Partito Comunista Internazionale

Proprietà, possesso e società comunista Pt2

Articolo genitore: Proprietà, possesso e società comunista

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(continua dal numero precedente)

3. COMUNISMO

Il proletariato, una volta conquistato il potere politico grazie al suo Partito, ora divenuto Partito-Stato, provvederà – oltre ad assolvere i compiti politici rivoluzionari suoi propri (repressione della controrivoluzione, esportazione della rivoluzione in altri paesi ecc.) – alla graduale trasformazione della economia capitalistica, eliminando definitivamente le classi sociali e procedendo gradualmente a “sgonfiare” lo Stato. Non ci è dato sapere quanto durerà la fase di transizione tuttavia ne possiamo prevedere gli sviluppi sulla base dello studio del percorso storico.

In relazione alla famiglia e alla proprietà privata, possiamo ben dire, riguardo alla prima, che la famiglia nucleare come cellula produttiva-riproduttiva del capitalismo, si dissolverà nella società stessa, fermo restando l’importante ruolo della coppia – come più alto grado evolutivo delle forme familiari –  non più vincolata adesso dalla necessità del capitalismo di riprodurre sé stesso ma determinata da un alto grado di sviluppo della sfera affettiva e sessuale. Persisterà certo la sua funzione riproduttiva, ma ora sulla base di una nuova consapevolezza tramite un superiore Piano di Specie. La crescita dei figli non graverà più sui singoli genitori e, in particolar modo sulla donna, sulla quale tutt’oggi pesa la maggior parte del lavoro di cura, ma se ne farà carico la società stessa cosicché ogni nuovo nascituro sarà amato dalle generazioni più adulte come oggi si amano i figli biologici nel moderno guscio familiare.

In relazione alla proprietà privata, dobbiamo soffermarci un po’ di più sulla relazione tra questa e la proprietà personale…

Proprietà privata versus proprietà personale

Iniziamo con una citazione di Marx:

«La proprietà privata ci ha resi così ottusi ed unilaterali che un oggetto è considerato nostro soltanto quando lo abbiamo, e quindi quando esso esiste per noi come capitale o è da noi immediatamente posseduto, mangiato, bevuto, portato sul nostro corpo, abitato, ecc., in breve, quando viene da noi usato; sebbene la proprietà privata concepisca a sua volta tutte queste realizzazioni immediate del possesso soltanto come mezzi di vita, e la vita, a cui servono come mezzi, sia la vita della proprietà privata, del lavoro e della capitalizzazione. Al posto di tutti i sensi fisici e spirituali è quindi subentrata la semplice alienazione di tutti questi sensi, il senso dell’avere.» (Manoscritti economico-filosofici)

Viene riassunta in questa porzione di testo come la proprietà privata dei mezzi di produzione rivoluzioni e alteri anche la percezione della proprietà personale, portando quindi, da una parte, ad una alienazione, ossia all’estraneazione dell’essere umano da ciò che fa, portandolo al punto di non arrivare più a riconoscersi in sé stesso, e, dall’altra, a una dispercezione sensoriale della natura dei beni che esso stesso produce. Per entrare nello specifico, facciamo un esempio:

  1. In ogni società classista (schiavista, feudale, capitalistica), esiste una divisione tra chi lavora e chi possiede i mezzi per produrre.
  2. I produttori diretti (schiavi, servi, proletari) sono privati del controllo sul proprio lavoro e sul suo risultato, mentre una classe dominante (schiavisti, feudatari, capitalisti) si appropria del surplus prodotto.
  3. Questa separazione è l’elemento fondamentale dell’alienazione: il lavoratore non si riconosce nel prodotto del suo lavoro perché esso non gli appartiene.

Essendo i beni di consumo prodotti stessi della produzione generale verranno anch’essi percepiti come qualcosa di alieno, di estraneo, come se fossero realtà sussistenti, di cui entrare in possesso soltanto mediante scambi monetari e non più come giusta suddivisione del prodotto in base ai bisogni specifici di ognuno. Se nel comunismo primitivo la proprietà personale si limitava a quello che oggi potrebbe essere definito come “usufrutto” di un bene, utile alla riproduzione del singolo all’interno di una collettività, e non c’era una separazione netta tra proprietà personale e proprietà collettiva, perché la prima era parte, momento, della seconda, nelle società divise in classe la proprietà personale diventa una vera e propria proprietà privata a parte rispetto a quella dei mezzi di produzione, che la società borghese tutela e difende giuridicamente.

Cosa accadrà nel Comunismo?

Ricomponendo l’individuo in senso alla società, ora non più divisa in classi e pienamente padrona delle sue forze produttive, ogni individuo come parte della collettività si approprierà dei beni di consumo come cibo, vestiti, abitazione ecc. necessari al suo sostentamento, nell’ottica di un centralizzato e rigoroso Piano di Specie. Certi che nessuno sfilerà il cibo da sotto i denti dell’altro, non solo perché ci sarà abbondanza, ma anche perché, come abbiamo visto sopra, la cupidigia e l’avidità sono di fatto un prodotto storico e non fome innate della natura umana, come propaganda invece la morale borghese. Per cui è legittimo pensare che ognuno si curerà sia della proprietà collettiva che di quella personale con lo stesso amore; fermo restando che la stessa parola “proprietà” verrà rilegata ai polverosi vocabolari di quella che verrà considerata come la fase “classista” dell’umanità.

Ci preme inoltre soffermarci su un altro argomento spesso dibattuto che è quello delle abitazioni che, nella società comunista, non può essere certo separato da un piano urbanistico più generale, nel quale si mirerà a colmare il divario tra città e campagna e a raggiungere un perfetto equilibrio tra metabolismo naturale e metabolismo sociale. In questa ottica, le abitazioni verranno distribuite in base alle necessità degli individui, anche se non possiamo sapere adesso con esattezza come verranno suddivise le aree abitative. Di sicuro, ognuno avrà un tetto sotto cui dormire, nel rispetto della sua intimità e dei suoi bisogni.

Arrivando infine alla questione dei trasporti, è legittimo pensare invece che l’automobile, come mezzo di trasporto individuale, sarà abolita o ne verrà fatto un uso marginale, tramite l’utilizzo di autoveicoli a disposizione di tutta la comunità. I trasporti, oggi chiamati “pubblici”, collegheranno tutto il mondo in una fittissima rete e poiché la produzione sarà regolata armoniosamente con i cicli biologici umani non ci sarà più premura di recarsi a lavoro entro ristretti margini di tempo. Perverremo quindi a una fusione del tempo di vita e del tempo di lavoro, perché ogni attività umana, compresi quelli che oggi vengono chiamati banalmente “hobby”, sarà funzionale all’organica attività della specie, eliminando la brutalità del lavoro per come lo conosciamo sotto il capitalismo e ricomponendo lavoro intellettuale e lavoro manuale.