Partito Comunista Internazionale

I reggicoda dello stalinismo

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I trotzkisti, essendo comunque sia elettoralisti e dovendo perciò necessariamente intervenire nella gazzarra schedaiola in corso, hanno scelto la loro barricata: « votate P.C.I. ». Non rinunciano, beninteso, « alla critica », ma l’appoggiano: sono una specie di opposizione costituzionale dello stalinismo.

E, per non perdere la faccia, distribuiscono consigli al partito prescelto: niente illusioni parlamentaristiche (come chiedere a un borghese di non voler essere borghese, a un cattolico di non credere in Dio), sfruttamento della campagna elettorale per una « vasta campagna dei principii comunisti e socialisti » (ci pensate in che buone mani il trotzkismo affida la propaganda… marxista?), realizzazione di un fronte di classe (come se il P.C.I., e bisogna dargliene atto, nascondesse la propria costituzionale volontà di collaborazione fra le classi!). Su questi consigli, via delle Botteghe Oscure farà omeriche risate: e incasserà i voti. E, ammesso che la voce dei trotzkisti abbia un’eco qualunque, si rallegrerà di aver ricondotto all’ovile della scheda un gruppo di proletari schifati dallo stalinismo.

Ma, un momento: i geniali strateghi della IV Internazionale hanno trovato una scappatoia: votare per il P.C.I., d’accordo, ma « dando la preferenza agli operai di base e negandola ai burocrati delle federazioni e della direzione ». Sfidiamo Diogene a scoprir col lanternino, nelle schede staliniane, lo « operaio di base », o a trovare una garanzia di spirito « classista » nella semplice qualifica sociale di un candidato che ha assorbito fino in fondo l’ideologia bastarda del Cremlino.

Il trotzkismo ha un modo davvero stupefacente di « criticare » il P.C.I. perché « lasci da parte ogni opportunismo »: si fa esso stesso maestro di opportunismo! Ma che cosa non può suggerire la passione della tattica?