Nuovi progetti di spartizione della Siria
Categorie: Middle East and North Africa, Syria
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- Inglese: New Plans for the Partition of Syria
- Italiano: Nuovi progetti di spartizione della Siria
- Polacco: Nowe Plany na Podział Syrii
L’attacco di Israele ai centri del potere militare siriano a Damasco non rappresenta altro che una nuova mossa per la spartizione del potere regionale sul complesso scacchiere Medio orientale.
Israele ha colpito alcuni edifici vicino al Ministero della Difesa e altri obiettivi strategici, giustificando formalmente questa azione con la necessità di difendere la comunità drusa. Tuttavia, dietro questa motivazione ufficiale si celano interessi strategici molto più ampi, legati al controllo territoriale e al nuovo assetto politico della Siria dopo la fine della dinastia degli Assad.
L’attacco a Damasco rappresenta, quindi, uno dei tasselli della più ampia strategia che mira a consolidare il controllo di Israele su una fascia di territorio siriano strategicamente cruciale: l’obiettivo di Israele è mantenere il dominio su tutto il sud-ovest della Siria. Questa regione è contigua con il sud del Libano e con il nord di Israele, e il suo controllo fa parte di un disegno più ampio per assicurare i confini settentrionali e nord-orientali israeliani attraverso una serie di zone cuscinetto, o di vera e propria acquisizione territoriale.
L’occupazione del territorio siriano si inserisce poi in un quadro ancora più generale e cioè il mantenimento di un dominio sempre più esplicito sui cieli e su tutto il territorio siriano fino ad arrivare all’Iran. Infatti dall’8 dicembre 2024, giorno in cui crollava definitivamente il potere di Bashar Al-Assad (che segnava la fine del regime baathista dopo mezzo secolo di dominio incontrastato sul paese arabo), Israele ha condotto centinaia di raid che hanno distrutto tutte le difese aeree di epoca sovietica dell’esercito siriano, preparando un corridoio terrestre e aereo che è poi servito per bombardare l’Iran senza dover attraversare altri spazi aerei.
Si delineano all’orizzonte nuovi accordi di spartizione della Siria tra diversi attori regionali e globali: Israele controlla il sud-ovest siriano, la Turchia ha influenza sulla Siria nord-occidentale, centrale e in parte meridionale, (Turchia, che pur mantenendo una retorica di ostilità verso Israele, condivide con esso e con gli Stati Uniti una sostanziale spartizione di influenza in Siria) mentre gli Stati Uniti mantengono presenza nel nordest, nelle aree curde (il nordest della Siria è ricco di risorse non solo idriche ma anche petrolifere, di gas e fosfati, oltre ad avere una posizione strategica al confine con Iraq e Turchia).
Il nuovo potere centrale di Siria, costituito dagli islamisti conservatori, cerca di destreggiarsi tentando di rimanere in equilibrio come un funambolo sulla corda, ma al contempo cerca di munirsi di una efficiente rete di protezione nel caso in cui dovesse cadere.
Ahmad Shara, l’autoproclamato presidente siriano, da buon rappresentate della borghesia, ha svariate volte cambiato casacca nei suoi ormai innumerevoli tentativi di risalire la scala del potere, “svestendosi” di volta in volta degli abiti ideologici precedenti. Da giovane jihadista che combatteva contro Stati Uniti e Gran Bretagna in Iraq, è passato attraverso varie trasformazioni dall’essere un jaidista fondatore dell’ala siriana di Al-Qaeda, al distaccarsi formalmente da quest’organizzazione per creare una nuova coalizione, fino ad arrivare al potere a Idlib con il sostegno turco.
Il nuovo regime tenta ora di estendere e rafforzare il controllo su territori che durante la lunga guerra civile, iniziata tra il 2011 e il 2012, non erano mai stati completamente sotto il controllo di Damasco.
Oltre alla regione di Sweida, rimangono questioni aperte nella zona costiera a maggioranza alauita e nelle aree controllate dalle forze curdo-siriane nel nord-est del paese.
Negli ultimi otto mesi, da febbraio a oggi, si sono verificati scontri sanguinosi e massacri da parte delle forze governative e filo-governative. La zona costiera è stata teatro dell’uccisione di circa 1500 civili, incluse donne e bambini. Gli alauiti, identificati con il passato regime, hanno subito violenze particolarmente atroci e sistematiche, mentre nei confronti dei drusi, la violenza è stata relativamente meno diffusa e pesante, ma comunque significativa.
Ad oggi il nuovo potere in Siria si relaziona con i drusi seguendo la tradizione storica siriana: da una parte utilizza la forza per spingerli a cedere parte della loro autonomia, dall’altra cerca di negoziare per mantenere un controllo effettivo del territorio.
I drusi popolano principalmente la regione di Sweida, nell’area sud-occidentale della Siria e mirano sostanzialmente a mantenere una forma di autonomia di stampo quasi federale, avanzando il diritto di monopolio nella gestione delle risorse e dei servizi in un territorio che considerano proprio: gestire servizi e risorse rappresenta un aspetto fondamentale per mantenerne il controllo politico.
Per il nuovo potere a Damasco, che sta cercando di consolidare il controllo su tutti gli aspetti lucrosi della gestione statale l’autonomia drusa rappresenta, dunque, un ostacolo. Il regime vuole imporre il proprio controllo anche attraverso nuove società finanziarie per la distribuzione di servizi come elettricità, acqua e servizi bancari. Israele non poteva trovare scusa migliore per poter continuare il suo progetto di espansione ormai indispensabile ad un capitalismo non più giovane a cui necessitano, per rigenerarsi, guerra e distruzione per poi passare alla ricostruzione e ad un nuovo ciclo di accumulazione prolungando la sua ormai agonica esistenza.
Agonia che però paga solo la classe lavoratrice cui spetta, dunque, di levarsi in primis contro la propria borghesia e il suo Stato. Il proletariato, diretto dal Partito Comunista Internazionale unico reale strumento della lotta di classe, dovrà ergersi al di sopra delle bandiere nazionali e lottare per la sua liberazione dal putrescente sistema capitalistico e le sue effimere riforme, puntando verso la realizzazione dell’unico tipo di società in cui l’uomo possa realizzarsi come essere effettivamente libero: il Comunismo, sogno e bisogno della specie umana, in cui fruire della rinata natura e dello sviluppo di scienza e tecnologia riconquistate alla felicita’ dell’ uomo e non alle esigenze dell’individuo di ormai borghese memoria.