Il capitalismo di stato attraversa i secoli Pt.1
Categorie: History of Capitalism, Maritime Republics, State Capitalism
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Proseguiamo nel lavoro di arricchimento della documentazione di quanto andiamo affermando, su questo foglio e su Prometeo, circa il capitalismo di Stato. Lo scopo del nostro lavoro, poiché non siamo freddi intellettuali immersi in ricerche di archivio in vista di articoli brillanti, riflette i nostri interessi di partito, di parte politica in lotta con avversari e diffamatori. Precisamente tende a stroncare, oggi purtroppo solo sulla carta stampata, le convergenti manovre di confusione ideologica che mirano a presentare le forme di capitalismo di Stato, odiernamente giganteggianti nel mondo borghese, sia come prima fase o fase inferiore del comunismo, sia come « tipo » di eco- nomia « post-capitalista », cioè non più capitalista, ma non ancora socialista. Quello che intendiamo provare, con assiduo lavoro di esposizioni scritte e di riunioni di lavoro, è proprio che il capitalismo di Stato, la gestione statale del capitale, non costituisce affatto un tipo di economia, ma solo un rapporto di produzione, cioè una forma giuridica, che non solo non è esclusiva della fase imperialista del capitalismo, coincidente con gli ultimi decenni dell’800 e tutto il 900 fin qui trascorso, che non solo è dato di fatto comune a tutta quanta la lunga e tormentata storia della borghesia dal Medioevo ad oggi, ma che neppure può considerarsi esclusivo della struttura economica e della dinamica storica propria dell’epoca capitalistica.
Ciò può stupire coloro che sono usi, nonostante si picchino di professare il marxismo, a giudicare le epoche storiche dall’involucro esteriore della contingenza giuridica, per cui il regno del capitalismo viene individuato laddove esiste la tabella « proprietà privata », mentre si affibbia la denominazione di socialista a tutto ciò che a norma di legge risulta « proprietà dello Stato ». Non sorprende chi, come noi, sa che la messa in primo piano dello Stato come apparato di difesa e di favoreggiamento delle accumulazioni capitalistiche, ricorre necessariamente nei cruciali momenti storici in cui la classe borghese è costretta a scontrarsi a corpo a corpo con le forze sociali nemiche, all’inizio dell’ascesa rivoluzionaria, con le burocrazie feudali ed ecclesiatiche: nella fase della più feroce resistenza controrivoluzionaria, con il mareggiante proletariato industriale, da essa stesso evocato.
Portammo così contributo di materiale documentario alle tesi storiche svolte nel « Filo del tempo » Armamento ed investimento, apparso nel n. 17. anno 1951, in questo foglio che all’epoca recava la testata di Battaglia Comunista. A dimostrazione della tesi che le prime forme di investimento statale per la produzione industriale, e precisamente per l’allestimento delle prime flotte militari e mercantili, risalgono, con cronologia verificabile materialmente, alle prime forme di Stato borghese, si rievocava suggestivamente nel Filo citato quanto fatto in tale campo produttivo dalle gloriose repubbliche civiche indipendenti, fiorite nel Medioevo, che rispondono ai nomi di Amalfi, Pisa, Salerno, Genova, Venezia, Firenze, prime attuazioni del potere borghese nel mondo. Vale la fatica di trascrivere il brano che in uno squarcio tanto completo quanto limpido, sintetizzava l’enorme impor- tanza storica che ebbero i traffici mercantili e militari effettuati dalle flotte delle Repubbliche marinara: « Questi navigatori abilissimi dell’anno mille (Amalfi, Salerno) allacciarono le relazioni commerciali mediterranee, che pui divennero imponenti grazie alle repubbliche centro-settentrionali nei secoli successivi. Nelle Crociate le armate occidentali, sotto le mura di Antiochia, di Laodicea o a S. Giovanni d’Acri. malgrado i successi militari avrebbero ceduto per difetto di organizzazione e di logistica senza le flotte di Venezia e di Genova che giungevano cariche non solo di armi, ma di viveri, di mezzi d’opera per l’artiglieria del tempo e di provetti costruttori ed artefici di macchine belliche. Le potenti repubbliche ne trassero trattati di monopolio commerciale in date zone di Orien- te ».
Quale carica rivoluzionaria ad altissimo potenziale costituisse il commercio marittimo, che spezzava le « isole chiuse » di produzione proprie del regime feudale e quindi quale importanza rivesti l’armamento delle flotte, è lapidariamente detto nel Manifesto dei Comunisti (1848), dove Marx ed Engels parlano delle scoperte geografiche del secolo XV e XVI:
« La scoperta dell’America e la circumnavigazione dell’Africa offrirono nuovo campo all’adolescente borghesia. Il mercato delle Indie Orientali e della Cina, la colonizzazione dell’America, i traffici colle colonie, l’aumento dei mezzi di scambio e soprattutto delle merci diedero un impulso fino allora sconosciuto ai commerci, alla navigazione, all’industria, e in tal modo rapidamente svilupparonsi gli elementi rivoluzionari della cadente società feudale ».
Il capitalismo si è conquistato il dominio del mondo nella misura in cui ha universalizzato il mercantilismo, trasformando in merci tutti i prodotti del lavoro sociale innanzitutto la forza-lavoro. Il commercio per via di mare, più facile e rapido che quello terrestre, doveva pertanto costituire una forza rivoluzionaria. La costruzione delle flotte, rappresentò una questione di vita o di morte per la nascente borghesia dei Comuni in lotta mortale con il potere feudale. In quell’epoca la borghesia costituiva una classe rivoluzionaria ma se dovessimo ricavare tale caratterizzazione dalla esteriorità giuridica, resteremmo enormemente confusi, poichè le Repubbliche marinare si servivano delle stesse forme di gestione statale nella produzione alias di capitalismo di Stato, che vediamo trionfare nella fase di rigida conservazione reazionaria che definiamo di imperialismo. Infatti l’armamento delle flotte, esigendo l’impiego di vasti capitali non posseduti da alcun mercante privato e una complessa organizzazione di mano d’opera specializzata (carpentieri, fabbri, calafati, vetrai, cordai e numeroso equipaggio di gabbieri, cocchieri, timonieri che le leggi medievali proibivano di sottrarre alle corporazioni dovette essere assunto in gestione dallo Stato). Il Filo citato così concludeva: « Facile arguire che il primo armatore, il primo investitore di capitale nella navigazione fu la Città, la Repubblica: lo Stato, dunque, primo capitalista».
Nell’articolo « Un esempio di capitalismo di Stato nel Quattrocento italiano» provavamo con i dati: inoppugnabili pubblicati da un giornale come la gestione economica del primigenio Stato borghese non si limitasse alla produzione di flotte, ma invadesse altri campi di produzione. Ad esempio servì allo sfruttamento commerciale delle foreste del Casentino espletato dai funzianari della Repubblica di Firenze nel Quattrocento, al duplice scopo di fornire materiale di costruzione all’Opera di Santa Maria del Fiore e di alimentare un proficuo commercio di legnami con gli arsenali di Livorno, Malta, e del Mezzogiorno della Francia, con il risultato di enormi vantaggi finanziari. Per dimostrare che il capitalismo di Stato non è figlio del solo ‘900 ma che sorge coll’apparire del potere borghese, le « prove » addotte sono più che sufficienti.
Ma nel Filo di cui ci occupiamo, era detto di più e cioé che forme di capitalismo di Stato, o se preferite di investimento e gestione statale della produzione, sono rintracciabili agevolmente anche nella storia delle epoche non capitaliste, non occupate cioè da una classe di borghesi capitalisti. « «Quando Marx spiega che non vi poteva essere capitalismo nel mondo antico, egli ricorda che ciò non è perche non vi fosse concentramento di massa monetaria ma perché mancavano le masse di lavoratori liberi». E per lavoratore libero noi intendiamo il lavoratore con soggetto a vincoli di schiavitù e possessore solo della sua forza di lavoro. Lavoratori liberi nel mondo antico gli schiavi non lo erano, mentre i cittadini possedevano tutti qualcosa, dal latifondo al piccolo campo e alla botteguccia artigiana. « Marx ne induce che è falso dire (come Mommsen) che nell’antichità il capitale fosse completamente sviluppato, in quanto solo dallo scambio di salario contro la forza lavoro si formano le masse del capitale; ma non per escludere che limitatamente certi capitali potessero in date quantità trovarsi concentrati. Solo che, se li aveva tesaurizzati un privato, non poteva servirsene ad organizzare la produzione mancando i lavoratori disponibili. Quindi solo lo Stato, colla possibilità di costrizione e di coscrizione di tipo militare, poteva in un ambiente o antico-schiavista, o medioevale-servile dare i primi esempi di organizzazione capitalista produttiva e dare con ciò i primi lontani avvii alla accumulazione capitalista.
E ancora torna l’esempio dell’armamento delle flotte. Roma ber fronteggiare e fiaccare poi la potenza rivale di Cartagine « davette darsi alla costruzione di flotte e fu lo Stato che dette al console Duilio i mezzi per organizzare gli arsenali: uomini, materiali, maestranze: LO ARSENALE E’ IL PRIMO TIPO DI INDUSTRIA E DUNQUE LA PRIMA INDUSTRIA FU STATALE. Lo Stato armatore copre due millenni avanti lo Stato investitore, che avrebbero scoperto gli economisti dell’ultimissima edizione del capitalismo». Così nel Filo « Armamento ed investimento».