè un movimento della classe per realizzare i suoi interessi sotto una forma generale, una forma che possiede una forza generale, una forza socialmente vincolante. Se questi movimenti presuppongono una certa organizzazione preventiva, sono allo stesso grado a loro volta dei mezzi per sviluppare tale organizzazione.

Là dove la classe operaia non è ancora andata abbastanza avanti, e la sua organizzazione è insufficiente per intraprendere una campagna decisiva contro la forza collettiva, cioè la forza politica, delle classi dominanti, essa deve almeno essere educata mediante una costante agitazione contro le politica delle classi dominanti (e l’atteggiamento ostile alla politica). Altrimenti essa resta una palla di gioco nelle mani delle classi dominanti, come ha mostrato la rivoluzione di settembre in Francia e come mostra in una certa misura il gioco che riesce ancora in Inghilterra fino da oggi ai signori Gladstone e Co.».

La buffonata democratica delle espulsioni: Marx a Bolte, 12 febbraio 1873

Secondo me il Consiglio Generale di New York ha commesso un grande errore nel sospendere la Federazione del Giura. Costoro si sono già ritirati dall’Internazionale dichiarando non esistenti per essi il suo Congresso e i suoi Statuti (…)

Ogni individuo e ogni gruppo ha il diritto di ritirarsi dall’Internazionale, e quando ciò avviene il Consiglio Generale deve semplicemente constatare ufficialmente questa defezione, e non sospendere. E fin quando dei gruppi (sezioni o federazioni) si limitano a contestare i poteri del Consiglio Generale o anche a violare in tale o tale punto gli Statuti o articoli del regolamento, che la sospensione è prevista. Per contro gli Statuti non hanno alcun articolo relativo a gruppi che buttano a mare la organizzazione nel suo insieme, e ciò per la semplice ragione che si capisce da sé che gruppi come questi non appartengono più all’Internazionale (…)

Il grande risultato del Congresso dell’Aia è stato di spingere gli elementi guasti ad escludersi da sé, cioè a ritirarsi. Il procedimento del Consiglio Generale minaccia di annullare questo risultato. Nell’opposizione aperta all’Internazionale, costoro non nuocciono, anzi sono utili, ma elementi ostili nel suo seno, rovinano il movimento in tutti i paesi in cui han messo piede.

Marx sapeva che il partito rinasce da ogni sconfitta

Dopo la caduta della Comune di Parigi, ogni organizzazione della classe operaia in Francia era naturalmente rovinata, ma essa comincia ora a svilupparsi di nuovo (…) Così, invece di morire, l’Internazionale è uscita dalla sua prima fase di incubazione per entrare in una fase superiore in cui i suoi sforzi e le sue tendenze originarie sono già in parte divenuti realtà. Nel corso di questo sviluppo crescente essa dovrà ancora passare attraverso numerosi cambiamenti prima che possa essere scritto l’ultimo capitolo della sua storia (Marx, La storia dell’Associazione Internazionale dei lavoratori del sig. George Howell, 1878).

Vaticinio di Engels che Mosca ha tradito: Engels a Sorge, 12 settembre 1874

Con la tua partenza la vecchia Internazionale è completamente finita. Ed è buona cosa. Essa apparteneva al periodo del Secondo Impero in cui la pressione che si esercitava in tutta Europa prescriveva al movimento operaio, da poco risvegliatosi, di unirsi ed astenersi da ogni polemica interna (…) Il primo grande successo doveva interrompere questo ingenuo viaggio in comune di tutte le frazioni. Tale successo fu la Comune, che intellettualmente era senza dubbio la figlia dell’Internazionale, sebbene questa non avesse mosso un dito per produrla, e per la quale l’Internazionale è stata resa responsabile in questa misura, e a buon diritto. Quando, grazie alla Comune, l’Internazionale divenne una potenza morale in Europa, la discordia cominciò immediatamente. Ogni tendenza voleva sfruttare per sé il successo (…) L’Internazionale ha dominato dieci anni di storia europea verso un lato, quello dell’avvenire; può guardare con fierezza al lavoro compiuto. Ma nella sua forma antica essa ha fatto il suo tempo. Per produrre una nuova Internazionale simile all’antica, una alleanza di tutti i partiti proletari di tutti i Paesi, occorrerebbe uno schiacciamento generale del movimento operaio come quello prodottosi dal 1849 al 1864. E per questo il mondo proletario è diventato troppo grande.

Credo che la prossima Internazionale sarà direttamente comunista e inalbererà di colpo i nostri principî quando gli scritti di Marx avranno prodotto il loro effetto durante un certo numero di anni.