Partito Comunista Internazionale

Un volantino per gli ospedalieri in lotta

Categorie: Australia, Union Activity

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Il volantino che riproduciamo è stato diffuso dal Partito nel Nuovo Galles del Sud (NSW), in Australia, durante la lotta sindacale intrapresa dai medici in formazione dall’8 al 10 aprile 2025. Lo sciopero, dichiarato illegale dalla Fair Work Commission (FWC), è stato il primo del suo genere nel NSW in 25 anni.

I medici chiedono un aumento salariale del 30% rispetto agli attuali 38 dollari l’ora, per allineare la loro retribuzione a quella dei colleghi degli altri stati: 42 dollari nel Victoria e 45 nel Queensland.
Com’era prevedibile, il governo laburista, come ha fatto di recente con gli infermieri, ha denunciato i medici come “egoisti”, accusandoli di mettere in pericolo i pazienti. La FWC, nel suo ruolo, ha dichiarato lo sciopero illegale, minacciando misure punitive se non si fosse interrotto, tornando al tavolo delle trattative.

I medici in formazione in Australia, tuttavia, lavorano regolarmente al di fuori dell’orario contrattuale, con giornate di 10-12-14 ore senza compenso. Questa pratica pedagogica era stata razionalizzata come un rito di passaggio con la promessa di futura autonomia professionale, prestigio sociale e prosperità economica. Eppure queste promesse sono sempre più vacue.

Le misure di austerità e l’aumento del carico di lavoro hanno eroso questi privilegi, riducendo i medici in formazione a condizioni simili a quelle dei loro compagni operai: non sono più una casta speciale. La realtà materiale ha eroso le stesse distinzioni che un tempo giustificavano il loro sfruttamento. Come in qualsiasi fabbrica guidata dai dettami dell’estrazione del plusvalore, il ritmo di lavoro è diventato più intenso. Nelle strutture private il conseguente accumulo di ricchezza è evidente, tuttavia lo Stato, in quanto principale datore di lavoro dei medici, sembra meno coinvolto. Ma, secondo il metodo della vecchia talpa, vediamo che non ci sono vere differenze.

Quindi gli ospedali non sono diversi dalle fabbriche nell’uso di un surplus di lavoro sempre più non retribuito per la creazione di capitale.

Il lavoratore australiano ha in media ancora una scarsa coscienza di classe, e nessuno più dei giovani medici in sciopero, che sono caduti dritti in una manovra accuratamente orchestrata dalla nuova leadership sindacale appena eletta. Lo sciopero era inevitabile, ma se sarebbe stato di base o organizzato è stato lasciato ai funzionari, che hanno scelto tra il caos o un’esplosione controllata.

Dichiarata “illegale” dallo Stato, l’azione fu comunque sanzionata dopo 18 mesi di infruttuose trattative e una delle elezioni più costose nella storia del sindacato. Il cambio di leadership permise lo svolgimento dello sciopero, meno come dimostrazione di militanza che come tentativo disperato di arginare la crescente sfiducia dal basso. In questo vediamo il loro opportunismo: lo sciopero non era inteso per vincere, ma per pacificare; non per confrontarsi, ma per contenere. Con l’inflazione che mordeva profondamente, l’inazione avrebbe significato defezioni di massa, forse anche verso un sindacato di tipo diverso, forgiato più vicino alla base, sulla strada verso il sindacato rosso.

Tuttavia, le tattiche di sciopero utilizzate fanno dubitare che le loro richieste immediate saranno soddisfatte. La recente lotta delle infermiere ne è un chiaro esempio. La loro richiesta iniziale, un aumento salariale una tantum del 15%, è stata rapidamente annacquata sotto la guida del sindacato delle infermiere del Nuovo Galles del Sud (NSWNMA), che ha insistito per mantenere la “buona fede” con lo Stato. Alla fine, hanno organizzato solo tre scioperi legali, strettamente controllati, programmati con un mese di anticipo e durati un solo giorno nel corso dell’anno. Com’era prevedibile, non è stato sufficiente.

Sul campo, l’umore è amaro; la loro richiesta è ridotta a brandelli. L’energia è esaurita. Nella migliore delle ipotesi, potrebbero ottenere un accordo che tiene a malapena il passo con l’inflazione.

Eppure, dei due, sono le infermiere che potrebbero uscirne meglio. I medici, avendo avuto la loro richiesta di sciopero nominalmente “esaudita”, ora rinnovano la loro fiducia nella leadership, fiducia che ci vorranno anni per dimostrare infondata. Le infermiere, al contrario, hanno cominciato a capire, anche se solo inconsciamente, che il loro sindacato non le rappresenta più.

L’azione sindacale ha mostrato un livello di organizzazione insufficiente e le tattiche impiegate erano caratterizzate da confusione e mancanza di direzione. Mancando l’intervento del Partito, i lavoratori sono stati lasciati liberi di adottare tattiche volte non a confrontarsi con il capitale, ma a suscitare simpatia. Gli scioperanti hanno sfilato per le strade, cercando pubblica approvazione, piuttosto che negare l’ingresso e quindi l’uso della manodopera in ospedale. Lo status legale di queste azioni, come sempre, è stato definito dalla classe dirigente stessa, il cui scopo non è quello di arbitrare in modo equo, ma di sopprimere qualsiasi movimento che minacci il suo controllo.

Spetterà alle generazioni attuali e future di proletari riappropriarsi della dottrina elaborata dal marxismo per la classe, e delle forme più efficaci di lotta.

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Solidarietà con i medici in formazione!

Dall’8 al 10 aprile, i medici in formazione nel Nuovo Galles del Sud parteciperanno a uno sciopero di tre giorni per chiedere un aumento salariale del 30%, necessario e giustificato. Si tratta del primo sciopero dei medici in formazione nel Nuovo Galles del Sud in 25 anni e, in particolare, vede medici senior e junior uniti nei picchetti. La Fair Work Commission ha già dichiarato illegale questo sciopero, minacciando misure punitive a meno che i lavoratori non abbandonino la loro azione sindacale e tornino a negoziare. Il governo laburista di Minns denuncia cinicamente i medici in sciopero come “egoisti”, accusandoli di mettere in pericolo i pazienti.

La nostra risposta è inequivocabile: pieno sostegno ai medici in sciopero! Respingiamo le minacce della Commissione e le accuse ipocrite del governo laburista!

Sotto le misure di austerità dettate dai governi che si sono succeduti, e più recentemente accelerate dall’amministrazione laburista, i lavoratori hanno sopportato tutto il peso delle crisi capitaliste.

Nonostante le vuote promesse dei laburisti di contenere il crescente costo della vita, l’austerità è stata imposta solo alla classe lavoratrice. I medici, un tempo in qualche modo isolati dal loro status professionale, ora subiscono salari in calo, giornate di lavoro estenuanti fino a 14 ore e pressioni istituzionali incessanti, messe in atto esclusivamente per garantire redditività ed efficienza.

Il deterioramento delle condizioni all’interno del sistema sanitario non è casuale; è la conseguenza deliberata del capitalismo, che tratta la salute come una attività economica per l’estrazione di profitti.

Medici, infermieri, guardiani, tutti i lavoratori ospedalieri, devono affrontare un crescente sfruttamento e alienazione, costretti a salari sempre più bassi e orari di lavoro sempre più lunghi.

Tuttavia, gli aumenti salariali da soli, sebbene necessari, sono insufficienti. Rappresentano solo un sollievo temporaneo. Per affrontare veramente lo sfruttamento in atto, i lavoratori devono ampliare la lotta oltre le immediate rivendicazioni economiche per una singola categoria di lavoratori e affrontare direttamente il capitalismo come classe. Storicamente, gli scioperi settoriali, come quelli dei portuali o dei lavoratori specializzati, hanno prodotto solo miglioramenti limitati proprio perché sono rimasti isolati all’interno dei loro settori. Senza estendere queste lotte a tutti i settori, rompendo le divisioni artificiali imposte dai datori di lavoro, i lavoratori sono sconfitti.

I governi laburisti, lungi dal proteggere gli interessi dei lavoratori, mostrano sempre il loro vero ruolo di difensori dello sfruttamento capitalista. Preparato da decenni di politiche della Coalizione e rafforzato dal Fair Work Act del 2009, il Partito Laburista giustifica lo sfruttamento con il pretesto della moderazione. La recente risposta sprezzante del governo Minns alle richieste salariali degli infermieri esemplifica questo schema, offrendo proposte di stipendio irrisorie, prolungando le trattative e stancare i lavoratori per un accordo significativamente inferiore a quanto inizialmente richiesto. La leadership sindacale, da parte sua, ben si adatta a queste manovre.

Per ottenere vittorie significative e durature, i medici in formazione e tutti gli operatori sanitari devono quindi chiedere:
• Un aumento sostanziale e collettivo della retribuzione per tutti gli operatori sanitari.
• Il pieno compenso per tutte le ore di straordinario lavorate.
• L’immediata abolizione dei tirocini non retribuiti e delle pratiche di formazione che sfruttano i lavoratori.
• Una significativa riduzione dell’orario di lavoro senza perdita di retribuzione.
• Nuovi posti di lavoro significativi per ogni settore sanitario per garantire il servizio.

Queste richieste, essenziali per il benessere dei lavoratori, non possono essere soddisfatte da scioperi isolati o di breve durata. Richiedono una mobilitazione generale e senza limiti di tempo, che trascenda i confini occupazionali e settoriali imposti dal capitalismo. Le recenti azioni sindacali, come quelle degli infermieri del Nuovo Galles del Sud e dei lavoratori dei trasporti di Sydney, riflettono le più ampie e condivise rimostranze all’interno del proletariato. La classe capitalista teme proprio, anche se non ancora qui, la resistenza unitaria e generalizzata.

La classe dirigente risponde con minacce legali, diffamazione mediatica e intimidazione proprio perché riconosce il potenziale rivoluzionario insito nel fronte unito della classe operaia. Il diritto di sciopero non è mai concesso liberamente dalle istituzioni capitaliste; è un’arma della quale i lavoratori devono impadronirsi per combattere l’oppressione capitalista.

Scioperanti! È nel vostro interesse e preciso dovere della classe lavoratrice continuare a rivendicare ed espandere lo sciopero!

La borghesia non teme altro che un proletariato unito con la sua avanguardia. Lo Stato, il Partito Laburista, la Commissione per il Lavoro Equo e i leader sindacali opportunisti (e quindi borghesi) tremano di fronte alla possibilità di una vera solidarietà e di una resistenza organizzata. Mentre le pressioni economiche si intensificano inevitabilmente, spingendo i lavoratori sempre più nella precarietà, questi servi della borghesia non fanno che nascondere e perpetuare le contraddizioni fondamentali del capitalismo.

Solo attraverso una lotta di classe decisa e unitaria, guidata in modo indipendente dai sindacati di classe contro le istituzioni capitaliste e i leader sindacali opportunisti, i lavoratori possono ottenere vere vittorie.

Lo sciopero dei medici in formazione, quindi, non rappresenta solo una richiesta isolata di una migliore retribuzione, ma un passo fondamentale verso il confronto con il capitalismo stesso. Le richieste economiche immediate, per quanto cruciali, devono in ultima istanza portare allo smantellamento dello sfruttamento capitalista e alla realizzazione dell’abolizione rivoluzionaria del capitalismo verso la fine della società divisa in classi.

SOLIDARIETÀ CON LO SCIOPERO DEI GIOVANI MEDICI!
GENERALIZZARE LA LOTTA A LIVELLO NAZIONALE E INTERNAZIONALE!
VERSO I SINDACATI DI CLASSE, L’UNITÀ DI CLASSE E L’AZIONE RIVOLUZIONARIA GUIDATA DAL PARTITO COMUNISTA!