Partito Comunista Internazionale

Solo l’unione e lotta di classe per i proletari iraniani e di tutto il mondo!

Categorie: Capitalist Wars, Democratism, Iran, Israel, Leaflets

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L’apparato borghese al potere in Iran, a seguito della escalation militare con Israele che sembrerebbe non puntare solo alla distruzione del programma nucleare di Teheran (che appare piuttosto come il casus belli del primo attacco all’alba di venerdì 13 giugno) ma vorrebbe approfittare della destabilizzazione innescata nel Paese governato dalle autorità religiose sciite dal 1979 per provocare un cambio di regime politico, lancia una accorata preghiera a tutto il suo popolo, che a fronte delle atrocità commesse per decenni, dovrebbe raccogliersi sotto la sua bandiera e “con unità e coesione affrontare con forza questa aggressione criminale e genocida”, aggiungendo, per bocca del presidente Pezeshkian, che oggi “qualsiasi disaccordo, controversia o problema deve essere messo da parte”.

Come sempre in tempi di guerra lo Stato borghese, quale che sia il governo di turno, chiama alla unità nazionale contro il nemico divenuto, solo apparentemente e tendenziosamente nei suoi proclami, comune all’intera “popolazione” e quindi invariabilmente alla borghesia e al proletariato; chiede che quelli che chiama “disaccordi” e “controversie” ma che in realtà altro non sono che gli insanabili e contrastanti interessi di classe vengano sopiti in nome della pace sociale, pace sociale, che noi ben sappiamo, serve solo a tenere a bada gli umori del proletariato su cui la guerra inveisce ulteriormente: ben sappiamo che dopo essere stati usati come carne da cannone, patito morte e miseria, i lavoratori si devono anche accollare l’onere della ricostruzione post-bellica con l’appello ad ulteriori “sacrifici” (lo “spirito di sacrificio” permea il linguaggio borghese senza specificare, però, che si tratta di sacrificio proletario) e questo potrebbe risvegliarne l’odio di classe e rimetterli in marcia verso la rivoluzione e la distruzione dell’oramai putrido sistema capitalistico che sempre più in crisi ricorre con sempre maggiore frequenza ed atrocità a guerra e distruzione per poter poi tentare di rinascere sulle macerie proletarie.

La stampa borghese si compiace del fatto che sempre più si allunga la lista dei firmatari dell’appello con cui intellettuali, scrittori e registi iraniani chiedono la fine del regime e con esso la fine del programma di arricchimento dell’uranio per produrre armi nucleari (come se l’uranio fosse di esclusivo interesse delle autocrazie – dissimulate o no da Repubblica – e non tangesse la candida colombella democratica) e, al contempo, la fine delle ostilità. Ma a dimostrazione della più totale divergenza di interessi tra la classe borghese e quella proletaria ne leggiamo alcuni passi:

Sottolineando con fermezza la salvaguardia dell’integrità territoriale dell’Iran e il reale diritto del popolo alla sovranità, chiediamo la cessazione dell’arricchimento dell’uranio da parte della Repubblica Islamica e la fine immediata della guerra devastante tra la Repubblica Islamica e il regime al potere in Israele: una guerra che non solo distrugge infrastrutture e vite civili in entrambi i territori, ma rappresenta anche una chiara minaccia alle basi della civiltà umana”.

“Integrità territoriale, “diritto del popolo alla sovranità” “basi della civiltà umana” richiamano concetti tanto cari alla borghesia (anche di quella parte che si definisce ancora “liberale” e si oppone alregime degli ayatollah) abbarbicata al suo potere ormai con le unghie e con i denti.

L’Iran e il suo popolo – prosegue la mozione- non devono essere sacrificati per l’arricchimento dell’uranio e per le ambizioni della Repubblica Islamica”. “A nostro avviso, le autorità della Repubblica Islamica non hanno né la capacità né la volontà di risolvere i conflitti interni ed esterni dell’Iran; la migliore via per salvare il popolo iraniano e questa terra è che le autorità della Repubblica Islamica si dimettano e favoriscano una transizione dalla Repubblica Islamica alla democrazia”.

La voce borghese invoca, dunque, il passaggio alla democrazia sottacendo che altro non sarebbe che il passaggio nell’ambito nazionale dalla dittatura di una fazione alla dittatura di un’altra fazione della classe dominante tramite l’utilizzo di un istituto atto alla salvaguardia del Capitale.

Dal canto suo la borghesia nazionale israeliana, nelle vesti dell’attuale premier Netanyahu, non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di sobillare la già irrequieta popolazione di Teheran (protagonista negli ultimi due anni di moti interclassisti, con il motto borghese di “Vita donna libertà) chiedendo di unirsi “contro il regime malvagio”: i borghesi sfiorano il ridicolo se non fosse che le atrocità in corso a Gaza non ci incutono se non una smorfia di rabbia proletaria.

E per concludere la parata , non è mancata quella che la stampa borghese definisce la “disponibilità” da parte di Reza Pahlavi (principe ereditario di Teheran e figlio dell’ultimo scià Mohammad, al potere fino al colpo di stato fondamentalista del 1979), che dal suo dorato esilio parigino propone di fornire un suo contributo alla fuoriuscita del Paese dal “clima di destabilizzazione”: la stampa borghese ora dunque si chiede se il popolo iraniano accoglierà questa generoso disponibilità o farà la “scelta democratica di istituzioni rappresentative di altro tipo

Noi, Partito Comunista Internazionale, non possiamo non ricordare ai proletari iraniani, alla classe lavoratrice di tutto il mondo che non esiste pace, esistenza materiale ed emotiva dignitosa, corretto utilizzo delle risorse nell’ambito degli istituti borghesi. Che non vi è pace sociale che possa liberarli dal giogo del Capitale. Che l’unico reale luogo di realizzazione della specie umana è il Comunismo e che l’unica strada percorribile per raggiungerlo è l’unione internazionale dei lavoratori: senza fronti uniti con la borghesia, senza guerre nazional-patriottiche ma perseguendo il disfattismo rivoluzionario e riconoscendosi come fratelli di lotta (lotta di classe!) su entrambi i fronti, senza sventolare alcuna bandiera se non quella rossa dello Stato proletario!