Partito Comunista Internazionale

La montagna elettorale ha partorito il topo

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Passati i fumi elettorali, possono piangere i piccoli partiti: i grandi, tutti i grandi, tripudiano. La democrazia cristiana non ha avuto la famosa maggioranza assoluta, ma, coi satelliti, ha la maggioranza alla Camera e al Senato; le sinistre tripudiano per aver vinto la « storica battaglia » (per costoro, l’Iliade è veramente una guerra di topi e di rane) contro la legge truffa anche se questa vittoria è stata ottenuta coi voti congiunti loro e dei monarchici e missini; le destre hanno incassato nuovi voti. Ognuno, in verità, può cantare vittoria, tanto è seria in partenza e in arrivo la battaglia dei voti. Il fatto è, comunque, che tutta la carta straccia ha servito soltanto a lasciare le cose come stavano, aggravando se mai gli aspetti negativi della situazione.

Come previsto, nulla è cambiato al vertice: il governo è e rimane della democrazia cristiana, grande elettrice dell’America. Né illuda il fatto che la maggioranza di « centro » è piccola: ci penserà qualcosa di più serio della consultazione elettorale a schierare intorno a lei, in Parlamento e fuori, gli uomini e i gruppetti necessari per mantenere la « stabilità » del regime.

Né importerà per questo che vadano al governo i tre e sempre più grotteschi partiti minori; basterà che votino, come voteranno, per la politica atlantica. E nemmeno occorreranno patti con la destra monarchica; basterà l’azione corrosiva esercitata su queste formazioni rabberciate alla meglio per staccarne cospicue clientele parlamentari (o non è avvenuto lo stesso al gollismo in Francia?).

Come previsto, le formazioni minori, i valletti della Corona, sono rimaste schiacciate. È un fenomeno non nazionale ma internazionale, che rende ancor più ridicole le pretese di autonomia dei singoli e dei gruppi dalle grandi concentrazioni così politiche come economiche: sono queste che esercitano il massimo potere di attrazione, che sviluppano il più alto magnetismo. È lo stesso fenomeno di concentrazione che si riscontra in economia o nei rapporti fra Stati.

Quanto a socialisti e comunisti, possono oggi salutare quella «legge truffa » che hanno tanto combattuto: è essa che ha portato loro nuovi voti e ha dato impulso alle piccole « liste di disturbo ». A loro volta, missini e monarchici si sono affermati come « riserve »: non sono e non possono essere più di più. Ma fra tonaca e orbace la repubblica è sempre più nera: è questa la « vittoria popolare »?

Ma lasciamo i partiti parlamentari alle loro gioie e alle loro tristezze, e i candidati al tripudio o al lutto dei voti ottenuti o perduti. Il parlamento di domani sarà quello di ieri non soltanto perché lo schieramento governativo è sempre il più forte: lo sarà, come era nella legislatura defunta, perché tutti i partiti non inseguono che gli stessi programmi e sono divisi soltanto da motivi contingenti. De Gasperi e Togliatti hanno commentato nello stesso modo i risultati: tutti e due sognano la « stabilità politica e sociale », tutti due rivendicano alle proprie forze la difesa della democrazia, della legge, della patria, tutti due promettono o agitano riforme. Tanto pallidi sono i confini tra i « programmi » dei partiti, che gli elettori potevano tranquillamente votare per l’uno o per l’altro dei Grandi nella sicurezza di votare per la stessa cosa. Ne dubitate? Il grande programma dei « vincitori del 7 giugno » consiste nel rivendicare un posticino al governo De Gasperi. Essi, gli spregiatori degli apparentamenti elettorali, si struggono dal desiderio dell’apparentamento governativo – che non avranno.

Ancora una volta, staliniani e socialisti hanno mostrato di essere i più validi sostenitori del regime portando alle orge elettorali il massimo contributo di fervore, martellando la testa dei proletari con il maglio del cretinismo parlamentare. Anche il voto raccolto da loro è un elemento di stabilità del regime. È fra il milione e passa di schede bianche e fra gli astenuti che va cercata la voce del proletariato rivoluzionario: gli altri, i voti validi, sono i voti della conservazione.