Lotta sindacale e riarmo in Croazia
Categorie: Croatia, Union Activity
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- Inglese: Union Struggle and Rearmament in Croatia
- Italiano: Lotta sindacale e riarmo in Croazia
- serbo-croata: Sindikalna borba i naoružavanje u Hrvatskoj
Riprendiamo la narrazione degli eventi in Croazia, dopo la pubblicazione dell’ultimo articolo, nel n. 433 (aprile 2025). In generale, la situazione è rimasta stabile, con un basso livello di attività proletaria e un movimento nazionalista sempre più aggressivo nella corrente politica dominante.
Il movimento dei lavoratori dell’istruzione
Innanzitutto, dovremo parlare dei progressi e della fine del movimento dei lavoratori dell’istruzione, iniziato nell’autunno del 2024. Questo movimento, che ha coinvolto i lavoratori delle scuole elementari, delle scuole superiori e delle università pubbliche croate, aveva inizialmente avanzato cinque richieste:
1) Aumento del 10% dello stipendio base di tutti i lavoratori dell’istruzione.
2) Aumento dei coefficienti salariali per i lavoratori dell’istruzione, o meglio, equiparazione degli stessi a quelli di altre posizioni simili nel settore pubblico. (I salari sono calcolati come stipendio base x coefficiente + bonus determinato dall’anzianità di servizio).
3) Introduzione di un bonus per il settore dell’istruzione fino alla risoluzione della questione dei coefficienti.
4) Esenzione dalla valutazione sul posto di lavoro per il personale docente.
5) Moratoria di un anno sull’attuazione della proposta di riforma dei programmi scolastici delle scuole professionali.
Le richieste 1-3 erano di natura economica e costituivano la motivazione principale per aderire al movimento. La Croazia sta affrontando uno dei tassi di inflazione più alti dell’Eurozona, con un aumento medio dei prezzi dei generi alimentari del 45% rispetto al 2021 e un aumento dei prezzi delle abitazioni del 47% dal 2022; naturalmente, i prezzi degli affitti hanno seguito lo stesso andamento. Era comprensibile chiedere aumenti salariali in tali circostanze, ma, come prevedibile, governo e capitalisti non sono interessati ad alleviare la situazione economica sempre più grave dei lavoratori. Le due richieste finali non erano di natura economica. Il governo ha pubblicizzato la valutazione sul posto di lavoro come un modo per promuovere l’eccellenza tra il personale docente, punendo al contempo coloro che non raggiungono gli standard richiesti. Naturalmente qualsiasi tipo di valutazione condotta dall’amministrazione scolastica o dagli ispettori nominati dal ministero verrebbe inevitabilmente utilizzata contro i “piantagrane”, gli agitatori sul posto di lavoro, ecc. I sindacati dei lavoratori dell’istruzione hanno quindi deciso di lottare contro l’attuazione della valutazione sul posto di lavoro.
Altro progetto preferito dal governo è la riforma dei programmi scolastici delle scuole professionali. Accolta con favore dall’Associazione dei datori di lavoro croati (HUP) come un passo positivo verso un sistema educativo maggiormente orientato al mercato, la riforma mira a limitare lo studio delle materie di “cultura generale” (come storia, biologia, geografia, ecc.) nelle scuole professionali, concentrando invece gli sforzi degli studenti sulle materie “pratiche”, ovvero quelle che li preparino meglio a una vita di schiavitù salariale.
L’attuazione di questa riforma determinerebbe soprattutto un aumento della precarietà del posto di lavoro per un considerevole numero di insegnanti.
Le discussioni su possibili azioni sindacali sono iniziate durante l’anno accademico 2023/24 e nel settembre 2024 è diventato chiaro che si profilava uno sciopero. L’intero movimento dei lavoratori dell’istruzione è stato organizzato principalmente da tre sindacati: il Sindacato Indipendente dei Dipendenti delle Scuole Superiori (NSZSŠH), il sindacato Preporod e il Sindacato Indipendente dei Dipendenti della Ricerca e dell’Istruzione Superiore (NSZVO). Due dei suddetti sindacati sono strettamente settoriali: il NSZSŠH riunisce i lavoratori delle scuole superiori e il NSZVO che organizza quelli delle università e degli istituti di ricerca croati. Il sindacato Preporod, invece, comprende membri sia delle scuole elementari che delle scuole superiori.
Tuttavia la rottura del fronte di lotta da parte del Sindacato degli Insegnanti Croati (SHU), che è quello dominante tra i dipendenti delle scuole elementari, ha dato un duro colpo al movimento poiché ha fatto sì che l’azione collettiva nelle scuole elementari venisse intrapresa solo da un numero limitato di lavoratori, per lo più membri e simpatizzanti del sindacato Preporod. D’altra parte è da tempo noto che l’SHU altro non è che un sindacato collaborazionista, sempre pronto al compromesso con il governo. Non è un caso che il Ministero dell’Istruzione abbia recentemente trasferito alcuni immobili di grande valore allo SHU.
Dopo mesi di inutili negoziati con il governo, i tre sindacati coinvolti hanno deciso di indire uno “sciopero di avvertimento” per il 19 marzo 2025. Le lezioni non sono state tenute nella maggior parte delle scuole superiori e in molte scuole elementari in tutta la Croazia. Sebbene la partecipazione possa apparire ottima, le statistiche potrebbero aver nascosto la reale situazione sul campo. Preporod ha annunciato che lo sciopero era stato dichiarato in 512 delle 545 scuole in cui il sindacato era attivo, più altre 117 scuole e altri istituti di istruzione; tuttavia, va notato che “dichiarare uno sciopero” non significa necessariamente che tutti, o anche solo la maggior parte dei lavoratori di una determinata scuola, vi partecipino. In molti casi, infatti, solo una minoranza dei lavoratori – di solito i più attivi nel sindacato – ha aderito; in alcuni casi lo sciopero è stato “dichiarato” da una sola persona, mentre tutti i suoi colleghi hanno continuato a lavorare. Inoltre, molte scuole elementari hanno solo sezioni del sindacato SHU, il che significa che centinaia di scuole non hanno aderito affatto allo sciopero.
Ciò nonostante, lo “sciopero di avvertimento” del 19 marzo ha dimostrato che c’era un numero significativo di lavoratori disposti a proseguire la lotta.
Dopo inutili ed estenuanti trattative con il governo, i tre sindacati hanno deciso di indire uno “sciopero circolare regionale”. La Croazia è stata divisa in cinque regioni geografiche e le scuole di ciascuna regione hanno indetto uno sciopero di un giorno in una data compresa tra il 1° e l’11 aprile. Le scuole della Dalmazia sono state le prime a scioperare, il 1° aprile, mentre quelle della Croazia centrale sono state le ultime, l’11 aprile. Il numero di scuole in cui è stato dichiarato lo sciopero durante questo periodo è stato più o meno lo stesso dello “sciopero di avvertimento” del 19 marzo, ma il numero di partecipanti è diminuito in modo considerevole: il personale ausiliario (addetti alle pulizie, bidelli, segretari, ecc.) è rimasto per lo più al lavoro.
Sembra che la causa principale di questa mancanza di partecipazione sia dipesa dal fatto che per il personale ausiliario, data la misera paga (spesso inferiore a 1.000 € mensili), si renda difficile rinunciare ad una giornata di stipendio. Comunque si tratta di una motivazione molto debole e che la dice lunga sulla coscienza di classe: i lavoratori non scendono in lotta quando stanno sufficientemente bene, ma quando le difficoltà economiche ce li spingono.
Dopo lo “sciopero circolare”, Preporod, NSZSŠH e NSZVO hanno annunciato una manifestazione di protesta per il 25 aprile. La manifestazione avrebbe dovuto tenersi nella piazza principale di Zagabria e i sindacati intendevano mobilitare i loro organizzati provenienti da tutta la Croazia. Poiché il 25 aprile era un venerdì, i membri dei sindacati avrebbero dovuto usufruire di un giorno di ferie garantito dalla legge per “attività sindacali”; tuttavia, il governo ha ordinato ai presidi delle scuole di non accogliere tali richieste, dimostrando ancora una volta quanto valgano i diritti garantiti dalla legge borghese.
In ogni caso, la protesta del 25 aprile è stata alla fine rinviata – per quanto ridicolo possa sembrare – a causa della morte di Papa Francesco il 21 aprile. I sindacati hanno deciso di rinviare la protesta “in memoria del defunto papa”: ennesimo esempio della pervasiva influenza della Chiesa cattolica nella società croata. Il rinvio della manifestazione di protesta ha ulteriormente contribuito alla demoralizzazione dei lavoratori. La tanto attesa manifestazione si è finalmente svolta il 9 maggio a Zagabria. L’affluenza è stata inferiore alle aspettative, poiché a molti lavoratori è stato impedito di esercitare il loro diritto al giorno di ferie per attività sindacali. L’affluenza al di fuori di Zagabria è stata particolarmente scarsa, dal resto del paese solo piccoli gruppi di militanti sono comunque arrivati sul posto. La protesta stessa ha visto un mix di discorsi che andavano da dichiarazioni apertamente anticapitaliste fino a momenti di patetico nazionalismo.
I leader sindacali hanno promesso alla folla che la lotta sarebbe continuata e hanno annunciato la possibilità di uno sciopero generale dei lavoratori dell’istruzione, simile al massiccio (e in qualche modo riuscito) sciopero del 2019.
Con l’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico, tuttavia, è diventato chiaro che lo slancio era ormai esaurito. Il sindacato Preporod ha organizzato un referendum il 27 e 28 maggio, chiedendo ai suoi membri se fossero disposti a scioperare nelle ultime settimane di lezione delle scuole elementari e durante gli esami di maturità nelle scuole superiori. I risultati sono stati piuttosto deludenti: solo il 34% dei dipendenti dellescuole elementari si è dichiarato disposto a scioperare. Il voto a favore dello sciopero ha avuto successo nelle scuole superiori, ma solo di misura: il 50,1% dei lavoratori ha votato a favore dello sciopero.
A seguito di questi risultati, i sindacati hanno deciso di annunciare un altro sciopero a metà giugno, questa volta solo nelle scuole superiori. Alla fine, però, neanche questa azione minore è stata attuata.
Il movimento dei lavoratori dell’istruzione del 2024/25 si è così completamente dissolto, senza ottenere alcun risultato concreto: i salari sono rimasti invariati e la riforma curricolare – che il governo aveva praticamente promesso di sospendere alla fine del 2024 – è stata definitivamente attuata. L’unico parziale successo è stata una moratoria sulla valutazione sul posto di lavoro, ma è impossibile dire per quanto tempo ancora. Diverse sono le ragioni del fallimento del movimento dei lavoratori dell’istruzione.
Innanzitutto, il fatto che il più grande sindacato del settore dell’istruzione, lo SHU, abbia deciso di rompere il fronte sindacale e schierarsi con il governo. Sebbene molti membri dello SHU abbiano lasciato il sindacato in seguito a questo evidente tradimento (e molti si siano invece uniti al più militante Preporod), esso è rimasto comunque il sindacato più numeroso e influente in molte scuole elementari, soprattutto al di fuori dei grandi centri urbani.
Un’altra causa importante del fallimento è stata la tattica dilatoria difficilmente comprensibile adottata dai tre sindacati: ci sono voluti diversi mesi per organizzare uno “sciopero di avvertimento”, anche se era chiaro fin dall’inizio che il governo non avrebbe accettato volontariamente nessuna delle richieste principali (questo, ovviamente, non è stato uno shock per i marxisti!). Dopo il successo dello “sciopero di avvertimento” di marzo, i sindacati decisero di non andare “all in”, ma di procedere invece con uno “sciopero circolare” in aprile. Invece di paralizzare l’intero sistema educativo, questo sciopero non intaccò minimamente i piani del Ministero dell’Istruzione per l’anno accademico 2024/25. Sebbene il tempo stringesse – non ha senso organizzare uno sciopero durante le vacanze estive, dopotutto – i tre sindacati non hanno comunque indetto uno sciopero generale, ma hanno organizzato una protesta, che essi stessi hanno rovinato rinviandola a causa delle influenze reazionarie cattoliche. Alla fine, lo slancio di combattività si era ormai esaurito e il governo si è sentito libero di dichiarare vittoria. Tuttavia, anche le battaglie perse possono servire da lezione per il futuro!
Ulteriori attività tra gli educatori della scuola materna
Non solo la scuola e le università hanno organizzato azioni sindacali nella prima metà del 2025. Anche i lavoratori della scuola materna si sono uniti con un proprio movimento, che sembra ancora vitale. Dopo una serie di scioperi negli asili durante l’estate del 2024 (di cui abbiamo già scritto), i lavoratori della scuola materna hanno deciso di passare all’offensiva. Il 12 aprile è stata indetta una protesta a Zagabria, organizzata dall’associazione professionale degli educatori della scuola materna SIDRO e dal Sindacato dell’istruzione, dei media e della cultura della Croazia (SOMK). Alla protesta, che avrebbe dovuto fungere da trampolino di lancio per ulteriori attività, hanno partecipato diverse centinaia di lavoratori della scuola materna provenienti da varie parti del paese. L’iniziativa degli educatori della scuola materna ha generato un’altra azione performativa il 15 maggio, con un’ora di sciopero negli asili di tutta la Croazia.
Il fatto che il principale organizzatore della protesta fosse apparentemente un’associazione professionale (simile a una ONG) e non un sindacato potrebbe rivelarsi problematico nel lungo periodo, e il Partito ha già commentato la questione in un volantino distribuito durante la protesta (già pubblicato nella stampa di Partito).
I principali problemi che affliggono oggi gli operatori della scuola materna croata sono i bassi salari, gli asili sovraffollati e le attrezzature pedagogiche scadenti. A differenza degli operatori scolastici, i dipendenti degli asili pubblici in Croazia ricevono lo stipendio dalle autorità locali (le scuole lo ricevono direttamente dal Ministero dell’Istruzione). Ciò ha portato a enormi disparità salariali tra le città e i comuni più ricchi e quelli più poveri del Paese. Il governo ha recentemente cercato di alleviare questo problema equiparando formalmente gli stipendi degli educatori della scuola materna a quelli degli insegnanti della scuola elementare, il che significa che le autorità locali avrebbero dovuto concedere aumenti quando necessario. Naturalmente, questo è rimasto spesso lettera morta e molti educatori della scuola materna continuano a essere sottopagati.
L’iniziativa degli educatori della scuola materna (guidata da SIDRO e SOMK) chiede che sia il Ministero dell’Istruzione a pagare lo stipendi ai dipendenti, unico mezzo per ottenere gli aumenti tanto attesi. Si chiede inoltre un ulteriore finanziamento statale per gli asili al fine di ridurre il sovraffollamento.
A differenza degli altri lavoratori delle scuole croate, gli educatori della scuola materna sembrano proseguire le loro attività senza sosta. Il SOMK ha annunciato la possibilità di uno sciopero negli asili della città di Đurđevac, vicino al confine con l’Ungheria. Auguriamo buona fortuna ai lavoratori e speriamo di vedere altre azioni dirette di questo tipo in tutta la Croazia.
Purtroppo, il movimento degli educatori della scuola materna è rimasto separato dal movimento dei lavoratori della scuola, anche se entrambi appartengono essenzialmente allo stesso settore, per non parlare della stessa classe. Questo tipo di frammentazione sub-settoriale del movimento sindacale in Croazia è una malattia che risale alla fine degli anni ’80 e alla distruzione dei vecchi sindacati d’industria.
L’unificazione di tutti i lavoratori del settore dell’istruzione sembra un passo necessario verso la creazione di un sindacato di classe, e questo obiettivo sarà certamente sostenuto dai membri del Partito impiegati nel sistema educativo.
L’industria alimentare e bevande
L’industria alimentare e delle bevande è il settore più importante oggi in Croazia, ormai in gran parte deindustrializzata. Attualmente rappresenta il 18% del PIL manifatturiero e il 3,3% dell’occupazione totale. Rappresenta inoltre il 13,4% delle esportazioni manifatturiere. Negli ultimi anni ha registrato una crescita della produzione e dell’occupazione, mentre altri settori hanno subito una stagnazione. Dal 2015 i salari nell’industria alimentare sono stati costantemente inferiori del 2% rispetto alla media nazionale e, nonostante l’aumento della produttività del lavoro, non si è registrata una crescita corrispondente dei salari. Nel frattempo, i salari medi nell’industria delle bevande sono superiori del 2% rispetto al salario medio nazionale (ma si tratta di un settore molto più piccolo rispetto a quello alimentare) e, nonostante la crescita considerevole del settore, i salari sono rimasti stagnanti e fortemente colpiti dall’inflazione che ha interessato le economie europee negli ultimi anni.
Il gruppo Fortanova è stato fondato nel 2019 dopo il fallimento dell’ex megacorporazione Agrokor, che è stata poi salvata dallo Stato croato per il suo valore strategico. Tale valore è rappresentato da 5 miliardi di euro di fatturato e circa 50.000 dipendenti in Croazia. Occupa posizioni chiave nel piccolo commercio al dettaglio, nell’agricoltura e nella produzione alimentare negli Stati dell’ex Jugoslavia e in Ungheria. Già proprietà di un consorzio di capitali europei e russi, dopo la guerra in Ucraina la parte russa è stata sottoposta a sanzioni e nel 2024 completamente rimossa dalla proprietà. Attualmente il proprietario di maggioranza della società è Open Pass, di proprietà dell’arcicapitalista croato Pavle Vujnovac, proprietario anche della PPD, che commercia gas russo, e della società di vendita al dettaglio Pevex. Vujnovac è stato anche uno dei principali finanziatori del partito croato di estrema destra Movimento Patriottico (Domovinski pokret), entrato al governo dopo le ultime elezioni con il partito di destra HDZ. Questo partito promuove politiche anti-lavoratori, di austerità e contro l’immigrazione.
Gli scioperi
A maggio ci sono stati scioperi in tre diverse aziende: il produttore di carne PIK Vrbovac, il produttore di bevande Jamnica e Zvijezda, noto soprattutto per la maionese.
Gli scioperi sono stati guidati dal PPDIV, un sindacato che organizza i lavoratori dell’agricoltura, dell’industria alimentare, del tabacco e dell’approvvigionamento idrico. Attualmente organizza circa 20.000 lavoratori. Si tratta di un importante sindacato collegato alla principale centrale sindacale (SSSH). Il sindacato ha spesso mostrato tendenze filogovernative, in particolare nel 2016, quando non ha sostenuto uno sciopero selvaggio nello stabilimento avicolo Koka a Varaždin e successivamente ha avviato un procedimento giudiziario contro un lavoratore che aveva pubblicato un testo critico al riguardo e contro il sito web che lo aveva pubblicato.
Dopo il fallimento delle trattative per il contratto collettivo, è stato indetto uno sciopero che ha visto la partecipazione di oltre l’80% dei membri del sindacato delle tre aziende, che hanno votato a favore dello sciopero per ottenere il contratto collettivo. Dopo la proclamazione dello sciopero, il direttore esecutivo del gruppo Fortenova, Fabris Peruško, ha cercato di partecipare alla riunione dei lavoratori per cercare di calmare gli animi, ma senza successo. Lo sciopero è iniziato il 27 maggio.
Contemporaneamente, il sindacato ha segnalato ulteriori pressioni da parte della direzione aziendale sui membri più attivi del sindacato e tentativi da parte dell’azienda di convincere i lavoratori a firmare accordi individuali e a spezzare la lotta.
PIK Vrbovac conta 920 iscritti e Zvijezda 138. Di questi, circa 570 hanno partecipato allo sciopero. Nei primi giorni erano ancora di più, compresi i lavoratori stranieri, ma sono stati spaventati dai dirigenti. Prima dello sciopero, PIK produceva circa 80 tonnellate di carne, ma durante lo sciopero solo 10. Il 23 giugno gli scioperi alla PIK e alla Zvijezda sono terminati ufficialmente con la firma del nuovo contratto collettivo. Si tratta della lotta più lunga nel settore alimentare dai tempi delle guerre degli anni ’90.
A Jamnica le cose sono andate diversamente. Il giorno in cui avrebbe dovuto iniziare lo sciopero, i membri del comitato di sciopero hanno deciso di annullarlo, nonostante fosse stato votato da oltre l’80% dei lavoratori sindacalizzati.Il comitato di sciopero illegittimo ha deciso che i rapporti di lavoro sarebbero stati regolati dal Pravilnik o radu, un regolamento separato. I suddetti membri, dopo essere stati giustamente espulsi dal sindacato, hanno proceduto a formare un proprio sindacato. Al momento non è chiaro cosa sarà dello sciopero né quanti iscritti abbiano lasciato il sindacato originario.
Preparativi per la guerra: parate nazionaliste e servizio militare obbligatorio
In linea con la tendenza globale al riarmo e alla militarizzazione, il governo croato ha deciso di reintrodurre il servizio militare obbligatorio, precedentemente abolito nel 2008. Il ministro della Difesa di estrema destra Ivan Anušić ha presentato all’inizio di giugno la nuova legge sul servizio nelle forze armate, e i primi arruolamenti obbligatori dovrebbero partite dal 2026.
Poiché lo Stato croato non dispone attualmente delle risorse necessarie per arruolare intere leve maschili (ad oggi le donne sono ancora esenti dal servizio militare), il servizio militare sarà inizialmente limitato a circa 4000 reclute all’anno. Tuttavia tutti i maschi di età compresa tra i 18 e i 30 anni saranno soggetti al servizio militare obbligatorio. Sebbene ai coscritti sarà data la possibilità di prestare servizio in un ruolo non militare, il servizio militare completo è promosso con la promessa di un successivo impiego preferenziale nel settore pubblico: una prospettiva gradita a molti, soprattutto nelle zone economicamente più arretrate della Croazia.
Allo stesso tempo, la Croazia è in testa nella corsa agli armamenti per la regione dei Balcani occidentali. Dopo l’acquisto nel 2021 di 12 jet da combattimento francesi Rafale per quasi 1 miliardo di euro, il Ministero della Difesa ha già ordinato 50 carri armati tedeschi Leopard, che dovrebbero arrivare entro la fine del 2026. Sono stati annunciati anche importanti investimenti in droni da combattimento, con la possibilità di produzione, ricerca e sviluppo locali, con grande entusiasmo della borghesia croata.
Nel 2025 la Croazia ha finalmente raggiunto l’obiettivo della NATO di destinare il 2% del PIL alla difesa, e il governo conservatore-nazionalista croato ha immediatamente accolto con favore la proposta degli Stati Uniti di aumentare tale percentuale al 5%. Il presidente socialdemocratico croato Zoran Milanović ha espresso una critica moderata all’aumento delle spese militari, ma ha dichiarato il suo sostegno al servizio militare obbligatorio, in linea con la sua nuova retorica “sovranista”.
Anche l’apparato ideologico dello Stato borghese ha lavorato senza sosta per promuovere la militarizzazione. Per il 5 agosto, “Giorno della Vittoria” della Croazia, è prevista una grande parata militare per celebrare il 30° anniversario dell’“Operazione Tempesta”: l’operazione militare decisiva della guerra d’indipendenza croata, seguita dall’espulsione di massa di 150.000 membri della minoranza etnica serba.
Infine, quasi 500.000 persone hanno assistito al concerto del cantante neofascista Marko Perković Thompson a Zagabria il 5 giugno 2025. Il concerto è stato, in sostanza, un comizio politico organizzato dall’ala clericale-nazionalista della borghesia croata. Perković ha pubblicamente invitato l’Europa a «ritornare alle sue radici cristiane, in modo da poter ritrovare la sua forza»; se a questo si aggiungono i temi militaristi e nazionalisti delle sue canzoni e il chiaro sostegno dell’establishment politico e clericale di destra, diventa evidente che Perković avrà un ruolo importante da svolgere nelle future iniziative della borghesia croata.