Palestina: hanno fatto un deserto e lo chiamano “pace”
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Dopo che, sotto gli occhi di tutto il mondo, quasi centomila civili palestinesi sono stati uccisi dall’esercito e dalle bombe di Israele, non essendo conteggiati tutti i cadaveri che ancora giacciono sotto le macerie; dopo che anche più di un migliaio di civili israeliani sono stati trucidati o sequestrati, fornendo l’occasione per avviare un ancora più esteso massacro; dopo che le città sono state ridotte ad un cumulo di macerie, con gli ospedali distrutti e la mancanza di mezzi per curare i feriti, con la fame e la denutrizione, dovuta al blocco dei rifornimenti alimentari che colpiscono e uccidono soprattutto i più deboli, vecchi e bambini; dopo che il mondo ha dovuto assistere a questa immane tragedia, dopo tutto questo fiorisce la pace?
Camp David 1978: sotto l’egida americana Begin e Arafat firmano un trattato di pace, dopo poco Sadat viene ucciso e la guerra riprende. Oslo 1993: viene stabilito un nuovo accordo di pace poi firmato d Rabin e Arafat. Di lì a poco Rabin viene assassinato e la guerra ricomincia.
Nessuno crede veramente che a Sharm el Sheikh scaturirà la pace, come non è stato nelle precedenti occasioni. Piuttosto vi sarà una tregua armata in cui, allo scambio degli ostaggi con i prigionieri palestinesi, Israele, sospesi i bombardamenti, si dovrebbe ritirare dalla città di Gaza, continuando ad occupare ancora larga parte della striscia.
Hamas, garantita l’immunità per i suoi miliziani, dovrebbe arrendersi e consegnare le armi, e solo allora i rifornimenti alimentari, sotto garanzia dell’ONU, dovrebbero finalmente entrare ed essere distribuiti alla stremata popolazione.
Israele sicuramente si approprierà di un larga parte del territorio confinando ed isolando ulteriormente larga parte della popolazione palestinese che non abbandonerà il territorio, in un’area che assomiglierà ancor più di prima ad un enorme campo di concentramento.
Una volta escluso Hamas, l’amministrazione e la gestione della striscia sarebbe in seguito stabilita sotto la tutela degli Stati Uniti e dei paesi arabi ad essi allineati. Si darà così inizio alla ricostruzione alimentando gli appetiti delle imprese americane e dei loro più stretti alleati di occidente. Non a caso Meloni, proponendo l’invio dei carabinieri come forza di interposizione, scalpita per essere presente alla sigla dell’accordo ed entrare a far parte della partita.
Il partito, in occasione del grande sciopero del 3 ottobre, ha distribuito alle manifestazioni correlate il seguente volantino:
CONTRO LA GUERRA NON PACIFISMO MA MOBILITAZIONE DI CLASSE!
Compagni, lavoratori,
massacri e distruzione di intere città che vengono rase al suolo, a cui stiamo assistendo a Gaza oggi e in Ucraina da lungo tempo, ricordano da vicino il conflitto imperialistico mondiale del secolo scorso.
I genocidi in particolare non sono una novità della società borghese, che non ha mai esitato a compierli, anche se molto spesso sono stati minimizzati, negati, nascosti con la complicità della stampa. Questa volta ciò non è stato possibile.
Anche la guerra commerciale con la proclamazione dei dazi all’importazione, promossi dagli Stati Uniti e poi di riflesso dalle altre potenze imperialistiche, e lo scontro in atto per gli approvvigiona-menti energetici, sono i prodromi del conflitto armato che si sta preparando.
È la fine dell’illusione di progresso e sviluppo pacifico che la società del Capitale pretende di portare. Da ogni parte si invoca il riarmo bellico e, di fronte a USA, Cina e Russia, la stessa “pacifica” Europa, Germania e Francia in testa, si sta preparando alla guerra, indirizzandovi parti sempre più cospicue dei bilanci statali, togliendoli a quanto servirebbe per una vita accettabile per le classi lavoratrici. In pochi anni saranno pronti e non mancheranno presto episodi che andranno a scatenare la propaganda bellicista per indurre il proletariato a schierarsi. Presto le immagini di morte e distruzione, che appaiono tuttavia non troppo lontane, insieme a notizie anche false, faranno parte del quotidiano dei nostri paesi, con i giovani proletari arruolati e inviati al fronte.
Ma questo destino non è ineluttabilmente segnato. Se la classe lavoratrice saprà reagire rifiutando la solidarietà con i propri Stati e le classi dominanti, mobilitandosi contro i sacrifici imposti e in prospettiva per la propria emancipazione per via rivoluzionaria, la corsa verso la mobilitazione bellica potrà essere fermata.
Compagni, lavoratori,
Non saranno le azioni dimostrative, seppur coraggiose, come quella inscenata recentemente dalla cosiddetta “flottiglia”, né sarà certo l’imbelle propaganda pacifista, sostenuta dai partiti della cosiddetta sinistra, a porre fine ai massacri cui stiamo assistendo. Solo la preparazione e l’esplicarsi del movimento rivoluzionario delle classi lavoratrici potrà fermare la terza guerra imperialista. Solo con l’abbattimento rivoluzionario del regime del Capitale (regime di sfruttamento, di morte e di distruzione) potranno essere finalmente fermate per sempre tutte le guerre.
Non vi potrà essere pace fintanto che resterà in vita il regime del Capitale.
Verso questa prospettiva i lavoratori si dovranno orientare e mobilitare, ricostruendo le proprie organizzazioni di difesa economica e ritrovando la guida del Partito politico di Classe, contro i falsi partiti di sinistra e i sindacati collaborazionisti.
Firenze, venerdì 3 ottobre 2025
Partito Comunista Internazionale