Pruriti britannici
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Churchill, che a Fulton propugnò. la crociata antirussa della guerra fredda, lancia ora la parola d’ordine del tentativo di accordo. Revirement? improvviso ardor di pace? No: ieri come oggi, l’ambizione britannica (di cui Churchill non e che l’espressione) di giocare un ruolo proprio fra i due Grandi e di imprimere al corso di avvenimenti che sfuggono alla sua presa un qualunque indirizzo: insomma, di essere ancora potenza mondiale, pari almeno a quelle di Occidente ed Oriente.
Fu l’ambizione sbagliata della II guerra mondiale, quando lo stesso Churchill volava dal Cairo a Teheran, da Mosca e da Washington a Yalta proponendo la soluzione inglese del conflitto, solo per constatare che Roosevelt e Stalin giocavano una partita a due, spesso neppure consultandolo, sempre mandando a picco le sue proposte. Fu, ancora, agli inizi della guerra fredda, l’ambizione di dettare ai due massimi contendenti una strategia che ubbidiva a tutt’altri interessi. E’, oggi che tira aria di distensione, di aggiudicarsi un compito proprio, e quindi una congrua parte nella spartizione della torta.
Ci si stupirà che gli americani ne ridano o se ne stizziscano? Se andranno al tavolo verde coi russi, lo faranno in nome dei propri interessi di potenza mondiale e a marcio dispetto degli interessi delle «grandi potenze» decadute a potenze medie o piccine; insomma, per « fregare » i cugini, non certo per nutrirli.
E a Churchill potranno lasciare il titolo di « grande statista » e i diritti d’autore sulla storia romanzata delle sue ambizioni fallite.