Partito Comunista Internazionale

Dio e mammona simboli delle democrazie popolari

Categorie: People's Republic of Bulgaria, Religion

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Non siamo abituati a giudicare un regime economico e sociale dalle sue soprastrutture; ma, completata in modo esauriente – come abbiamo fatto – l’analisi dell’economia russa e dei paesi satelliti, l’analisi della soprastruttura ci fornisce un’utile e significativa conferma… di che cosa? del suo carattere capitalista.

Si è tenuto in Bulgaria il terzo concilio della Chiesa Ortodossa bulgara, e oratori e cronisti hanno tenuto a sottolineare il fatto che esso ha segnato il completamento «dell’organizzazione canonica della Chiesa ortodossa» dopo una interruzione di cinque secoli, e l’elezione – Deo gratias! – del nuovo patriarca. Il direttore degli affari ecclesiastici Kiucikov (giacché, nelle democrazie popolari investite dal soffio del «socialismo» staliniano, esistono «affari ecclesiastici»!) ha portato ai congressisti il saluto dei fratelli delle Chiese ortodosse di tutti i Paesi oltre cortina, ha salutato l’avvenuta separazione fra Stato e Chiesa, ha esaltato il contributo dell’organizzazione ecclesiastica ortodossa alla guerra di liberazione, e, soprattutto, alla difesa «dei sacri interessi della Patria, della nostra cara madre Bulgaria», ne ha esaltato le «migliori tradizioni, che il promotore del nostro Stato popolare Georghi Dimitrov avrebbe così profondamente apprezzato». (A questo proposito, leggiamo dallo stesso discorso che Dimitrov ha riconosciuto prima di morire i «meriti storici» della Chiesa ortodossa «per aver conservato i sentimenti nazionali e la coscienza del popolo bulgaro attraverso secoli delle prove più dure… la Chiesa bulgara è stata custode e difensore dello spirito nazionale dei bulgari», Dimitrov, ex segretario dell’Internazionale stalinizzata!).

Constatazione consolante: il «comunismo» bulgaro ha realizzato quello che in cinque secoli era parso impossibile, la «sistemazione canonica» della Chiesa nazionale; il «comunismo» bulgaro riconosce nella Chiesa nazionale la depositaria dei valori tradizionali del popolo; il «comunismo» bulgaro non solo non lavora a distruggere le ultime vestigia di oppio religioso fra il popolo, ma lavora a praticargli iniezioni ringiovanitici. E poi, in Italia, hanno la faccia di combattere (o fingere di combattere) il governo nero!

In Cecoslovacchia, come già in Polonia, in Ungheria, Romania e Bulgaria, è stata decretata una riforma monetaria il cui succo consiste nell’ancorare la moneta nazionale all’oro e al rublo secondo i canoni classici dell’economia borghese. I particolari della riforma non interessano: interessa constatare che la moneta, in regime di democrazia popolare, non solo non accenna a scomparire, ma segue nelle sue vicende le buone norme di qualunque moneta capitalistica: non è, come qualcuno vorrebbe raccontarci, un puro strumento contabile, ma l’unità misura di un sistema di scambi mercantili e, attraverso la sua manipolazione, lo Stato realizza le stesse, stessissime finalità di qualunque Stato al di qua della cortina. Economia mercantile, economia monetaria: l’oro unità di misura si appaia allegramente al crocefisso delle diverse Chiese nazionali. Dio e Mammona: bandiere del capitalismo, bandiere delle democrazie popolari.