Partito Comunista Internazionale

Al traguardo del patriottismo primi gli staliniani

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Aprendo a Livorno il Congresso della Fiom, Roveda ha esposto (vedi Unità del 2-11) l’ennesimo piano confederale per la rinascita della… benemerita siderurgia italiana. Il piano è degno delle tra- dizioni succhione ed autarchiche dei nostri baroni del ferro e dell’acciaio.

Questa che è stata sempre denunciata come una delle industrie nate e vissute sulle sovvenzioni e sulle commesse statali, responsabile del più esoso protezionismo ed inpinguatasi alla greppia delle guerre e degli scandali bancari, dovrebbe ora – per graziosa sollecitazione dei suoi salariati – premunirsi dalla sciagura di lasciar le penne nell’organizzazione del « pool » europeo del carbone e dell’acciaio, e ottenere – lei che non ne ha mai avuti abbastanza – dei «finanziamenti a lunga scadenza » atti « ad assicurare a questo settore vitale un pratico sviluppo». Inoltre, dovrebbe essere « nazionalizzato » I’IRI, e che cosa s’intenda per nazionalizzare, Roveda lo chiarisce subito: « i lavoratori vogliono che la direzione finanziaria e produttiva sia posta sotto il controllo dello Stato e del Parlamento, affinchè i criteri che la regolano siano pubblici e non privati ». In altre parole, non contenta di regalare finanziamenti ai siderurgici, la Fiom invoca il regalo allo Stato – rappresen- tante supremo degli interessi della borghesia (altro che criteri pubblici!) e oggi, in particolare, dei suoi interessi internazionali (o americani, che è lo stesso) – e, in subordinata, ad un Parlamento che magnificamente li esprime, le industrie che già succhiano, via IRI, alle mammelle dei contribuenti. Più patriottici di così non si potrebbe essere: gli stalinisti sono, in questo, sinceri.

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Tanto più che, lo stesso giorno, e in vista del IV Novembre, la Federazione Giovanile Comunista (povera Federazione Giovanile, tradizionalmente alla testa del movimento rivoluzionario!) lanciava nella ricorrenza del fausto giorno un appello « per impedire nuovi disastri al nostro Paese, nuove offese all’onore della patria e al prestigio del nostro esercito » ed esaltare i fasti bellici della nazione e «l’unità fra popolo ed esercito ».

Ragione per cui anche l’Avanti! ha mille motivi di ospitare la prosa di Concetto Pettinato, missino intransigente, nostalgico di un’Italia fiera della sua indipendenza e ansioso del ritorno ad un « minimo di autorità nazionale » … A quest’ultimo proposito, d’altronde, val la pena di dire: e perchè no? Se la « colomba della pace » è stata affidata alle mani dell’ex-interventista ed ex-fascista della prima ora Nenni, perchè non darla per un po’ in condominio a Pettinato?