Santa Russia di Stalin
Categorie: Religion, Stalinism, USSR
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Un argomento tradizionale della politica degli Zar era il presentare la Russia, ancora al di qua del capitalismo, come il baluardo della difesa della religione contro le dottrine « materialiste » in voga nell’Occidente. In pratica, ad ogni pogroom di ebrei e di socialisti, agli sbirri della polizia imperiale, ai Cento Neri, ai reazionari di tutte le risme, si associavano le inquadrature ecclesiastiche, sicchè la Chiesa Ortodossa era divenuta simbolo di reazione e di sanguinosa repressione. Bene doveva la Rivoluzione leninista d’Ottobre vibrare colpi giustizieri al corrotto clero zarista e gettare le premesse sociali della soppressione della superstizione religiosa, « oppio dei popoli ».
Oggi, sotto i sogghigni sarcastici di Peppe Stalin, la Chiesa Ortodossa è risalita ad istituzione di Stato e strumento di governo, nonostante le ipocrite discriminazioni, di sapore liberaloide, tra Chiesa e Stato contenute nella staliniana Costituzione. Ormai, Mosca gareggia per i grattacieli e gli alberghi di super-lusso con New York, e per i conventi e le chiese con Roma. Non passano quindici giorni che gruppi e gruppetti di ecclesiastici non facciano pellegrinaggio alla capitale del « Paese del socialismo ». Che è un socialismo bigotto, all’acqua santa.
L’ultima notizia in proposito la fornisce la solita Unità (2-11-52): «Tre vescovi a Mosca (titolo). Si annuncia che verso la fine di questo mese, il dott. Otto Dibelius, vescovo di Berlino e capo di tutte le Chiese protestanti di Germania, si recherà a Mosca, dietro invito della Chiesa Ortodossa russa. Egli sarà accompagnato dal Vescovo di Hannover (Germania Occidentale) e dal vescovo di Dresda, nella Germania democratica ».
Ma voi avrete capito subito che altra cosa era la Chiesa ortodossa sotto gli zar, altra cosa sotto il governo di Stalin. Non occorre frugare nell’« opera omnia » di Nenni, in cui certamente dovrà esistere, per trovare la definizione della immancabile distinzione. E’ tanto difficile? I patriarchi e i popi degli zar servivano l’aristocrazia terriera, quegli stipendiati dalle casse dello Stato « socialista » servono il popolo. Come se la religione potesse servire per altri che non siano le masse incolte, il « popolo ». Cioè, a far fesso il popolo con le vomitorie storie sull’al di là e sul tribunale celeste d’oltretomba. Allora deve concludersi, ammesso sia vero quanto dice la propaganda cominformista, che la « nuova società » sovietica ha conquistato tutto, tranne il diritto a non essere fessamente credente e praticante…