Teoria del materialismo storico (Pt.2)
Categorie: Marxist Theory of Knowledge
Articolo genitore: Teoria del materialismo storico
Della causalità e della teleologia nelle scienze
Se noi esaminassimo, ma con un sol guardo d’insieme, le apparenze e i fenomeni naturali e della vita comune, vedremmo che queste apparenze non presenterebbero alcun senso per noi, né da esse si potrebbero trarre elementi di giudizio, né alcuna cosa capirne o alcunchè dedurne per previsioni o leggi da stabilire. Ma se al contrario su tali apparenze portassimo la nostra indagine con sguardo fisso e ripetutamente vedremmo la regolarità di tutte le cose che ci circondano. La notte succede al giorno e viceversa sempre, le stagioni si alternano l’una all’altra periodicamente, le foglie crescono in primavera, in autunno volan via lievi come uccelletti, i funghi crescono dopo la pioggia, gli uomini raccolgono le messi se prima le hanno seminate etc.; al contrario osserviamo che mai la spiga germoglia dalla pietra o gli uccelli vivono negli abissi marini. Così in natura dai più giganteschi corpi celesti alle spore invisibili esiste una regolarità, una legge costante di vita e di sviluppo: così nella società possiamo ricercare e stabilire le norme costanti che ne regolano l’esistenza e il progresso. Per es., dovunque si sviluppa il capitalismo sorge e si estende la classe operaia, si propaga il movimento socialista, si fa strada la teoria marxista; insieme con lo sviluppo della produzione aumenta la cultura, diminuisce il numero degli analfabeti; nella società capitalistica ad intervalli determinati sorgono delle crisi che si alternano con l’ascensione industriale quasi come il giorno con la notte; quando si fa qualche grande invenzione si produce un radicale mutamento nella tecnica, del quale risente tutta la vita sociale. Muovendo dai varii dati è possibile stabilire con esattezza l’aumento della popolazione, la quantità di un dato genere prodotto o consumato in una regione, la frequenza dei delitti, tanto che possiamo muovere alla ricerca di una causa nuova perturbatrice quando le nostre previsioni escono dai limiti loro assegnati.
Esiste dunque una regolarità entro cui tutto vive e si muove. Che cosa è questa regolarità? Ecco uno dei primi quesiti che la scienza deve risolvere.
Quando noi abbiamo dinanzi un meccanismo d’orologio ed osserviamo come magnificamente sono aggiustate le piccole ruote, sì che ogni dentino ingrani precisamente con l’altro, noi comprendiamo il perché della cosa. L’orologio è stato costruito con uno scopo determinato, ed ogni piccola vite sta a quel tal posto proprio perché possa raggiungersi il suo determinato scopo. E così avviene anche che gli astri si muovono rigorosamente, placidamente, diremmo quasi, per le loro vie; la natura saviamente conserva le particolari e sviluppate forme della vita. Basta osservare p. es. l’occhio di un qualche animale per vedere come esso sia costruito conformemente al suo scopo: la talpa che vive sottoterra ha gli occhi piccoli, ciechi, ma ha un ottimo udito; i pesci che vivono a grandi profondità hanno una pressione interna fortissima, per cui venendo a galla si gonfiano e crepano. Nella società umana lo scopo cui tendono tutte le leggi e i fenomeni sociali è il comunismo.
Ora posto che nella natura e nella società tutto ha il suo scopo, che non sempre è chiaro per noi, potremmo esaminare le varie questioni dal punto di vista di questo scopo. Ma in natura e nella società anche tutto ha una causa: il genere umano va verso il comunismo, perché nella società capitalistica si sviluppa il proletariato, le cui funzioni di vita non si possono esplicare entro i confini di questa società; la talpa ha un buon udito ed una meschinissima vista perché in migliaia di anni hanno influito su questi animali le condizioni dell’ambiente in cui vivevano e i conseguenti adattamenti si son trasmessi per eredità; il giorno sostituisce la notte e viceversa, perché la terra girando attorno al suo asse offre al sole ora l’uno emisfero e ora l’altro. Si può dunque, posto che ogni cosa ha la sua causa, esaminare ciascuna questione dal punto di vista della sua causalità. Sorge però dal duplice aspetto della causalità e della teleologia delle cose e dei fenomeni il quesito se le varie questioni debbansi risolvere ponendo mente all’uno o all’altro degli aspetti: tal quesito a noi importa subito di risolvere.
Se noi consideriamo la teleologia come un principio universale, cioè come una maniera di vedere che tutto nel mondo è sottomesso ad uno scopo determinato, allora non è difficile capire l’assurdità di tale teleologia. Infatti la concezione dello scopo presuppone la concezione di colui il quale assegna ad ogni cosa il suo scopo; lo scopo senza un essere che pone lo scopo medesimo è inconcepibile.
Le pietre o gli astri o le infinite altre cose esistenti in natura non pongono nessuno scopo a sé o agli altri. L’assegnazione dello scopo alle cose è soltanto degli esseri viventi, i quali hanno un desiderio da raggiungere. Solo un selvaggio può concepire le pietre o gli astri come persequenti uno scopo, in quanto che il selvaggio anima la natura, anima le pietre, in lui domina la teleologia e le pietre funzionano come esseri coscienti. I difensori della teleologia si somigliano come due gocce d’acqua a quel selvaggio perché pensano che tutto il mondo ha il suo scopo, posto da un qualche sconosciuto.
Non è difficile analizzare la radice della disputa fra i partigiani della teleologia e quelli della causalità. Dal tempo in cui la società si divise in gruppi, dei quali uno comanda, dirige, domina e gli altri eseguono sottomettendosi, gli uomini hanno cominciato ad analizzare il mondo in questa guisa. Come sulla terra vi sono i sovrani, i comandanti, i giudici, che dettano la legge giudicano, puniscono, così per tutto il mondo v’è lo zar dei cieli, i giudici, i comandamenti, l’esercito celeste: tutto il mondo si analizza come il prodotto della volontà creatrice, la quale come ad essa consente il suo rango si occupa di prescrivere il suo scopo al mondo. Con la diffusione specie dell’autorità imperiale dell’antica Roma la giurisprudenza è divenuta la teleologia terrestre: la legge ha cominciato a designare la norma che promana dall’imperatore celeste in dogmi religiosi e dal dio terrestre in tavole di diritto. La regolarità della natura è apparsa come il sistema della legislazione divina. Keplero infatti diceva che il mondo fisico ha le sue pandette – e la società capitalistica ha trovato la sua giustificazione teorica nel diritto divino.
Queste opinioni le troviamo presso gli economisti francesi della rivoluzione che dettero il primo maestrevole bozzetto dell’odierna società, in cui la regolarità delle leggi naturali si frammischia con le leggi governative e con i decreti della potenza celeste. Così Francois Kene scrive che «le leggi comuni fondamentali sono le leggi dell’ordine naturale più vantaggioso per gli uomini. Queste leggi sono date dal creatore della natura una volta per sempre; l’esecuzione poi di queste leggi dev’essere appoggiata dalle autorità titolari». Ora non è difficile scorgere come le leggi dell’autorità tutelare (leggi: poliziotto borghese) si appoggiano destramente sull’esempio modello dell’autorità celeste, la quale invece a sua volta venne inventata a somiglianza degli ordinamenti terrestri. Né mancano moltissimi altri esempi, tutti dimostranti un’unica cosa: che il punto di vista teleologico si appoggia sulla religione, su questa rozza e barbara traslazione dei rapporti terrestri di schiavitù da una parte e dominio dall’altra a rapporti universali e immanenti.
Uno scienziato borghese, l’economista Böhm-Bawerk ha scritto: «Immaginiamo che io abbia esposto per spiegare l’origine e l’essenza del mondo una teoria secondo la quale tutto sia composto da una quantità di piccolissimi gnomi, il movimento dei quali produca tutti i fenomeni, e che questi gnomi siano invisibili, non abbiano odori, non si possano afferrare per la coda. Provate a confutare questa teoria!». Confutarla non la si può perché si nasconde dietro l’inafferrabilità della coda degli invisibili diavoletti; ognuno però ne vede la assurdità, in quanto non esiste nessuna sia pur minima conferma dell’esistenza di questi ipotetici gnomi. Presso a poco tutte le sciocchezze religiose si nascondono dietro l’invisibilità di misteriose potenze o l’incapacità del nostro intelletto.
V’è poi una teleologia immanente, che respinge a parole l’idea di misteriose potenze e dipinge lo scopo come alcunchè di appartenente al processo dello sviluppo. Chiarisco questo esempio: se osserviamo una qualsiasi specie di animali o la società stessa e ci soffermiamo a riguardarne i progressi, sembrerà che il graduale perfezionamento avvicini sempre più la società stessa o quella tal specie di animali al loro scopo, che qui si presenta come processo di sviluppo e non come alcunchè di anticipatamente prescritto dalla divina provvidenza, a simiglianza della rosa che rompe il calice e spande al vento il suo profumo in virtù del soggetto stesso. Questa teoria della teleologia immanente è anche da respingersi perché trattasi di una mascherata e raffinanta assurdità teleologica.
Anzitutto ci dobbiamo opporre contro la stessa concezione dello scopo non «posto» da alcuni, chè sarebbe lo stesso che parlare di pensiero senza l’essere pensante o di vento in una ambiente privo di aria. In realtà quando si parla di scopo «interno immanente» si sottintende con molto garbo l’esistenza di un’invisibile interna potenza, che pone lo scopo; e se tale interno demone non somiglia al vecchio Dio con il triangolo in testa e la barba, è tuttavia un presupposto di divinità più abilmente mascherata. Ci troviamo in tal caso avanti alla stessa teorica teleologica più sopra analizzata, la quale conduce direttamente ai problemi teleologici. Ma per stare più strettamente alla teoria della teleologia immanente, diremo che anzitutto è necessario analizzare l’idea di progresso sociale e di perfezionamento sulla quale si appoggiano di più i sostenitori di tale teorica.
Vede ciascuno che il respingerla è un po’ più difficile, poiché qui il divino appare annidato in trincea; tuttavia si può senza eccessivi ostacoli esaminare tutto il processo di sviluppo nel suo insieme. Si compie tal processo di perfezionamento in tutte le forme? No. Le specie fossili di animali e piante di altre epoche più non esistono; anche razze umane (Incas, Azteki) sono scomparse o vanno scomparendo (Boscimani). Che cosa resta di molte antiche civiltà? Forse di alcune neppure il ricordo. Ed alllora in che consiste il progresso se delle infinite entità esistenti, moltissime scompaiono e periscono e solo talune seguono una linea di costante sviluppo, se su mille combinazioni solo pochissime si presentano come favorevoli alla tesi dello sviluppo? Se si bada alle sole condizioni favorevoli allora sì che ci parrà che tutto nel mondo (oh come miracolosamente creato) procede conforme al suo intimo scopo di progresso; ma se i signori della teleologia immanente vorranno guardare il rovescio della medaglia, vedranno gli infiniti casi d’involuzione, di regresso e di distruzione per cui l’interno scopo delle cose è assolutamente privo di ogni efficacia. Appaiono perciò esistenti buoni e cattivi risultati, il che toglie al quadro ogni divino riflesso e al punto di vista teleologico ogni efficacia. Un sostenitore del quale, prima marxista e poi predicatore di progroms presso Wrangel, il prete Sergio Bulgakoff scrive nei «Problemi dell’idealismo»: «Di pari passo con la concezione dello sviluppo non conforme allo scopo, sorge la concezione dell’evoluzione teleologica, nella quale causa e progressiva scoperta dello scopo coincidono fino a identificarsi, come nei sistemi metafisici». Donde vediamo chiaramente la preoccupazione psicologica di concezione del mondo: l’anima del non tranquillo borghese che sente precario il suo stato cerca una consolazione negando lo sviluppo che non conduce a nessuno «scopo salutare». Qui crediamo opportuno far notare che se in Marx od Engels s’incontra talora qualche frase che appare quasi conforme al punto di vista teleologico ciò avviene per un certo uso figurato del linguaggio, e che quando Marx afferma che il concentramento dei muscoli costituisce il valore, solo degli avversari della classe operaia come P. Struve possono brigare su questa espressione e ricercare nel valore i muscoli.
Inoltre quando noi parliamo dell’assurdità completa del punto di vista teleologico intendiamo riferirci soltanto per ora ai problemi della natura in genere e non ancora a quelli dell’umana società. La pietra non ammette lo scopo, ma l’uomo sì, e perciò si distingue da tutto il resto. Marx scriveva di questa distinzione così: «Un ragno fa un’operazione molto simile a quella del tessitore, e l’ape con le sue costruzioni in cera può fare arrossire di vergogna un architetto. Ma ciò che distingue anticipatamente il peggiore architetto dalla migliore ape è il fatto che quello ha nella sua mente la costruzione prima d’incominciare a costruirla; alla fine del processo del lavoro si presenta un risultato il quale già esisteva idealmente nel principio, come immaginazione di colui che l’ha prodotto. Il quale non solo vuole il cambiamento delle forme della natura, ma egli stesso lo mette in opera conseguendo quello scopo che lui solo s’è prefisso, e determina la sua pratica conformemente alla legge dello scopo al quale egli deve sottomettere la sua volontà. Questa sottomissione non è un atto separato, poiché oltre allo sforzo degli organi materiali si richiede tutto il lavoro della volontà conformemente allo scopo, sotto forma di attenzione». Qui Marx ci dimostra un’acuta differenza tra l’uomo e il resto della natura, differenza certamente giusta, perché nessuno disconosce all’uomo la facoltà di assegnare lo scopo alle cose. Ma vediamo a quali risultati giungono da ciò i partigiani del punto di vista teleologico nel campo delle scienze sociali e se noi possiamo seguirli nelle loro deduzioni.
Un nostro nemico e fra i più conosciuti, lo scienziato tedesco Rodolfo Stammler nel suo libro contro il marxismo, «Economia e diritto dal punto di vista della comprensione materialistica della storia», scrive: «In che consiste la materia delle scienze sociali? I fenomeni sociali hanno caratteri del tutto diversi dagli altri fenomeni, per cui occorrono scienze speciali e questi caratteri speciali consistono nel fatto che i fenomeni si regolano mediante le norme del diritto, senza il quale la società non esisterebbe. Ma se il carattere dei fenomeni sociali consiste appunto in ciò che essi si regolano, è assolutamente chiaro che la legittimità della vita sociale è la legittimità dello scopo».
Ma chi è che «regola» e che cosa significa «regolare»? Regolano gli uomini stabilendo determinate norme per determinati fini che essi stessi si prefiggono. Da questo fatto deriva, per Stammler, la colossale differenza tra natura e società, fra progresso naturale e progresso sociale, (si ricordi sempre che Stammler considera la società come l’opposto della natura) e per conseguenza fra scienze naturali e scienze sociali. Le scienze sociali ammettono lo scopo, le scienze naturali riguardano invece tutto dal punto di vista di causa ed effetto. Ma è giusta una tal distinzione, è giusto che vi siano due specie di scienze delle quali una dista dall’altra come il cielo dalla terra? No, non è giusto, ed eccone il perché. Supponiamo per un momento che in effetti la principale caratteristica della società consista in ciò che gli uomini regolano questi rapporti nel tempo e nello spazio in modo che possono coesistere con altri rapporti del tutto diversi, anzi opposti. Esempio: la repubblica borghese tedesca del 1919-20 regola i rapporti sociali in modo da fucilare gli operai; la repubblica soviettista li regola in modo da fucilare i capitalisti e i controrivoluzionari: la regolazione borghese pone il suo scopo nel mantenere ed accrescere il dominio del capitale; i decreti dello stato proletario pongono il loro scopo nel distruggere il potere del capitale ed innalzare quello del lavoro. Ora quando noi vogliamo scientificamente spiegarci questi fenomeni, non possiamo certo accontentarci del fatto che gli scopi sono differenti, potendosi ciascuno domandare il perché gli uomini fissano nell’un caso uno scopo e nell’altro uno diverso. Ed a noi questo perché appare molto chiaro: la borghesia fissa alle sue leggi quello scopo che le sue condizioni di vita necessariamente le fanno desiderare; egualmente per il proletariato lo scopo è quello determinato dalle sue necessità vitali. Insomma sempre che noi vogliamo scientificamente spiegarci i fenomeni sociali cominceremo col domandarci il perché di essi, la loro causa cioè, la quale è anche la causa degli scopi che gli uomini si prefiggono; per cui, se anche tutto avvenisse nella società perché gli uomini scientemente regolano i loro rapporti, per la spiegazione di questi e di ogni altra cosa non è necessaria la teleologia, bensì l’indagine delle cause e la conoscenza delle leggi della causalità. Donde possiamo anche concludere che non vi è alcuna differenza tra scienze naturali e scienze sociali.
Infatti se ben si riflette appare anche manifesto come diversamente non potrebbe essere, in quanto l’uomo stesso e la società umana sono parte della natura, come parte del mondo vivente è la vita umana: chi nega ciò sconosce gli stessi principii della scienza contemporanea. Noi vediamo in questo modo l’intera falsità del punto di vista teleologico. La teoria di Stammler è un riflesso delle ideologie capitalistiche e piccolo borghesi, le quali eternizzano ciò che invece è contingente, come il potere e il diritto che sono prodotto di società classiste, le cui parti si trovano spesso in acerbissimo conflitto. È fuori dubbio che in una tale società sono essenziali le norme del diritto e l’organizzazione statale del potere di classe, ma in altra società senza classi il quadro muterebbe completamente ed allora è impossibile prendere i rapporti storici variabili (potere, diritto etc.) per proprietà sociali costanti. D’altra parte Stammler perde di vista qualche circostanza: spesso avviene che le leggi del potere statale, con le quali la classe dominante desiderava raggiungere qualche risultato, nei fatti portano, o per necessità di cose o per altre ragioni a risultati completamente diversi dal loro scopo. Un ottimo esempio ne è la guerra mondiale: infatti nella preparazione che le borghesie dei diversi paesi facevano di essa si ripromettevano certi determinati fini, al posto dei quali si è invece avuto su larga parte del mondo la rivoluzione proletaria contro il capitale. Come spiegare ciò dal pietoso punto di vista teleologico di Stammler? In un modo molto semplice: riconoscendo che tutte le sue teoriche costruzioni ordinarie e straordinarie sono completamente campate in aria.
Concludendo su questo argomento possiamo affermare che sempre che vogliamo spiegarci sia i fenomeni naturali che quelli sociali è necessaria l’indagine delle cause di essi. Tutti i tentativi di spiegazione teleologica ci si presentano come riflessi di fede religiosa e assolutamente non spiegano nulla. Così alla domanda circa la legittimità dei fenomeni naturali e sociali noi rispondiamo che e nella natura e nella società esiste soltanto oggettivamente la legittimità causale dei fenomeni stessi.
E che cosa è questa legge causale? Essa è la necessaria connessione del fenomeno, la quale dappertutto e sempre deve potersi osservare; p. es. se la temperatura di un corpo si eleva questo aumenta di volume, se un corpo viene abbandonato a sé stesso questo cade secondo la verticale, se un animale vien messo sotto una campana pneumatica senz’aria questo muore etc. Ciascuna legge causale si esprime nella formula: se si manifesta un fenomeno necessariamente a questo ne corrisponderà un altro. Spiegare un fenomeno vuol dire trovare quell’altro dal quale questo dipende, cioè la connessione causale del fenomeno stesso, finchè questa relazione non è trovata, il fenomeno non è spiegato, e soltanto quando questa relazione ci si presenta costantemente verificabile, soltanto allora ne abbiamo la spiegazione scientifica o causale. Tale spiegazione, che si presenta sempre nella scienza in rapporto a fenomeni della natura o della società, esclude ogni traccia di divinità, ogni forza soprannaturale d’attrazione ed ogni simile anticaglia di tempi andati, aprendo la via alla spiegazione del come l’uomo si rese padrone delle cose e con le forze della natura e con le sue sue proprie forze sociali.
UGO GIRONE