La distribuzione del capitale azionario negli USA
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Uno dei motivi ricorrenti della propaganda democratica, in specie americana, è l’affermazione che sarebbe in atto nel mondo capitalista una « democratizzazione della proprietà » attraverso la sempre più larga partecipazione di « strati popolari » al capitale azionario. A parte ogni considerazione sul significato e il valore di tale partecipazione, è, questa, una gigantesca balla. Il Brookings-Institute ha pubblicato recentemente un opuscolo statistico sulla « distribuzione della proprietà azionaria negli Stati Uniti », di cui informa la rivista socialista-indipendente tedesca « Pro und Contra ». Riassumiamo i dati essenziali. Anzitutto, i possessori di azioni sarebbero negli Stati Uniti 6 milioni e mezzo (l’orchestra propagandistica dei pennivendoli parlava di 20 milioni!), cioè il 6,4% della popolazione totale adulta: in altri termini, il 93,6 % di questa non ha nessuna partecipazione al capitale azionario statunitense. E’ una prima schiacciante considerazione, alla quale si deve aggiungere che, secondo la stessa fonte – che è delle più autorevoli, perchè emanante da un’organizzazione ufficiale borghese – il numero degli azionisti è in corso non di aumento ma di diminuzione: « nel 1937 si contavano da 8 a 9 milioni di azionisti, dei quali ognuno interessato ad una società »; tenuto conto dell’incremento demografico, la percentuale dei possessori di azioni sulla popolazione adulta è dun- que scesa in 15 anni dal 10-11 % a 6,4. La concentrazione del capitale è, conformemente alla tesi marxista, in processo di continuo sviluppo.
Ma ancor più interessanti sono i dati (d’altronde incompleti) sulla distribuzione del capitale azionario. I 6 milioni e mezzo di cui sopra detengono 20 milioni e un terzo di pacchetti di azioni, cioè poco più di 3 a testa in média ma il 20 %, rappresentante lo strato superiore degli azionisti, ne detiene 5 a testa e l’8 % dello stesso strato più di 10. D’altra parte, i pacchetti rappresentano un volume diverso di azioni, e quindi anche un diverso grade effettivo di proprietà azionaria: il 69% di tutti i pacchetti contengono da 1 a 99 azioni rappresentanti appena il 14 % del valore complessivo di mercato di tutte le azioni; il 34 % di tutti i pacchetti contengono da 100 a 1000 azioni rappresentan- ti l’86 % del valore complessivo; ora, l’enorme maggioranza degli azionisti posseggono appunto pacchetti da 1 a 99 azioni, e il loro peso sull’intera proprietà azionaria e quindi minimo. In media, si può dire che la grande maggioranza degli azionisti hanno in mano un valore medio di mercato di 41 dollari (25 mila lire circa) per azione, e un valore medio complessivo di 3.912 dollari: il frutto di questo « capitale azionario » medio non dà da vivere a nessuno di loro.
Per contro, il 56 % del valore di mercato delle azioni complessive è riunito nelle mani del 2 % degli azionisti, cioè di uno strato di circa 150.000 persone detentrici di più di 1.000 azioni in media a testa. E’ inoltre arcinoto che si tratta quasi sempre non di persone diverse, ma della stessa persona figurante sotto il nome di diverse teste di turco o, comunque, di persone della stessa famiglia a capitale indiviso; la enorme maggioranza del capitale azionario è dunque concentrata in pochissime mani, anzi in un numero sempre più ristretto di mani, ed è a favore di questi che gli altri possessori di azioni – l’enorme maggioranza – sono mobilitati a fornire capitale.
Infine, dalla stessa indagine risulta che solo 670.000 su 31 milioni di operai detengono azioni, appena il 2% (si badi che tale cifra è prevalentemente data da operai specializzati e qualificati), e che il capitale azionario rappresentato dalle azioni di questi 670.000 operai ammonta ad appena 31.610.000 dollari.
La società per azioni, vantata dagli apologeti del capitalismo come forma di democratizzazione delle proprietà capitalistica, è in realtà un meccanismo ipocrita (e spesso nemmeno tale) di drenag- gio dei soldini di piccolo-borghesi e di un esile strato di proletari (l’aristocrazia operaia) a favore di una cerchia sempre più limitata e concentrata di capitalisti. Wall Street – se vogliamo usare questo termine corrente – è sempre più la dominatrice della « repubblica stellata ».