Partito Comunista Internazionale

La crisi mortale del capitalismo Pt. 1

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Una nozione esatta dell’ epoca in cui viviamo è indispensabile per fissare le direttive politiche fondamentali per l’azione comunista. “Il pseudo-marxista” si affanna ad analizzare la situazione per diagnosticare la stabilizzazione instabile la razionalizzazione , la « situazione a sinistra e stabilire quindi la tattica da applicare, se quella del blocco o dell’ intransigenza elettorale, del filo-aventinismo o dell’ anti-concentrazionismo del sostegno o della lotta contro il Labour-Party, dell’ unità o della scissione sindacale, dell’ appoggio o della lotta contro i Koulaks. Ora gli avvenimenti provano ad usura che la tattica stagionata adottata dai partiti comunisti porta invariabilmente ad una posizione di assoluta incapacità quando le masse passano all’ attacco diretto contro il regime capitalista, se non ci conduce poi all’ isolamento ed al putsch quando la borghesia puo’ registrare un parziale successo. Gli è che l’esame delle situazioni è indispensabile per la misura della nostra azione, per la delimitazione e precisazione delle rivendicazioni da assegnare alle lotte proletarie, ma esso non deve mai influire sulla qualità, sulla direzione dell’ azione comunista. Cosi’, ad esempio, noi fummo e siamo contro coloro che vorrebbero lanciare la parola dei soviet in ogni momento, come siamo gli irriducibili avversari di ogni attenuazione del nostro programma fondamentale. Come lottammo contro la social-democrazia che per fare di più voleva astrarre il proletariato nel pantano della collaborazione, cosi siamo contro i nuovi revisionisti del comunismo che per fare di più o sotto il pretesto che le masse non ancora comprendono sostituiscono la parola della dittatura proletaria con altre di tipo proletario e democratico, preparando cosi’ non la vittoria, ma altre disfatte rivoluzionarie.

D’altronde l’esame della situazione che un partito comunista deve fare non è e non deve essere una fotografia presa dall’ esterno per allineare attraverso statistiche imperfette, arbitrarie o discordanti i fenomeni economici e stabilire prospettive che si dimostrano poi fallaci. Al contrario, essendo il proletariato ed il partito comunista uno dei fattori, essendo anzi destinato a divenire il fattore risolutivo, noi faremo un esame reale e i marxista solo se, stabilita la serie di rivendicazioni di classe che puo’ in un  dato periodo mobilitare il più vasto  strato di masse, volgeremo questa situazione a nostro favore riuscendo a guadagnare alle classe proletaria posizioni di forza più avanzate nella lotta rivoluzionaria.

Una distinzione che non è accademica ma è indispensabile è quella che ci permette di stabilire se viviamo in una fase di sviluppo, di tranquillità, di decadenza dell’economia capitalista. Questa distinzione ha il doppio scopo di allenare la coscienza del partito e del proletariato alla visione che le stabili rivendicazioni di classe, sia pure minime, vanno presto o tardi verso yna battaglia rivoluzionaria e di fare giustamente valutare al partito il grado maggiore di influenza sugli avvenimenti che spetta al proletariato nella fase di decadenza del capitalismo.

L’analisi fatta de Marx dell’ economia capitalista tocca nel vivo il meccanismo economico e produttivo, rileva e spiega l’ossatura del regine borghese e deduce da questa le leggi della sua vita e della sua risoluzione nella superiore economia comunista..

Il contrasto fra l’organizzazione della produzione e della società basata sulla proprietà privata e la natura sociale dei mezzi di produzione, questo contrasto che accompagna l’ascesa della borghesia al potere condanna irreparabilmente questo regime, non solamente perchè iniquo, ma perchè destinato ad incontrare e generare bon l’ordine, l’armonia ed il benessere collettivo, ma l’anarchia economica ed il progressivo immiserimento delle masse lavoratrici. Difatti, l’incedere della sviluppo tecnico è sottoposto alla legge della progressiva riduzione del valore dei prodotti mentre il crescente accentramento della proprietà dei mezzi di produzione opera contro questa legge attraverso l’esercizio della dittatura della classe borghese.

Tuttavia fino al secolo scorso il capitalismo rappresentava un elemento storico progressivo perchè il grado dello sviluppo industriale, l’abbondanza di campi coloniali di sfruttamento permettono ai capitalisti la faticosa accumulazione delle loro fortune mentre l’ingranaggio della libera concorrenza imponeva sia pure a prezzo di dispersioni enormi di ricchezze una regolazione della produzione. Ma le crisi decennali seppure contenevano in esse il fattore della loro risoluzione, non erano che i segni precursori della crisi ben più vasta e profonda che sarebbe inevitabilmente scoppiata quando la caduta dei prezzi non lasciava più all’ accumulazione capitalista una copiosa sorgente di profitti attraverso il perfezionamento industriale e si riduceva il campo dei mercati e delle colonie da rifornire e da sfruttare. Allora il regime capitalista aveva toccato lo zenith del suo sviluppo e la libera concorrenza lasciava il posto al trust ed al cartello. Sotto il regno di questi la riproduzione dei profitti non si verifica più secondo la legge del solo plusvalore contenuto nei prodotti richiesti dal consumo, ma secondo l’altra più complessa del plusvalore ricavato dai prodotti la cui quantità o qualità è imposta da parte del monopolizzatore onnipossente.

In quest’ epoca la quantità della produzione che raggiunge i mercati è inferiore a quella che il grado dello sviluppo tecnico consente e l’insieme dei bisogni del’a collettività richiede. L’organismo economico non riceve l’alimento corrispondente alla sua gestione ed i capitalisti per non urtarsi contro una riduzione dei loro profitti contengono la massa della produzione. La libera concorrenza ed il mercato non regola più la produzione il cui centro direttivo passa alle banche le quali, con il loro potere sovrano, contrassegnano l’ epoca imperialista del capitalismo.

Lenin che ha presentato al proletariato lo studio più completo su questa fase del capitalismo, l’ha definita l’ultima fase, la fase parassitaria del capitalismo e prospetta gli elementi che permettono la conclusione che la fase discendente è iniziata per il regime capitalista mentre sono maturate le premesse per la nuova economia proletaria.

Significano le parole di Lerin che – in questa fase del capitalismo, nell’imperialismo, i progressi industriali, i perfezionamenti nella divisione del lavoro, sono divenuti impossibili? Ma simile attesa non ha nulla a che vedere col marxismo che non si attende l’arresto automatico e fatale della vita del regime borghese, che procede all’ accentramento dello stato di sviluppo raggiunto da questo per stabilire se i si è aperto il periodo che rende possibile l’attacco rivoluzionario del proletariato per fondare il nuovo ordinamento.

La vita della società puo’ proseguire e anche quando quel regime è divenuto un ostacolo al progresso ed alla stessa esistenza della collettività, se la classe rivoluzionaria non riesce a compiere la funzione. In tale ipotesi gli organi del meccanismo economico non cessano affatto di funzionare, l’apparecchio produttivo non si frantuma, ma i valori di ricchezze che si ottengono son estremamente inferiori a quelli che si potrebbero trasformare e produrre, se la nuova economia venisse fondata, condizione questa essenziale per la effettiva fecondità economica delle intenzioni e dei progressi industriali. Sotto il vecchio regime l’apparecchio produttivo può essere benissimo portato a riorganizzazioni, riassestamenti, e perfezionamenti dalla classe borghese la quale, per quanto sia già nella fase del suo declino, è ricca di esperienze e di capacità riorganizzatrici. Ma questi procedimenti non possono essere scambiati con quelli attinenti allo razionalizzazione che si presentava al capitalismo nell’ epoca del suo sviluppo allorché le riforme erano compatibili con il progresso della produzione e del consumo. Nella fase del declino questi procedi menti si accompagnano con l’intensificato sfruttamento del proletariato ed essi rappresentano la taglia imposta a questa classe che non ha trovato nell’ Internazionale Comunista l’organo capace di guidarlo alla sua rivoluzione.