Prato, 18 gennaio – Per un Fronte Unico Sindacale di Classe – Contro padroni, Stato borghese e sindacalismo di regime
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Qui di seguito pubblichiamo il volantino che abbiamo distribuito alla manifestazione di sabato 18 gennaio a Prato, anche tradotto in lingua inglese.
La mobilitazione, promossa dal SI Cobas, è riuscita, con circa 2 mila manifestanti, per la gran parte lavoratori. La cittadinanza di Prato era sicuramente anni che non assisteva ad un simile corteo operaio. Né mai per iniziativa di un sindacato di base.
Questo deve aver preoccupato non poco la piccola borghesia, i padroni e le autorità locali. Altrettanto certamente ha dato forza e coraggio agli operai che si sono inquadrati col SI Cobas e ai tanti che ancora non hanno avuto il coraggio di farlo e di lottare, per il timore delle ritorsioni aziendali, in questo importante distretto tessile.
Altro dato positivo è stata l’adesione di quasi tutto l’arco del sindacalismo conflittuale, sia pure per lo più con ristrette rappresentanze. Oltre ai lavoratori del SI Cobas, che costituivano la maggioranza del corteo, era presente l’opposizione Cgil, con gruppi di fabbrica quali la Gkn di Firenze e la Piaggio di Pontedera, la Confederazione Cobas, con gruppi più ridotti la Cub e l’Usb. L’Adl Cobas, che agisce in sintonia col SI Cobas, è stato l’unico in grado di costituire uno uno spezzone del corteo. Era presente anche il Coordinamento Lavoratori Autoconvocati per l’Unità della Classe (CLA), con uno striscione, una ventina di aderenti e un volantino distribuito.
Insomma, si è trattato di un piccolo esempio d’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, parola d’ordine che il nostro partito agita in seno al movimento sindacale e a cui è ispirato il Coordinamento autoconvocato (CLA). Ma la strada affinché esso si imponga è ancora lunga e ha bisogno che simili episodi di lotta si moltiplichino e non restino episodici. Nel contempo l’attività del Coordinamento deve proseguire nella consapevolezza di quanto la strada imboccata sia giusta, per quanto lunga e in salita. Le scorciatoie sono dell’opportunismo politico e sindacale.
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Le multe per “blocco stradale” inflitte ai lavoratori della lavanderia Superlativa di Prato e alle studentesse solidali, per un picchetto sgomberato con la forza dalla polizia, rientrano nel quadro generale della repressione padronale volta ad impedire il ritorno alla lotta della classe operaia.
Sono centinaia i fogli di via, le sanzioni, le denunce. Solo nei giorni scorsi a Genova sono state comminate 19 sanzioni di circa 5000 euro con l’accusa di “violenza privata” e a Desenzano sul Garda (Brescia) denunce e divieti di dimora con l’accusa di “estorsione”, sempre per aver scioperato e organizzato picchetti.
Laddove il SI Cobas si insedia in un posto di lavoro, inizia la repressione aziendale con le minacce, le discriminazioni e i licenziamenti. Se non basta, al singolo imprenditore viene in soccorso lo Stato che invia polizia e carabinieri a sgomberare i picchetti, a manganellate e coi gas se serve, come accaduto in decine di episodi. Se nemmeno questo ferma la lotta, allora subentra la magistratura, che si avvale degli strumenti legali che il regime politico borghese – in perfetta continuità al di sopra dei cambi di casacca, democratica o fascista, e per mano dei suoi governi d’ogni colore – ha prodotto a tutela delle aziende e contro la lotta dei lavoratori, ultimi i cosiddetti “decreti sicurezza”.
Polizia, magistratura e governo sono tutti ingranaggi della macchina statale borghese il cui scopo è mantenere oppressa e sfruttata la classe lavoratrice.
La repressione padronale oggi si accanisce in primo luogo contro il SI Cobas perché questo sindacato ha organizzato la lotta dei settori operai più sfruttati e combattivi in questi ultimi anni. Serve a impedire che queste lotte e questo sindacalismo contagino il resto della classe lavoratrice che per ora in larga parte resta passiva, vittima dell’individualismo, della rassegnazione, della sfiducia nell’azione collettiva e nel sindacato, condizione provocata da decenni di sindacalismo collaborazionista di Cgil, Cisl e Uil, che sta conducendo i lavoratori di sconfitta in sconfitta a perdere una dopo l’altra tutte le conquiste fatte con dure lotte nei tre decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale.
Ma la repressione colpisce sempre più frequentemente anche tanti militanti del resto del sindacalismo conflittuale e singoli lavoratori combattivi in posti di lavoro dove la minaccia delle ritorsioni aziendali da un lato e del sindacalismo collaborazionista dall’altro impediscono una reale solidarietà fra i compagni di lavoro e quindi la possibilità di chiamare gli altri lavoratori alla lotta in loro difesa.
Per spezzare questa catena oppressiva composta da aziende, Stato borghese e sindacalismo di regime occorre perseguire la strada dell’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, cioè dei sindacati di base e della opposizione in Cgil.
Questo è quanto è stato fatto oggi a Prato, dove alla manifestazione odierna hanno portato il loro sostegno la gran parte delle federazioni locali del sindacalismo di base, l’opposizione in Cgil, diverse Rsu e collettivi di fabbrica e il Coordinamento Lavoratori/trici per l’Unità della Classe, quest’ultimo costituitosi appositamente con lo scopo di coordinare gli sforzi di quei militanti che vogliono battersi all’interno delle organizzazioni del sindacalismo conflittuale per l’unità d’azione.
Occorre battersi affinché quello di oggi non resti un episodio isolato ma diventi l’obiettivo a cui uniformare in modo costante e sempre più completo l’azione dei sindacati di base e della opposizione in Cgil
Solo la formazione di Fronte Unico Sindacale di Classe sarà in grado da un lato di offrire ai lavoratori una alternativa credibile e forte ai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e dall’altro di combattere più agevolmente l’opportunismo sindacale dominante all’interno del sindacalismo conflittuale, che è la causa principale delle sue divisioni interne.
Sono invece da rigettare i fronti misti fra sindacati e partiti perché, a dispetto dei proclami in favore dell’unità d’azione dei lavoratori, non possono che generare una pluralità di fronti fra partiti, tutte ovviamente in concorrenza reciproca, ciascuno con la sua parte di organismi o correnti sindacali sotto suo controllo. Sono perciò operazioni che vanno nella direzione opposta a quella di stabilire una organica e costante unità d’azione del sindacalismo di classe.
Battersi oggi per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, con l’obiettivo della costituzione di un Fronte Unico Sindacale di Classe, nella prospettiva della formazione di un unico Sindacato di Classe, è la strada lungo cui poter riportare la classe lavoratrice alla lotta nelle condizioni di forza più favorevoli, sola base materiale che permetterà lo spostarsi di una parte sufficientemente robusta di essa su posizioni rivoluzionarie, collegandosi all’autentico partito comunista disposto a dirigerla alla conquista del potere politico.