“Union sacrée” anche alla Pignone
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Firenze, ottobre
Per ricomporre l’Union Sacrée dei partiti della democrazia non occorre Trieste: basta la Pignone.
Licenziamento generale alla Terni e alla Pignone di Firenze. I tre Sindacati si bloccano in un fronte « unitario », come nei bei momenti di « emergenza », per salvare l’azienda. La C.G.I.L., attraverso l’organo di fabbrica « La Colata » pubblicato nella Pignone, plaude entusiasticamente a questa ritrovata unità, al Sindaco democristiano, al Preside della Provincia (stalinista), e a « tutti i deputati e senatori, i quali al di sopra di ogni colore politico, ecc. »: infine scodella la ricetta per salvare capra e cavoli: « la stipulazione di trattati commerciali fra il nostro Governo (democristiano) e i paesi orientali (mangiacristo) è una delle strade più decisive per la ripresa della nostra industria ».
La stessa « Colata » dà la riprova della giustezza di questa soluzione: la Pignone, dal 1930 al 1938 (Mussolini), ha fornito alla Russia 159 grosse macchine; « perfino il Presidente della Unione Industriali, dott. Costa, afferma che, fino al raggiungimento di un assetto politico più sicuro dell’attuale, non sarebbe prudente per un paese mettersi in condizioni di non poter vivere per restrizioni al commercio estero decise da altri paesi »: e « dal dott. Costa all’estrema sinistra, tutti sono d’accordo che bisogna commerciare con l’Oriente se si vuol percorrere una delle strade della salvezza della nostra industria ».
Per concludere: « i lavoratori saranno pronti e decisi ad assecondare gli industriali », « se (questi) hanno a cuore le loro industrie ». E, subito dopo il colpo di scena: il Governo ritira il passaporto al dott. Marinotti, consigliere delegato della Snia Viscosa, che sta per andarsene in Francia, « con la motivazione che la presenza e la collaborazione del dott. Marinotti è indispensabile per la continuazione delle trattative in corso alla Pignone ».
Di fronte a questo provvedimento, i nazionalisti di sinistra, dalle pagine dell’Unità del 25-10-53, insorgono in difesa dell’inviolabile libertà dell’individuo.
L’unità fra tutti i sindacati e fra questi e le Autorità segna ancora una volta l’unità di azione e d’intenti fra opportunismo e capitalismo al preciso scopo di mantenere il risentimento dei lavoratori al disopra delle ideologie, cioè nei limiti della conservazione borghese perché non sfoci in aperta ribellione contro l’ordine borghese. Unità fra Sindacati e Stato: riaffermazione della funzione controrivoluzionaria di organi professionali ansiosi d’inserirsi nel gioco della classe dominante e di operare al suo servizio invece di difendere, anche sul terreno espressamente economico e di loro competenza, la classe operaia. Intervento diretto dello Stato nei conflitti sociali; apparentemente in antitesi con gli industriali, di fatto per mascherare gli appetiti fin troppo sfacciati dei massimi trusts e gruppi della nostra industria.
Il Mattino dell’Italia Centrale, organo democristiano, in un editoriale del 25-10 che potrebbe benissimo apparire sulle prime pagine di qualunque giornale sinistroide, commenta così i fatti: « di fronte alla leggerezza o all’ostinazione con le quali persone o gruppi, aventi responsabilità direttive di complessi industriali del genere (della Pignone) considerano di loro stretta e personale competenza l’impiego dei mezzi di produzione e quel che è peggio, le possibilità di vita dei loro dipendenti, è inevitabile che vi sia una reazione generale ». A parte il finale ipocrita, primeggia la sostanza del principio dello Stato padrone, anche se ridotto a un gracidio che non spaventa nessuno, meno che mai i dirigenti della Snia Viscosa.
Abbiamo qui l’ennesima prova della « missione » che i sindacati … operai si sono assunti: insegnare ai padroni il miglior modo di fare i propri affari. Partiti di opposizione e di governo, e organizzazioni sindacali ad essi affiliate, chiedono concordi l’intervento statale a protezione da eventuali rivolte proletarie e a difesa contro gli « egoismi » e gli interessi di categoria di settori della classe dominante. Di più, i sindacati stalinisti suggeriscono il commercio con l’Oriente (e, in questo, hanno l’appoggio di larghi strati industriali, forse della stessa Snia Viscosa) al fine di salvare la « nostra » (cioè la loro) industria che è, fra l’altro, uno strano modo di far leva sulla « patria del socialismo ».
E gli interessi operai? Oh, quelli sono salvi quando siano salvi gli interessi dell’azienda …